Domenica 14 novembre

1 di Avvento

Per introdurci

  • Che cosa hanno in comune le tre letture che abbiamo ascoltato?
  • Cos’hanno da dirci all’inizio di un cammino di avvento?

Vorrei che questo Avvento fosse tutto dedicato a scoprire quelle promesse di Dio che fanno nuove tutte le cose. Noi abbiamo tutti bisogno di questo: di un nuovo inizio, di una novità di vita, di un modo di intendere la fede e, quindi, la vita, che ci rinnovi nel profondo, per dire ma anche per dare un senso compiuto ai nostri giorni. Questa prima domenica e la settimana che seguirà vorrei che avessero questo tema di fondo, per aiutarci a vivere meglio il tempo che inizia.

Isaia

Is 13, 4-11
Lettura del profeta Isaia

In quei giorni. Isaia disse: «Frastuono di folla sui monti, simile a quello di un popolo immenso. Frastuono fragoroso di regni, di nazioni radunate. Il Signore degli eserciti passa in rassegna un esercito di guerra. Vengono da una terra lontana, dall’estremo orizzonte, il Signore e le armi della sua collera, per devastare tutta la terra. Urlate, perché è vicino il giorno del Signore; esso viene come una devastazione da parte dell’Onnipotente. Perciò tutte le mani sono fiacche, ogni cuore d’uomo viene meno. Sono costernati. Spasimi e dolori li prendono, si contorcono come una partoriente. Ognuno osserva sgomento il suo vicino: i loro volti sono volti di fiamma. Ecco, il giorno del Signore arriva implacabile, con sdegno, ira e furore, per fare della terra un deserto, per sterminarne i peccatori. Poiché le stelle del cielo e le loro costellazioni non daranno più la loro luce; il sole si oscurerà al suo sorgere e la luna non diffonderà la sua luce. Io punirò nel mondo la malvagità e negli empi la loro iniquità. Farò cessare la superbia dei protervi e umilierò l’orgoglio dei tiranni».

Efesini

Ef 5, 1-11a
Lettera di san Paolo apostolo agli Efesini

Fratelli, fatevi imitatori di Dio, quali figli carissimi, e camminate nella carità, nel modo in cui anche Cristo ci ha amato e ha dato se stesso per noi, offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore. Di fornicazione e di ogni specie di impurità o di cupidigia neppure si parli fra voi – come deve essere tra santi – né di volgarità, insulsaggini, trivialità, che sono cose sconvenienti. Piuttosto rendete grazie! Perché, sappiatelo bene, nessun fornicatore, o impuro, o avaro – cioè nessun idolatra – ha in eredità il regno di Cristo e di Dio. Nessuno vi inganni con parole vuote: per queste cose infatti l’ira di Dio viene sopra coloro che gli disobbediscono. Non abbiate quindi niente in comune con loro. Un tempo infatti eravate tenebra, ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò come figli della luce; ora il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità. Cercate di capire ciò che è gradito al Signore. Non partecipate alle opere delle tenebre, che non danno frutto.

Vangelo

Lc 21, 5-28
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, il Signore Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta». Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine». Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo. Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza. Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere. Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto. Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita. [Quando vedrete Gerusalemme circondata da eserciti, allora sappiate che la sua devastazione è vicina. Allora coloro che si trovano nella Giudea fuggano verso i monti, coloro che sono dentro la città se ne allontanino, e quelli che stanno in campagna non tornino in città; quelli infatti saranno giorni di vendetta, affinché tutto ciò che è stato scritto si compia. In quei giorni guai alle donne che sono incinte e a quelle che allattano, perché vi sarà grande calamità nel paese e ira contro questo popolo. Cadranno a fil di spada e saranno condotti prigionieri in tutte le nazioni; Gerusalemme sarà calpestata dai pagani finché i tempi dei pagani non siano compiuti.] Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria. Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina».

Un inizio difficile

Ci aiuta, in apertura della nostra riflessione, l’inno della lettera ai Filippesi, che ricorda a ciascuno di noi il compito di “avere in noi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù”. Quali sono i sentimenti di Cristo? Potremmo trovarne moltissimi nei Vangeli. Ne richiamo solo alcuni:

