Venerdì 16 giugno

Settimana della 12 domenica dopo Pentecoste – venerdì – Sacratissimo Cuore di Gesù

Oggi è la festa solenne del Sacro Cuore, non un giorno qualsiasi, non una devozione tra le tante, ma un momento molto bello per guardare al cuore di Cristo e per riflettere illuminati, ancora una volta, dal suo amore.

La Parola di questo giorno

LETTURA Dt 7, 6-11
Lettura del libro del Deuteronomio

In quei giorni. Mosè parlò al popolo dicendo: «Tu sei un popolo consacrato al Signore, tuo Dio: il Signore, tuo Dio, ti ha scelto per essere il suo popolo particolare fra tutti i popoli che sono sulla terra. Il Signore si è legato a voi e vi ha scelti, non perché siete più numerosi di tutti gli altri popoli – siete infatti il più piccolo di tutti i popoli –, ma perché il Signore vi ama e perché ha voluto mantenere il giuramento fatto ai vostri padri: il Signore vi ha fatti uscire con mano potente e vi ha riscattati liberandovi dalla condizione servile, dalla mano del faraone, re d’Egitto. Riconosci dunque il Signore, tuo Dio: egli è Dio, il Dio fedele, che mantiene l’alleanza e la bontà per mille generazioni con coloro che lo amano e osservano i suoi comandamenti, ma ripaga direttamente coloro che lo odiano, facendoli perire; non concede una dilazione a chi lo odia, ma lo ripaga direttamente. Osserverai, dunque, mettendoli in pratica, i comandi, le leggi e le norme che oggi ti prescrivo».

SALMO Sal 102 (103)

Il Signore è buono e grande nell’amore.

Benedici il Signore, anima mia,
quanto è in me benedica il suo santo nome.
Benedici il Signore, anima mia,
non dimenticare tutti i suoi benefici. R

Egli perdona tutte le tue colpe,
guarisce tutte le tue infermità,
salva dalla fossa la tua vita,
ti circonda di bontà e misericordia. R

Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Non ci tratta secondo i nostri peccati
e non ci ripaga secondo le nostre colpe. R

EPISTOLA Rm 15, 5-9a
Lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, il Dio della perseveranza e della consolazione vi conceda di avere gli uni verso gli altri gli stessi sentimenti, sull’esempio di Cristo Gesù, perché con un solo animo e una voce sola rendiate gloria a Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo. Accoglietevi perciò gli uni gli altri come anche Cristo accolse voi, per la gloria di Dio. Dico infatti che Cristo è diventato servitore dei circoncisi per mostrare la fedeltà di Dio nel compiere le promesse dei padri; le genti invece glorificano Dio per la sua misericordia.

VANGELO Mt 11, 25-30
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo il Signore Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e “troverete ristoro per la vostra vita”. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Vangelo

Cosa c’è nel cuore di Cristo? La pagina del Vangelo ci illumina almeno su questi punti:

  • Un amore infinito per il Padre. Ecco il senso della lode, ecco la preghiera che nasce dal cuore di Cristo e che si eleva fino al Padre. Una preghiera che sa riconoscere che tutto viene dal Padre e che tutto deve ritornare a Lui.
  • Una riconoscenza infinita per il cuore umile degli uomini, che sa riconoscere, nell’umile rivelazione del Signore, la chiamata alla salvezza. Cristo rende lode al Padre perché rende possibile questo incontro con la rivelazione di Dio nel cuore di coloro che sanno affidarsi al Padre della misericordia e dell’Amore.
  • Un senso di comunione vivissima, per cui chi conosce il Figlio conosce il Padre. Gesù gioisce per questa intima comunione e invita tutti gli uomini di buona volontà a parteciparvi.
  • Un invito fatto a tutti gli uomini, ma particolarmente a coloro che sono “affaticati ed oppressi”, perché possano conoscere l’infinita consolazione di Dio.

Cosa ci potrebbe essere, invece, nel cuore dell’uomo?

Deuteronomio

La prima risposta viene dal Primo Testamento, dal Deuteronomio. Il cuore dell’uomo di fede è chiamato, anzitutto, a riconoscere che la grazia della salvezza viene da Dio. Ogni uomo di fede comprende e riconosce che non si salva per merito proprio, ma solo per la bontà del Signore che viene a salvare. Dio non ha scelto Israele perché popolo migliore della terra, perché più ricco, più numeroso, più forte, più intelligente. Lo ha scelto per la sua univoca volontà di elezione. Questa verità è però applicabile ad ogni credente. Tutti coloro che hanno il dono della fede sono chiamati a comprendere e a riconoscere che non sono stati scelti per virtù personali, ma solo per la bontà di Dio che ama tutti gli uomini e che vuole rivelarsi a tutti. Al di là di qualsiasi merito personale, la fede è puro dono di Dio. Spetta poi alla libertà dell’uomo coltivarla, ma la grazia per accedere ai misteri del cuore di Dio che si rivela in Gesù Cristo è data a tutti.

Romani

Altre risposte possibili vengono dalla lettera ai Romani.

