Domenica 16 agosto

12 dopo Pentecoste

Introduzione

È meglio essere cristiani senza dirlo, che dirlo senza esserlo”. La citazione di sant’Ignazio di Antiochia, vissuto tra il primo e il secondo secolo dopo Cristo, è più che mai attuale, nonostante la lontananza temporale, ed è più che mai adatta a questa domenica che ci aiuta anche a continuare la riflessione iniziata ieri nel giorno dell’Assunta.

La Parola di Dio 

LETTURA 2Cr 36, 11-21
Lettura del secondo libro delle Cronache

In quei giorni. Quando divenne re, Sedecìa aveva ventun anni; regnò undici anni a Gerusalemme. Fece ciò che è male agli occhi del Signore, suo Dio. Non si umiliò davanti al profeta Geremia, che gli parlava in nome del Signore. Si ribellò anche al re Nabucodònosor, che gli aveva fatto giurare fedeltà in nome di Dio. Egli indurì la sua cervice e si ostinò in cuor suo a non far ritorno al Signore, Dio d’Israele. Anche tutti i capi di Giuda, i sacerdoti e il popolo moltiplicarono le loro infedeltà, imitando in tutto gli abomini degli altri popoli, e contaminarono il tempio, che il Signore si era consacrato a Gerusalemme. Il Signore, Dio dei loro padri, mandò premurosamente e incessantemente i suoi messaggeri ad ammonirli, perché aveva compassione del suo popolo e della sua dimora. Ma essi si beffarono dei messaggeri di Dio, disprezzarono le sue parole e schernirono i suoi profeti al punto che l’ira del Signore contro il suo popolo raggiunse il culmine, senza più rimedio. Allora il Signore fece salire contro di loro il re dei Caldei, che uccise di spada i loro uomini migliori nel santuario, senza pietà per i giovani, per le fanciulle, per i vecchi e i decrepiti. Il Signore consegnò ogni cosa nelle sue mani. Portò a Babilonia tutti gli oggetti del tempio di Dio, grandi e piccoli, i tesori del tempio del Signore e i tesori del re e dei suoi ufficiali. Quindi incendiarono il tempio del Signore, demolirono le mura di Gerusalemme e diedero alle fiamme tutti i suoi palazzi e distrussero tutti i suoi oggetti preziosi. Il re deportò a Babilonia gli scampati alla spada, che divennero schiavi suoi e dei suoi figli fino all’avvento del regno persiano, attuandosi così la parola del Signore per bocca di Geremia: «Finché la terra non abbia scontato i suoi sabati, essa riposerà per tutto il tempo della desolazione fino al compiersi di settanta anni».

SALMO Sal 105 (106)

Salvaci, Signore, nostro Dio.

Si mescolarono con le genti
e impararono ad agire come loro.
Servirono i loro idoli
e questi furono per loro un tranello. R

Immolarono i loro figli e le loro figlie a falsi dèi.
L’ira del Signore
si accese contro il suo popolo
ed egli ebbe in orrore la sua eredità. R

Molte volte li aveva liberati,
eppure si ostinarono nei loro progetti
e furono abbattuti per le loro colpe.
Salvaci, Signore Dio nostro.
Benedetto il Signore, Dio d’Israele,
da sempre e per sempre. R

