Settimana della 3 domenica dopo il martirio – Martedì
La spiritualità di questo giorno
Con oggi torniamo al lezionario previsto per questo tempo, che ci fa leggere gli scritti del Nuovo Testamento. Oggi vogliamo poi ricordare i santi Cornelio e Cipriano. Figure di un papa e di un vescovo che, per continuare la meditazione di ieri, hanno avuto molti dolori, soprattutto nel tempo della persecuzione. Eppure uomini forti nella fede, che hanno saputo affrontare anche questi momenti sapendo che Dio riscatta, Dio è vicino, Dio sostiene. È anche con questa loro memoria ed intercessione che leggiamo i testi sacri di questo giorno.
La Parola di questo giorno
LETTURA 1Gv 5, 1-13
Lettura della prima lettera di san Giovanni apostolo
Figlioli miei, chiunque crede che Gesù è il Cristo, è stato generato da Dio; e chi ama colui che ha generato, ama anche chi da lui è stato generato. In questo conosciamo di amare i figli di Dio: quando amiamo Dio e osserviamo i suoi comandamenti. In questo infatti consiste l’amore di Dio, nell’osservare i suoi comandamenti; e i suoi comandamenti non sono gravosi. Chiunque è stato generato da Dio vince il mondo; e questa è la vittoria che ha vinto il mondo: la nostra fede. E chi è che vince il mondo se non chi crede che Gesù è il Figlio di Dio? Egli è colui che è venuto con acqua e sangue, Gesù Cristo; non con l’acqua soltanto, ma con l’acqua e con il sangue. Ed è lo Spirito che dà testimonianza, perché lo Spirito è la verità. Poiché tre sono quelli che danno testimonianza: lo Spirito, l’acqua e il sangue, e questi tre sono concordi. Se accettiamo la testimonianza degli uomini, la testimonianza di Dio è superiore: e questa è la testimonianza di Dio, che egli ha dato riguardo al proprio Figlio. Chi crede nel Figlio di Dio, ha questa testimonianza in sé. Chi non crede a Dio, fa di lui un bugiardo, perché non crede alla testimonianza che Dio ha dato riguardo al proprio Figlio. E la testimonianza è questa: Dio ci ha donato la vita eterna e questa vita è nel suo Figlio. Chi ha il Figlio, ha la vita; chi non ha il Figlio di Dio, non ha la vita. Questo vi ho scritto perché sappiate che possedete la vita eterna, voi che credete nel nome del Figlio di Dio.
SALMO Sal 39 (40)
Ecco, io vengo, Signore, per fare la tua volontà.
Ho sperato, ho sperato nel Signore,
ed egli su di me si è chinato.
Mi ha tratto da un pozzo di acque tumultuose,
dal fango della palude.
Mi ha messo sulla bocca un canto nuovo,
una lode al nostro Dio. R
Sacrificio e offerta non gradisci,
gli orecchi mi hai aperto.
Allora ho detto: «Ecco, io vengo.
Nel rotolo del libro su di me è scritto
di fare la tua volontà». R
Ho annunciato la tua giustizia nella grande assemblea;
vedi: non tengo chiuse le labbra, Signore, tu lo sai.
Non ho nascosto la tua giustizia dentro il mio cuore,
la tua verità e la tua salvezza ho proclamato. R
Esultino e gioiscano in te
quelli che ti cercano;
dicano sempre: «Il Signore è grande!»
quelli che amano la tua salvezza. R
VANGELO Lc 18, 1-8
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai: «In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”. Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”». E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».
