Settimana della quarta domenica di Quaresima – lunedì
La spiritualità di questo giorno
Iniziamo i giorni feriali della quarta settimana di Quaresima sempre rileggendo le Scritture con l’attenzione a capire cosa ci dicono sul tema delle relazioni.
La Parola di questo giorno
GENESI 25, 19-26
Lettura del libro della Genesi
Questa è la discendenza di Isacco, figlio di Abramo. Abramo aveva generato Isacco. Isacco aveva quarant’anni quando si prese in moglie Rebecca, figlia di Betuèl l’Arameo, da Paddan-Aram, e sorella di Làbano, l’Arameo. Isacco supplicò il Signore per sua moglie, perché ella era sterile e il Signore lo esaudì, così che sua moglie Rebecca divenne incinta. Ora i figli si urtavano nel suo seno ed ella esclamò: «Se è così, che cosa mi sta accadendo?». Andò a consultare il Signore. Il Signore le rispose: «Due nazioni sono nel tuo seno e due popoli dal tuo grembo si divideranno; un popolo sarà più forte dell’altro e il maggiore servirà il più piccolo». Quando poi si compì per lei il tempo di partorire, ecco, due gemelli erano nel suo grembo. Uscì il primo, rossiccio e tutto come un mantello di pelo, e fu chiamato Esaù. Subito dopo, uscì il fratello e teneva in mano il calcagno di Esaù; fu chiamato Giacobbe. Isacco aveva sessant’anni quando essi nacquero.
SALMO Sal 118 (119), 89-96
La tua fedeltà, Signore, dura per ogni generazione.
Per sempre, o Signore,
la tua parola è stabile nei cieli.
La tua fedeltà di generazione in generazione;
hai fondato la terra ed essa è salda. R
Per i tuoi giudizi tutto è stabile fino ad oggi,
perché ogni cosa è al tuo servizio.
Se la tua legge non fosse la mia delizia,
davvero morirei nella mia miseria. R
Mai dimenticherò i tuoi precetti,
perché con essi tu mi fai vivere.
Io sono tuo: salvami,
perché ho ricercato i tuoi precetti. R
I malvagi sperano di rovinarmi;
io presto attenzione ai tuoi insegnamenti.
Di ogni cosa perfetta ho visto il confine:
l’ampiezza dei tuoi comandi è infinita. R
PROVERBI 22, 17-19. 22-25
Lettura del libro dei Proverbi
Figlio mio, porgi l’orecchio e ascolta le parole dei sapienti, applica la tua mente alla mia istruzione: ti saranno piacevoli se le custodirai nel tuo intimo, se le terrai pronte sulle tue labbra. Perché sia riposta nel Signore la tua fiducia, oggi le faccio conoscere a te. Non depredare il povero perché egli è povero, e non affliggere il misero in tribunale, perché il Signore difenderà la loro causa e spoglierà della vita coloro che li hanno spogliati. Non ti associare a un collerico e non praticare un uomo iracondo, per non abituarti alle sue maniere e procurarti una trappola per la tua vita.
VANGELO Mt 7, 1-5
Lettura del Vangelo secondo Matteo
In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Non giudicate, per non essere giudicati; perché con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi. Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? O come dirai al tuo fratello: “Lascia che tolga la pagliuzza dal tuo occhio”, mentre nel tuo occhio c’è la trave? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello».
La Scrittura
Isacco aveva 40 anni quando si prese in moglie Rebecca…
Porgi l’orecchio alle parole dei sapienti…
Togli prima la trave dal tuo occhio…
Iniziamo un nuovo ciclo di racconti secondo la Genesi. Il protagonista di oggi è Isacco, insieme a sua moglie Rebecca che, come già il padre Abramo, si trovano a dover discernere in una situazione difficile. Anche Rebecca fatica ad avere figli ma, quando rimane incinta, ecco due gemelli sono in lei. Due gemelli che cominciano, fin dal seno materno, a litigare, a muoversi lasciando percepire quello che accadrà nella vita: i due fratelli saranno diversissimi e non andranno mai d’accordo. Nemmeno le tribù che nasceranno da loro troveranno mai un punto di accordo. È la fatica della vita, è la fatica dell’avere fratelli, è la fatica di avere figli che pensano su tutto in modo diverso. Ciò che emerge dal contesto della lettura è, però, il giudizio che Isacco e Rebecca sono chiamati a dare su questa situazione. La Scrittura dice in modo molto velato che Rebecca “consultò il Signore”: significa che ella si mise in atteggiamento di preghiera, si mise in atteggiamento di ascolto. Non volle certo fare tutto da sé, non volle pensare lei da sola a dire cosa stava avvenendo in lei e nemmeno a tentare di indovinare cosa sarebbe successo. Ecco il ricorso all’uomo di Dio, all’uomo di fede che interpreta i segni e che dice queste parole: “Due nazioni sono nel tuo seno e due popoli dal tuo grembo