Domenica 14 luglio

8° Domenica dopo Pentecoste

Introduzione

  • Che cosa cerchiamo per le nostre vite?
  • Come giudichiamo il nostro tempo?
  • Cosa ci serve veramente?

Credo che in questa domenica estiva possiamo davvero porci queste tre domande.

La Parola di Dio 

LETTURA Gdc 2, 6-17
Lettura del libro dei Giudici

In quei giorni. Quando Giosuè ebbe congedato il popolo, gli Israeliti se ne andarono, ciascuno nella sua eredità, a prendere in possesso la terra. Il popolo servì il Signore durante tutta la vita di Giosuè e degli anziani che sopravvissero a Giosuè e che avevano visto tutte le grandi opere che il Signore aveva fatto in favore d’Israele. Poi Giosuè, figlio di Nun, servo del Signore, morì a centodieci anni e fu sepolto nel territorio della sua eredità, a Timnat-Cheres, sulle montagne di Èfraim, a settentrione del monte Gaas. Anche tutta quella generazione fu riunita ai suoi padri; dopo di essa ne sorse un’altra, che non aveva conosciuto il Signore, né l’opera che aveva compiuto in favore d’Israele. Gli Israeliti fecero ciò che è male agli occhi del Signore e servirono i Baal; abbandonarono il Signore, Dio dei loro padri, che li aveva fatti uscire dalla terra d’Egitto, e seguirono altri dèi tra quelli dei popoli circostanti: si prostrarono davanti a loro e provocarono il Signore, abbandonarono il Signore e servirono Baal e le Astarti. Allora si accese l’ira del Signore contro Israele e li mise in mano a predatori che li depredarono; li vendette ai nemici che stavano loro intorno, ed essi non potevano più tener testa ai nemici. In tutte le loro spedizioni la mano del Signore era per il male, contro di loro, come il Signore aveva detto, come il Signore aveva loro giurato: furono ridotti all’estremo. Allora il Signore fece sorgere dei giudici, che li salvavano dalle mani di quelli che li depredavano. Ma neppure ai loro giudici davano ascolto, anzi si prostituivano ad altri dèi e si prostravano davanti a loro. Abbandonarono ben presto la via seguita dai loro padri, i quali avevano obbedito ai comandi del Signore: essi non fecero così.

SALMO Sal 105 (106)

Ricòrdati, Signore, del tuo popolo e perdona.

I figli d’Israele si mescolarono con le genti
e impararono ad agire come loro.
Servirono i loro idoli
e questi furono per loro un tranello. R

Si contaminarono con le loro opere,
si prostituirono con le loro azioni.
L’ira del Signore si accese contro il suo popolo
ed egli ebbe in orrore la sua eredità. R

Molte volte li aveva liberati,
eppure si ostinarono nei loro progetti
e furono abbattuti per le loro colpe;
ma egli vide la loro angustia,
quando udì il loro grido. R

EPISTOLA 1Ts 2, 1-2. 4-12
Prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicesi

Voi stessi, fratelli, sapete bene che la nostra venuta in mezzo a voi non è stata inutile. Ma, dopo avere sofferto e subìto oltraggi a Filippi, come sapete, abbiamo trovato nel nostro Dio il coraggio di annunciarvi il vangelo di Dio in mezzo a molte lotte. Come Dio ci ha trovato degni di affidarci il Vangelo così noi lo annunciamo, non cercando di piacere agli uomini, ma a Dio, che prova i nostri cuori. Mai infatti abbiamo usato parole di adulazione, come sapete, né abbiamo avuto intenzioni di cupidigia: Dio ne è testimone. E neppure abbiamo cercato la gloria umana, né da voi né da altri, pur potendo far valere la nostra autorità di apostoli di Cristo. Invece siamo stati amorevoli in mezzo a voi, come una madre che ha cura dei propri figli. Così, affezionati a voi, avremmo desiderato trasmettervi non solo il vangelo di Dio, ma la nostra stessa vita, perché ci siete diventati cari. Voi ricordate infatti, fratelli, il nostro duro lavoro e la nostra fatica: lavorando notte e giorno per non essere di peso ad alcuno di voi, vi abbiamo annunciato il vangelo di Dio. Voi siete testimoni, e lo è anche Dio, che il nostro comportamento verso di voi, che credete, è stato santo, giusto e irreprensibile. Sapete pure che, come fa un padre verso i propri figli, abbiamo esortato ciascuno di voi, vi abbiamo incoraggiato e scongiurato di comportarvi in maniera degna di Dio, che vi chiama al suo regno e alla sua gloria.