  • La condivisione, Paolo diceva l’”abbassamento” che Dio, in Cristo, realizza con il mistero dell’incarnazione. Abbassamento che porta Cristo a vivere in tutto e per tutto la vita degli uomini, senza lasciare nulla della loro esperienza, eccetto il peccato;
  • La misericordia: è il sentimento costante negli incontri di Cristo. Egli incontra le persone amandole, profondendo in esse tutto l’amore di Dio.
  • La compassione: negli incontri del Vangelo Cristo si dimostra sempre disponibile alla “compassione”, cioè al patire insieme agli uomini che, per diversi motivi e per diverse difficoltà sono in una situazione difficile.
  • La benedizione: Cristo passa benedicendo la gente, cioè inondando la vita di chi gli si è fatto accanto, della benedizione di Dio Padre, che accende sempre nuove prospettive.
  • L’intuire profondo: Cristo, spesso, non chiede molte cose ai suoi interlocutori. Egli conosce bene le loro situazioni e lascia intuire all’interlocutore che il suo ascolto è sempre vero, profondo, attento.
  • La gioia: Cristo, nel Vangelo, ci viene sempre mostrato come colui che condivide la gioia degli uomini fino in fondo. Egli, che è venuto a portare la gioia tra gli uomini, si dimostra sempre pronto a condividere la gioia provata dagli uomini, rendendola sempre più profonda e vera.
  • L’obbedienza: pure esplicitamente richiamata nella lettura. Cristo ha sempre sentimenti di obbedienza verso il Padre ed insegna che questa obbedienza è carica di novità, di benedizione, di futuro.
  • Lo stupore profondo, spesso provato da Cristo nei confronti delle realtà del creato che vedeva e che contemplava. Ciò accade spesso in relazione alla natura o alle realtà create che il Signore ha contemplato nel corso della sua esistenza.

Potremmo anche andare avanti  a trovare altri sentimenti del Signore e arriveremmo sempre alla stessa conclusione: Cristo ha veramente provato tutta la gamma dei sentimenti umani e, per questo, può aiutare l’uomo ad interpretare i suoi sentimenti. Sentimenti che dicono la ricchezza di un’anima, dicono tutto il suo mettersi in relazione con il mondo nel quale quest’anima vive. Cristo, in sintesi, boccia ogni sentimentalismo sdolcinato e depone in favore di sentimenti grandi, nobili, veri, forse anche unici. Ma è decisamente lontano da quel sentimentalismo sdolcinato che non rende ragione di ciò che provano gli uomini e copre ogni cosa con banalità.

La consolazione

Perché queste immagini? Perché questi toni forti? La spiegazione è data da quella consolazione che il Vangelo contiene. Il Signore Gesù è infatti estremamente chiaro nel suo insegnare: “badate di non lasciarvi ingannare”, diceva all’inizio di questa catechesi, volendo così esprimere un giudizio su tutte quelle teorie che circolano in ogni epoca sulla fine dei tempi e sulla disastrosa situazione dell’uomo. Per essere più esplicito continuava: “badate di non preparare prima la vostra difesa… nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto… con la vostra perseveranza salverete le vostre anime”. Tutte parole che vogliono insegnare al credente che l’atteggiamento giusto per chi vuole attendere il suo ritorno non è quello del terrore, non è quello dello spavento, non è l’immagine del castigo quella a cui bisogna appellarsi. Piuttosto occorre fare di tutti gli inviti che si possono ricevere, un appello al cambiamento, un appello alla novità di vita che il cristiano è sempre chiamato a dare. Il senso di un nuovo inizio che il tempo di avvento porta con  sé è dunque questo: un appello alle proprie capacità, un richiamo alle forze interiori, perché ci sia un cammino dell’anima che intende condurre verso un nuovo inizio, verso una nuova meta, verso un nuovo modo di intendere le cose, il tempo, la vita, il mondo, che sia pieno di fede. Ecco il senso del richiamo della predicazione del profeta e del Signore Gesù stesso. L’appello è per chi vuole dare un senso di fede ai propri giorni e non vedere perduta la propria anima, la propria esperienza di fede, il proprio cammino di ritorno al Signore.

Modalità per un nuovo inizio

Così si capiscono le raccomandazioni di San Paolo per un uovo inizio. “Camminate nella carità”, diceva l’apostolo, perché sia chiaro a tutti che senza cammino nella virtù della carità, non c’è nessun nuovo inizio. Paolo specificava anche in che cosa consiste il cammino nella carità:

  • Per un verso è purificazione: “di fornicazioni, trivialità, insulsaggini, neppure si parli tra voi”. Il credente che accoglie l’invito ad un nuovo inizio purifica sé stesso .
  • Piuttosto rendete grazie” il rendimento di grazie è, di per sé, simbolo della stessa preghiera, anzi, della celebrazione eucaristica. È nell’Eucarestia che rendiamo grazie al Padre attraverso Cristo, perché Dio si chini sui nostri bisogni, sulle nostre difficoltà, sulle nostre necessità. Noi chiediamo questo a Dio Padre, che ci aiuti ad iniziare di nuovo un cammino che deve avere al centro la conversione, e, per fare questo, ci affidiamo alla forza dell’Eucarestia.
  • l’ira di Dio viene sopra coloro che gli disobbediscono”. San Paolo ci ricorda che il cammino del credente è un cammino di “obbedienza” nella fede, ovvero un cammino nel quale cercare continuamente ciò che è gradito a Dio. Non qualcosa a cui conformarsi, non qualche precetto a cui obbedire, non qualche progetto a cui dare il proprio assenso, ma una chiamata della libertà perché la libertà realizzi quelle grandi cose per le quali il Signore l’ha creata.

