Del cieco
Introduzione
- Quali sono le relazioni che, nella tua vita, giudichi inutili?
- Che posto occupano nella tua vita?
Perché è così, nella vita ci sono anche delle relazioni minori, delle relazioni che sembrano non avere troppo senso, delle relazioni a cui non si dedica attenzione: sono le relazioni inutili.
La Parola di Dio
LETTURA Es 34, 27 – 35, 1
Lettura del libro dell’Esodo
In quei giorni. Il Signore disse a Mosè: «Scrivi queste parole, perché sulla base di queste parole io ho stabilito un’alleanza con te e con Israele». Mosè rimase con il Signore quaranta giorni e quaranta notti, senza mangiar pane e senza bere acqua. Egli scrisse sulle tavole le parole dell’alleanza, le dieci parole. Quando Mosè scese dal monte Sinai – le due tavole della Testimonianza si trovavano nelle mani di Mosè mentre egli scendeva dal monte – non sapeva che la pelle del suo viso era diventata raggiante, poiché aveva conversato con lui. Ma Aronne e tutti gli Israeliti, vedendo che la pelle del suo viso era raggiante, ebbero timore di avvicinarsi a lui. Mosè allora li chiamò, e Aronne, con tutti i capi della comunità, tornò da lui. Mosè parlò a loro. Si avvicinarono dopo di loro tutti gli Israeliti ed egli ingiunse loro ciò che il Signore gli aveva ordinato sul monte Sinai. Quando Mosè ebbe finito di parlare a loro, si pose un velo sul viso. Quando entrava davanti al Signore per parlare con lui, Mosè si toglieva il velo, fin quando non fosse uscito. Una volta uscito, riferiva agli Israeliti ciò che gli era stato ordinato. Gli Israeliti, guardando in faccia Mosè, vedevano che la pelle del suo viso era raggiante. Poi egli si rimetteva il velo sul viso, fin quando non fosse di nuovo entrato a parlare con il Signore. Mosè radunò tutta la comunità degli Israeliti e disse loro: «Queste sono le cose che il Signore ha comandato di fare».
SALMO Sal 35 (36)
Signore, nella tua luce vediamo la luce.
Signore, il tuo amore è nel cielo,
la tua fedeltà fino alle nubi,
la tua giustizia è come le più alte montagne,
il tuo giudizio come l’abisso profondo:
uomini e bestie tu salvi, Signore. R
Quanto è prezioso il tuo amore, o Dio!
Si rifugiano gli uomini all’ombra delle tue ali,
si saziano dell’abbondanza della tua casa:
tu li disseti al torrente delle tue delizie. R
È in te la sorgente della vita,
alla tua luce vediamo la luce.
Riversa il tuo amore su chi ti riconosce,
la tua giustizia sui retti di cuore. R
EPISTOLA 2Cor 3, 7-18
Seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi
Fratelli, se il ministero della morte, inciso in lettere su pietre, fu avvolto di gloria al punto che i figli d’Israele non potevano fissare il volto di Mosè a causa dello splendore effimero del suo volto, quanto più sarà glorioso il ministero dello Spirito? Se già il ministero che porta alla condanna fu glorioso, molto di più abbonda di gloria il ministero che porta alla giustizia. Anzi, ciò che fu glorioso sotto quell’aspetto, non lo è più, a causa di questa gloria incomparabile. Se dunque ciò che era effimero fu glorioso, molto più lo sarà ciò che è duraturo. Forti di tale speranza, ci comportiamo con molta franchezza e non facciamo come Mosè che poneva un velo sul suo volto, perché i figli d’Israele non vedessero la fine di ciò che era solo effimero. Ma le loro menti furono indurite; infatti fino ad oggi quel medesimo velo rimane, non rimosso, quando si legge l’Antico Testamento, perché è in Cristo che esso viene eliminato. Fino ad oggi, quando si legge Mosè, un velo è steso sul loro cuore; «ma quando vi sarà la conversione al Signore, il velo sarà tolto». Il Signore è lo Spirito e, dove c’è lo Spirito del Signore, c’è libertà. E noi tutti, a viso scoperto, riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria, secondo l’azione dello Spirito del Signore.
VANGELO Gv 9, 1-38b
Lettura del Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo. Passando, il Signore Gesù vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo». Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe» – che significa Inviato. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?». Egli rispose: «L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: “Va’ a Sìloe e làvati!”. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista». Gli dissero: «Dov’è costui?». Rispose: «Non lo so». Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?». I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé». Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l’età: chiedetelo a lui!». Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore». Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». Rispose loro quell’uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori. Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!».
Vangelo
Ce ne parla il Vangelo: che relazione si può avere con un cieco dalla nascita?
