Venerdì 15 marzo

Settimana della quarta domenica di Quaresima – venerdì

La spiritualità di questa settimana

In questa quarta settimana abbiamo riflettuto sulla benedizione che Dio dona a chi sa vedere oltre. Oltre il proprio tempo, oltre la propria condizione. Anche questa sera cerchiamo tracce di questa benedizione nelle letture che sono state proclamate.

La Parola di questo giorno

I LETTURA
La Pasqua a Gerusalemme.
 
Lettura del libro del Deuteronomio
16, 5-8
In quei giorni. Mosè disse: «Non potrai immolare la Pasqua in una qualsiasi città che il Signore, tuo Dio, sta per darti, ma immolerai la Pasqua soltanto nel luogo che il Signore, tuo Dio, avrà scelto per fissarvi il suo nome. La immolerai alla sera, al tramonto del sole, nell’ora in cui sei uscito dall’Egitto. La farai cuocere e la mangerai nel luogo che il Signore, tuo Dio, avrà scelto. La mattina potrai andartene e tornare alle tue tende. Per sei giorni mangerai azzimi e il settimo giorno vi sarà una solenne assemblea per il Signore, tuo Dio. Non farai alcun lavoro».   PdD

SALMELLO
Cfr. Sal 47 (48), 2-3. 9. 13-15b
Grande è il Signore e degno di ogni lode
nella città del nostro Dio.
Il suo monte santo, altura stupenda,
è la gioia di tutta la terra.
Il monte Sion, dimora divina,
è la città del grande Sovrano.
Come avevamo udito, così abbiamo visto
nella città del Signore degli eserciti,
nella città del nostro Dio;
Dio l’ha fondata
per sempre.
VCircondate Sion, giratele intorno, contate le sue torri,
osservate i suoi baluardi,
passate in rassegna le sue fortezze,
per narrare alla generazione futura.
Questo è il Signore, nostro Dio, in eterno,
per sempre.

ORAZIONE
Sostieni col tuo aiuto, o Dio clemente, la nostra volontà di conversione perché, dominando i sensi con la forza di un cuore puro, ci affrettiamo con gioia verso la Pasqua che salva. Per Cristo nostro Signore.

II LETTURA
Convocazione per la Pasqua a Gerusalemme.
 
Lettura del secondo libro delle Cronache
30, 1. 5-10a
In quei giorni. Ezechia mandò messaggeri per tutto Israele e Giuda e scrisse anche lettere a Èfraim e a Manasse per convocare tutti nel tempio del Signore a Gerusalemme, a celebrare la Pasqua per il Signore, Dio d’Israele.
Stabilirono di proclamare con bando in tutto Israele, da Bersabea a Dan, che tutti venissero a celebrare a Gerusalemme la Pasqua per il Signore, Dio d’Israele, perché molti non avevano osservato le norme prescritte. Partirono i corrieri, con lettere da parte del re e dei capi, per recarsi in tutto Israele e Giuda. Secondo l’ordine del re dicevano: «Israeliti, fate ritorno al Signore, Dio di Abramo, di Isacco e di Israele, ed egli ritornerà a quanti fra voi sono scampati dalla mano dei re d’Assiria. Non siate come i vostri padri e i vostri fratelli, infedeli al Signore, Dio dei loro padri, che perciò li ha abbandonati alla desolazione, come vedete. Ora non siate di dura cervice come i vostri padri, date la mano al Signore, venite nel santuario che egli ha consacrato per sempre. Servite il Signore, vostro Dio, e si allontanerà da voi l’ardore della sua ira. Difatti, se fate ritorno al Signore, i vostri fratelli e i vostri figli troveranno compassione presso coloro che li hanno deportati; ritorneranno in questa terra, poiché il Signore, vostro Dio, è misericordioso e pietoso e non distoglierà lo sguardo da voi, se voi farete ritorno a lui».
I corrieri passarono di città in città nel territorio di Èfraim e di Manasse fino a Zàbulon.   PdD

SALMELLO
Cfr. Sal 83 (84), 6. 8. 2. 5. 11a. 3
Beato chi trova in te la sua forza
e decide nel suo cuore il santo viaggio.
Cresce lungo il cammino il suo vigore,
finché compare davanti a Dio in Sion.
Quanto sono amabili le tue dimore,
Signore degli eserciti!
Beato chi abita la tua casa:
sempre canta le tue lodi.
VPer me un giorno nei tuoi atri è più che mille altrove.
L’anima mia languisce e brama gli atri del Signore;
il mio cuore e la mia carne esultano nel Dio vivente.
Beato chi abita la tua casa:
sempre canta le tue lodi.