VANGELO Mc 10, 35-45
✠ Lettura del Vangelo secondo Marco

In quel tempo. Si avvicinarono al Signore Gesù Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedeo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra». Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato? ». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato». Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

Vangelo

A rispondere, o meglio a provocarci, è anzitutto il vangelo, con questa scena nota, molto nota, dei figli di Zebedeo che, con un po’ di coraggio, un po’ di spavalderia, un po’ di presunzione chiedono di avere i primi posti nella vita eterna. Non poco! Pensano di poter essere proprio i primi in assoluto. Non basta loro essere già stati scelti come apostoli – per un credente una grazia di non poco conto – chiedono di essere i primi anche nella vita eterna. Interrogati dal Signore si dicono pronti ad affrontare anche una pasqua come la sua. Per la verità non conoscendola ancora, eppure il presagio che qualcosa di brutto sarebbe capitato al Signore l’avevano avuto eccome!

Episodio che lascia basiti gli altri che, pieni di sdegno, accusano i loro confratelli. Forse perché, sotto sotto, pensavano di poter ambire anche loro ad un “primo posto”. Se non proprio in questa vita, almeno nella vita eterna! C’è evidentemente dell’interesse nella reazione dei discepoli. Sdegno per il comportamento degli amici ma anche profondo interesse personale.

Ecco perché, ancora una volta, il Signore deve prendere da parte i suoi, quelli che si è scelto come “primi” e ricordare loro che quella grazia è stata concessa perché potessero dire e potessero testimoniare a tutti che essere primi nel regno di Dio significa servire in questa vita. Ad imitazione di Lui, il Figlio di Dio, che è venuto “non per farsi servire ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti”. Un esempio bellissimo, un esempio grandioso, un esempio, direi, inimitabile quello del Signore, eppure gesto ispiratore di moltissime donazioni, in ogni generazione, in ogni epoca. Esempio che, effettivamente gli apostoli hanno poi dato. Anche nell’imitazione della passione, a partire da Giacomo che è proprio il primo a soccombere per volontà di Erode. Chissà, forse avranno davvero anche quei posti che, come dice il Signore, sono per “coloro per cui sono stai preparati”. Ma, come dice anche in un’altra predicazione, per tutti c’è un posto. Un posto preparato da lui stesso. Posto che sarà dono, e non conquista. Posto che sarà il termine naturale della vita di ogni uomo che crede, spera, confida in Dio.

Giudici

Il punto è crederci! Perché, come ci ha detto la prima lettura di oggi, il libro dei Giudici, dopo la generazione che, con Giosuè, entrò nella terra santa, “sorse una generazione che non aveva conosciuto il Signore”. Il testo precisava che sorse una generazione che non aveva fede, non avendo visto cosa il Signore aveva fatto per il suo popolo. Ecco che questa generazione vive ricorrendo agli dei, ovvero affidando la propria vita alle cose, rincorrendo delle cose, proiettando fuori di sé immagini dei propri bisogni, ma rimanendo senza Dio, senza la vicinanza del Padre, senza l’amore del Padre. È questo che colpisce l’autore sacro. Dopo una generazione di fede viene una generazione che non ha fede; dopo una generazione che ha conosciuto il Signore, viene una generazione che non lo ha affatto conosciuto. Ecco il grido di denuncia della Parola di Dio che diventa capace di giudicare il tempo. L’autore sacro giudica il tempo in cui vive e dice apertamente che è il tempo della non fede, o meglio della poca fede. È il tempo in cui moltissimi decidono di lasciare il Signore, di abbandonare le sue vie, di non essere più tra coloro che si impegnano per seguirlo, perdendo così ogni cosa, perché, come diceva l’autore sacro, quando si perde la presenza di Dio, si perde tutto.

