Martedì 16 agosto

Settimana della 10 domenica dopo Pentecoste – martedì – San Rocco

Ci fa sempre piacere essere qui, in questa piccola cappellina che rimane aperta sulle nostre strade, per festeggiare San Rocco, invocato come potente intercessore contro le epidemie di peste. Conosciamo molti particolari della sua storia, anche se le notizie su San Rocco non sono moltissime e la storia, spesso, si confonde con le diverse leggende che sono fiorite sul suo conto. Noi vogliamo festeggiare San Rocco a partire dalla liturgia.

La Parola di Dio per questo giorno

LETTURA 2Cr 7, 1-10
Lettura del secondo libro delle Cronache

In quei giorni. Appena Salomone ebbe finito di pregare, cadde dal cielo il fuoco, che consumò l’olocausto e le altre vittime, mentre la gloria del Signore riempiva il tempio. I sacerdoti non potevano entrare nel tempio del Signore, perché la gloria del Signore lo riempiva. Tutti gli Israeliti, quando videro scendere il fuoco e la gloria del Signore sul tempio, si prostrarono con la faccia a terra sul pavimento, adorarono e celebrarono il Signore perché è buono, perché il suo amore è per sempre. Il re e tutto il popolo offrirono un sacrificio davanti al Signore. Il re Salomone offrì in sacrificio ventiduemila giovenchi e centoventimila pecore; così il re e tutto il popolo dedicarono il tempio di Dio. I sacerdoti attendevano al servizio e così pure i leviti, con tutti gli strumenti musicali che il re Davide aveva fatto per celebrare il Signore, perché il suo amore è per sempre, quando salmodiava per mezzo loro. I sacerdoti suonavano le trombe di fronte ai leviti, mentre tutti gli Israeliti stavano in piedi. Salomone consacrò il centro del cortile che era di fronte al tempio del Signore; infatti lì offrì gli olocausti e il grasso dei sacrifici di comunione, perché l’altare di bronzo, eretto da Salomone, non poteva contenere l’olocausto, l’offerta e i grassi. In quel tempo Salomone celebrò la festa per sette giorni: tutto Israele, dall’ingresso di Camat al torrente di Egitto, un’assemblea grandissima, era con lui. Nel giorno ottavo ci fu una riunione solenne, essendo durata la dedicazione dell’altare sette giorni e sette giorni anche la festa. Il ventitré del settimo mese Salomone congedò il popolo, perché tornasse alle sue tende contento e con la gioia nel cuore per il bene concesso dal Signore a Davide, a Salomone e a Israele, suo popolo.

SALMO Sal 95 (96)

Grande è il Signore e degno di ogni lode.

Grande è il Signore e degno di ogni lode,
terribile sopra tutti gli dèi.
Tutti gli dèi dei popoli sono un nulla,
il Signore invece ha fatto i cieli.
Maestà e onore sono davanti a lui,
forza e splendore nel suo santuario. R

Date al Signore, o famiglie dei popoli,
date al Signore gloria e potenza,
date al Signore la gloria del suo nome.
Portate offerte ed entrate nei suoi atri,
prostratevi al Signore nel suo atrio santo. R

Tremi davanti a lui tutta la terra.
Dite tra le genti: «Il Signore regna!».
È stabile il mondo, non potrà vacillare!
Egli giudica i popoli con rettitudine. R

VANGELO Lc 11, 29-30
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Mentre le folle si accalcavano, il Signore Gesù cominciò a dire: «Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona. Poiché, come Giona fu un segno per quelli di Ninive, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione».

Cronache

Forse noi leggiamo sempre un po’ distrattamente le letture del Primo Testamento, non capendo nemmeno tanto bene cosa esse vogliono significare. Credo che sia quasi impossibile pensare la solennità, la fastosità dell’olocausto, cioè del rito di sacrificio che veniva offerto a Gerusalemme per la dedicazione del tempio. Impossibile pensare un gregge di 120.000 pecore condotto all’altare dell’olocausto, come pure i 22.000 giovenchi. Si tratta di numeri impressionanti. Certo un segno per tutto il popolo di Israele, che era in festa per quella casa di Dio aperta al culto, non solo orgoglio della nazione, non solo segno della presenza di Dio in mezzo al suo popolo, ma anche segno di quanto importante fosse la fede per tutti.