EPISTOLA Rm 2, 12-29
Lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, tutti quelli che hanno peccato senza la Legge, senza la Legge periranno; quelli invece che hanno peccato sotto la Legge, con la Legge saranno giudicati. Infatti, non quelli che ascoltano la Legge sono giusti davanti a Dio, ma quelli che mettono in pratica la Legge saranno giustificati. Quando i pagani, che non hanno la Legge, per natura agiscono secondo la Legge, essi, pur non avendo Legge, sono legge a se stessi. Essi dimostrano che quanto la Legge esige è scritto nei loro cuori, come risulta dalla testimonianza della loro coscienza e dai loro stessi ragionamenti, che ora li accusano ora li difendono. Così avverrà nel giorno in cui Dio giudicherà i segreti degli uomini, secondo il mio Vangelo, per mezzo di Cristo Gesù. Ma se tu ti chiami Giudeo e ti riposi sicuro sulla Legge e metti il tuo vanto in Dio, ne conosci la volontà e, istruito dalla Legge, sai discernere ciò che è meglio, e sei convinto di essere guida dei ciechi, luce di coloro che sono nelle tenebre, educatore degli ignoranti, maestro dei semplici, perché nella Legge possiedi l’espressione della conoscenza e della verità… Ebbene, come mai tu, che insegni agli altri, non insegni a te stesso? Tu che predichi di non rubare, rubi? Tu che dici di non commettere adulterio, commetti adulterio? Tu che detesti gli idoli, ne derubi i templi? Tu che ti vanti della Legge, offendi Dio trasgredendo la Legge! Infatti sta scritto: «Il nome di Dio è bestemmiato per causa vostra tra le genti». Certo, la circoncisione è utile se osservi la Legge; ma, se trasgredisci la Legge, con la tua circoncisione sei un non circonciso. Se dunque chi non è circonciso osserva le prescrizioni della Legge, la sua incirconcisione non sarà forse considerata come circoncisione? E così, chi non è circonciso fisicamente, ma osserva la Legge, giudicherà te che, nonostante la lettera della Legge e la circoncisione, sei trasgressore della Legge. Giudeo, infatti, non è chi appare tale all’esterno, e la circoncisione non è quella visibile nella carne; ma Giudeo è colui che lo è interiormente e la circoncisione è quella del cuore, nello spirito, non nella lettera; la sua lode non viene dagli uomini, ma da Dio.

VANGELO Mt 11, 16-24
Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo. Il Signore Gesù diceva alle folle: «A chi posso paragonare questa generazione? È simile a bambini che stanno seduti in piazza e, rivolti ai compagni, gridano: “Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non vi siete battuti il petto!”. È venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e dicono: “È indemoniato”. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e dicono: “Ecco, è un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori”. Ma la sapienza è stata riconosciuta giusta per le opere che essa compie». Allora si mise a rimproverare le città nelle quali era avvenuta la maggior parte dei suoi prodigi, perché non si erano convertite: «Guai a te, Corazìn! Guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidone fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a voi, già da tempo esse, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, Tiro e Sidone saranno trattate meno duramente di voi. E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Perché, se a Sòdoma fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a te, oggi essa esisterebbe ancora! Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, la terra di Sòdoma sarà trattata meno duramente di te!».

Cronache

Cominciando dal libro delle cronache. Un libro storico, un libro che ci ricorda la vicenda di Sedecia, un re che “fece ciò che è male agli occhi del Signore”. un modo di dire, un modo di argomentare di Israele che ritorna molto spesso e che ci aiuta a capire che il vero male agli occhi del Signore è la perdita della fede. Non solo. Il testo ci dice anche che egli rese il suo cuore indurito, pur di non dare ascolto alla voce di quei profeti mandati da Dio che chiedevano conversione, ovvero un ritorno a Dio. come se non bastasse, egli anche si mise ad irritare Nabucodonosor, che è un re nemico, uno che non appartiene ad Israele, un pagano. Eppure la teologia della storia dei santi padri vede in esso uno strumento di Dio, colui che viene per impartire una lezione che viene da Dio. Così l’autore sacro ci diceva che Sedecia rovinò il tempio, nel senso che introdusse perfino nel luogo più sacro di Gerusalemme quell’incuria, quella scarsa attenzione per le cose sacre che, poi, porta in rovina tutti e specialmente i deboli. Ecco il vero peccato. Quest’uomo apparteneva ad Israele a tutti gli effetti ma la sua appartenenza al popolo di Dio fu solo nominale. Egli non ebbe fede, insegnò a non avere fede, ecco perché non merita nessun ricordo. La teologia della storia insegna, poi, che quando si perde il senso di Dio tutto va in rovina. L’aver distolto tutto il popolo di Dio dalla professione della fede, l’aver insegnato a non essere attenti alla tradizione dei padri, ha prodotto la rovina di tutti. Quando il cuore si allontana da Dio anche la vita va in rovina. È una sorta di ritornello, è una sorta di monito che la Scrittura continua a lanciare in 1000 modi diversi. Lontani da Dio non c’è alcun bene. Quando si vive la fede in modo formale, non c’è spazio per nessun richiamo di Dio. Si va di male in peggio e, alla fine, si perde tutto.

