Settimana della 7 domenica dopo Pentecoste – mercoledì
La spiritualità di questo giorno
San Bonaventura, che oggi ricordiamo, è uno dei grandi intellettuali, uno dei grandi fari del Medioevo. Lo ricordiamo come grande dottore della Chiesa che ha aiutato a chiarire come giungere, con una mente illuminata, a comprendere sempre meglio qualcosa del mistero di Dio, verso il quale tutti siamo in cammino. Potremmo intitolare la riflessione di oggi: non con la forza, ma con l’amore e con la carità.
La Parola di questo giorno
LETTURA Gdc 1, 1-8
Lettura del libro dei Giudici
In quei giorni. Dopo la morte di Giosuè, gli Israeliti consultarono il Signore dicendo: «Chi di noi salirà per primo a combattere contro i Cananei?». Il Signore rispose: «Salirà Giuda: ecco, ho messo la terra nelle sue mani». Allora Giuda disse a suo fratello Simeone: «Sali con me nel territorio che mi è toccato in sorte, e combattiamo contro i Cananei; poi anch’io verrò con te in quello che ti è toccato in sorte». Simeone andò con lui. Giuda dunque salì, e il Signore mise nelle loro mani i Cananei e i Perizziti; sconfissero a Bezek diecimila uomini. A Bezek trovarono Adonì-Bezek, l’attaccarono e sconfissero i Cananei e i Perizziti. Adonì-Bezek fuggì, ma essi lo inseguirono, lo catturarono e gli amputarono i pollici e gli alluci. AdonìBezek disse: «Settanta re, con i pollici e gli alluci amputati, raccattavano gli avanzi sotto la mia tavola. Dio mi ripaga quel che ho fatto». Lo condussero poi a Gerusalemme, dove morì. I figli di Giuda attaccarono Gerusalemme e la presero; la passarono a fil di spada e l’abbandonarono alle fiamme.
SALMO Sal 17 (18)
Sei tu, Signore, la mia potente salvezza.
Ti amo, Signore, mia forza,
perché tu salvi il popolo dei poveri.
Con te mi getterò nella mischia,
con il mio Dio scavalcherò le mura. R
La via di Dio è perfetta,
egli è scudo per chi in lui si rifugia.
Ha addestrato le mie mani alla battaglia,
le mie braccia a tendere l’arco di bronzo. R
Hai spianato la via ai miei passi,
i miei piedi non hanno vacillato.
Viva il Signore e benedetta la mia roccia,
sia esaltato il Dio della mia salvezza. R
VANGELO Lc 9, 51-56
Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo. Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, il Signore Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme e mandò messaggeri davanti a sé. Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l’ingresso. Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme. Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». Si voltò e li rimproverò. E si misero in cammino verso un altro villaggio.
Giudici
Anzitutto il testo storico del libro dei Giudici. È una delle tante pagine che ci raccontano di guerre, battaglie, azioni di forza che, come in ogni guerra, anche Israele ha vissuto ed ha fatto vivere ad altri popoli. È chiaro l’intento del narratore: egli non nasconde come si arrivò alla conquista della terra dei padri anche attraverso la forza. Il tema che prevale, però, non è quello della guerra, quello della forza, ma quello della vittoria che viene concessa su popoli che non adorano il vero Dio. Per noi è sempre molto difficile il confronto con queste pagine, ma per la mentalità e il tempo in cui sono state scritte, contesto dal quale non possiamo sganciare il testo biblico, era del tutto normale pensare che Dio sostiene i “suoi” contro gli altri. Anche l’azione di amputazione dei pollici e degli alluci ci fa giustamente orrore. È una vendetta, è un modo per umiliare i vinti. È una cosa che era nella mentalità di tutti i popoli antichi. Una cosa, a quel tempo, che non destava orrore. Grazie a Dio la mente si “evolve” e se si evolve è anche grazie al Vangelo.
Vangelo
Nel Vangelo troviamo l’insegnamento del Signore con il quale ci troviamo subito d’accordo. Siamo di fronte ad un villaggio di Samaritani che non vuole accoglierlo. È una dimostrazione di ostilità che, come sappiamo bene, era normale al tempo di Gesù e molto documentata nella Scrittura. I discepoli vorrebbero reagire a questa dimostrazione di ostilità con la forza. Chiedono il permesso per invocare una punizione dal cielo che distrugga questa città: che diritto ha di vivere chi non ha accolto il Signore? Gesù ferma il discepolo pieno d’ira e pronto all’azione di forza: non è così che si converte il mondo. Piuttosto la benevolenza, la carità, la comprensione anche quando sembra eccessiva. Sono questi i segni che occorre vivere e far vivere, così che appaia chiaro che il cristiano è l’uomo che ama il suo nemico, che prega per chi gli si oppone. È il versante pratico dell’insegnamento delle beatitudini. Così come il Signore ha insegnato egli agisce. Così che il discepolo capisca e si adegui anche con il suo comportamento. Se vogliamo le due letture sono un richiamo perché il credente non ceda mai alla mentalità di forza del suo tempo ma, in ogni tempo, faccia brillare comprensione e carità.
Per noi e per il nostro cammino di fede
Nonostante l’insegnamento del Signore, nonostante l’insegnamento dei grandi santi, noi siamo ancora qui a sperare che i nostri “nemici”, i nostri “oppositori” non abbiano la meglio. Nella vita continuiamo tutti ad opporci, a dividerci, a rimarcare le ragioni che abbiamo e, come tutti sappiamo fin troppo bene, questo ci divide, ci separa, spesso ci ferisce o anche scandalizza la comunità. Facciamo sempre molta fatica ad andare d’accordo e questo possiamo anche capirlo, ma facciamo sempre molta fatica a pensare con benevolenza la relazione con l’oppositore, il nemico, il diverso. Si fa prima ad annientarlo. Per annientare, poi, non ci si riferisce alla fisicità dell’azione. Basta molto meno. Basta uno sguardo negato, una parola spenta, un gesto non compiuto… talvolta facciamo percepire benissimo a qualcuno che non siamo in sintonia con lui utilizzando questo modo di fare. Il Signore, con questa parola, ci dice che, se facciamo così, non siamo poi molto distanti da chi ha provocato guerre, ucciso persone, umiliato i vinti. Se in noi non c’è la forza della comprensione, l’attenzione alla costante ricerca dell’unità, il desiderio di stare insieme agli altri, anche lasciando qualcosa a cui siamo molto legati, non c’è vita cristiana! Il Vangelo di oggi è, dunque, molto esigente. Chiediamo anche a San Bonaventura, che ha studiato molto ed ha insegnato con rigore e con precisione, di aiutarci ad illuminare la nostra mente, perché possiamo giungere a quella meta di gloria nella quale lo vediamo coronato di onore.