Martedì 16 aprile

Settimana della 3 domenica di Pasqua – martedì

La spiritualità di questa settimana

Le Scritture di oggi ruotano tutte attorno al concetto di testimonianza.

La Parola di questo giorno

LETTURA At 8, 9-17
Lettura degli Atti degli Apostoli

In quei giorni. Vi era da tempo in città un tale di nome Simone, che praticava la magia e faceva strabiliare gli abitanti della Samaria, spacciandosi per un grande personaggio. A lui prestavano attenzione tutti, piccoli e grandi, e dicevano: «Costui è la potenza di Dio, quella che è chiamata Grande». Gli prestavano attenzione, perché per molto tempo li aveva stupiti con le sue magie. Ma quando cominciarono a credere a Filippo, che annunciava il vangelo del regno di Dio e del nome di Gesù Cristo, uomini e donne si facevano battezzare. Anche lo stesso Simone credette e, dopo che fu battezzato, stava sempre attaccato a Filippo. Rimaneva stupito nel vedere i segni e i grandi prodigi che avvenivano. Frattanto gli apostoli, a Gerusalemme, seppero che la Samaria aveva accolto la parola di Dio e inviarono a loro Pietro e Giovanni. Essi scesero e pregarono per loro perché ricevessero lo Spirito Santo; non era infatti ancora disceso sopra nessuno di loro, ma erano stati soltanto battezzati nel nome del Signore Gesù. Allora imponevano loro le mani e quelli ricevevano lo Spirito Santo.

SALMO Sal 67 (68)

Conferma, o Dio, quanto hai fatto
per la nostra salvezza.
Oppure: Alleluia, alleluia, alleluia.

Sorga Dio e siano dispersi i suoi nemici
e fuggano davanti a lui quelli che lo odiano.
Come si dissolve il fumo, tu li dissolvi;
come si scioglie la cera di fronte al fuoco,
periscono i malvagi davanti a Dio. R

I giusti invece si rallegrano,
esultano davanti a Dio
e cantano di gioia. R

Cantate a Dio, inneggiate al suo nome,
appianate la strada a colui che cavalca le nubi:
Signore è il suo nome,
esultate davanti a lui. R

Il nostro Dio è un Dio che salva;
al Signore Dio appartengono le porte della morte.
Mostra, o Dio, la tua forza,
conferma, o Dio, quanto hai fatto per noi! R

VANGELO Gv 5, 31-47
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Se fossi io a testimoniare di me stesso, la mia testimonianza non sarebbe vera. C’è un altro che dà testimonianza di me, e so che la testimonianza che egli dà di me è vera. Voi avete inviato dei messaggeri a Giovanni ed egli ha dato testimonianza alla verità. Io non ricevo testimonianza da un uomo; ma vi dico queste cose perché siate salvati. Egli era la lampada che arde e risplende, e voi solo per un momento avete voluto rallegrarvi alla sua luce. Io però ho una testimonianza superiore a quella di Giovanni: le opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle stesse opere che io sto facendo, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato. E anche il Padre, che mi ha mandato, ha dato testimonianza di me. Ma voi non avete mai ascoltato la sua voce né avete mai visto il suo volto, e la sua parola non rimane in voi; infatti non credete a colui che egli ha mandato. Voi scrutate le Scritture, pensando di avere in esse la vita eterna: sono proprio esse che danno testimonianza di me. Ma voi non volete venire a me per avere vita. Io non ricevo gloria dagli uomini. Ma vi conosco: non avete in voi l’amore di Dio. Io sono venuto nel nome del Padre mio e voi non mi accogliete; se un altro venisse nel proprio nome, lo accogliereste. E come potete credere, voi che ricevete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene dall’unico Dio? Non crediate che sarò io ad accusarvi davanti al Padre; vi è già chi vi accusa: Mosè, nel quale riponete la vostra speranza. Se infatti credeste a Mosè, credereste anche a me; perché egli ha scritto di me. Ma se non credete ai suoi scritti, come potrete credere alle mie parole?».

Vangelo

Anzitutto nel Vangelo è ben specificato in che senso. Si parte da Gesù, che è il grande testimone dell’amore di Dio Padre. Tutto quello che Gesù fa e dice, leggevamo, è testimonianza del grande amore di Dio per tutti gli uomini. Le parole di Gesù e i suoi gesti sono testimonianza del Padre.