Nel cuore dell’uomo è presente quell’umiltà che chiede a Dio la grazia della “perseveranza e della consolazione”. La perseveranza nel cammino della fede non è solo questione di volontà, ma è essa stessa grazia di Dio. Chi onora il cuore di Cristo, chi si sente attirato dal cuore di Cristo, chiede questa grazia perché il proprio cammino sia sempre da Lui sostenuto e a Lui indirizzato.

La grazia della consolazione è ciò che l’uomo chiede al cuore di Cristo mentre vive tutte le cose che la storia riserva a ciascuno. Paolo è ben conscio che la storia, tutta quanta, investe l’uomo da più punti di vista e che l’uomo rimane talora persino schiacciato dalle cose che capitano o dal peso, dalle preoccupazioni che molte realtà immettono nella vita dell’uomo. Ecco perché Paolo invita a chiedere al cuore di Cristo la grazia della consolazione. Senza questa grazia, senza questa illuminazione interiore, non si può certo andare da nessuna parte. Non per lo meno, con quella sicurezza di cammino che la consolazione di Dio accende nel cuore degli uomini.

Nel cuore dell’uomo è possibile che ci siano addirittura gli stessi sentimenti di Cristo. Questa riflessione è un po’ una costante nelle lettere di San Paolo. L’Apostolo sa bene che vivere un cammino di fede autentico implica anche questo: il crescere alla scuola di Cristo. Crescere alla sua scuola significa fare propri i suoi sentimenti di bontà, accoglienza, compassione, disinteresse, umiltà, senso di servizio… tutti questi sentimenti che Cristo ha mostrato nel corso del suo ministero, giungono ad essere operativi nel cuore di ogni uomo quando un’anima è in grado di parlare con il cuore di Cristo. È il senso proprio di questa festa solenne che ci sta dicendo che noi possiamo trovare, nel cuore di Cristo, la fonte e la consolazione per ogni realtà negativa della vita. Più si contempla il cuore di Cristo, più ci si immerge nel suo oceano di misericordia sconfinata.

Segno di una vera adorazione del cuore di Cristo è l’irrobustirsi del senso di accoglienza che si è chiamati a vivere gli uni verso gli altri, senza confini e il senso di viva misericordia che deve operare nella vita di ciascuno. Quando si adora il cuore di Cristo succede propriamente questo. Quando ci si immerge nel cuore di Cristo, queste realtà vengono di conseguenza.

ro che sentono che la presenza del Signore è necessaria alla loro vita e, proprio per questo, vivono frequentemente la Messa e la comunione. Quanti di noi hanno capito che senza il Signore non siamo nulla, che i nostri problemi si complicano anziché risolvere, che, con il solo nostro modo di pensare e di vedere le cose, noi ci condanniamo all’insuccesso certo! Credo che, dopo la festa del Corpus Domini, tutti dovremmo avvertire con maggior urgenza il desiderio di avvicinarci alla Santa Eucarestia, il desiderio di riceverla in noi. Come dice spesso papa Francesco, noi abbiamo bisogno dell’Eucarestia come viatico per non soccombere nelle cose di tutti i giorni. Sia questo il desiderio che consacriamo con il Signore in questa Messa. Sia questo il desiderio che ci guida oggi e ogni volta che veniamo per la celebrazione della Messa.

Per il nostro cammino di fede

Credo che oggi tutti noi siamo chiamati a soffermarci e ad adorare. Dobbiamo adorare anzitutto il cuore di Cristo. Lo facciamo in questa celebrazione della Messa; lo facciamo con l’ascolto docile della Parola; lo facciamo anche con il canto delle litanie che questa giornata ci consente di fare e che animeranno il nostro vespero. Queste realtà liturgiche servono a dirci che dobbiamo stare in prolungata sosta di fronte a tutto il bene che c’è nel cuore di Cristo e che da Lui promana su di noi.

Questa adorazione serve per scaldare il nostro cuore e per trasformarlo. La consapevolezza di essere stati scelti dal Signore per giungere alla grazia della vita cristiana, deve essere per noi tutti fonte di gioia. La capacità di contemplare il cuore di Cristo deve dare a noi il coraggio per capire che siamo veramente chiamati all’accoglienza reciproca, alla manifestazione della misericordia di Dio gli uni per gli altri, e, soprattutto, deve mettere nel nostro cuore quei desideri di bene, di pace, di gioia che nascono nel cuore di chi si apre al Signore. Ecco il senso di questa liturgia e degli altri momenti che vivremo nella giornata.

Intenzioni di preghiera

Vi invito quindi a rivolgervi al Sacro Cuore con tutte le vostre preghiere. Soprattutto, vi suggerisco di chiedere al Sacro Cuore quello che diciamo alla fine delle litanie: “Sacro Cuore di Gesù rendi il nostro cuore simile al tuo!”. Sarebbe proprio questo il dono più bello e più forte da ricevere in questa giornata e per la nostra vita di fede.

2023-06-09T10:30:58+02:00