4° Domenica dopo Pentecoste
Introduzione
Forse non è più un’espressione che utilizziamo. Forse non appartiene al nostro linguaggio e nemmeno alle immagini che evochiamo nel nostro parlare, eppure “rimanere di sale” è un’espressione che comunica immediatamente molte cose. Rimane di sale chi si stupisce per qualcosa. Rimane di sale chi non sa cosa dire o cosa fare. Rimane di sale chi rimane ammutolito tanto è forte un’esperienza che si sta facendo. Così, nella scrittura, si diceva della moglie di Lot ma anche del commensale trovato senza abito nuziale di cui si parlava nella parabola evangelica.
- E noi? Noi per cosa rimaniamo di sale? Per cosa siamo senza parole?
La Parola di Dio
LETTURA Gen 18, 17-21; 19, 1. 12-13. 15. 23-29
Lettura del libro della Genesi
In quei giorni. Il Signore diceva: «Devo io tenere nascosto ad Abramo quello che sto per fare, mentre Abramo dovrà diventare una nazione grande e potente e in lui si diranno benedette tutte le nazioni della terra? Infatti io l’ho scelto, perché egli obblighi i suoi figli e la sua famiglia dopo di lui a osservare la via del Signore e ad agire con giustizia e diritto, perché il Signore compia per Abramo quanto gli ha promesso». Disse allora il Signore: «Il grido di Sòdoma e Gomorra è troppo grande e il loro peccato è molto grave. Voglio scendere a vedere se proprio hanno fatto tutto il male di cui è giunto il grido fino a me; lo voglio sapere!». I due angeli arrivarono a Sòdoma sul far della sera, mentre Lostava seduto alla porta di Sòdoma. Non appena li ebbe visti, Losi alzò, andò loro incontro e si prostrò con la faccia a terra. Quegli uomini dissero allora a Lot: «Chi hai ancora qui? Il genero, i tuoi figli, le tue figlie e quanti hai in città, falli uscire da questo luogo. Perché noi stiamo per distruggere questo luogo: il grido innalzato contro di loro davanti al Signore è grande e il Signore ci ha mandato a distruggerli». Quando apparve l’alba, gli angeli fecero premura a Lot, dicendo: «Su, prendi tua moglie e le tue due figlie che hai qui, per non essere travolto nel castigo della città». Il sole spuntava sulla terra e Loera arrivato a Soar, quand’ecco il Signore fece piovere dal cielo sopra Sòdoma e sopra Gomorra zolfo e fuoco provenienti dal Signore. Distrusse queste città e tutta la valle con tutti gli abitanti delle città e la vegetazione del suolo. Ora la moglie di Lot guardò indietro e divenne una statua di sale. Abramo andò di buon mattino al luogo dove si era fermato alla presenza del Signore; contemplò dall’alto Sòdoma e Gomorra e tutta la distesa della valle e vide che un fumo saliva dalla terra, come il fumo di una fornace. Così, quando distrusse le città della valle, Dio si ricordò di Abramo e fece sfuggire Lot alla catastrofe, mentre distruggeva le città nelle quali Lot aveva abitato.
SALMO Sal 32 (33)
Il Signore regna su tutte le nazioni.
Il Signore annulla i disegni delle nazioni,
rende vani i progetti dei popoli.
Ma il disegno del Signore sussiste per sempre,
i progetti del suo cuore per tutte le generazioni. R
Beata la nazione
che ha il Signore come Dio,
il popolo che egli ha scelto
come sua eredità.
Il Signore guarda dal cielo:
egli vede tutti gli uomini. R
Dal trono dove siede
scruta tutti gli abitanti della terra,
lui, che di ognuno ha plasmato il cuore
e ne comprende tutte le opere. R
EPISTOLA 1Cor 6, 9-12
Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi
Fratelli, non sapete che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non illudetevi: né immorali, né idolatri, né adùlteri, né depravati, né sodomìti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né calunniatori, né rapinatori erediteranno il regno di Dio. E tali eravate alcuni di voi! Ma siete stati lavati, siete stati santificati, siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù Cristo e nello Spirito del nostro Dio. «Tutto mi è lecito!». Sì, ma non tutto giova. «Tutto mi è lecito!». Sì, ma non mi lascerò dominare da nulla.
VANGELO Mt 22, 1-14
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo
In quel tempo. Il Signore Gesù riprese a parlare loro con parabole e disse: «Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire. Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: “Dite agli invitati: Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali. Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”. Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».
