Dedicazione del Duomo di Milano
Per introdurci
Come sempre, come ogni anno, in questa terza domenica del mese di ottobre celebriamo la dedicazione della Chiesa cattedrale. Sappiamo bene, credo, che è una festa nella quale vogliamo sentirci tutti partecipi della comunità diocesana, rinsaldare i nostri legami con il Vescovo, vivere la nostra appartenenza al popolo che Dio si è scelto.
- Come possiamo pregare oggi?
- Come celebrare la cattedrale mentre ricordiamo i 15 anni di vita della nostra comunità pastorale?
La Parola di Dio
LETTURA Bar 3, 24-38
Lettura del profeta Baruc
O Israele, quanto è grande la casa di Dio, quanto è esteso il luogo del suo dominio! È grande e non ha fine, è alto e non ha misura! Là nacquero i famosi giganti dei tempi antichi, alti di statura, esperti nella guerra; ma Dio non scelse costoro e non diede loro la via della sapienza: perirono perché non ebbero saggezza, perirono per la loro indolenza. Chi è salito al cielo e l’ha presa e l’ha fatta scendere dalle nubi? Chi ha attraversato il mare e l’ha trovata e l’ha comprata a prezzo d’oro puro? Nessuno conosce la sua via, nessuno prende a cuore il suo sentiero. Ma colui che sa tutto, la conosce e l’ha scrutata con la sua intelligenza, colui che ha formato la terra per sempre e l’ha riempita di quadrupedi, colui che manda la luce ed essa corre, l’ha chiamata, ed essa gli ha obbedito con tremore. Le stelle hanno brillato nei loro posti di guardia e hanno gioito; egli le ha chiamate ed hanno risposto: «Eccoci!», e hanno brillato di gioia per colui che le ha create. Egli è il nostro Dio, e nessun altro può essere confrontato con lui. Egli ha scoperto ogni via della sapienza e l’ha data a Giacobbe, suo servo, a Israele, suo amato. Per questo è apparsa sulla terra e ha vissuto fra gli uomini.
Oppure:
LETTURA Ap 1, 10; 21, 2-5
Lettura del libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo
Io, Giovanni, fui preso dallo Spirito nel giorno del Signore, e vidi la città santa, la Gerusalemme nuova, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. Udii allora una voce potente, che veniva dal trono e diceva: «Ecco la tenda di Dio con gli uomini! Egli abiterà con loro ed essi saranno suoi popoli ed egli sarà il Dio con loro, il loro Dio. E asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non vi sarà più la morte né lutto né lamento né affanno, perché le cose di prima sono passate». E Colui che sedeva sul trono disse: «Ecco, io faccio nuove tutte le cose». E soggiunse: «Scrivi, perché queste parole sono certe e vere».
SALMO Sal 86 (87)
Di te si dicono cose gloriose, città di Dio!
Sui monti santi egli l’ha fondata;
il Signore ama le porte di Sion
più di tutte le dimore di Giacobbe. R
Iscriverò Raab e Babilonia
fra quelli che mi riconoscono;
ecco Filistea, Tiro ed Etiopia:
là costui è nato. R
Si dirà di Sion:
«L’uno e l’altro in essa sono nati
e lui, l’Altissimo, la mantiene salda». R
Il Signore registrerà nel libro dei popoli:
«Là costui è nato».
E danzando canteranno:
«Sono in te tutte le mie sorgenti». R
EPISTOLA 2Tm 2, 19-22
Seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo
Carissimo, le solide fondamenta gettate da Dio resistono e portano questo sigillo: «Il Signore conosce quelli che sono suoi», e ancora: «Si allontani dall’iniquità chiunque invoca il nome del Signore». In una casa grande però non vi sono soltanto vasi d’oro e d’argento, ma anche di legno e di argilla; alcuni per usi nobili, altri per usi spregevoli. Chi si manterrà puro da queste cose, sarà come un vaso nobile, santificato, utile al padrone di casa, pronto per ogni opera buona. Sta’ lontano dalle passioni della gioventù; cerca la giustizia, la fede, la carità, la pace, insieme a quelli che invocano il Signore con cuore puro.
VANGELO Mt 21, 10-17
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo
In quel tempo. Mentre il Signore Gesù entrava in Gerusalemme, tutta la città fu presa da agitazione e diceva: «Chi è costui?». E la folla rispondeva: «Questi è il profeta Gesù, da Nàzaredi Galilea». Gesù entrò nel tempio e scacciò tutti quelli che nel tempio vendevano e compravano; rovesciò i tavoli dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombe e disse loro: «Sta scritto: “La mia casa sarà chiamata casa di preghiera”. Voi invece ne fate un covo di ladri». Gli si avvicinarono nel tempio ciechi e storpi, ed egli li guarì. Ma i capi dei sacerdoti e gli scribi, vedendo le meraviglie che aveva fatto e i fanciulli che acclamavano nel tempio: «Osanna al figlio di Davide!», si sdegnarono, e gli dissero: «Non senti quello che dicono costoro?». Gesù rispose loro: «Sì! Non avete mai letto: “Dalla bocca di bambini e di lattanti hai tratto per te una lode”?». Li lasciò, uscì fuori dalla città, verso Betània, e là trascorse la notte.