Vangelo

Così anche nella predicazione di Gesù. Il pretesto di questa predicazione gli viene offerto dal suo pellegrinare di città in città. Ci sono luoghi dove Gesù è stato molto presente, ci sono luoghi che hanno visto il Signore crescere, lavorare, diventare quell’uomo che inizia la predicazione del messia nel nome del Padre. Ci sono luoghi dove il Signore è tornato più volte a predicare ed anche luoghi dove il Signore ha compiuto più di un miracolo. Ci sono altri luoghi, città, villaggi, nei quali il Signore non è passato che una sola volta. Eppure, anche in questi luoghi dove non era conosciuto, non era atteso, la sua parola ha prodotto frutti ineguagliabili. Ci sono persone buone che, evidentemente, e non avevano nessuna fede da mostrare, nessun rito da celebrare, ma avevano il cuore saldamente radicato in Dio. se è vero che accolsero il Signore, se è vero che ebbero stima della sua parola, se è vero che si disposero ad un itinerario di fede più vero, più intenso, più profondo, è perché tutti costoro ebbero in grande onore la Parola ricevuta e il senso di sequela di quel Maestro che incontrarono. Come dire: la fede è un dono. Un dono che se viene coltivato produce frutti incredibili. Se non viene coltivato, il dono della fede deperisce, non produce nessun frutto, fa rimanere le persone così come esse sono, senza dare loro quello slancio, quella grinta che, invece, sono la forza tipica di chi conosce Dio e vive alla sua presenza in modo costante.

Romani

Il testo certamente più affascinante è, comunque, quello della lettera ai Romani. Un testo nel quale Paolo dimostra di avere profondissima conoscenza del suo mondo, il mondo giudaico. Egli sa bene che la fede, per molti, è fatta di partecipazione al culto, di presenza in mezzo a coloro che credono o che sono persone importanti ed influenti nella vita della comunità stessa. Sa bene che, molti, cercano attraverso la fede visibilità, spazi, ruoli, in un certo senso anche potere. La sua critica è fortissima. C’è chi vuole a tutti costi dimostrarsi “circonciso”, cioè appartenente al popolo di Dio ma senza esserlo nel cuore e ci sono persone, dice ancora l’apostolo, che, formalmente, non appartengono al popolo della salvezza, ma hanno una fede molto profonda e un senso della presenza di Dio molto sviluppato e spiccato, costoro, ci dice Paolo, sono i veri “circoncisi”, coloro che realmente cercano Dio. Questa critica molto forte che Paolo esprime per il suo popolo e che gli meriterà un sacco di critiche e di allontanamenti, è vera per tutte le fedi, anche per quella cristiana. Paolo lo sa bene ed ecco che si rivolge ai cristiani tutti, ricordando che la vera fede non nasce da segni esteriori e non si esaurisce mai in essi. Chi ha fede cura il proprio cuore, il proprio modo di pensare, il proprio modo di amare. Soprattutto si astiene da quella serie di comportamenti negativi o, potremmo anche dire, immorali, che sono contro lo spirito della fede: essere ladri, adulteri, superstiziosi, idolatri. Così l’apostolo ricorda che Dio guarda il cuore. Non guarda le appartenenze, non guarda l’esteriorità. Dio guarda solo il cuore. così si esprime con quelle parole bellissime che noi tutti abbiamo ascoltato alla fine della lettura: “Giudeo è colui che lo è interiormente e la circoncisione è quella del cuore, nello spirito, non nella lettera; la sua lode non viene dagli uomini, ma da Dio”. ecco di cosa va in cerca l’uomo di fede: non di lodi di uomini ma della lode di Dio. è per questo che l’uomo di fede rimane sempre fedele nel suo cuore a Dio, in qualsiasi modo ciò sia possibile.