ORAZIONE
Sostieni, o Dio, la fragilità del tuo popolo con la pratica della penitenza; fa’ che, fedeli a te, con l’aiuto del tuo amore, cogliamo i frutti desiderati della celebrazione pasquale. Per Cristo nostro Signore.

III LETTURA
Il sacrificio fuori dell’accampamento.

Lettura del libro dei Numeri
19, 1-9
In quei giorni. Il Signore parlò a Mosè e ad Aronne e disse: «Questa è una disposizione della legge che il Signore ha prescritto. Ordina agli Israeliti che ti portino una giovenca rossa, senza macchia, senza difetti e che non abbia mai portato il giogo. La darete al sacerdote Eleàzaro, che la condurrà fuori dell’accampamento e la farà immolare in sua presenza. Il sacerdote Eleàzaro prenderà con il dito un po’ del sangue della giovenca e ne farà sette volte l’aspersione davanti alla tenda del convegno; poi si brucerà la giovenca sotto i suoi occhi: se ne brucerà la pelle, la carne e il sangue con gli escrementi. Il sacerdote prenderà legno di cedro, issòpo, tintura scarlatta e getterà tutto nel fuoco che consuma la giovenca. Poi il sacerdote laverà le sue vesti e farà un bagno al suo corpo nell’acqua, quindi rientrerà nell’accampamento; il sacerdote sarà impuro fino alla sera. Colui che avrà bruciato la giovenca si laverà le vesti nell’acqua, farà un bagno al suo corpo nell’acqua e sarà impuro fino alla sera. Un uomo puro raccoglierà le ceneri della giovenca e le depositerà fuori dell’accampamento in luogo puro, dove saranno conservate per la comunità degli Israeliti per l’acqua di purificazione: è un rito per il peccato».   PdD

SALMELLO
Cfr. Eb 13, 11. 12c
I corpi degli animali,
il cui sangue viene portato per i peccati
nel santuario dal sommo sacerdote,
sono bruciati
fuori della porta della città.
VPerciò anche Gesù,
per santificare il popolo con il proprio sangue, patì
fuori della porta della città.

ORAZIONE
Un nome che invocato dona salvezza tu hai dato, o Dio, al tuo Figlio amatissimo; ci difenda la sua divina virtù e ci conceda di camminare con passo sicuro verso la gioia eterna. Per Cristo nostro Signore.

IV LETTURA
Guarderanno a colui che hanno trafitto.
 
Lettura del profeta Zaccaria
12, 1-11a
Parola del Signore su Israele. Oracolo del Signore che ha dispiegato i cieli e fondato la terra, che ha formato il soffio vitale nell’intimo dell’uomo: «Ecco, io farò di Gerusalemme come una coppa che dà le vertigini a tutti i popoli vicini, e anche Giuda sarà in angoscia nell’assedio contro Gerusalemme. In quel giorno io farò di Gerusalemme come una pietra pesante per tutti i popoli: quanti vorranno sollevarla ne resteranno graffiati; contro di essa si raduneranno tutte le nazioni della terra. In quel giorno – oracolo del Signore – colpirò tutti i cavalli di terrore, e i loro cavalieri di pazzia; mentre sulla casa di Giuda terrò aperti i miei occhi, colpirò di cecità tutti i cavalli dei popoli. Allora i capi di Giuda penseranno: “La forza dei cittadini di Gerusalemme sta nel Signore degli eserciti, loro Dio”. In quel giorno farò dei capi di Giuda come un braciere acceso in mezzo a una catasta di legna e come una torcia ardente fra i covoni; essi divoreranno a destra e a sinistra tutti i popoli vicini. Solo Gerusalemme resterà al suo posto. Il Signore salverà in primo luogo le tende di Giuda, perché la gloria della casa di Davide e la gloria degli abitanti di Gerusalemme non cresca più di quella di Giuda. In quel giorno il Signore farà da scudo agli abitanti di Gerusalemme e chi tra loro vacilla diverrà come Davide e la casa di Davide come Dio, come l’angelo del Signore davanti a loro.
In quel giorno io mi impegnerò a distruggere tutte le nazioni che verranno contro Gerusalemme. Riverserò sopra la casa di Davide e sopra gli abitanti di Gerusalemme uno spirito di grazia e di consolazione: guarderanno a me, colui che hanno trafitto. Ne faranno il lutto come si fa il lutto per un figlio unico, lo piangeranno come si piange il primogenito. In quel giorno grande sarà il lamento a Gerusalemme».   PdD

