Domenica 14 dicembre

5 domenica di Avvento:  Il Precursore

Introduzione

  • Che cosa diciamo sulla pace?
  • Non è che ci siamo anche stancati di pregare per la pace di fronte ad appelli sempre più insistenti ed urgenti e di fronte alla mancanza di qualsiasi risultato?

Io credo che siamo un po’ così. Forse addirittura quel “preghiamo per la pace” che da anni abbiamo aggiunto alla celebrazione della Messa e del Rosario, ci sta lasciando, ora, indifferenti. Quasi fosse una nuova litania, una cosa da aggiungere sì ma alla quale badare poco. Tanto si sa, si dice per abitudine, per scaramanzia, forse anche per essere corretti e lavarsi la coscienza da tante altre forme di mancanza di pace. Già perché quando pensiamo alla pace ci vengono in mente tutti i conflitti del mondo ma non certo la nostra vita, non certo le nostre parole o le nostre scelte. La quinta domenica di avvento fa proprio per noi con questo richiamo ad essere profeti di pace che si aggiunge all’essere profeti di accoglienza, di bene, di futuro, di accoglienza che hanno già segnato il cammino delle settimane scorse.

La Parola di Dio 

LETTURA Mi 5, 1; Ml 3, 1-5a. 6-7b
Lettura del profeta Michea

Così dice il Signore Dio: «E tu, Betlemme di Èfrata, così piccola per essere fra i villaggi di Giuda, da te uscirà per me colui che deve essere il dominatore in Israele; le sue origini sono dall’antichità, dai giorni più remoti. Ecco, io manderò un mio messaggero a preparare la via davanti a me e subito entrerà nel suo tempio il Signore che voi cercate; e l’angelo dell’alleanza, che voi sospirate, eccolo venire, dice il Signore degli eserciti. Chi sopporterà il giorno della sua venuta? Chi resisterà al suo apparire? Egli è come il fuoco del fonditore e come la lisciva dei lavandai. Siederà per fondere e purificare l’argento; purificherà i figli di Levi, li affinerà come oro e argento, perché possano offrire al Signore un’offerta secondo giustizia. Allora l’offerta di Giuda e di Gerusalemme sarà gradita al Signore come nei giorni antichi, come negli anni lontani. Io mi accosterò a voi per il giudizio e sarò un testimone pronto. Io sono il Signore, non cambio; voi, figli di Giacobbe, non siete ancora al termine. Fin dai tempi dei vostri padri vi siete allontanati dai miei precetti, non li avete osservati. Tornate a me e io tornerò a voi, dice il Signore degli eserciti».

SALMO Sal 145 (146)

Vieni, Signore, a salvarci.

Il Signore rimane fedele per sempre,
rende giustizia agli oppressi,
dà il pane agli affamati.
Il Signore libera i prigionieri. R

Il Signore ridona la vista ai ciechi,
il Signore rialza chi è caduto,
il Signore ama i giusti,
il Signore protegge i forestieri. R

Egli sostiene l’orfano e la vedova,
ma sconvolge le vie dei malvagi.
Il Signore regna per sempre,
il tuo Dio, o Sion, di generazione in generazione. R

EPISTOLA Gal 3, 23-28
Lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati

Fratelli, prima che venisse la fede, noi eravamo custoditi e rinchiusi sotto la Legge, in attesa della fede che doveva essere rivelata. Così la Legge è stata per noi un pedagogo, fino a Cristo, perché fossimo giustificati per la fede. Sopraggiunta la fede, non siamo più sotto un pedagogo. Tutti voi infatti siete figli di Dio mediante la fede in Cristo Gesù, poiché quanti siete stati battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo. Non c’è Giudeo né Greco; non c’è schiavo né libero; non c’è maschio e femmina, perché tutti voi siete uno in Cristo Gesù.

VANGELO Gv 1, 6-8. 15-18
Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo. Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. Giovanni proclama: «Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me». Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia. Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato.