Perchè la Parola dimori in noi

  • Siamo cristiani che si mostrano tali ma non lo sono?
  • Sappiamo anche noi essere cristiani nel modo di pensare, di agire, di fare, senza cercare lodi o appartenenze?

È chiaro che la provocazione di Sant’Ignazio fa proprio per noi. È vero che moltissimi tra noi sono cristiani profondamente, senza dirlo, nel loro essere e cercano, in ogni modo, di vivere coerentemente rispetto al Vangelo senza fare nessun chiasso. Ma è anche vero che, nel nostro tempo, moltissimi fingono di essere cristiani per appartenenza, ma, poi, la vita va da un’altra parte. Se guardiamo bene i peggiori fatti di cronaca, scopriamo davvero che furti, omicidi, imprese violente, intimidazioni, risse, pestaggi… vengono fatti proprio da cristiani. Mi colpisce sempre molto il fatto che i fatti violenti di cui si rendono protagonisti moltissimi ragazzi italiani più che mai, sono compiuti proprio da gente che è battezzata, ha fatto il catechismo, in qualche parrocchia ha ricevuto i sacramenti. Così come vediamo ben per moltissime altre cose. Spessissimo i grandi “peccati” che vediamo nella nostra società sono compiuti proprio da persone che sono cristiane fin dall’origine della loro vita. dunque la domanda è più che mai per noi. noi chi vogliamo essere? cristiani nel cuore, cristiani che sanno dire come sono le cose, cristiani che hanno nel cuore solo il pensiero di essere coerenti, o vogliamo essere cristiani per nome, ma non di fatto? Così pure come vi invito a chiedervi davvero che senso hanno molte pratiche cristiane che, ormai, stanno ampiamente mostrando che il cuore dell’uomo è da un’altra parte. Anche nella nostra prassi ecclesiale noi stiamo concedendo i sacramenti a tutti. anche nella nostra prassi abituale non si nega il sacramento a nessuno. Eppure, credo da molti anni, vediamo bene che questo modo di fare, questa mentalità, non paga. Non serve. L’accoglienza è un valore, certamente. Il non condizionare i sacramenti, come sempre facciamo, ha una sua ragion d’essere. però tutti vediamo che, in questo modo, non solo non cresciamo dei giovani cristiani ma, addirittura, otteniamo l’effetto contrario per cui altri che pure sono cristiani si allontanano dalla fede vedendo questi risultati. La domanda è difficilissima, peggio, poi, capire da che parte dirigere l’azione ecclesiale. Certo non sono pochi coloro che spingono per una celebrazione dei sacramenti dentro un orizzonte di formazione ampio e di appartenenza alla vita della chiesa comprovata. Ma è questa la ricetta? Cosa fare rispetto a coloro che non potrebbero aver accesso ai sacramenti perché non in grado di mantenere queste cose? Le domande sono davvero molteplici e comunque molto complesse. Non potremo dare una risposta univoca e frettolosa. Vi chiedo solo di pensarci. Pensarci a partire da noi. che identità cristiana metto in campo? Anche io sono ladro, adultero, scaramantico, idolatra? Oppure cerco di avere quel minimo di coerenza che è già fonte di un’esistenza cristiana? Proviamo a chiedercelo. Proviamo a mettere mano alla nostra conversione interiore. Perché, come appunto diceva Sant’Ignazio, è meglio essere cristiani senza dirlo che dirlo senza esserlo! Teniamo nel cuore questa parola e decidiamo da che parte stare, da che parte dirigere i nostri giorni e la nostra vita.

2026-08-14T11:06:39+02:00