Settimana della 12 domenica dopo Pentecoste – martedì
La spiritualità di questo giorno
Le due bellissime letture di oggi si commentano a vicenda tra di loro.
La Parola di questo giorno
LETTURA Ne 2, 9-20
Lettura del libro di Neemia
In quei giorni. Io Neemia giunsi presso i governatori dell’Oltrefiume e diedi loro le lettere del re. Il re aveva mandato con me una scorta di capi dell’esercito e di cavalieri. Ma lo vennero a sapere Sanballàt, il Coronita, e Tobia, lo schiavo ammonita, e furono molto contrariati per il fatto che fosse venuto un uomo a procurare il bene degli Israeliti. Giunto a Gerusalemme, vi rimasi tre giorni. Poi mi alzai di notte, io e pochi uomini che erano con me, senza parlare a nessuno di quello che Dio mi aveva messo in cuore di fare per Gerusalemme e non avendo altro giumento oltre quello che io cavalcavo. Uscii di notte per la porta della Valle e andai verso la fonte del Drago e alla porta del Letame, osservando le mura di Gerusalemme, che erano diroccate, mentre le sue porte erano consumate dal fuoco. Mi spinsi verso la porta della Fonte e la piscina del Re, ma non vi era posto per cui potesse passare il giumento che cavalcavo. Allora risalii di notte lungo il torrente, sempre osservando le mura; poi, rientrato per la porta della Valle, me ne ritornai. I magistrati non sapevano né dove io fossi andato né che cosa facessi. Fino a quel momento non avevo detto nulla, né ai Giudei né ai sacerdoti né ai notabili né ai magistrati né agli altri che si dovevano occupare del lavoro. Allora io dissi loro: «Voi vedete la miseria nella quale ci troviamo, poiché Gerusalemme è in rovina e le sue porte sono consumate dal fuoco. Venite, ricostruiamo le mura di Gerusalemme e non saremo più insultati!». Narrai loro della mano del mio Dio, che era benefica su di me, e riferii anche le parole che il re mi aveva riferite. Quelli dissero: «Su, costruiamo!». E misero mano vigorosamente alla buona impresa. Ma quando Sanballàt, il Coronita, e Tobia, lo schiavo ammonita, e Ghesem, l’Arabo, seppero la cosa, ci schernirono e ci derisero dicendo: «Che state facendo? Volete forse ribellarvi al re?». Allora io risposi loro: «Il Dio del cielo ci darà successo. Noi, suoi servi, ci metteremo a costruire. Ma voi non avrete né parte né diritto né ricordo in Gerusalemme».
SALMO Sal 50 (51)
Esalterò, Signore, la tua giustizia.
Tu gradisci la sincerità nel mio intimo,
nel segreto del cuore mi insegni la sapienza.
Fammi sentire gioia e letizia:
esulteranno le ossa che hai spezzato. R
Insegnerò ai ribelli le tue vie
e i peccatori a te ritorneranno.
Signore, apri le mie labbra
e la mia bocca proclami la tua lode. R
Nella tua bontà fa’ grazia a Sion,
ricostruisci le mura di Gerusalemme.
Allora gradirai i sacrifici legittimi,
l’olocausto e l’intera oblazione;
allora immoleranno vittime sopra il tuo altare. R
VANGELO Lc 12, 49-53
Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto! Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».
Vangelo
Partiamo dal Vangelo. Gesù viene per accendere un “fuoco”. È il fuoco dell’ardore della fede, è il fuoco della missione, è il fuoco della passione per il bene degli uomini, è il fuoco dello zelo. Sono tutte cose che noi vediamo accese in Gesù. Gesù prega il Padre perché lui per primo abbia tutte queste cose. Noi vediamo che il ministero di Gesù è stato proprio questo. Gesù però non prega solo per sé, ma anche per tutti gli uomini. Prega perché chi ha fede sia acceso dal medesimo zelo e dal medesimo fuoco. Prega perché tutti possano avere nel cuore quella forza di fede che è capace di accendere nell’uomo il desiderio di Dio e delle cose di Dio.