Le scritture

In primo piano, oggi, è il profeta Michea, con questo bellissimo carme su Betlemme. E tu, Betlemme di Efrata, da te uscirà per me colui che dovrà essere il dominatore di Israele. Efrata, cioè luogo dell’abbondanza. Betlemme, piccolo centro vicino a Gerusalemme, quasi nella sua periferia, è un centro, da sempre, di grande importanza, anche al centro di diverse storie bibliche e di diverse profezie. Dunque è da qui, da questi luoghi di abbondanza, da questa casa del pane che uscirà il dominatore di Israele. La profezia ha due livelli di lettura: uno politico e uno messianico. Politico: si pensa al grande Re che avrebbe ricompattato Israele, al grande pastore che sarebbe passato dall’arte del custodire gli animali a quella del custodire gli uomini. Il riferimento è a Davide, il grande Re che costituì il regno di Israele, anche a prezzo di numerosissime guerre. È per questo che la pace arrivò solo con il suo successore, il figlio Salomone, l’uomo della sapienza che, forte delle conquiste del padre, seppe inaugurare un regno di pace e un tempo in cui Israele non ebbe a difendersi e nemmeno ad attaccare nessuno.

La profezia ha, però, un significato più profondo nella sua rilettura messianica. Il pastore che si attende non è un re qualsiasi, è il Re Messia. Ecco che la profezia, dunque, non si riferisce solo a Davide ma a quel discendente di Davide che è Gesù. La famiglia di Gesù è dentro la successione davidica e questo fa di Gesù il vero pastore, il vero re, il vero Messia che viene a pascere non solo l’Israele storico, ma tutti i popoli e tutti gli uomini della terra e viene a portare la pace. Pace che non è la semplice concordia, che è oltre la non belligeranza, che è al di là dello sforzo umano. La pace del Messia è la pace di Dio, è la sua dimensione stessa, è il vedere, nella sua apparizione, come vive Dio.

Ad introdurre il Messia  nel mondo è, come tutti sappiamo, la figura di Giovanni il Battista, il Precursore, a cui è dedicata questa domenica. È il precursore al centro della bellissima riflessione del prologo di Giovanni, che noi leggeremo nella notte di Natale, dal quale sono stati tolti questi versetti. Giovanni proclama: colui che viene dopo di me era avanti a me, perché era prima di me. Con queste parole l’evangelista Giovanni rilegge la storia di Giovanni il Battista. Il suo apparire, il suo essere presente presso il Giordano per vivere il suo ministero, diventa occasione per rileggere il tema della sua venuta alla luce della venuta di Cristo. Giovanni il Battista viene come precursore, come colui che introduce nel mondo il Messia che si fa carne, il Figlio di Dio che viene a condividere la situazione di tutti gli uomini, prendendo su di sé il peccato di tutti e portando tutti alla salvezza eterna, è Lui che è nel seno del Padre cioè che condivide la stessa natura di Dio, come anche diciamo tutte le domeniche nel Credo, che viene a rivelarci che la pace alla quale Dio ci chiama consiste nel condividere la sua stessa dimensione di vita, cosa non possibile ora, non possibile nel tempo che, quindi, sarà sempre caratterizzato da odi, divisioni, litigi, faziosità. Questo non deve portare però a disperare della pace. Cristo ci rivela il senso della presenza di Dio e, per questo, continua ad invitarci a camminare sulla via della pace. Pace che ci viene data come compito, in attesa di quella condivisione di vita nel mistero della Santissima trinità che renderà vero ogni sforzo e che premierà per ogni difficoltà della vita. Giovanni è, quindi, profeta di pace. Non per sé, ma per tutti. Giovanni non avrà mai pace e anzi, come sappiamo, lui stesso, il profeta ultimo, morirà di morte violenta, quando Erode tenterà di chiudere, per sempre, la sua bocca e la sua critica scomoda. Giovanni è segno stesso dell’uomo di pace che subisce violenza e che, proprio per questo, non si arrende, non si ferma, non smette di dire a tutti che la pace è dono, compito, anelito, benedizione.

Chiude poi la riflessione sulla scrittura questo brano molto intenso di San Paolo ai Galati. Non c’è Giudeo, non c’è schiavo, né libero, non c’è maschio né femmina perché voi tutti siete uno in Cristo Gesù. Affermazione bellissima del principio della fratellanza universale che non cancella le differenze, che anzi permangono, ma illumina ciascuno e che chiede a tutti di saper vivere alla luce di questa rivelazione che è anche un invito a vedere, nell’altro, un fratello per il quale Cristo ha dato la vita. Non contano le differenze. Conta, invece, che tutti sappiano di essere uno in Cristo. È nel suo nome che si azzerano le distanze, che si abbattono le frontiere. È nel suo nome che si ottiene quella visione di pace che sempre, nel tempo, dovrà essere profezia per essere, poi, goduta nella vita eterna.