Baruc
Vorrei anzitutto sostare con voi su una parola che abbiamo udito nella prima lettura dal profeta Baruc: “O Israele, quanto è grande la casa di Dio, quanto è esteso il luogo del suo dominio! È grande e non ha fine, è alto e non ha misura! Là nacquero i famosi giganti dei tempi antichi, alti di statura, esperti nella guerra; ma Dio non scelse costoro e non diede loro la via della sapienza: perirono perché non ebbero saggezza, perirono per la loro indolenza”. Il profeta ci sta dicendo che un uomo non è grande per le sue doti fisiche, o per la forza che scopre dentro di sé. Il riferimento ai “giganti” è un modo mitico per dire questo: un uomo non conta per la sua forza. Un uomo è davvero grande quando si sente partecipe della creazione di Dio e il modo per sentirsi partecipe di questa creazione è quello di edificare il popolo di Dio, ovvero la sua casa. Il profeta ci sta dicendo che più cresce la consapevolezza di appartenere a quel popolo fatto di uomini e di donne di fede che ama Dio, loda il suo nome, si interroga sulla sua volontà, più si cresce in sapienza. La sapienza di Dio è data a uomini singoli, certamente, ma è una sapienza che cresce solo quando le varie sapienze degli uomini si mettono insieme, quando generano comunione, quando tutti prendono consapevolezza che la benevolenza di Dio abita tutto l’universo e continuamente chiama alla comunione con lui. Anche in questo popolo di Dio ci sono dei giganti, che sono le persone che hanno avuto una misura abbondantissima di fede, le persone che hanno saputo seguire il Signore diventando esempio per gli altri. Oggi, ricordando il Duomo di Milano, possiamo farci venire in mente moltissime persone di fede che hanno reso grande la nostra chiesa, perché è una grazia il fatto che la Chiesa ambrosiana sia unica per numero di santi e beati canonizzati, ma anche per tanta gente di fede che, con il suo modo di credere, ci ha lasciato anche opere di fede che ci ricordano la bellezza del credere. Prima opera e più grande di tutte è proprio il Duomo, costruito per la benevolenza dei milanesi e, come sappiamo, non tanto con grandi donazioni, che hanno dato origine all’opera, ma con la costanza delle offerte di tanti fedeli, anche di uomini e di donne lontani dalla Chiesa, ma desiderosi di partecipare ad un’opera comune che fosse a lode di Dio. E’ per questo che noi oggi possiamo guardare con ammirazione al Duomo e sentirci figli di Dio mentre varchiamo la soglia di questa chiesa che è di tutti i fedeli e, quindi, anche nostra. Così comprendiamo ancora le parole con cui si concludeva la lettura, che ci ricordano che tutti i figli di Dio vivono sulla terra con il compito di rivelare qualcosa della sua grandezza e sapienza. Questo è il compito che spetta a noi come battezzati ed è, in generale, il compito della Chiesa.
Timoteo
Paolo, nella lettera a Timoteo, ricorda come è fatta la sua chiesa. Con un noto paragone ricorda al suo fedele amico e collaboratore che: “nella casa di Dio ci sono molti vasi, alcuni per usi più nobili altri per usi più comuni”. Ricordare una chiesa, festeggiare una chiesa, come può anche essere il Duomo, non può mai e non è solo una questione di celebrare spazi, opere d’arte, architetture suggestive e significative nel panorama di una società. Festeggiare una Chiesa è ricordare la bellezza e la varietà di anime che sono presenti in una comunità viva. In una chiesa molti fedeli hanno compiti diversi, alcuni più in vista, più appariscenti, altri meno; alcuni più immediatamente utili alla comunità, altri meno; tutti, però, sono uniti dal desiderio di appartenere alla comunità stessa e di servire Dio con il proprio servizio o anche solo con la propria presenza. San Paolo ci ricorda che il primo compito di una Chiesa è proprio quello di radunare la gente. A cosa serve la comunità cristiana? A cosa serve una Chiesa, intesa anche come edificio? A radunare la gente, a radunare tutti quegli uomini e quelle donne di buona volontà che sperano, pregano, lodano insieme il Signore. Questa visibilità della comunità cristiana, questa visibilità della Chiesa, questo essere evento pubblico, aperto a tutti, dice la missione della Chiesa, chiamata, in tutti i luoghi della terra a fra conoscere il Dio di Gesù Cristo.
