Giovedì 15 maggio

Settimana della 4 domenica di Pasqua – Giovedì

La spiritualità di questo giorno

Questo giovedì ha una spiritualità del tutto particolare: lo si capisce bene dal titolo di questo giorno. È il “giovedì a metà della festa”. Cosa indica questo titolo? Perché questo giorno ha un titolo così originale? Perché siamo esattamente a metà del tempo di Pasqua. Questo tempo di gioia per il risorto vive oggi la sua metà ed è bene che noi tutti ne prendiamo consapevolezza in ordine alla responsabilità che dobbiamo vivere. Se è vero che siamo a metà del percorso, è anche vero che metà rimane ancora da vivere. Ecco il primo richiamo alla nostra anima: non perdiamo tempo, non perdiamo i giorni, anzi, custodiamoli perché possiamo vivere con fede e con gioia questo tempo sacro in onore del Signore risorto.

La Parola di questo giorno

LETTURA At 13, 13-42
Lettura degli Atti degli Apostoli

In quei giorni. Salpati da Pafo, Paolo e i suoi compagni giunsero a Perge, in Panfìlia. Ma Giovanni si separò da loro e ritornò a Gerusalemme. Essi invece, proseguendo da Perge, arrivarono ad Antiòchia in Pisìdia e, entrati nella sinagoga nel giorno di sabato, sedettero. Dopo la lettura della Legge e dei Profeti, i capi della sinagoga mandarono a dire loro: «Fratelli, se avete qualche parola di esortazione per il popolo, parlate!». Si alzò Paolo e, fatto cenno con la mano, disse: [«Uomini d’Israele e voi timorati di Dio, ascoltate. Il Dio di questo popolo d’Israele scelse i nostri padri e rialzò il popolo durante il suo esilio in terra d’Egitto, e con braccio potente li condusse via di là. Quindi sopportò la loro condotta per circa quarant’anni nel deserto, distrusse sette nazioni nella terra di Canaan e concesse loro in eredità quella terra per circa quattrocentocinquanta anni. Dopo questo diede loro dei giudici, fino al profeta Samuele. Poi essi chiesero un re e Dio diede loro Saul, figlio di Chis, della tribù di Beniamino, per quarant’anni. E, dopo averlo rimosso, suscitò per loro Davide come re, al quale rese questa testimonianza: “Ho trovato Davide, figlio di Iesse, uomo secondo il mio cuore; egli adempirà tutti i miei voleri”. Dalla discendenza di lui, secondo la promessa, Dio inviò, come salvatore per Israele, Gesù. Giovanni aveva preparato la sua venuta predicando un battesimo di conversione a tutto il popolo d’Israele. Diceva Giovanni sul finire della sua missione: “Io non sono quello che voi pensate! Ma ecco, viene dopo di me uno, al quale io non sono degno di slacciare i sandali”.] Fratelli, figli della stirpe di Abramo, e quanti fra voi siete timorati di Dio, a noi è stata mandata la parola di questa salvezza. Gli abitanti di Gerusalemme infatti e i loro capi non l’hanno riconosciuto e, condannandolo, hanno portato a compimento le voci dei profeti che si leggono ogni sabato; pur non avendo trovato alcun motivo di condanna a morte, chiesero a Pilato che egli fosse ucciso. Dopo aver adempiuto tutto quanto era stato scritto di lui, lo deposero dalla croce e lo misero nel sepolcro. Ma Dio lo ha risuscitato dai morti ed egli è apparso per molti giorni a quelli che erano saliti con lui dalla Galilea a Gerusalemme, e questi ora sono testimoni di lui davanti al popolo. E noi vi annunciamo che la promessa fatta ai padri si è realizzata, perché Dio l’ha compiuta per noi, loro figli, risuscitando Gesù, come anche sta scritto nel salmo secondo: “Mio figlio sei tu, io oggi ti ho generato”. Sì, Dio lo ha risuscitato dai morti, in modo che non abbia mai più a tornare alla corruzione, come ha dichiarato: “Darò a voi le cose sante di Davide, quelle degne di fede”. Per questo in un altro testo dice anche: “Non permetterai che il tuo Santo subisca la corruzione”. Ora Davide, dopo aver eseguito il volere di Dio nel suo tempo, morì e fu unito ai suoi padri e subì la corruzione. Ma colui che Dio ha risuscitato, non ha subìto la corruzione. Vi sia dunque noto, fratelli, che per opera sua viene annunciato a voi il perdono dei peccati. Da tutte le cose da cui mediante la legge di Mosè non vi fu possibile essere giustificati, per mezzo di lui chiunque crede è giustificato. [Badate dunque che non avvenga ciò che è detto nei Profeti: “Guardate, beffardi, stupite e nascondetevi, perché un’opera io compio ai vostri giorni, un’opera che voi non credereste se vi fosse raccontata!”». Mentre uscivano, li esortavano ad annunciare loro queste cose il sabato seguente.]