Genesi
Ci aiutano i due protagonisti cui abbiamo accennato. La prima: la moglie di Lot. Donna ricca, ambiziosa come poteva essere la moglie di un potente capotribù. Donna abituata al lusso, alle cose belle, ad avere parte del potere del marito, secondo il costume dell’epoca. Donna che si era separata da Abramo, per seguire il marito, dal momento che le due famiglie erano troppo ricche per vivere nello stesso luogo, quando la ricchezza si misurava in bestiame. Donna che, insieme a Lot, ha scelto il meglio, ha scelto di vivere anche nelle città migliori del suo tempo. Poco conta che fossero città senz’anima. Poco conta che, in quella città, si vivesse senza Dio, poco conta che fosse una città dove si viveva il mistero dell’immoralità in modo molto diffuso. Così, come abbiamo sentito, tutto sembra andare per il meglio, fino a quando Dio non mette limite, pone fine al mistero del male che si consuma in quella città. Ella, allora, insieme al marito e alle figlie, deve fuggire. Fuga permessa solo per riguardo ad Abramo, come leggevamo, il patriarca che ha scelto la parte peggiore, l’uomo di Dio che ha cercato, fino alla fine di intercedere per i peccatori, senza poter riuscire nel suo intento. Tropo forte il peccato anche per un intercessore come lui. È proprio durante questa fuga che ella “rimase di sale”. Si cristallizzò. Un’espressione da interpretare. Forse un modo dell’autore sacro per parlare di una roccia la cui conformazione assomiglia al profilo di una donna. Luogo molto bello e suggestivo, che si può ammirare ancora oggi sulla sponda occidentale del mar morto. O un modo per dire che questa donna non si rassegnò mai a quello che dovette lasciare. Un modo per dire il rimpianto, l’essere volti al passato, il cercare solo quello che si aveva, senza guardare a ciò che sta davanti. Diverse le interpretazioni possibili, per dire che questa donna non seppe rinnovarsi, non seppe uscire dalla sua chiusura, dall’attaccamento alle sue cose, dal rimpianto per ciò che, in quell’occasione aveva perso. Una donna che cristallizza la sua esperienza, non sa guardare oltre, una donna, potremmo dire senza speranza, senza luce sul futuro, senza capacità di guardare oltre. Una donna che non ha nemmeno un nome, ella è semplicemente “la moglie di Lot”. Una donna che non cerca il bene, non sceglie il bene o il vero. Le basta avere. Le bastano i beni del marito. Poco conta in mezzo a chi o come si vive. Una donna che non ha volto. La donna che rimase di sale, tutta volta solo al passato, solo al possesso, solo all’apparire, completamente disinteressata del bene. È “la moglie di Lot”, la donna che divenne una statua di sale.
Vangelo
Come senza nome è quel “tale” della parabola evangelica. Uno preso ai crocicchi delle strade, come era stato comandato. Uno che entra nella sala dove si svolge il gran ricevimento. Con una grande differenza rispetto agli altri invitati, come lascia intendere la parabola. Mentre anche gli altri invitati raccolti qua e là per le strade si sono in qualche modo preparati, si sono dati un tono, hanno preso qualche abito adatto ad una festa di nozze, per stare al simbolismo della parabola, costui no. No, non ha fatto nulla. Non ha preso la veste nuziale, non ha fatto nessun passo. Ecco il motivo per cui, visto dal re, viene buttato fuori. Non prima, però, di essere stato interrogato. Ma quello “ammutolì”, dice il testo. Rimase anche lui di sale. Senza sapere cosa dire, senza sapere cosa fare. Tradendo così, con il suo atteggiamento, il fatto che si trovava in quel luogo un po’ per caso. Come uno che vuole solo approfittarsene, come uno che sta sfruttando una situazione, come uno che vuole apparire in un certo contesto, senza darsi pena nemmeno di essere cambiato. Nemmeno un poco. Un altro uomo senza nome, senza volto. Un altro che non lascia traccia. Come la moglie di Lot.
