Sabato 14 agosto

Settimana della 11 domenica dopo Pentecoste – Sabato

San Simpliciano, successore di Sant’Ambrogio, fu, in realtà, il suo maestro. Non dev’essere stato facile avere un vescovo che si era convertito da poco e che non aveva quel retroterra culturale e quella formazione di fede che erano necessari ad una personalità così eminente! Simpliciano si è preoccupato proprio di questo, di formare il suo vescovo! Non un compito semplice, anche perché Ambrogio era adulto quando divenne vescovo. Eppure un compito al quale Simpliciano non si è mai sottratto, fornendo la formazione teologica necessaria ed essendo sempre amico, confratello, ma soprattutto maestro del grande vescovo. Un uomo che, dopo la morte di Ambrogio, venne chiamato a succedergli. Ed ecco, con la sua umiltà, si mise nel solco tracciato da Ambrogio e portò a compimento quello che ancora il pastore eccelso non era riuscito a completare. Un’immagine bellissima di un uomo, di un amico, di un credente, di un vescovo. È questo quello che noi riceviamo da San Simpliciano.

Deuternomio

Dt 4, 32-40
Lettura del libro del Deuteronomio

In quei giorni. Mosè disse: «Interroga pure i tempi antichi, che furono prima di te: dal giorno in cui Dio creò l’uomo sulla terra e da un’estremità all’altra dei cieli, vi fu mai cosa grande come questa e si udì mai cosa simile a questa? Che cioè un popolo abbia udito la voce di Dio parlare dal fuoco, come l’hai udita tu, e che rimanesse vivo? O ha mai tentato un dio di andare a scegliersi una nazione in mezzo a un’altra con prove, segni, prodigi e battaglie, con mano potente e braccio teso e grandi terrori, come fece per voi il Signore, vostro Dio, in Egitto, sotto i tuoi occhi? Tu sei stato fatto spettatore di queste cose, perché tu sappia che il Signore è Dio e che non ve n’è altri fuori di lui. Dal cielo ti ha fatto udire la sua voce per educarti; sulla terra ti ha mostrato il suo grande fuoco e tu hai udito le sue parole che venivano dal fuoco. Poiché ha amato i tuoi padri, ha scelto la loro discendenza dopo di loro e ti ha fatto uscire dall’Egitto con la sua presenza e con la sua grande potenza, scacciando dinanzi a te nazioni più grandi e più potenti di te, facendoti entrare nella loro terra e dandotene il possesso, com’è oggi. Sappi dunque oggi e medita bene nel tuo cuore che il Signore è Dio lassù nei cieli e quaggiù sulla terra: non ve n’è altro. Osserva dunque le sue leggi e i suoi comandi che oggi ti do, perché sia felice tu e i tuoi figli dopo di te e perché tu resti a lungo nel paese che il Signore, tuo Dio, ti dà per sempre».

Così abbiamo vissuto quell’atteggiamento che ci ha proposto il libro del Deuteronomio: abbiamo interrogato la storia, abbiamo riletto il passato, non per fare un’operazione archeologica, ma per metterci in ascolto della storia della nostra Chiesa, per scoprire come Dio abbia parlato nei tempi antichi, per capire come Dio interverrà anche nella nostra storia, lui che non viene mai meno nella sua fedeltà, lui che ama sempre stare accanto all’uomo che ha salvato e redento. Oggi ci sentiamo così, grati per quanto la storia della nostra Chiesa ci consegna e per quanto ci regala dal suo tesoro, dal suo scrigno.

Ebrei

Eb 12, 25-29
Lettera agli Ebrei

Fratelli, guardatevi bene dal rifiutare Colui che parla, perché, se quelli non trovarono scampo per aver rifiutato colui che proferiva oracoli sulla terra, a maggior ragione non troveremo scampo noi, se volteremo le spalle a Colui che parla dai cieli. La sua voce un giorno scosse la terra; adesso invece ha fatto questa promessa: «Ancora una volta io scuoterò non solo la terra, ma anche il cielo». Quando dice «ancora una volta», vuole indicare che le cose scosse, in quanto create, sono destinate a passare, mentre rimarranno intatte quelle che non subiscono scosse. Perciò noi, che possediamo un regno incrollabile, conserviamo questa grazia, mediante la quale rendiamo culto in maniera gradita a Dio con riverenza e timore; perché il nostro Dio è un fuoco divorante.