SALMO Sal 88 (89)

Il Signore è fedele per sempre.
Oppure: Alleluia, alleluia, alleluia.

Canterò in eterno l’amore del Signore,
di generazione in generazione
farò conoscere con la mia bocca la tua fedeltà,
perché ho detto: «È un amore edificato per sempre;
nel cielo rendi stabile la tua fedeltà». R

Ho trovato Davide, mio servo,
con il mio santo olio l’ho consacrato;
la mia mano è il suo sostegno,
il mio braccio è la sua forza. R

La mia fedeltà e il mio amore saranno con lui
e nel mio nome s’innalzerà la sua fronte.
Egli mi invocherà: «Tu sei mio padre,
mio Dio e roccia della mia salvezza». R

VANGELO Gv 7, 14-24
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo. Quando ormai si era a metà della festa, il Signore Gesù salì al tempio e si mise a insegnare. I Giudei ne erano meravigliati e dicevano: «Come mai costui conosce le Scritture, senza avere studiato?». Gesù rispose loro: «La mia dottrina non è mia, ma di colui che mi ha mandato. Chi vuol fare la sua volontà, riconoscerà se questa dottrina viene da Dio, o se io parlo da me stesso. Chi parla da se stesso, cerca la propria gloria; ma chi cerca la gloria di colui che lo ha mandato è veritiero, e in lui non c’è ingiustizia. Non è stato forse Mosè a darvi la Legge? Eppure nessuno di voi osserva la Legge! Perché cercate di uccidermi?». Rispose la folla: «Sei indemoniato! Chi cerca di ucciderti?». Disse loro Gesù: «Un’opera sola ho compiuto, e tutti ne siete meravigliati. Per questo Mosè vi ha dato la circoncisione – non che essa venga da Mosè, ma dai patriarchi – e voi circoncidete un uomo anche di sabato. Ora, se un uomo riceve la circoncisione di sabato perché non sia trasgredita la legge di Mosè, voi vi sdegnate contro di me perché di sabato ho guarito interamente un uomo? Non giudicate secondo le apparenze; giudicate con giusto giudizio!».

Vangelo

Il richiamo viene proprio dal Vangelo. Siamo in un contesto del tutto particolare, perché ci troviamo a metà della “festa delle capanne”, una festa molto solenne e molto sentita dagli ebrei che ha, nel suo centro, proprio il simbolo dell’acqua. Proprio nel giorno a metà della festa delle capanne si andava alla piscina di Siloe, si attingeva acqua e la si portava all’interno del tempio di Gerusalemme, versandola sull’altare. Era un rito simbolico che doveva ricordare a tutti la sete patita dai padri al tempo del deserto e il dono della sorgente dalla roccia che aveva caratterizzato la predicazione di Mosè. Un gesto rituale per ricordare un episodio antico. Gesù prende questo episodio lasciandolo sullo sfondo, vive il gesto rituale e proclama, però, qualcosa di diverso. Gesù richiama esplicitamente la legge, ovvero l’insegnamento di Mosè, ma non per farne una materia di studio, non per trarne qualcosa da leggere e da sapere poi a memoria, ma per avere una guida, una luce alla quale attingere, alla quale rivolgersi, con la quale essere in comunione costante, per giungere a quella salvezza eterna che è data a ciascuno. Gesù intende accendere il desiderio e, per questo, cita quello che era patrimonio della conoscenza di tutti, ovvero l’insegnamento di Mosè. Solo che il suo modo di insegnare è nuovo. Non prevede una conoscenza da studio, ma un’incarnazione nella vita. Gesù benedice la Scrittura, vive con fede i gesti predisposti dalla tradizione, ma vuole che non siano vuoti. Chiede che la lettura della Parola plasmi il modo di vivere e chiede che i gesti di fede sappiano comunicare esattamente quello che devono. Altrimenti si rischia di fare della fede una realtà molto lontana dal cuore, cosa che rovina il cammino. Non solo, realtà che spegne la bellezza dell’ispirazione che Dio permette ad ogni coscienza.

