Settimana della 4 domenica di Pasqua – Venerdì
La spiritualità di questo giorno
Sullo sfondo della liturgia di oggi, collochiamo anche la memoria di San Luigi Orione, il grande santo della carità soprattutto praticata e vissuta verso gli ultimi, gli abbandonati, i rifiutati. È una spiritualità che, nel suo tempo, ha avuto grande risonanza, ma che è attualissima anche tra noi. Basti pensare quante volte papa Francesco ci ha richiamati ad essere solidali con gli ultimi, gli esclusi, gli emarginati.
La Parola di questo giorno
LETTURA At 13, 44-52
Lettura degli Atti degli Apostoli
Il sabato seguente quasi tutta la città si radunò per ascoltare la parola del Signore. Quando videro quella moltitudine, i Giudei furono ricolmi di gelosia e con parole ingiuriose contrastavano le affermazioni di Paolo. Allora Paolo e Bàrnaba con franchezza dichiararono: «Era necessario che fosse proclamata prima di tutto a voi la parola di Dio, ma poiché la respingete e non vi giudicate degni della vita eterna, ecco: noi ci rivolgiamo ai pagani. Così infatti ci ha ordinato il Signore: “Io ti ho posto per essere luce delle genti, perché tu porti la salvezza sino all’estremità della terra”». Nell’udire ciò, i pagani si rallegravano e glorificavano la parola del Signore, e tutti quelli che erano destinati alla vita eterna credettero. La parola del Signore si diffondeva per tutta la regione. Ma i Giudei sobillarono le pie donne della nobiltà e i notabili della città e suscitarono una persecuzione contro Paolo e Bàrnaba e li cacciarono dal loro territorio. Allora essi, scossa contro di loro la polvere dei piedi, andarono a Icònio. I discepoli erano pieni di gioia e di Spirito Santo.
SALMO Sal 41 (42) 42 (43)
Ha sete di te, Signore, l’anima mia.
Oppure: Alleluia, alleluia, alleluia.
Come la cerva anela ai corsi d’acqua,
così l’anima mia anela a te, o Dio.
L’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente:
quando verrò e vedrò il volto di Dio?
Manda la tua luce e la tua verità:
siano esse a guidarmi,
mi conducano alla tua santa montagna,
alla tua dimora. R
Verrò all’altare di Dio,
a Dio, mia gioiosa esultanza.
A te canterò sulla cetra,
Dio, Dio mio. R
VANGELO Gv 7, 25-31
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo. Alcuni abitanti di Gerusalemme dicevano: «Non è costui quello che cercano di uccidere? Ecco, egli parla liberamente, eppure non gli dicono nulla. I capi hanno forse riconosciuto davvero che egli è il Cristo? Ma costui sappiamo di dov’è; il Cristo invece, quando verrà, nessuno saprà di dove sia». Gesù allora, mentre insegnava nel tempio, esclamò: «Certo, voi mi conoscete e sapete di dove sono. Eppure non sono venuto da me stesso, ma chi mi ha mandato è veritiero, e voi non lo conoscete. Io lo conosco, perché vengo da lui ed egli mi ha mandato». Cercavano allora di arrestarlo, ma nessuno riuscì a mettere le mani su di lui, perché non era ancora giunta la sua ora. Molti della folla invece credettero in lui, e dicevano: «Il Cristo, quando verrà, compirà forse segni più grandi di quelli che ha fatto costui?».