Che relazione mai si può instaurare con uno che non vede, non può partecipare a tante cose della vita, in fondo, si può capire, è un peso per chi se ne deve prendere cura? È una relazione inutile. Una relazione minore. La relazione che puoi avere con uno che mendica sulle scale di qualche posto della città, la relazione che puoi avere con uno che hanno messo lì per suscitare quel po’ di compassione che permette ad una famiglia di avere qualcosa e al cieco di passare la sua giornata fuori di casa. Ma non c’è relazione con lui. Al massimo ci si ferma quel poco di secondi che basta ad estrarre una moneta. Tante volte nemmeno questo: si prepara prima l’offerta e la si butta distrattamente nel cestino di chi rimane lì ad aspettare la carità.
Che relazione si può mai avere con uno che, improvvisamente recupera la vista? Che relazione si può avere con uno che dice di avere ricevuto un miracolo? E poi da chi? Da un maestro itinerante, molto discusso, che i grandi del tempio avvertono come nemico? Come credere a questa parola? Certo, bisogna interrogare, bisogna istituire un piccolo processo, ma, in fondo, si sa già che conclusione tirare. È inutile ascoltare uno così, uno che, secondo le nozioni del tempo, è nato storpio perché peccatore, lui e la sua famiglia. .a che cosa serve ascoltare il suo racconto? Solo a salvare l’apparenza, solo a salvare la coscienza. Non si può condannare senza ascoltare. Ma, in fondo, è tutto inutile. È inutile la sua parola e la sua testimonianza non serve a nulla.
Che relazione ci può essere, poi, con dei genitori che hanno avuto un figlio storpio? È già tanto la compassione con cui sono stati guardati, è già tanto la sopportazione sociale che si è avuta nei loro confronti. Perché parlare con loro? Perché ascoltare anche loro? E così loro stessi, i genitori. Che relazione ci può essere con chi, per tutta la vita ci ha emarginato? Che cosa potrà accadere ancora? la paura, come si dice, fa il resto. Meglio stare zitti, meglio dire che non si sa niente, meglio non prendere posizione. Meglio cercare di minimizzare una cosa bella che ci è capitata. Accade così che, proprio perché mortificati da anni di relazioni inutili, i genitori non sappiano nemmeno gioire per una cosa bella che capita alla loro vita e, soprattutto, nella vita del loro figlio cieco dalla nascita che ora vede.
Che relazione ci può essere con uno che, di sabato, opera un miracolo? Nessuna, perché infrange la legge. Che relazione ci può essere con uno che provoca dissenso tra le persone? Per cui c’è sempre chi si dichiara a favore e chi si schiera contro. Che relazione ci può essere con uno che, in fondo, divide gli animi? Meglio non avere a che fare, meglio dire che anche quell’uomo è passibile di condanna. Pazienza per l’opera compiuta, pazienza per il bene che si vede attestato. Qualcosa, nella vita, bisogna pur sacrificare! Meglio sacrificare la relazione con quest’uomo che esporsi a mille e mille giudizi e possibili contrasti.
C’è uno solo che non giudica la relazione inutile: Gesù. Gesù che spiega ai discepoli che nessuno nasce maledetto, ma al massimo malato. La malattia fa compassione anche a Dio, nessuno nasce per soffrire e basta. Per tutti c’è un orizzonte di grazia che si dischiude. Per tutti c’è un bene a cui si può accedere. Si accede a questa comprensione solo attraverso uan relazione. Una relazione non inutile.
C’è un uomo che impara tutto questo: il cieco. Un uomo che si lascia plasmare non solo il corpo ma soprattutto l’anima da chi gli ha aperto gli occhi. Un uomo, almeno così lo giudica all’inizio della sua riflessione. Un uomo con cui è bene avere una relazione, perché è un uomo buono, è un uomo che ha procurato del bene. Quest’uomo è anche un profeta, in una riflessione più profonda e più matura. Un profeta che rimanda a Dio, che parla di Dio, un uomo che, nell’ultimo incontro, si capisce essere il Messia, un uomo in cui credere, un uomo con cui avere una relazione per accedere ad un’altra relazione. Più bella, più profonda, più importante, quella con Dio. Così il vangelo insegna che anche le relazioni inutili o apparentemente tali, possono essere porta aperta sul mistero di Dio.
Lettura
Così anche Mosè, nella prima lettura, ci ha detto che le relazione con Dio cambia tutto nella vita. per Mosè anche un cambio fisico, un cambio di vedute interiore ma anche un cambio di aspetto. Ecco che il volto di Mosè diventa raggiante quando incontra Dio. Stare stabilmente con Dio cambia non solo l’anima, ma tutta la vita. Così che Mosè torni al popolo carico di quelle visioni che ha avuto e grazie alle quali nessuna altra relazione risulta inutile: a tutti occorre donare quella parola che porta salvezza e indica il sentiero della libertà.