Epistola

Cosa salva da tutto questo? L’esempio di Paolo che, nel nome del Signore, si reca di comunità in comunità. Non portando sé stesso, non facendo opere grandi, ma predicando il Vangelo, annunciando la presenza di Cristo, predicando la sua morte e la sua risurrezione, diventando esempio di consacrazione al Padre. Paolo fa questo e si rende conto che, proprio nel nome del Signore, le persone che incontra gli divengono sacre. Ecco perché cerca di dare esempio di come si serve e di come si ama. Paolo dice di sé stesso di amare come una madre, cioè con affetto semplice, vero, generoso, infinito. Paolo ama così i credenti che gli vengono affidati, cercando di vivere bene il suo compito di maestro, di annunciatore, di discepolo che testimonia quello che ha nel cuore, è così che egli si mette a disposizione di tutti, volendo suscitare la fede. Suscitare fede in Dio in chi già ha una fede, ma non crede nel Signore Gesù rivelatore del Padre, suscitare fede in chi già crede in Dio ma ancora non conosce la sua rivelazione ed anche suscitare fede in coloro che non credono, in coloro che hanno smarrito o che non hanno mai avuto il dono prezioso della fede. Paolo cerca di fare questo e vive totalmente avvinto dallo Spirito di Dio, che è spirito di amore, che lo spinge dove vuole e che lo guida in qualsiasi missione. Paolo si pone come esempio di chi ha creduto nel Vangelo e cerca, come può, di applicarlo, di viverlo, di testimoniarlo.

Per noi e per il nostro cammino di fede

Ecco allora il perché delle domande iniziali.

  • Noi cosa cerchiamo? Dovremmo chiedercelo, perché penso che le risposte sarebbero molto diverse tra noi, dipende anche da chi siamo, da cosa facciamo, dall’età della vita che abbiamo. Certamente potremmo cercare molte cose concrete, pratiche. Dobbiamo ammetterlo: credo che noi non chiederemmo al Signore un primo posto nella sua casa. Forse gli chiederemmo di star bene, forse gli chiederemmo di non avere grandi preoccupazioni, forse gli chiederemmo di avere a disposizione beni per vivere in modo agiato l’esistenza… forse altre cose ancora, non credo che noi avremmo il coraggio degli apostoli. Magari spudorato, eppure coraggio che indica cosa gli apostoli avevano nel cuore. Forse, ed è il caso di dirlo, noi abbiamo nel cuore molto meno. Ci basta molto meno. Non abbiamo a cuore la vita eterna. Ecco il primo compito del Vangelo di oggi, far nascere dentro di noi il gusto per la vita eterna. come tante di queste domeniche estive.
  • Come giudichiamo il nostro tempo? Penso che su questo siamo tutti d’accordo, perché anche noi giudichiamo il nostro tempo come il tempo della non fede, il tempo in cui non siamo più capaci di credere. Lo vediamo da molti segni e lo diciamo molto spesso. Non mancano continue analisi sul fenomeno religioso come abbiamo forse visto anche dai risultati di un’indagine pubblicata questa settimana. Ma è questo che ci interessa? Ci basta lamentarci di continuo per dire che viviamo in un tempo di poca fede?
  • Diamo noi il buon esempio? Personalmente, credo che, invece di analisi, di indagini, di lamentele, la prima cosa di buon senso da fare sarebbe quella di dare noi per primi il buon esempio. Tocca noi essere quegli uomini e quelle donne che vivono il vangelo. Tocca noi essere quegli uomini e quelle donne che sanno mettersi a servizio e a disposizione degli altri. Tocca noi essere per primi quelli che sanno dire che la fede consiste in questo, nel cercare di raggiungere il proprio posto nella vita eterna attraverso continue donazioni nel tempo presente. Forse questo vale più di molte lamentele, di molte cose che possiamo anche dire, perché sono vere, giuste, ma che non servono poi a molto.

Vi lascio allora questo compito per la settimana entrante. Chiediamoci tutti cosa cerchiamo, chiediamoci tutti che esempio concreto diamo, chiediamoci tutti quale testimonianza di amore e di gratuità diamo. Sarà questo il primo e più importante o forse l’unico modo di testimoniare il Vangelo tra noi, nel nostro mondo, nella nostra chiesa.

2024-07-12T16:30:54+02:00