Atti

Credo che a tutti la pagina degli Atti sia sembrata lunga e difficile. Forse abbiamo anche vissuto un calo di attenzione mentre l’ascoltavamo o la leggevamo noi stessi. In effetti è un po’ così! Dietro questa parola di Dio ci sta un po’ quel concetto che il Vangelo ha invitato a superare: ovvero una lezione che sa di scuola, una lezione che chiede quasi di essere imparata, una lezione un po’ pedante. A volte accade anche questo perfino ai migliori maestri! Pur nel tentativo di convertire l’anima, pur nel tentativo di far brillare la Parola di Dio, anche il miglior predicatore, anche il miglior maestro potrebbe fallire e potrebbe rendere tutto più difficile e pesante di quanto sembra! Questo è l’insegnamento che gli Atti ci vogliono dare se noi li illuminiamo con la parola stessa del Vangelo. Se non siamo attenti noi a non spegnere la forza e la grazia che la Parola di Dio porta con sé, facilmente accade che la fede risulti un insegnamento, il cammino proposto un’imposizione e che la bellezza della fede venga offuscata da una serie di tradizioni che, senz’anima, non hanno nulla più da dire all’uomo.

Per noi e per il nostro cammino di fede

  • Cosa capita a noi?
  • Che genere di vita di fede abbiamo?

Credo che oggi anche noi, a metà dalla festa ma, come dicevo, con ancora metà del tempo pasquale da vivere davanti a noi, siamo chiamati a chiederci cosa vogliamo fare, come vogliamo vivere questo tempo, come vogliamo lasciare che la forza della Pasqua operi dentro di noi. Se anche noi crediamo che la fede sia solo un insegnamento da sapere, se anche noi abbiamo svuotato i simboli della fede e ripetiamo riti senza più sapere bene a cosa essi si riferiscono, abbiamo un richiamo per correggerci. La fede richiede l’adesione della vita e i riti sono dati proprio perché noi, con l’utilizzo serio dei simboli, impariamo a capire cosa è richiesto a ciascuno di noi e, al contempo, cosa viene donato a ciascuno di noi. È davvero così per tutti? Credo di no! Altrimenti non spiegheremmo la crisi che i riti stanno vivendo e il progressivo allontanamento di molti da una fede che diventa vita e che non è solo rito, attenzione al culto, dimensione liturgica. Oggi siamo tutti chiamati ad attingere, simbolicamente, quell’ “acqua viva” che già ha guidato il nostro percorso quaresimale, perché possiamo giungere a quella gioia di credere che deve caratterizzare il nostro tempo, la nostra esperienza ecclesiale, il nostro senso di comunità. Chiediamo a Maria, che continuiamo ad onorare in questo mese di maggio, di aiutarci a vivere bene questa dimensione, per non perdere la gioia che il Vangelo porta con sé e che vorrebbe mettere nell’animo di ciascuno di noi.

Esercizio per questo giorno di gioia

Cerchiamo di vivere bene questo “giovedì a metà della festa” per attingere nuova gioia e nuovo slancio per il nostro cammino.

2025-05-09T21:59:14+02:00