si divideranno; un popolo sarà più forte dell’altro e il maggiore servirà il più piccolo”. Parole quasi sibilline che sembrano dire bene e male allo stesso tempo. Bene che dai due figli nasceranno due nazioni, è una previsione di bene, un destino di fortuna, ma sapere che essi si fronteggeranno non è certo qualcosa che fa piacere. Nemmeno sapere che uno sarà più forte dell’altro, che uno dovrà servire l’altro fa piacere più di tanto ad un genitore. Ciò che conta non è tanto il modo narrativo che serve per giustificare la storia futura, ma il giudizio di fede che nasce da questa vicenda. La lettura ci lascia ampiamente capire che le cose sono nelle mani di Dio e che solo Dio sarà giudice di questa storia che sta per iniziare. Potremmo dire che Isacco e Rebecca stanno già vivendo le parole del Vangelo: essi non giudicano, ma rimettono, piuttosto, il loro giudizio nelle mani di Dio. Non vogliono sapere più di tanto: essi fanno la loro professione di fede in Dio che tiene nelle sue mani ogni cosa. Isacco e Rebecca si apprestano ad entrare in relazione con i loro figli, dono di Dio e faranno di tutto per fare in modo che questa relazione possa corrispondere a ciò che il Signore chiede e propone. Saranno benedetti in tutto questo e vedranno realmente dove il Signore condurrà quei due figli e, con loro, tutto il popolo che da loro nascerà. Potremmo anche dire che questa lettura è un commento anche al libro dei Proverbi: Isacco, Rebecca hanno davvero messo tutta la loro attenzione nel rileggere con le parole dei sapienti la loro storia. Con questa medesima semplicità essi si dispongono a viverla, nel nome di Dio da cui proviene ogni bene e ogni pace.
Per noi e per il nostro cammino di fede
Il tema del giudizio è un altro tema quaresimale per eccellenza. Credo che tutti abbiamo già riflettuto più volte su come giudichiamo e credo anche che tutti cerchiamo di porre sempre la massima attenzione per fare in modo che il nostro modo di giudicare non sia privo di quegli elementi fondamentali che deve avere il giudizio cristiano, vale a dire la prudenza, la comprensione, il saper soppesare tutti gli aspetti di una situazione o di una persona, per non correre il rischio di emettere un giudizio temerario, come si diceva un tempo.
Se sono abbastanza sicuro di tutto questo, non è invece sicurissimo che noi, come Isacco, come Rebecca, sappiamo giudicare la storia, le cose che accadono, le persone, con un giudizio di fede. Non sono sempre sicuro che, prima di emettere un giudizio ci sia un contesto di preghiera serio, profondo, stabile nel quale collocare il giudizio da pronunciare. Il ricorso alla preghiera mi sembra qualcosa che solo molto raramente accade. La Scrittura ci ricorda, invece, che l’uomo deve giudicare: non si può vivere senza giudicare per prendere posizioni, senza collocarsi da una parte piuttosto che da un’altra. Senza giudizio non si può vivere serenamente! Il credente non giudica in base alle sue sensazioni, emozioni, su quello che sa o che è riuscito a sapere. Questi sono i criteri di un giudizio umano. Piuttosto il credente “interroga il Signore”, vale a dire che si mette sempre in un atteggiamento di preghiera e di attenzione costante al disegno di Dio, che vuole conoscere per poi prendere la propria decisione.
È la regola del discernimento cristiano. Il credente non ricorre mai ad altro che a questo. Tralascia di ricorrere a maghi, medium, figure che pretendono di avere un contatto con l’altro mondo! Ricorre sempre a Dio e chiede a Lui la giusta ispirazione.
Ricorso che si vive con il padre spirituale, magari anche nel sacramento della confessione, dove si fa luce sulla propria vita, si fa luce sul mistero della propria coscienza, sul mistero di Dio che lavora ed opera dentro di noi. Non esitiamo a farci consigliare dagli uomini di Dio proprio in vista di un discernimento da operare.
Oggi potremmo tutti verificarci su questo modo di discernere per vedere se anche noi giudichiamo per quello che sappiamo, o per quello che appare, o per quello che ci rincuora o se, veramente, anche noi sappiamo giudicare ricorrendo al discernimento che nasce da Dio. La Quaresima dovrebbe non solo suggerirci questo passo, ma anche darci la forza per sostenerlo. È quello che chiediamo oggi, mentre ci apprestiamo a vivere questa giornata e le relazioni che, in essa, saranno possibili.
Perché la Parola rimanga in noi
- Come vivo il mio discernimento?
- La confessione diventa naturale sede di quel dialogo spirituale che porta al discernimento?