Epistola
L’epistola, poi, ci ha ricordato che tutti, non solo gli ebrei nei confronti del Messia, è come se avessimo un velo che ci impedisce di vedere bene le cose. Compito dell’uomo di fede è rimuovere questo velo, perché rimosso il velo ci possa essere giusta visione delle cose, del mondo, della vita, dei rapporti e, ovviamente, anche di Dio: così che, in un nuovo modo di vedere le cose, tutto risulti utile per il bene.
Perchè la Parola dimori in noi
Quali sono le nostre relazioni inutili della nostra vita? Cosa facciamo noi in questi casi?
Anche noi tutti, ogni giorno, ci incontriamo con gente che, per esempio, chiede l’elemosina. Per dire la più banale delle relazioni che viviamo. Poi, certo, viviamo relazioni inutili in molti ambiti. Al lavoro per esempio, perché non è certo vero che abbiamo lo stesso grado di relazione con tutti e non credo sia vero che stimiamo tutti allo stesso modo. In fondo è così anche nelle nostre famiglie. Ci sono cose che giudichiamo inutili, ci sono momenti che ci sembrano essere del tutto inutili da vivere pur con le persone a cui vogliamo bene e alle quali ci sentiamo legati. Così anche in famiglia ci risulta spesso inutile dare una spiegazione, cercare un cambiamento, perfino parlare di fede. Non ci sono risultati, sembra non esserci ascolto… appunto è inutile che ci impegniamo in versanti che, di fatto, saranno poi solo una gran perdita di tempo. A quali condizioni una relazione inutile può cambiare? A quale condizioni una relazione anche abbiamo giudicato inutile può, di fatto, migliorare?
Anzitutto a condizione che sappiamo “perdere tempo”. Questa è la conversione maggiore che tutti dobbiamo fare. Abituati ad andare veloci, specialmente noi lombardi, abituati ad una visione utilitaristica del tempo, la prima vera conversione da fare è quella di trovare tempo anche per le relazioni inutili. La prima cosa da fare, nella settimana che inizia, è proprio quella di saper trovare tempo per coltivare qualche relazione alla quale abbiamo dato troppa poca attenzione, una relazione alla quale non ci siamo appassionati, una relazione che abbiamo guardato con superiorità o con superficialità.
La seconda cosa: impegnarci per un ascolto che sia reale. Non un ascolto come quello attestato dal Vangelo, un ascolto superficiale, nel quale si pensa già di sapere tutto e, per questo, non occorre impegnarsi. Un ascolto sincero, che parte dal non mettere sotto accusa, anche solo intenzionalmente, chi si ha davanti, ma apre il cuore ad accogliere le ragioni di un perché che, molto spesso, ci sfugge.
In terzo luogo è necessario anche saper prendere una posizione, non rimanere sempre ai margini, non rimanere sempre nella superficialità. Ci sono cosa che, nella vita, chiedono di aprire gli occhi e di saper esprimere una posizione vera, chiara, che magari anche provochi, che non vada bene a tutti, che anche, magari, faccia discutere ma che sia vera. A volte ci manca questo coraggio e, a volte, le relazioni diventano inutili proprio perché non sappiamo prendere una posizione, non sappiamo prenderne una chiara e netta che esprima non solo quello che pensiamo, ma la fede che siamo chiamati a vivere e a testimoniare.
A queste condizioni una relazione non diventa inutile. Per fare questo è necessario fare come Mosè, come dice San Paolo, cioè mettersi in una relazione con Dio assolutamente significativa, profonda, sempre in grado di rinnovarsi. Solo quando c’è questo allora c’è una trasformazione che permette di rimuover e quel velo che, spesso, anche a noi, non fa vedere bene le cose. Come tutta la quaresima ci sta dicendo, solo quando ci si mette in questa relazione profonda con Dio le cose acquistano qualcosa di diverso e nella luce nuova che assumono, tutto diventa, finalmente, possibile.
Ecco come possiamo vivere i prossimi giorni della quarta settimana di quaresima. Arrivai ormai alla metà di questo tempo santo e benedetto, anche noi siamo chiamati a fare ancora qualcosa di più perché, in una fede che si rinnova incessantemente, troviamo luce molte cose della vita. chiediamo al Signore questa grazia, perché sappiamo essere sempre amici di Dio, gente che vede bene, per vivere relazioni intense e belle, che sanno trasformare anche quelle che, nella vita, sembrano essere inutili.