Settimana della 12 domenica dopo Pentecoste – lunedì
La spiritualità di questo giorno
Questa settimana abbiamo la celebrazione di alcuni santi che sentiamo particolarmente vicini a noi: San Pio X e San Bernardo, che onoriamo nelle nostre chiese. Avremo poi anche San Massimiliano Maria Kolbe – oggi – e la Madonna Regina a fine settimana.
La Parola di questo giorno
LETTURA Ne 1, 5-11
Lettura del libro di Neemia
In quei giorni. Io Neemia dissi: «O Signore, Dio del cielo, Dio grande e tremendo, che mantieni l’alleanza e la fedeltà con quelli che ti amano e osservano i tuoi comandi, sia il tuo orecchio attento, i tuoi occhi aperti per ascoltare la preghiera del tuo servo; io prego ora davanti a te giorno e notte per gli Israeliti, tuoi servi, confessando i peccati che noi Israeliti abbiamo commesso contro di te; anch’io e la casa di mio padre abbiamo peccato. Abbiamo gravemente peccato contro di te e non abbiamo osservato i comandi, le leggi e le norme che tu hai dato a Mosè, tuo servo. Ricòrdati della parola che hai affidato a Mosè, tuo servo: “Se sarete infedeli, io vi disperderò fra i popoli; ma se tornerete a me e osserverete i miei comandi e li eseguirete, anche se i vostri esiliati si trovassero all’estremità dell’orizzonte, io di là li raccoglierò e li ricondurrò al luogo che ho scelto per farvi dimorare il mio nome”. Ora questi sono tuoi servi e tuo popolo, che hai redento con la tua grande forza e con la tua mano potente. O Signore, sia il tuo orecchio attento alla preghiera del tuo servo e alla preghiera dei tuoi servi, che desiderano temere il tuo nome; concedi oggi buon successo al tuo servo e fa’ che trovi compassione presso quest’uomo». Io allora ero coppiere del re.
SALMO Sal 64 (65)
Tu ci rispondi, o Dio, nostra salvezza.
Per te il silenzio è lode, o Dio, in Sion,
a te si sciolgono i voti.
A te, che ascolti la preghiera,
viene ogni mortale. R
Pesano su di noi le nostre colpe,
ma tu perdoni i nostri delitti.
Beato chi hai scelto perché ti stia vicino:
abiterà nei tuoi atri. R
Ci sazieremo dei beni della tua casa,
delle cose sacre del tuo tempio.
Con i prodigi della tua giustizia,
tu ci rispondi, o Dio, nostra salvezza,
fiducia degli estremi confini della terra
e dei mari più lontani. R
VANGELO Lc 12, 42b-48
Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi. Ma se quel servo dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire” e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli. Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche. A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più».
Neemia
Iniziamo da questa stupenda lettura che è la preghiera di Neemia, un testo molto profondo se teniamo in considerazione che siamo in un momento del tutto particolare della storia di Israele. Siamo nell’epoca che vede il ritorno dall’esilio e la ricostruzione del tempio. Ovviamente, anche secondo la teologia del tempo, tutti pensavano che con quella grandissima calamità Dio avesse, in qualche modo, punito i peccati di Israele. La deportazione, l’esilio, la distruzione di Gerusalemme erano stati visti come l’intervento di Dio nella storia. Dio interviene per purificare il suo popolo dai suoi peccati. Neemia ne è conscio, ma vede che ora sta iniziando un’epoca nuova, un’epoca di nuova alleanza, un’epoca di riscoperta e di nuovo rispetto per il mistero di Dio. Neemia chiede ciò che, in fondo, chiedono tutti gli oranti, ovvero che Dio presti ascolto alla preghiera e che conceda quanto hanno nel cuore. Neemia ha nel cuore la ricostruzione del tempio che è poi anche la ricostruzione della stessa Gerusalemme. Ecco perché prega con fervore e con attenzione, chiedendo a Dio ascolto, aiuto e protezione.
Vangelo
Cosa fa, come vive chi rimane fedele al Signore? Attendendo. Attendendo la sua manifestazione, come già Neemia in qualche modo ci ha detto, ma anche attendendo la morte, come momento di incontro con Dio. La morte, per il credente, altro non è che il momento della verità, il momento in cui si vede ciò in cui si è creduto, il momento nel quale, finalmente, si percepisce il senso delle fatiche della vita. Questo momento deve essere atteso con cura, con attenzione, con spirito di vigilanza, con costanza. È quello che richiama la parabola. Chi non vive di questo, chi non vive con questa costanza, chi si lascia andare, rischia di buttare via tutto. Chi non è fedele nella preghiera di vigile attesa, rischia di non giungere alla meta.
Per noi e per il nostro cammino di fede
Massimiliano Maria Kolbe era un frate. Un frate devoto a Maria, soprattutto, al cui nome si era raccomandato chissà quante volte. Un missionario, soprattutto della parola, che aveva cercato di spendersi in ogni momento del suo ministero per il trionfo di Cristo, come si diceva secondo il linguaggio e la spiritualità di quel tempo. Proprio per questo suo impegno di zelo e di dedizione, era entrato in contrasto con il nazismo. Alla fine ecco la sua deportazione nel campo di concentramento. Come avrà pregato Massimiliano Maria in quel luogo? Che cosa avrà chiesto a Dio? Come si sarà comportato? Credo nell’esatto modo con cui ci hanno parlato queste Scritture. Da buon frate sarà andato avanti a fare ciò che aveva sempre fatto, ovvero a credere anche contro qualsiasi evidenza. A sperare, anche nel luogo della non speranza. A chiedere per gli altri, tanto che quando si è presentata l’occasione, non ha esitato a prendere il posto di un detenuto condannato a morte. Sarà stato sempre un servo umile, appassionato di Cristo, che ha atteso il momento della morte come momento di incontro con quel Dio che sempre lo aveva guidato, anche nel momento della deportazione, della prigionia, del campo di concentramento. Negli ultimi giorni, i giorni della morte sopravvenuta nel bunker della fame, avrà cercato assolutamente la presenza di Maria. Così san Massimiliano Maria ha vissuto proprio fino in fondo, fino all’ultimo istante il Vangelo, che lo ha reso uomo capace di attendere, sperare, dirigere i propri passi verso Dio contro ogni speranza.
Noi cosa facciamo? Siamo così fedeli? Siamo così dediti alla preghiera? Abbiamo la speranza così radicata nei nostri cuori? Credo che non sia sempre così e non sia proprio così… forse ci arrendiamo per molto meno. Per questo oggi direi di pregare perché anche noi possiamo essere uomini e donne di attesa e di speranza, uomini e donne che non si fermano davanti alle cose del loro tempo, ma sanno vedere, in ciascuna di esse, la mano di Dio che interviene nella storia a suo modo. Chiediamo al Signore questa grazia, certi che egli ci ascolta, come ci ha insegnato anche Neemia o la forza perseverante di Massimiliano Maria Kolbe.