Non abbiate niente in comune con loro”. Paolo è per la differenza cristiana. Chi inizia una vita nuova, chi inizia una vita di fede, deve far vedere i segni di questa vita, i segni di questo inizio e, per questo, non teme nulla. Non teme di essere alternativo rispetto ad altri. Il credente, come diceva sempre l’apostolo, cerca di “capire ciò che è gradito al Signore” e non partecipa a quelle opere che non danno frutto, perché è sempre alla ricerca di ciò che permette alla sua anima di trovare un frutto prezioso, sincero, duraturo

Per noi

Credo che tutti, allora, siamo invitati ad iniziare questo avvento colti dalle “soprese di Dio che non finiscono mai”. Vorrei che l’inizio del tempo di avvento non fosse un’operazione di piccolo cambiamento, di piccola trasformazione per rimanere, poi, in fondo, tali e quali siamo. Vorrei che l’avvento fosse un nuovo inizio per un più deciso slancio di fede. Non vorrei che l’avvento ci facesse pensare al ritorno di Cristo in termini minacciosi, terrificanti, ai quali sottometterci. Piuttosto vorrei che l’inizio di cui ci parla il Vangelo fosse un appello alla nostra libertà, perché ciascuno di noi capisca che avvento è quel tempo carico di speranza, di novità di vita, di richiamo spirituale, perché ciascuno possa dare il meglio di sé.  Vorrei che tutti percepissimo la forza di un nuovo inizio che ci deve far scoprire quelle novità che Dio accende nella nostra esistenza, anche in quella più stanca, quella ameno motivata, quella più pigra. Per fare questo abbiamo tutti bisogno di unirci in quel rendimento di grazie generale di cui parlava l’apostolo. Altro richiamo io non ho da fare se non quello della centralità della Messa. Così vorrei proporre proprio a tutti, come frutto di questa prima settimana di avvento, di scegliere una celebrazione infrasettimanale a cui partecipare. Se ci deve essere la grazia di un nuovo inizio, se dobbiamo dare il meglio di noi per partecipare ad un rinnovamento generale della nostra esistenza, allora è bene partire da qui, da una nuova considerazione di quel “rendimento di grazie” che è la Messa e che può fare nuove tutte le cose.

Per gli sposi e la famiglia

Vorrei infine dare uno spunto di attualizzazione per gli sposi e per la famiglia, dal momento che siamo in un anno tutto dedicato alla famiglia, realtà alla quale dobbiamo dare la massima attenzione. Scrive il Papa nell’”Amoris Letitia”: “la preghiera in famiglia è un mezzo privilegiato per esprimere e rafforzare questa fede pasquale. Si possono trovare alcuni minuti ogni giorno per stare uniti davanti al Signore vivo, dirgli le cose che preoccupano, pregare per i bisogni famigliari, pregare per qualcuno che sta passando un momento difficile, chiedergli aiuto per amare, rendergli grazie per la vita e le cose buone, chiedere alla Vergine di proteggerci con il suo manto di madre. Con parole semplici, questo momento di preghiera può fare tantissimo bene alla famiglia. Le diverse espressioni della pietà popolare sono un tesoro di spiritualità per molte famiglie. Il cammino comunitario di preghiera raggiunge il suo culmine nella partecipazione comune all’Eucaristia, soprattutto nel contesto del riposo domenicale. Gesù bussa alla porta della famiglia per condividere con essa la Cena eucaristica (cfr Ap 3,20). Là, gli sposi possono sempre sigillare l’alleanza pasquale che li ha uniti e che riflette l’Alleanza che Dio ha sigillato con l’umanità sulla Croce. L’Eucaristia è il sacramento della Nuova Alleanza in cui si attualizza l’azione redentrice di Cristo (cfr Lc 22,20). Così si notano i legami profondi che esistono tra la vita coniugale e l’Eucaristia. Il nutrimento dell’Eucaristia è forza e stimolo per vivere ogni giorno l’alleanza matrimoniale come «Chiesa domestica».

Un impegno per la settimana

Vorrei lasciare a ciascuno di voi, come impegno, quello di scegliere una S. Messa settimanale a cui aderire, a cui partecipare. Vorrei che la grazia di un nuovo inizio, sulla quale rifletteremo anche nei prossimi giorni, si trasformasse, per tutti in un impegno a scegliere un momento in più nel quale rendere grazie al Signore per quello che stiamo vivendo. È così che la grazia di un nuovo inizio si trasforma in attesa del nuovo giorno: il giorno del Signore.

2021-11-18T12:38:01+01:00