A sua volta Gesù, che è il grande testimone del Padre, riceve testimonianza da Giovanni il Battista. Gesù ha ben specificato che la testimonianza di Giovanni è la più alta. La sua parola, il suo richiamo al Messia, furono come una lampada che arde e che risplende, vale a dire una cosa preziosissima.

Nel Primo Testamento Mosè era stato il grande testimone: la sua parola, la sua opera, il suo rivelare ad Israele il nome di Dio e la sua potenza rendono Mosè testimone autorevolissimo della fede.

Atti

Accanto a questi uomini altri uomini che, dopo la venuta del Signore, rendono testimonianza a Dio Padre e a Gesù: gli apostoli. Anche oggi siamo in comunione con la testimonianza di Filippo, che predica il Vangelo e lo conferma con i segni autorevoli che lo Spirito gli permette di fare. Questa testimonianza è presente anche in molte altre persone, anonime, che, da credenti, rendono testimonianza al Signore Gesù, alla sua vita, alla sua opera, al suo essere il salvatore del mondo.

C’è anche una contro testimonianza: quella di Simone detto il Mago. Egli aveva già compiuto molte magie, a sentire il testo ed è in cattiva fede anche nel suo venire alla fede. Egli interpreta i miracoli degli apostoli come vere e proprie magie più forti delle sue e, per questo, vorrebbe capire come fare ad avere lo stesso “potere”. È per questo che si accompagna sempre a Filippo, perché, in qualche modo, vorrebbe avere la sua stessa potenza. Non capisce che non è questione di potere, ma dono che fu dato agli amici di Cristo per il tempo degli inizi della predicazione.

Per noi e per il nostro cammino di fede

È dunque molto chiaro il contesto di meditazione che ci viene proposto oggi: anche noi possiamo essere dalla parte degli amici di Dio che testimoniano la fede ricevuta oppure all’opposto potremmo essere in cerca di qualche vantaggio personale, ma non disposti a testimoniare la fede ricevuta come dono. Si impone la domanda: chi è il vero testimone della fede? La risposta mi sembra molto chiara: chi segue Cristo e lo imita. Chi non conduce nessuno a sé stesso, ma sa rinviare tutti a Cristo. Chi, nonostante le proprie capacità e il proprio modo di operare, non lega a sé, ma desidera solo che Cristo possa essere nel cuore delle persone. È un vero testimone della fede chi non cerca interesse, chi non trova vantaggio nel fare quello che fa, ma si dispone sempre con molta liberalità a compiere ciò che gli viene richiesto. È un testimone di Cristo chi rimanda sempre alla sua parola, chi non pensa che la fede serva per ottenere un potere. È un vero testimone della fede chi sa camminare alla luce dei valori del Vangelo e sa vivere in comunione con gli altri uomini e donne del suo tempo quanto gli viene richiesto. Un vero testimone della fede è anche chi non si arrende davanti alle difficoltà, ma sa camminare come San Giovanni Battista, ovvero cercando sempre di essere disponibile a tutto ciò che capita, cercando, in ogni cosa, il volto del Signore. Un vero testimone della fede è chi sa mettere insieme tutti questi atteggiamenti e sa vivere la vita come dono. Nel rileggere sinteticamente tutte queste indicazioni potremmo quasi scoraggiarci: è possibile davvero viverle? La risposta mi pare chiara. Guarda ai moltissimi santi e beati della Chiesa. Tutti costoro, con esempi diversi, in modi diversi, ci stanno dicendo che è possibile essere testimoni di Cristo in qualsiasi mondo, in qualsiasi epoca, in qualsiasi contesto sociale, culturale, politico… non esistono mai limiti e vincoli alla testimonianza della fede. Credo che dovremmo tutti essere molto rincuorati da questa lectio divina e dovremmo tutti decidere, con ferma volontà, di essere sempre più testimoni del Vangelo. Quello che non sappiamo fare con le nostre forze ci sarà dato dalla forza dello Spirito di Dio.

Provocazioni dalla Parola

  • Ho la consapevolezza di essere chiamato anche io ad essere un testimone di fede?
  • In che senso riesco ad esserlo?
  • Cosa mi spaventa di questo compito di ogni fedele?
2024-04-12T10:35:46+02:00