Sabato 15 aprile

Settimana in albis – sabato

La spiritualità di questo giorno 

“In albis depositis”. Come anche domani, cioè quando si smettono le vesti bianche. I catecumeni, che erano stati battezzati e che avevano ricevuto la veste bianca come segno della loro partecipazione alla vita nuova, ora deponevano questo segno e iniziavano la vita da cristiani nel mondo.

La Parola di questo giorno

LETTURA At 3, 12b-16
Lettura degli Atti degli Apostoli

In quei giorni. Pietro disse al popolo: «Uomini d’Israele, perché vi meravigliate di questo e perché continuate a fissarci come se per nostro potere o per la nostra religiosità avessimo fatto camminare quest’uomo? Il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe, il Dio dei nostri padri ha glorificato il suo servo Gesù, che voi avete consegnato e rinnegato di fronte a Pilato, mentre egli aveva deciso di liberarlo; voi invece avete rinnegato il Santo e il Giusto, e avete chiesto che vi fosse graziato un assassino. Avete ucciso l’autore della vita, ma Dio l’ha risuscitato dai morti: noi ne siamo testimoni. E per la fede riposta in lui, il nome di Gesù ha dato vigore a quest’uomo che voi vedete e conoscete; la fede che viene da lui ha dato a quest’uomo la perfetta guarigione alla presenza di tutti voi».

SALMO Sal 64 (65)

A te si deve lode, o Dio, in Sion.
Oppure: Alleluia, alleluia, alleluia.

Per te il silenzio è lode, o Dio, in Sion,
a te si sciolgono i voti.
A te, che ascolti la preghiera,
viene ogni mortale. R

Beato chi hai scelto perché ti stia vicino:
abiterà nei tuoi atri.
Ci sazieremo dei beni della tua casa,
delle cose sacre del tuo tempio.
Con i prodigi della tua giustizia,
tu ci rispondi, o Dio, nostra salvezza. R

Gli abitanti degli estremi confini
sono presi da timore davanti ai tuoi segni:
tu fai gridare di gioia
le soglie dell’oriente e dell’occidente. R

EPISTOLA 1Tm 2, 1-7
Prima lettera di san Paolo apostolo a Timòteo

Carissimo, raccomando, prima di tutto, che si facciano domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini, per i re e per tutti quelli che stanno al potere, perché possiamo condurre una vita calma e tranquilla, dignitosa e dedicata a Dio. Questa è cosa bella e gradita al cospetto di Dio, nostro salvatore, il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità. Uno solo, infatti, è Dio e uno solo anche il mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù, che ha dato se stesso in riscatto per tutti. Questa testimonianza egli l’ha data nei tempi stabiliti, e di essa io sono stato fatto messaggero e apostolo – dico la verità, non mentisco –, maestro dei pagani nella fede e nella verità.

VANGELO Gv 21, 1-14
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo. Il Signore Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaele di Cana di Galilea, i figli di Zebedeo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla. Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri. Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si squarciò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.

Vangelo

Come i discepoli. Lo scenario di questo brano è, ancora una volta, la Galilea. I discepoli sono tornati nel luogo dove tutto era iniziato, dove era iniziata anche la loro conoscenza del Signore. È qui che hanno ripreso la loro vita. “Andiamo a pescare”. È la loro abituale azione, è il lavoro di Pietro, di Andrea, di Giacomo, di Giovanni. Forse avevano dimenticato che, un giorno, proprio durante una pesca, avevano sentito la parola del Signore che aveva detto loro: “Vi farò pescatori di uomini”. Forse si erano rimessi a pescare per questo, perché non avevano ancora capito come e quando quella parola si sarebbe realizzata. Oppure si erano messi a pescare perché stanchi, perché stufi di quello che erano i loro giorni. Forse perché non volevano pensare troppo: lo sappiamo anche noi. Quando non vogliamo pensare alle cose della vita, soprattutto ai problemi che l’esperienza ci riserva, immergersi nel lavoro è una cosa geniale, ottima!

