Domenica 15 novembre – 1 di Avvento

1° Domenica di Avvento

Ci sono diversi modi di vivere. Ci sono diversi modi per interpretare il tempo in cui ci è dato di vivere. C’è chi non se ne cura, c’è chi vive pieno di ansie e preoccupazioni, c’è chi tenta di dominare cose, eventi e perfino persone. Ma qual è il modo di vivere del cristiano? In che cosa il modo di vivere del cristiano differisce da quello di tutti gli altri? Il cristiano è – o dovrebbe essere –  l’uomo della sapienza. L’uomo, cioè, che sa guardare ogni cosa che accade nella vita del mondo come nella vita personale, alla luce di Cristo, sapienza incarnata. È questa la sapienza che anche noi vorremmo assumere. È questa la sapienza che anche noi vorremmo ottenere in questo avvento nel quale, alla luce della Parola di Dio, cerchiamo diversi atteggiamenti di sapienza verso i quali orientare la nostra vita. A partire da oggi e da questa prima settimana di avvento, nella quale vogliamo riflettere su quella sapienza particolare che è il saper discernere i segni dei tempi.

Isaia

Is 24, 16b-23
Lettura del profeta Isaia

Io dico: «Guai a me! Guai a me! Ohimè!». I perfidi agiscono perfidamente, i perfidi operano con perfidia. Terrore, fossa e laccio ti sovrastano, o abitante della terra. Avverrà che chi fugge al grido di terrore cadrà nella fossa, chi risale dalla fossa sarà preso nel laccio, poiché cateratte dall’alto si aprono e si scuotono le fondamenta della terra. A pezzi andrà la terra, in frantumi si ridurrà la terra, rovinosamente crollerà la terra. La terra barcollerà come un ubriaco, vacillerà come una tenda; peserà su di essa la sua iniquità, cadrà e non si rialzerà. Avverrà che in quel giorno il Signore punirà in alto l’esercito di lassù e in terra i re della terra. Saranno senza scampo incarcerati, come un prigioniero in una prigione sotterranea, saranno rinchiusi in un carcere e dopo lungo tempo saranno puniti. Arrossirà la luna, impallidirà il sole, perché il Signore degli eserciti regna sul monte Sion e a Gerusalemme, e davanti ai suoi anziani risplende la sua gloria.

Corinzi

1Cor 15, 22-28
Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi

Fratelli, come in Adamo tutti muoiono, così in Cristo tutti riceveranno la vita. Ognuno però al suo posto: prima Cristo, che è la primizia; poi, alla sua venuta, quelli che sono di Cristo. Poi sarà la fine, quando egli consegnerà il regno a Dio Padre, dopo avere ridotto al nulla ogni Principato e ogni Potenza e Forza. È necessario infatti che egli regni finché non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi. L’ultimo nemico a essere annientato sarà la morte, perché ogni cosa ha posto sotto i suoi piedi. Però, quando dice che ogni cosa è stata sottoposta, è chiaro che si deve eccettuare Colui che gli ha sottomesso ogni cosa. E quando tutto gli sarà stato sottomesso, anch’egli, il Figlio, sarà sottomesso a Colui che gli ha sottomesso ogni cosa, perché Dio sia tutto in tutti.