Vangelo

Forse il Vangelo ci ha lasciato un poco perplessi. Noi tutti, magari anche con un filo di superstizione, siamo legati ai segni. Lo vediamo anche nella nostra epoca: ci sono presunti maghi, santoni, veggenti che pensano o sperano di interpretare i “segni dei tempi”. Normalmente si tratta di persone da non seguire, però è piuttosto facile che ciascuno di noi cerchi qualche segno al quale aggrappare la propria speranza. Così capiamo ancor meglio la prima lettura: un segno come quello che abbiamo commentato, evidentemente, doveva essere un segno di riferimento molto importante per coloro che lo hanno visto. Gesù dice di non preoccuparsi di questo, di non dare peso a questo genere di segni. Piuttosto, ci dice il Signore, occorre impegnarsi per la fede! Questo solo conta!

Per noi

  • Che segno è per noi San Rocco?
  • Perché siamo qui a celebrare la S. Messa?
  • Cosa vogliamo dire con questa nostra presenza?

Io credo che San Rocco abbia avuto una vita piena di segni che sono stati per lui una traccia, un richiamo ad avere fede.

Anzitutto il segno della vita di Rocco è stato il pellegrinaggio. Sappiamo molto bene del suo pellegrinaggio da Montpellier a Roma, sappiamo del suo interessarsi dei malati incontrati sul cammino, sappiamo, soprattutto, del suo essersi prodigato nei momenti in cui la peste era davvero un flagello per molte parti d’Europa. Rocco non solo ha compiuto dei pellegrinaggi, ha vissuto tutta la vita come un pellegrinaggio. Rocco si è comportato da pellegrino tutta la sua vita! Ecco anche per noi il primo messaggio che ci viene da San Rocco: impariamo anche noi a vivere la vita come un pellegrinaggio, cioè come un progressivo e continuo avvicinarci alla vita eterna. Teniamo sempre bene in mente il punto al quale dobbiamo arrivare. Cerchiamo di non venire meno nel cammino. Sosteniamoci con una viva speranza. Ecco il primo messaggio della vita di San Rocco.

Il secondo. Sappiamo molto bene delle contrarietà della vita di Rocco. Sappiamo del suo essere stato spesso scambiato come un fuorilegge, un uomo di poco conto o un poco di buono. Sappiamo che, avendo egli preso parte alle vicende politiche del suo tempo, spesso è stato frainteso e sappiamo anche che Rocco è morto in prigione proprio per questo motivo. La sua vita, se la guardiamo da questo punto di vista, è stata un fallimento. Rocco però ha sempre cercato di vivere le contrarietà che ha trovato sul suo cammino come un ulteriore incentivo ad avvicinarsi a Dio. Rocco ha fatto ciò che anche il cardinale Martini, di cui tra poco ricorrono i 10 anni dalla morte, ha scelto come motto episcopale: “Pro veritate adversa diligere”. È una frase di san Gregorio Magno: per amore della verità non bisogna avere paura di accettare anche le cose aspre della vita. Credo che sia davvero molto importante capire la verità di questo insegnamento che ci ricorda che il cammino di tutti è fatto di difficoltà, di asprezze, di cose che non vanno bene. Anche queste cose bisogna sopportare, se vogliamo davvero giungere a quella meta che è l’eternità, la visione di Dio, la vita eterna.

Ecco i due grandi segni di cui ci parla la vita di San Rocco. Facciamo anche noi in modo che la nostra vita sia come un pellegrinaggio, accettiamo anche noi le difficoltà che ci sono nel nostro itinerario umano. Così santificheremo anche noi la nostra esistenza

2022-08-12T09:48:48+02:00