È a questi discepoli un po’ stanchi, un po’ incapaci di comprendere, che viene rivolta, di nuovo, la parola del Signore, conseguenza di quella presenza misteriosa sulla riva.

I due protagonisti principali sono Giovanni e Pietro.

Giovanni, l’uomo del silenzio, l’uomo delle intuizioni, l’uomo che, proprio per quella parola e proprio per l’abbondanza della pesca che deriva da quella parola, riconosce che è il Signore colui che se ne sta sulla riva e che attende il loro ritorno con il pesce fresco appena preso.

Pietro, l’uomo pratico, l’uomo che sa buttarsi, l’uomo che non sa propriamente mettere ordine nelle proprie azioni, l’uomo che vive anche di istinti, di cose immediate, di emozioni forti, di sensazioni uniche.

Sono questi due i discepoli che arrivano su quella riva dove è presente il Signore e sono questi due discepoli che fanno, ancora una volta, esperienza del Risorto, esperienza della sua presenza, esperienza della sua fedeltà. Quel pasto consumato sulla riva, con il fuoco di brace, con il pesce appena preso dal lago, sono, di nuovo, la conferma che il Signore c’è, è presente, si occupa di loro, condivide la loro storia, viene in aiuto alle loro fatiche, sorregge il passo di tutti.

Il nostro cammino di fede

Meditazione che ci ricorda le due anime differenti e complementari di coloro che invocano il Signore risorto, sperano nella sua presenza, attendono pazientemente il suo ritorno alla fine della storia.

L’anima di chi è contemplativo, l’anima di chi sa capire le cose per intuizione, l’anima di chi sente e vede verificarsi le grandi promesse del Signore nei giorni dell’uomo. Sono i tanti “San Giovanni” che sono presenti nella storia. Anime che hanno il compito di intuire, di intravvedere, di additare, di suggerire.

L’anima di chi è, invece, attivo, l’anima di chi si butta, l’anima di chi si lascia coinvolgere, l’anima di chi si getta a capofitto nelle cose, magari proprio perché sorretto dall’intuizione di altri, dall’indicazione di altri, dallo sguardo di altri. Le due anime sono complementari l’una con l’altra, non in opposizione, in stretta collaborazione.

Anche tra noi c’è chi ha questa capacità di intuire, di intravvedere, di appassionare. E c’è chi opera, chi si butta, chi non bada a troppi calcoli, chi si lascia coinvolgere.

Credo che alla fine di questa settimana in albis tutti possiamo chiederci come stiamo vivendo questi giorni santi e come stiamo interpretando questi momenti di fede pasquale che ci vengono donati.

Intenzioni di preghiera

Al di là di come viviamo noi, per indole, per carattere, per formazione, credo che sia bello, oggi, dare spazio ad un’ampia intercessione.

Forse non siamo proprio nel tempo delle visioni. Forse il nostro tempo è maggiormente quello di chi vive ripiegato su sé stesso. Chiediamo al Signore di illuminare alcune menti. Chiediamo al Signore di non far mancare, nella Chiesa, uomini che sappiano illuminare, attirare, spronare, con la loro intuizione, con il loro sentire. Chiediamo che la Chiesa non viva mai ripiegata, anche se non sono tempi belli. Chiediamo al Signore la grazia di avere uomini che sognano, uomini che si lasciano appassionare, uomini che sanno indicare la meta con la forza del cuore e della mente, con l’intuizione, il sogno, il richiamo, la profezia.

La Pasqua è una luce di grandissima forza che sostiene anche questo. Non rassegniamoci mai alle cose che capitano. Scuotiamo il cuore perché sia sempre attento ai richiami del Signore.

Chiediamo anche noi al Signore, come dono, di partecipare a quei sogni, a quelle profezie che la sua Pasqua porta nel mondo.

Allora saremo sicuri di quello che dovremo fare, forti dell’illuminazione che viene da Dio, sostenuti dalla Parola di salvezza e dalla forza dell’Eucarestia.

2023-04-11T16:15:00+02:00