Vangelo

Mc 13, 1-27
✠ Lettura del Vangelo secondo Marco

In quel tempo. Mentre il Signore Gesù usciva dal tempio, uno dei suoi discepoli gli disse: «Maestro, guarda che pietre e che costruzioni!». Gesù gli rispose: «Vedi queste grandi costruzioni? Non sarà lasciata qui pietra su pietra che non venga distrutta». Mentre stava sul monte degli Ulivi, seduto di fronte al tempio, Pietro, Giacomo, Giovanni e Andrea lo interrogavano in disparte: «Di’ a noi: quando accadranno queste cose e quale sarà il segno quando tutte queste cose staranno per compiersi?». Gesù si mise a dire loro: «Badate che nessuno v’inganni! Molti verranno nel mio nome, dicendo: “Sono io”, e trarranno molti in inganno. E quando sentirete di guerre e di rumori di guerre, non allarmatevi; deve avvenire, ma non è ancora la fine. Si solleverà infatti nazione contro nazione e regno contro regno; vi saranno terremoti in diversi luoghi e vi saranno carestie: questo è l’inizio dei dolori. Ma voi badate a voi stessi! Vi consegneranno ai sinedri, sarete percossi nelle sinagoghe e comparirete davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro. Ma prima è necessario che il Vangelo sia proclamato a tutte le nazioni. E quando vi condurranno via per consegnarvi, non preoccupatevi prima di quello che direte, ma dite ciò che in quell’ora vi sarà dato: perché non siete voi a parlare, ma lo Spirito Santo. Il fratello farà morire il fratello, il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato. [Quando vedrete l’abominio della devastazione presente là dove non è lecito – chi legge, comprenda –, allora quelli che si trovano nella Giudea fuggano sui monti, chi si trova sulla terrazza non scenda e non entri a prendere qualcosa nella sua casa, e chi si trova nel campo non torni indietro a prendersi il mantello. In quei giorni guai alle donne incinte e a quelle che allattano! Pregate che ciò non accada d’inverno; perché quelli saranno giorni di tribolazione, quale non vi è mai stata dall’inizio della creazione, fatta da Dio, fino ad ora, e mai più vi sarà. E se il Signore non abbreviasse quei giorni, nessuno si salverebbe. Ma, grazie agli eletti che egli si è scelto, ha abbreviato quei giorni. Allora, se qualcuno vi dirà: “Ecco, il Cristo è qui; ecco, è là”, voi non credeteci; perché sorgeranno falsi cristi e falsi profeti e faranno segni e prodigi per ingannare, se possibile, gli eletti. Voi, però, fate attenzione! Io vi ho predetto tutto.] In quei giorni, dopo quella tribolazione, “il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte”. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo».

Vangelo

A dirlo è Gesù nel Vangelo. La scena è quella di una contemplazione estetica: la visione del tempio di Gerusalemme. Ogni pio ebreo rimaneva stupito e, al tempo stesso, pieno di orgoglio per quell’opera incredibilmente bella, affascinante, coinvolgente. Un po’ come noi quando ammiriamo la cattedrale, il Duomo di Milano o altri monumenti che la fede ha permesso all’uomo di realizzare. Gesù è immerso nella stessa scena, vede le stesse cose e, come sappiamo, anche il suo spirito era pieno di ammirazione, ogni volta che si recava nel tempio. Eppure vede le medesime cose che vedono i discepoli ma da un altro punto di vista. Non certo quello di chi rimane pieno di pura contemplazione, ma, piuttosto, quello di chi insegna a leggere i segni dei tempi. Era chiaro che i Romani avevano desiderio di sottomettere Israele una volta per tutte. Gesù capisce che, quando questo avverrà, coinvolgerà il tempio, perché è il simbolo dell’ebraismo, è il simbolo di Gerusalemme, è il simbolo delle tradizioni. Impossibile pensare alla devastazione di Gerusalemme senza distruggere il tempio. Gesù legge i segni dei tempi e, con sapienza, ne parla. Tuttavia non solo questo: Gesù non solo legge i segni dei tempi imminenti, ma guarda oltre, chiede all’uomo di non fermarsi solo alla storia nella quale è immerso, ma chiede di aprirsi con sapienza ad uno sguardo sul tempo futuro, sul tempo di Dio, vero fine verso il quale tutte le realtà sono dirette. È per questo che Gesù dice di non preoccuparsi delle cose contingenti, delle cose della vita, se non dopo essersi presi cura della fede. Anzi, delle cose della vita e delle preoccupazioni del proprio tempo bisogna farsi carico, ma non alla luce di una sapienza qualsiasi, ma solamente alla luce di quella sapienza che viene dalla fede e alla quale si accede solo con la preghiera. Solo con la fedele ed umile sequela del Figlio di Dio che rivela la sapienza del Padre è possibile interpretare i segni dei tempi e continuare quel cammino che deve condurre all’incontro con Dio. Questa è la sapienza della fede.

Isaia

Altrimenti accade ciò che diceva il profeta Isaia. Vivere senza la fede è condizione per sprofondare nella difficoltà, nell’incapacità di interpretare non solo il proprio tempo, ma tutte le cose della vita. Accade come quando uno è inseguito e, in preda al terrore, cade in una fossa che non vede, senza riuscire così a sfuggire al suo inseguitore, o come quando uno barcolla come un ubriaco, senza riuscire più a trovare la strada, o come quando si è senza luce e si perde l’orientamento. Immagini molto evocative, che dicono che, quando i punti di riferimento sono scossi, saltano, sembrano sovvertiti, tutto ciò che concerne la vita dell’uomo va in crisi e se manca la sapienza della fede, si soccombe, non si sa più come fare, non si sa più dove guardare, non si comprende più da che parte dirigersi.