Perchè la Parola dimori in noi

Anche in questa domenica, dunque, la scrittura è abbondante e nutre in modo molto forte la nostra riflessione, raccomandandoci di essere profeti di pace, ovvero uomini, donne che, con il loro modo di pensare, di fare, di agire, sanno contribuire alla causa della Pace. Papa Leone ha dedicato molti interventi del suo magistero a questo tema, specie nell’ultimo pellegrinaggio in Turchia e Libano tutto centrato attorno alla beatitudine di essere costruttori di pace. La pace disarmata e disarmante è costantemente citata in tutti i suoi interventi e diventa punto di riferimento costante per il credente cattolico. In che cosa consiste il suo richiamo ad essere profeti di pace e cosa deve significare per noi, in questo Avvento, ormai a pochi giorni dal Natale, questo richiamo?

  • Acquisire un nuovo modo di pensare. Imparare a pensare in modo tale da saper essere profeti di pace, è il primo richiamo del papa. Uno diventa profeta di pace quando incomincia a disarmare il suo pensiero. Quando un uomo fa della benevolenza il cuore del suo modo di pensare, cioè quando inizia a pensare sempre bene e sempre il bene degli altri, vive in concreto questo suo essere profeta di pace. Rinnova il suo modo di pensare chi guarda al Vangelo delle Beatitudini come luogo primo e punto di riferimento imprescindibile per il suo operato. Ecco chi è l’uomo di pace. Un uomo che disarma il pensiero e, per questo, quando manifesta le sue idee, diventa disarmante e diviene così profeta di pace.
  • Porre attenzione ai gesti. Anche i gesti dell’uomo che diventa profezia di pace, sono gesti che nascono da una mente disarmata e, quindi, sono disarmanti. I gesti dell’uomo di pace non sono mai gesti di violenza. In questo senso l’uomo che vive gesti di benevolenza, attenzione, stima reciproca, diventano gesti disarmanti perché inneggiano alla non violenza. In un mondo sempre più violento, in un mondo, specie quello dei giovani, nel quale il ricorso alla violenza è facilissimo, i cristiani sono chiamati a dare prova del dominio di sé e a dire a tutti che è solo coltivando gesti di pace, di vicinanza, di perdono che cambierà la storia. La storia non cambia, l’uomo non si converte se non dentro storie di questo genere. Essere profezia di pace significa saper attuare sempre, ogni giorno, gesti di pace.
  • Pregare senza stancarsi. Anche la preghiera, l’intercessione senza stancarsi mai, appartiene al profeta di pace. Anche quando la pace non si realizza, anche quando la preghiera sembra perdere la sua efficacia, anche quando non ci sono risultati immediati, il profeta di pace, il credente, non smette mai di pregare e continua a chiedere a Dio, a Cristo che è il principe della pace, questo dono tanto atteso e tanto importante. Saremo anche noi profeti di pace se continueremo a pregare senza stancarci, se pregheremo senza sosta, se faremo della nostra stessa preghiera, prima ancora che delle nostre azioni, un tentativo di essere partecipi di quel grido di pace che si eleva dalla sparsa moltitudine delle genti e che, davanti a Dio, diventa un solo ed unico grido.
  • Essere miti ed umili di cuore, come il Cristo che nasce a Betlemme, la casa del pane, il luogo dell’abbondanza. Infine, per essere profeti di pace, occorre entrare nella dimensione di umiltà di cuore di Cristo. Per questo ci serve più che mai la novena di Natale che inizia nei prossimi giorni. Noi non potremo mai pervenire ad una vera e rinnovata coscienza che ci porta ad essere profeti di pace con la nostar buona volontà, con i semplici sentimenti che già sono nel nostro cuore. noi perverremo ad una consapevolezza maggiore se impareremo da Cristo e, per questo, vi invito ad accogliere i prossimi giorni come giorni santi, benedetti, graditi a Dio, capaci di rinnovare il mondo se noi stessi li vivremo così, con umiltà e mitezza di cuore.

Ecco cosa significa essere profeti di pace. È un programma intenso, duro, impegnativo. È un programma difficile, eppure è un programma che noi tutti dobbiamo adottare. Senza questa linea, non saremo mai capaci di vivere quella profezia di pace che è richiesta ad ogni credente.

2025-12-12T14:17:04+01:00