1 Giovanni
Anche con il ricordo di questi santi martiri possiamo rileggere le parole intense di Giovanni. Noi giustamente diciamo che il martire è una figura particolare e, soprattutto, che è una figura di grande testimonianza. Ed è vero. Anzi, possiamo giustamente dire che il martire è la figura massima di testimone, perché è un’anima che si consacra totalmente a Dio e che non teme nulla, nemmeno la morte, perché sa affrontarla nel nome del Signore. San Giovanni ci ha detto che il martire ripete, nella sua vita, la testimonianza di Gesù. La testimonianza di Cristo è la testimonianza di Colui che è venuto con “sangue ed acqua”. Il riferimento è, in primis, all’acqua e al sangue che fluiscono dal cuore di Cristo nella sua morte, ma è anche ai sacramenti che generano e che costituiscono il cuore della vita della Chiesa. Il Battesimo, il primo sacramento della vita cristiana, quello che ci rende figli di Dio e quello che ci immette nella Chiesa, ha, al suo centro, proprio l’elemento dell’acqua. L’Eucarestia, il sacramento della vita in Cristo, il sacramento della presenza di Cristo nella Chiesa, in generale e nell’anima in particolare, è simboleggiato dal sangue. Il martire è un’anima che è entrata nella vita della Chiesa e che ha vissuto coerentemente il suo Battesimo, fino all’effusione del proprio sangue. È Cristo che dà questa forza al martire, è Cristo che ispira l’anima del martire anche a sostenere la forma concreta che può assumere il martirio.
Vangelo
Come fa colui che è chiamato al martirio a rimanere fedele a tutto questo? Come fa il martire ad affrontare la sorte che gli viene riservata? Con la preghiera. La preghiera che ha al suo centro e al suo cuore l’Eucarestia, come abbiamo detto commentando la prima lettura. Certo poi ha anche altri momenti, meno solenni, più personali, meno celebrativi, eppure assolutamente determinanti in ordine a saper sostenere la propria vita di fede e l’esito del proprio cammino di santità. Il martire è un testimone particolare di tutto questo, ma a tutti è chiesto di saper sostenere la propria vita di fede, la propria vita in Cristo tramite la preghiera. Quella preghiera per cui Gesù raccomanda una cosa sola: che sia costante, che sia insistente. Che sia autenticamente un mettersi di fronte a Dio per chiedere, con fiducia, le cose di cui si ha bisogno, o per esprimere il proprio ringraziamento, o per elevare la propria intercessione. Sono diverse le forme che, nel concreto, la preghiera può assumere ma tutte devono avere la medesima caratteristica: l’insistenza. Senza insistenza non c’è preghiera che regga. Senza insistenza non c’è perseveranza nella vita cristiana. Il credente dovrebbe differenziarsi da ogni altro uomo proprio a partire da questo: dalla forma, dalla bellezza, dall’insistenza della propria preghiera.
Preghiera per la quale è lo stesso Signore ad esprimere anche una sua preoccupazione: ci sarà sempre qualcuno che pregherà fino alla fine del tempo? La fede interesserà, in ogni tempo, l’uomo?
Per noi e per il nostro cammino di fede
Cerchiamo di rispondere a questa domanda del Signore. A questa domanda non si risponde in astratto, non si risponde essendo ottimisti o pessimisti. Si può rispondere a questa domanda solo con la nostra preghiera, solo con l’orazione assidua che dobbiamo mettere nei nostri cuori. È questa la risposta che il Signore si attende. Non una risposta fatta di parole, non una risposta fatta di sentimenti, ma una risposta concreta, fatta di preghiera personale, di adorazione personale, di momenti in cui ciascuno di noi sa mettersi di fronte a Dio e sa relazionarsi con Lui.
Siccome il mondo, anche il nostro mondo, ha sempre bisogno di una testimonianza cristiana, cerchiamo di essere noi, per primi, a voler dare questa testimonianza. Cerchiamo di essere noi, per primi, coloro che desiderano mettersi in quella comunione con Dio che è in grado di dire a tutti il proprio tenore di fede.
Maria, che solo ieri abbiamo contemplato come l’Addolorata, doni a noi tutti la forza per crescere in questa direzione spirituale. Maria interceda per noi e ci sostenga con la sua stessa preghiera e con il suo stesso amore.