Epistola
A parlare fuor di metafora, come sempre, con una schiettezza e una forza invidiabili, è San Paolo. L’apostolo dice apertamente alla “sua” comunità di Corinto che “gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio”. Per non correre il rischio di non essere capito dice anche chi sono gli ingiusti: “gli immorali, gli idolatri, gli adulteri, i depravati, i sodomiti, i ladri, gli avari, gli ubriaconi, i calunniatori, i rapinatori”. Paolo sa bene che, tra chi lo sta ascoltando, c’è qualcuno compreso nelle categorie appena citate. Eppure con forza dona speranza. “Tali eravate anche alcuni di voi! Ma siete stati lavati, siete stati santificati nel nome del Signore Gesù”. Come dire: non importa cosa siete stati prima del Battesimo, l’importante è che non lo siate dopo. Perché è proprio nel Battesimo che si acquista un nome. Perché è proprio nel Battesimo che si indossa un abito nuovo, come dice bene anche il simbolo della veste bianca. Ecco perché il cristiano, cioè colui che è rinato nel fonte battesimale, sa bene che tutto continua ad essere lecito, ma non tutto giova. Il cristiano sceglie. Come Abramo, come gli invitati della parabola. Sceglie la parte di Dio, sceglie di vivere in conformità a quello che è diventato nel sacramento, sceglie di non rimanere come una statua di sale, di non ammutolire. Il cristiano sceglie perché è l’uomo che guarda avanti, guarda al futuro, guarda al mistero di Dio dal quale si sente chiamato. Non guarda indietro come la moglie di Lot. Il cristiano è l’uomo della speranza, l’uomo che sa di essere diretto verso la comunione con Dio e, per questo, non fa nulla che possa rovinare questa realtà.
Per noi e per il nostro cammino di fede
Ho la viva impressione che molti di noi rimangano un po’ come delle statue di sale. Ovvero che rimangano fermi, muti, senza saper prendere posizione, senza saper dire una parola su alcune cose della vita dell’uomo che, da sempre, accompagnano l’esistenza di tutti. Una parola franca, come quella di Abramo, come quella di Paolo, come quella di Dio. Una parola franca sui principali casi con cui abbiamo a che fare. Perché? Perché rimaniamo come di sale? Perché ammutoliamo? Forse per un falso rispetto. Forse in nome di una libertà che tutto rende lecito, senza mai interrogarsi sulle cose che davvero giovano alla salute dell’anima. Forse per conformismo. Forse per altri motivi ancora. Noi, però, non siamo chiamati a questo. Noi siamo chiamati a dire una parola che illumina, che ristora, che orienta, che consola.
La prima parola che orienta, motiva, consola è sapere che Dio non vuole la morte del peccatore, continua ad invitarlo, continua a chiamarlo a conversione, ma il peccatore si deve convertire. La parola che consola è quella che ci fa capire che tutte le immoralità che sono state elencate non devono più appartenere a noi dal momento in cui attuiamo una reale conversione a Cristo. Da quel momento dobbiamo come essere dimentichi del passato e protesi solo al futuro. Futuro che è lo stare con Dio, il partecipare alla sua stessa dimensione di vita. Ecco la prima parola consolatoria che ci spinge avanti, allontanandoci dal rischio di essere come delle statue di sale.
La seconda parola consolatoria. Per vivere così, per non essere anonimi, per non essere statue di sale, c’è un solo sostegno: l’Eucarestia. Allontanarsi dall’Eucarestia significa esporsi al rischio di essere come una statua di sale, o di essere anonimi, o di voltarsi indietro a rimpiangere ciò che fanno altri che non hanno fede. Perché vediamo che moltissime fattispecie citate da Paolo sono presenti in mezzo a noi? Perché vediamo molti uomini imbrigliati nelle cose che Paolo citava? Perché manca, in loro, la forza dell’Eucarestia. Ricevere l’Eucarestia con convincimento sempre maggiore, ricevere l’Eucarestia con convincimento sempre più forte, deve essere ciò che ci accompagna per uscire da tutte quelle immoralità che possono benissimo tornare anche in noi, se ci allontaniamo dalla Santa Eucarestia. La parola che Dio pronuncia per la nostra consolazione è quella del Sacramento che celebriamo e che è la forza di ciascuno di noi.
La terza parola di consolazione che viene donata a noi è quella di un richiamo alla dimensione comunitaria di ricerca del bene. Più siamo indirizzati al bene, meno penseremo a tutte quelle realtà che ci allontano da Dio.
Così trovo giusto rimandarvi alla provocazione: chi vogliamo essere noi? Statue di sale? Invitati indegni? Oppure invitati consci della loro pochezza ma che si lasciano coinvolgere nell’azione purificante e sanificante di Dio? decidiamolo qui, davanti alla Santa Eucarestia. Per non correre il rischio di essere anonimi. Senza nome, senza volto perché insignificanti.