SALMELLO
Cfr. Sal 101 (102), 4. 6. 9-10. 22. 13. 16. 19
Si dissolvono in fumo i miei giorni
e come brace ardono le mie ossa.
Per il lungo mio gemere
aderisce la mia pelle alle mie ossa.
Tutto il giorno mi insultano i miei nemici,
furenti imprecano contro il mio nome.
Di cenere mi nutro come di pane,
alla mia bevanda mescolo il pianto,
perché sia annunziato in Sion
il nome del Signore
e la sua lode in Gerusalemme.
VMa tu, Signore, rimani in eterno,
il tuo ricordo per ogni generazione.
I popoli temeranno il nome del Signore
e tutti i re della terra la tua gloria.
Questo si scriva per la generazione futura
e un popolo nuovo darà lode al Signore,
perché sia annunziato in Sion
il nome del Signore
e la sua lode in Gerusalemme.

ORAZIONE
O Dio, che volendo espiare le nostre colpe hai abbandonato il corpo del tuo Figlio allo spasimo delle piaghe, fa’ che l’attenta custodia dei nostri sensi ci consenta di crescere sempre nella novità perenne della vita di grazia. Per Cristo nostro Signore.

Terminate le letture vigiliari, con i rispettivi Salmelli e le Orazioni, e prima dell’avvio della salmodia, è opportuno rivolgere al popolo un’esortazione, che ne sostenga il cammino di preparazione alla celebrazione della Pasqua.

Il luogo della Pasqua

In questo quarto venerdì tutto è un po’ centrato sul “luogo” dove celebrare la Pasqua. Le prime celebrazioni della Pasqua di Israele furono in luoghi diversi nel deserto. Tutto il tempo dell’Esodo, vale a dire il tempo dei quarant’anni nel deserto, fu segnato da questa condizione di nomadismo e quindi la Pasqua venne celebrata dove capitava, dove era possibile fissare l’accampamento, dove il Signore, in qualche modo, concedeva. Eppure il grande sogno di Mosè, l’uomo che ha saputo davvero guardare oltre, era quello di celebrare la Pasqua in patria, nella terra dei padri, nel luogo dove Abramo aveva messo la sua dimora, nel luogo da cui tutto era partito. Ecco il grande sogno di Mosè, l’uomo che sa vedere oltre. Mosè, lo sappiamo, non realizzerà questo sogno, ma il suo sogno divenne contagioso ed egli insegnò a tutti a vedere oltre e a guardare sempre nella direzione in cui Dio spinge a guardare.

Gerusalemme

È il libro delle Cronache a tornare su questo tema. In un tempo storico molto differente, nel tempo in cui Gerusalemme è andata perduta perché invasori l’hanno distrutta e tutto il popolo è stato deportato, l’autore sacro sogna il giorno del ritorno a Gerusalemme. Anche in questo caso il suo sogno è contagioso. Nasce una generazione che si prefigge di tornare a Gerusalemme e, dopo il ritorno dall’esilio, nascerà una generazione che deciderà di andare a Gerusalemme ogni anno. È quanto noi leggiamo anche nel Vangelo a proposito della stessa vita del Signore. Anche Maria e Giuseppe ripeteranno questa usanza, unico vero pellegrinaggio del mondo ebraico.

Il sacrificio fuori dall’accampamento

La terza lettura ci riporta ad un’altra epoca storica, ancora al tempo in cui Israele è nomade e non ha città, ma si sposta di luogo in luogo con accampamenti. In questo caso la Pasqua viene celebrata fuori dall’accampamento e il sacerdote che la presiede, come abbiamo sentito, rimane impuro per tutto il tempo del suo servizio di scelta dell’animale espiatorio, dell’olocausto e dello spargimento delle ceneri dell’animale bruciato. Al di là del suo ricordo storico, al di là del ricordo del tempo in cui Israele ha celebrato così la Pasqua, questa lettura ha un intenso valore simbolico. Anche Gesù, come tutti sappiamo, viene crocifisso fuori dalle mura di Gerusalemme e anche Gesù viene considerato impuro, un malfattore lontano da Dio. Eppure la salvezza di tutti nasce proprio dal suo sacrificio. Esattamente come, nel tempo antico, la salvezza di tutto il popolo dipendeva da quel rito di purificazione effettuato fuori dall’accampamento.