Ovviamente questo divide. Quando si mette zelo per le cose del Signore, è inevitabile che si incontri lo scherno di altri, la disistima di molti, l’ostacolo di coloro che si propongono non tanto agli uomini, ma, in fondo, a Dio. Gesù sa bene che anche nelle singole famiglie avverrà questo. Ci sarà chi prenderà posizione per lui e chi prenderà posizione contro di lui. Ci sarà chi diventerà capace di prendere parte alla sua missione, ma anche chi starà ai bordi di essa e chi sarà decisamente contrario ad essa. Gesù sa bene che la sua venuta provocherà divisione! Per questo accende i cuori del medesimo fuoco dello Spirito che abita in lui, perché tutto abbia un senso e una prospettiva.
Neemia
Naturalmente noi vediamo tutte queste cose accadere nel cuore di Neemia, lui è infiammato dall’amore di Dio, lui è dentro una missione che sente particolarmente sua, lui cerca, in tutti i modi possibili, di dare un esempio che sia riconosciuto e seguito. Per la verità avviene che solo pochi lo seguono. Neemia sa che questi sono i veri uomini di Dio, coloro che collaboreranno alla sua missione di ricostruzione che, come abbiamo sentito, parte dalle mura, cioè parte dal definire l’identità di Gerusalemme.
Abbiamo anche sentito come Neemia si regola nei confronti di coloro che non lo approvano, che lo deridono, che stimano la sua missione una cosa da nulla. Ci sono anche uomini che, apertamente, cercano di creare ostacoli e di rendere la sua opera insignificante. Ecco che Neemia, immediatamente, si rivolge a Dio con tutta la sua fede. Il suo giudizio diventa molto forte. Rivolgendosi agli oppositori ricorda che loro non avranno mai parte delle cose che Dio sta per fare nella sua città: non prenderanno nessun merito, non avranno nessun bene, addirittura il loro nome non sarà ricordato nella città santa. Sembrano parole terribili ma, in fondo, noi sappiamo bene che sono parole di giustizia. Nei confronti di coloro che mettono ostacoli alla missione di Dio, l’uomo di fede è chiamato a prendere posizione. Posizione anche divisiva, ma tesa a far emergere la verità.
Per noi e per il nostro cammino di fede
Credo che a noi queste parole suonino molto difficili. Noi vorremmo sempre andare tutti d’accordo, noi vorremmo evitare qualsiasi discussione. Quando poi siamo di fronte a coloro che ci mostrano un parere diverso dal nostro, andiamo un poco in crisi. Specie se queste cose vengono fatte senza rispetto, in maniera decisa, in modo scorretto. Credo che tutti ne soffriamo. Ebbene, la Parola di Dio ci dice che non può che essere così! Queste letture ci dicono che, da che mondo è mondo, la fede divide, spacca, oppone. Questo perché deve emergere la decisione personale di ciascuno. Come ci sono uomini e donne che sanno far emergere il proprio sì a Dio dalle cose che dicono e che fanno, così ci sono uomini che preferiscono lavorare sottotraccia, opporsi in segreto, rovinare il lavoro degli altri in modo subdolo… e ci sono anche coloro che si oppongono a viso aperto, uscendo da qualche comodo nascondiglio, facendo il male che possono… la vita degli uomini di Dio è piena di queste cose. Che cosa sono chiamati a fare tutti coloro che si fidano di Dio? Sono chiamati ad andare avanti con perseveranza e con gioia, che abbiamo anche sentito nelle letture di ieri. Sono chiamati ad andare avanti senza farsi troppi problemi, sapendo bene che solo in Dio si trovano grazia, pace, ristoro. Neemia ne era consapevole, i discepoli ne erano consapevoli, i santi ne erano più che mai convinti. E noi, lo sappiamo e ne siamo convinti allo stesso modo?