Corinzi

Anche il profeta era dello stesso avviso. Quando capita che “Dio non è tutto in tutti”, quando va in crisi la fede, diremmo noi, allora tutto risulta in qualche modo sovvertito, si perde il gusto di vivere, si cade in preda all’ansietà della vita. In una parola si soccombe.

Provocazioni di sapienza:

  • Come viviamo noi?
  • Quali sono i segni dei tempi?

Credo che tutti ci rivediamo nei testi sacri che abbiamo ascoltato. Direi che la cifra di questo tempo è l’incertezza.

L’incertezza che nasce da un ansia di notizie che cerchiamo in questo tempo di pandemia e che poi non sappiamo interpretare.

L’incertezza che viene dal non sapere cosa fare per modificare gli stili di vita che ci hanno dato pace e serenità e che vorremmo ritrovare al più presto.

L’incertezza che viene dalla salute ed ora che ci sentiamo più colpiti, ora che vediamo anche nella nostra città un numero crescente di malati o contagiati dal virus, tutto diventa ancora più difficile, perché avvertiamo che la cosa ci riguarda molto da vicino.

L’incertezza che si è poi riaccesa nei recenti e deplorevoli attentati anche alla fede, ai suoi segni, ai suoi simboli e ai suoi figli o anche ai suoi rappresentanti.

L’incertezza del futuro è la sintesi di tutto, quell’incertezza che ci fa perdere ogni gusto per il presente o quasi e che si trasforma, poi, in solitudine, in ansietà, in preoccupazione…

Incertezza che induce molti a rifugiarsi in mondi virtuali, paralleli, o, ancora peggio, nel mondo dell’illusione delle droghe che coinvolgono, anche tra noi, moltissime persone. Ciò distrugge la famiglia, la società, i giovani e porta, come pure abbiamo visto, all’esplosione della violenza e alla contestazione.

I segni dei tempi che vediamo, sono segni che ci inquietano e che ci spaventano. “L’uomo aspira ad una gioia senza fine, vuole godere oltre ogni limite, anela all’infinito. Ma dove Dio non c’è questo non gli è concesso. E così deve essere lui stesso a creare la menzogna, il falso infinito”. Così ci avvertiva, già anni fa, papa Benedetto XVI. Aveva intuito i segni dei tempi, quelli a cui non abbiamo creduto e di cui, ora, vediamo gli effetti catastrofici.

Dobbiamo vivere in modo da mostrare che l’infinito di cui abbiamo bisogno può venire soltanto da Dio; che Dio è la nostra necessità per poter far fronte alle tribolazioni del nostro tempo, che, in un certo senso, dobbiamo mobilitare tutte le forze dell’anima e del bene perché si imponga l’immagine vera contro quella falsa e possa spezzarsi l’ininterrotto circuito del male” – diceva ancora il Papa.

Ecco la sapienza della fede di cui abbiamo bisogno. Saper interpretare i segni dei tempo non significa pensare a chissà quale altra catastrofe debba incombere sull’uomo e sul mondo. Significa piuttosto aver capito, anche a partire dalla situazione che viviamo da mesi, che una sola è la via di uscita, uno solo è l’appello accorato di Dio, una sola è la sapienza da abbracciare: quella della fede. Senza Dio non si vive. Con Dio tutto diventa possibile, anche la resistenza nei tempi avversi, la ricerca di felicità nei tempi di crisi, il superamento delle ansietà nei tempi di incertezza. Proseguiva il Papa: “dobbiamo vedere tutte le possibilità di bene che ci sono, le speranze, le nuove possibilità di vivere. E, in ultimo, vedere la possibilità di una svolta, annunciarla, dire a tutti che essa non può avvenire se non dentro le dinamiche di una conversione interiore”.

L’atteggiamento di sapienza richiesto:

è allora quello di lasciar brillare in noi quella parola che sola è speranza, aiuto nelle ansietà del tempo. “Dobbiamo osare l’esperimento di Dio per permettere che operi e brilli nella società”, per dirla ancora con le parole di Papa Benedetto. Ecco perché propongo a tutti di imparare questa sapienza che consiste nel leggere il proprio tempo di vita e i segni del tempo del mondo in cui viviamo a partire dalla sapienza, partendo dalla propria regola di preghiera. È questa la luce dell’avvento nella sua prima settimana: vivere con Dio, sapendo che Egli non solo è venuto, ma anche che è presente e che tornerà. È questa la sapienza del cristiano.

Preghiera alla Sapienza:

Signore Gesù, tu che sei sapienza incarnata, vieni e insegnaci a interpretare questo tempo, ogni tempo alla luce del Tuo Tempo. E così sia.

2020-11-17T10:09:19+01:00