Il profeta

La quarta lettura, come sappiamo, è sempre di stampo profetico. Il profeta oggi, invita a “guardare a colui che hanno trafitto”. Questa espressione è diventata classica per rileggere la storia di Gesù, la sua rivelazione, il valore della sua Pasqua. “Guardare a colui che hanno trafitto” è anche ciò che noi ci prefiggiamo di fare in questi giorni di Quaresima che, ormai, ci fanno già intravedere e ci fanno già gustare la gioia della Pasqua e lo splendore di Cristo risorto. Tra le letture di questo venerdì è quella che meglio si addice al tema che abbiamo celebrato durante la settimana. Il profeta è davvero uomo del futuro e capisce che, quando il Messia opererà per la salvezza, lo farà per tutti gli uomini e non solo per il suo popolo. Ecco perché tutti dovranno guardare a colui che morirà nel dolore per portare il peccato di tutti e vincere il peccato di tutti, riconciliando pienamente con Dio ciò che era perduto. Il profeta capisce che la benedizione di Dio starà proprio nel guardare colui che opererà questa salvezza. Noi guardiamo a Cristo esattamente con questa prospettiva ed insegniamo a guardare a Cristo con questa speranza di salvezza.

L’importanza di una benedizione – invito alla riflessione

Credo che anche noi possiamo ampiamente riflettere su queste Scritture. Per noi non è tanto importante un luogo fisico nel quale celebrare la Pasqua. Certo credo che tutti siano affezionati alla celebrazione nella propria comunità, nella propria Parrocchia. Vedo che tanti di noi cercano di celebrare il triduo con la propria comunità e credo davvero che questa pratica sia davvero molto significativa. Ma non è tanto questo quello che conta. Credo piuttosto che il richiamo per noi, in questo vespero, sia quello di imparare a indicare a tutti la visione di “Colui che hanno trafitto” come unica visione di salvezza. Noi viviamo in un tempo che chiamiamo post cristiano. Viviamo in un tempo nel quale sono moltissimi gli uomini che non hanno nessuna attinenza con la fede, non ricordano più le cose che, sicuramente, sono state insegnate come patrimonio di fede e non hanno nessun credo. La domanda seria potrebbe essere proprio questa: si può vivere senza fede? Io credo di no, o meglio credo che sia una vita molto più povera. Ecco perché insegnare a guardare a Cristo, insegnare a guardare al Crocifisso sia più che mai non solo utile ma anche attuale. Credo che ci sia una grandissima fetta di persone, anche a noi vicine, vicinissime, che non ha più alcun legame con la fede, alcun legame con Dio, con la Chiesa. La scommessa da fare sarebbe proprio questa: impariamo a parlare del Crocifisso, impariamo a parlare del sacrificio del Signore, del suo valore, della sua presenza in mezzo a noi, del suo voler condividere con noi, veramente, la nostra storia. Impariamo a dire a tutti che Dio è il Dio con noi, quel Dio che non esita non solo a mandare, ma anche a sacrificare il proprio Figlio per gli uomini, per condurli da una condizione di peccato ad una condizione di salvezza, di santità. Credo che questa dimensione dovrebbe affascinarci. Ad un uomo che non sa più nemmeno di essere lontano da Dio, ad un uomo che ha smarrito il proprio senso di presenza sulla terra, torniamo a far brillare il cuore per un incontro che, davvero, può cambiare la vita. Ecco il messaggio fondamentale di questo quarto venerdì di Quaresima, messaggio che poi ci permette anche di riprendere il primo spunto di meditazione. Celebrare il Crocifisso non è più questione di luogo, perché qualsiasi luogo è bello, utile, buono, per celebrare il Crocifisso. La cosa che realmente conta è avere sempre nel cuore il sacrificio del Signore. Questa è la grazia da chiedere, da vivere e da sperimentare. Chiediamola al Signore, perché tutti possiamo lasciarci sempre più coinvolgere nell’opera di salvezza attuata da Cristo Signore.

Per noi e per il nostro cammino

  • Come vivo queste indicazioni per la Pasqua?
  • Come volgo lo sguardo al Signore trafitto e come potrò farlo ancora più intensamente nelle prossime settimane?
  • Come cerco di testimoniare ad altri questa verità che ha illuminato la mia vita e che può anche illuminare la vita degli altri?
2024-03-08T12:32:20+01:00