Questo dovrebbe essere proprio il nostro “fuoco divorante”, come diceva l’epistola che abbiamo ascoltato. Anche Simpliciano fu attratto da un fuoco divorante, il fuoco di Dio, dal momento che egli pervenne alla fede molto prima di Ambrogio. Poi, proprio mentre egli era il maestro e il confidente di Ambrogio, venne attratto anche da quel fuoco di parola che promanava dalle parole del Santo Vescovo e alle quali rimase sempre fedele. Lui che formò Ambrogio nei contenuti fondamentali della fede, fu anche colui che rimase affascinato da come Ambrogio riuscì a mediarli e si rimise alla sua scuola, lui che aveva accolto il Vescovo alla propria. Questo può accadere solo quando uno ha nel cuore un fuoco ardente, il fuoco della fede, il fuoco della ricerca di Dio. È questo che motiva il continuo approfondire il suo mistero.

Vangelo

Mt 7, 21-29
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo. Il Signore Gesù diceva alle folle: «Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. In quel giorno molti mi diranno: “Signore, Signore, non abbiamo forse profetato nel tuo nome? E nel tuo nome non abbiamo forse scacciato demòni? E nel tuo nome non abbiamo forse compiuto molti prodigi?”. Ma allora io dichiarerò loro: “Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che operate l’iniquità!”. Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande». Quando Gesù ebbe terminato questi discorsi, le folle erano stupite del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come i loro scribi.

Così si comprende bene anche il testo del Vangelo. Costruire la casa sulla roccia è il simbolo dell’intelligenza, ma anche della perseveranza. Chi vuole costruire qualcosa di duraturo, che rimanga tra gli assalti del tempo, sa affrontare la fatica di questa edificazione sulla roccia, che comporta, ovviamente, un notevole interiore sforzo. Lo sforzo della ricerca di un luogo adatto, lo sforzo dello scavo, lo sforzo di gettare le fondamenta, costruzioni invisibili senza le quali, tuttavia, la casa non si regge. Questo è lo sforzo che fece San Simpliciano, e non solo nell’epoca giovanile della sua esistenza ma, come abbiamo detto, fino alla fine dei suoi giorni, lui che da maestro di Ambrogio ne divenne il successore. Colui che ne aveva ispirato gli insegnamenti, divenne, poi, colui che li avrebbe dovuti portare a compimento.

Per noi

Abbiamo dedicato tutta la settimana a rileggere la Parola di Dio cercando di vedere diversi aspetti della perseveranza, virtù della quale la Vergine Maria è colma e della quale è esempio. Siamo, ora, alla vigilia della festa. Come entrare nella festa della Assunzione al cielo della Beata Vergine Maria?

  1. Invocandola e chiedendo la sua intercessione per possedere, a nostra volta, questa virtù. È il primo aspetto che possiamo vivere e fare nostro in un giorno di attesa, come questo.
  2. Invocando la sua benedizione, perché possiamo essere come San Simpliciano: uomini, donne che, pur provenendo da una vita di fede ormai radicata e solida, sanno rimettersi in discussione e continuano a trovare stimoli per non fermare il proprio cammino di fede.
  3. Chiedendo a Maria la grazia di saper investigare la storia, non solo per la conoscenza che vogliamo avere dei misteri di Dio, ma anche per continuare quel cammino di fede nel quale tutti, maestri e non, siamo comunque invitati a ritornare discepoli.

Così vogliamo celebrare questa solennità dell’Assunzione di Maria, chiedendo a lei tutte quelle grazie che ci sono necessarie per vivere con umiltà e fede anche questa festa.

2021-08-06T11:09:22+02:00