Vangelo
Infine il Vangelo. Con un’azione simbolica e con un fatto della sua vita, Gesù ricorda come la chiesa debba sempre contenere due case. La prima casa, la casa della preghiera. È l’insegnamento che nasce dalla azione simbolica del Signore. Proprio nel tempio di Gerusalemme, dove avevano agito tanti profeti e dove molti di loro non avevano avuto accoglienza, il Signore Gesù decide di vivere un’azione simbolica che, idealmente, si riallaccia proprio a quella dei profeti. Nel primo cortile del tempio erano presenti i mercanti che vendevano tutto ciò che era necessario per il sacrificio, ovvero gli animali, a tutti i fedeli che giungevano dalle più disparate comunità ebraiche disperse nel mondo. È per questo che erano presenti anche i cambiamonete e possiamo immaginare il mercato che nasceva da queste operazioni. Il Signore intende purificare il tempio e, cacciando tutti i mercanti, ricorda a cosa serviva il tempio nella sua accezione originaria: esso era la casa di Dio, la casa della preghiera. Quanto titolo passa alla Chiesa che deve sempre essere casa di preghiera, luogo per l’incontro di Dio con gli uomini e degli uomini con Dio; esattamente come, un giorno lontano nel tempo, aveva detto Salomone.
C’è però uan seconda parte del Vangelo: quando Gesù esce dal tempio, dopo questa fortissima azione simbolica, egli si rifugia a Betania, la casa dell’amicizia, la città di Maria, di Marta, di Lazzaro, come sappiamo bene. Gesù in questo modo intende dire che la chiesa deve essere sempre anche questa seconda casa, deve essere casa dell’amicizia. Non solo luogo dove si loda Dio, ma anche luogo delle relazioni fraterne, luogo dove si cresce insieme ad altri, luogo dove le relazioni si uniscono e si fondono e dove si percepisce l’importanza e la bellezza di essere un unico popolo che insieme, anche quando non ci si conosce, loda Dio. Le diverse voci che si fondono in una chiesa per pregare, per lodare, per cantare, dicono la bellezza dell’essere parte di un popolo che è tutto orientato verso il Signore e che non perde occasione per stare insieme unito nella lode di Dio altissimo.
Per il nostro cammino
Ecco, in sintesi, le risposte alle nostre domande di partenza. Perché festeggiare il Duomo? Come sentirsi parte di questa comunità grande che è la Chiesa diocesana?
Sentendoci parte di un popolo che, insieme loda, prega, spera. L’unione è data dal Vescovo. Riconoscendoci fedeli attorno alla sua cattedra noi tutti percepiamo che i confini della chiesa sono infiniti. Nel sapere che non esiste, che non c’è solo la nostra piccola comunità, noi scopriamo la bellezza dell’essere parte di un popolo che ha anche dei giganti. Pensiamo, per esempio, anche solo ai grandi santi vescovi dello scorso secolo: Ferrari, Schuster, Montini, ma anche alla grandezza di un Martini, che tutti abbiamo conosciuto, amato apprezzato. Per non dire di altre figure di santi del secolo scorso proprio a Milano, tra i quali Suor Enrichetta, la mamma di San Vittore; fra Cecilio, il custode del convento dei francescani, Santa Gianna Beretta Molla, il medico amante della vita… Noi siamo parte di un popolo così, di un popolo che ha figure di santi eccelsi e nobili. Le moltissime statue che sono sul Duomo ce lo ricordano e noi non solo le veneriamo ammirati, ma dovremo diventare desiderosi di far parte di questo popolo che sa lodare il nome di Dio e sa attingere forza dalla sua tradizione di fede.
Non solo però l’ammirazione, ma, come dicevo, tutti oggi dovremmo chiederci: qual è il mio posto in questa chiesa? Quale il mio compito? Magari il mio compito è solo quello di essere presente nelle funzioni. È già un compito di primaria importanza. Essere qui anche solo per questo dice già un’appartenenza, dice già una ricchezza, dice già come sentirsi parte di un popolo che ha molti carismi e che vive molte manifestazioni diverse del suo amore per Dio. E’ importante che noi, anche solo lasciandoci radunare nel nome del Signore, avvertiamo la bellezza e la forza di questa nostra presenza davanti al Signore.
Infine credo che tutti siamo chiamati a prendere consapevolezza della forza della preghiera e a cercare nella Chiesa edificio anzitutto questo. Lo scorso anno abbiamo dedicato tutte le più importanti riflessioni e formazioni proprio al tema della preghiera. Non dimentichiamole! Cerchiamo di fare davvero in modo che la nostra chiesa sia “casa di preghiera” lo abbiamo già fatto in questo inizio di anno pastorale, lo facciamo sempre, lo faremo ancora anche in forme rilevanti, come quella a cui saremo chiamati il prossimo martedì. Non dimentichiamoci mai che la Chiesa è casa di preghiera. Così impariamo anche un modo di stare in chiesa, di entrare nella chiesa, di vivere la chiesa: quel modo che è fatto di silenzio, di rispetto, di attenzione per la preghiera degli altri, evitando di rendere noi per primi la chiesa un mercato, cosa non gradita dal Signore come abbiamo sentito e meditato.
Impariamo a capire che tutti siamo parte di questa chiesa, nella quale siamo sempre figli amati, attesi, invitati alla preghiera, alla relazione fraterna e al servizio.