Vangelo
Le due Scritture di oggi, pur narrando differenti realtà, hanno una cosa molto evidente in comune: il richiamo allo spirito della gelosia. La predicazione del Signore suscita gelosia. Il fatto che egli richiami molti uomini e donne per ascoltarlo, suscita irritazione da parte della gerarchia della fede. La sua parola, che non è come quella degli altri, ma è piena di richiami immediatamente comprensibili a tutti, fa sì che molti abbandonino le pratiche della fede rituali per giungere ad ascoltare Gesù. Ecco che immediatamente ci si divide. Ci sono coloro che sono ammirati dalla parola e dai miracoli che il Signore compie e che si chiedono: potrà esserci un Messia diverso da quello che vediamo e che compirà cose ancora maggiori di quelle che compie Gesù? Ma esiste anche il partito avverso, il partito di coloro che, invece, dubitano ed estendono a tutti il loro dubbio. Ci sono uomini, donne, che vanno dicendo che, poiché di Gesù conoscono le umili origini, non è il caso di pensare che egli sia il Messia! È un modo per annullare la difficoltà dell’ascolto ed è un modo per non credere al Signore. Forse, di per sé, anche un modo per non fare fatica nel cammino di fede. Meglio adagiarsi, meglio sedersi, meglio lasciar perdere ogni discorso di fede e rinchiudersi nella tradizione, senza mettersi troppo in gioco. Basta la “magia” di qualche rito. È un pensiero molto comune, è un modo per sfuggire a ciò che Dio, attraverso Gesù, chiede, ovvero anime che sappiano mettersi in moto, spinte dalla scintilla dell’amore.
Atti
Da questo punto di vista anche gli Atti ci stanno dicendo la stessa cosa. Le maggiori difficoltà che Paolo e gli altri apostoli hanno trovato nella loro predicazione, sono venute proprio dai giudei. L’ostacolo che è stato posto alla loro predicazione è proprio stato quello di non mostrare interesse per ciò che dicevano, anzi, c’è stato chi ha ostacolato fisicamente l’accesso alle predicazioni degli apostoli, perché non volevano che la gente giungesse alla verità. La verità è che Dio ama ogni uomo, non chiede sottomissione ma suscita libertà, non chiede monoliticità nel modo di pensare e di vivere la fede, ma, nella sua sapienza, opera perché uomini diversi, abbiano cammini diversi per santificarsi. Proprio a causa di questi ostacoli e difficoltà grandi, gli apostoli hanno iniziato a portare la Parola di Dio ai pagani, scoprendo un mondo! Anche tra i pagani c’è stato chi ha aderito alla proposta di fede e si è convertito. È così che Paolo comprende cosa è riservato alla sua vita: egli è chiamato ad essere l’apostolo delle genti, colui che rischiara con la sua parola la sua vita e la vita di tutti.
Per noi e per il nostro cammino di fede
- Cosa rischiara la mia vita di fede?
- Quanto percepisco la responsabilità che ho nel trasmettere la fede?
Credo che oggi tutti siamo invitati a sostare e a riflettere. Le Scritture ci hanno detto a chiare lettere che il nostro modo di fare, di parlare, di dire su temi di fede, può accendere nel cuore il desiderio di Dio o, al contrario, può spegnerlo. Dipende dal modo con cui noi parliamo, dal modo con cui ci comportiamo cosa passa nella mente e nel cuore degli altri. Così ci possono essere parole e modi di fare che sanno testimoniare la fede e, al contrario, modi di parlare e di dire che la uccidono.
In un momento storico in cui il cristianesimo, almeno in Occidente, non brilla, in un momento in cui la Chiesa ha realmente bisogno di testimoni, dovremmo comprendere e capire bene che siamo noi coloro che sono chiamati a fare di tutto perché dalle parole, dai gesti, dal modo di dire e di fare passi tutto ciò che abbiamo nel cuore. Credo che oggi possiamo chiedere alla Beata Vergine Maria questo aiuto: un’illuminazione interiore perché davvero possa passare anche attraverso di noi una testimonianza al Figlio suo. È quello che ci auguriamo mentre concludiamo anche questa settimana e mentre ci prepariamo alla domenica in onore del Signore risorto.
Esercizio per questo giorno di gioia
Un utile esercizio potrebbe essere quello di pensare a quale responsabilità abbiamo tutti nella testimonianza della fede.