Lunedì 15 settembre

Settimana della 3 domenica dopo il martirio – Lunedì – Addolorata

La spiritualità di questo giorno

Questa settimana inizia con un’altra grande festa mariana: l’Addolorata. Avremo poi i Santi Cornelio e Cipriano, San Satiro, Sant’Eustorgio e, sabato, i santi martiri coreani. Anche grazie alla loro intercessione e al loro aiuto ci prepariamo alla festa di San Maurizio che metterà la città in stato di festa e di invocazione del Santo Patrono.

La Parola di questo giorno

LETTURA Lam 1, 1b. 2a-c. 6a. 11c-12b. 13e-f. 16a-c; 3, 13. 15. 49-50. 55. 31-32. 56a. 58
Lettura del libro delle Lamentazioni

È divenuta come una vedova, la grande fra le nazioni; piange amaramente nella notte: le sue lacrime sulle sue guance. Dalla figlia di Sion è scomparso ogni splendore. «Osserva, Signore, e considera come sono disprezzata! Voi tutti che passate per la via, considerate e osservate se c’è un dolore simile al mio dolore. Mi ha reso desolata, affranta da languore per sempre. Per questo piango, e dal mio occhio scorrono lacrime, perché lontano da me è chi consola. Ha conficcato nei miei reni le frecce della sua faretra. Mi ha saziato con erbe amare, mi ha dissetato con assenzio. Il mio occhio piange senza sosta, perché non ha pace, finché non guardi e non veda il Signore dal cielo. Ho invocato il tuo nome, o Signore, dalla fossa profonda, poiché il Signore non respinge per sempre, ma, se affligge, avrà anche pietà secondo il suo grande amore. Tu hai udito il mio grido. Tu hai difeso, Signore, la mia causa, hai riscattato la mia vita».

SALMO Sal 85 (86)

Nella mia afflizione sostienimi, Signore.

Signore, tendi l’orecchio, rispondimi,
perché io sono povero e misero.
Custodiscimi perché sono fedele;
tu, Dio mio, salva il tuo servo, che in te confida. R

Porgi l’orecchio, Signore, alla mia preghiera
e sii attento alla voce delle mie suppliche.
Nel giorno dell’angoscia alzo a te il mio grido
perché tu mi rispondi. R

Tutte le genti che hai creato verranno
e si prostreranno davanti a te, Signore,
per dare gloria al tuo nome.
Grande tu sei e compi meraviglie: tu solo sei Dio. R

EPISTOLA Col 1, 24-29
Lettera di san Paolo apostolo ai Colossesi

Fratelli, io sono lieto nelle sofferenze che sopporto per voi e do compimento a ciò che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne, a favore del suo corpo che è la Chiesa. Di essa sono diventato ministro, secondo la missione affidatami da Dio verso di voi di portare a compimento la parola di Dio, il mistero nascosto da secoli e da generazioni, ma ora manifestato ai suoi santi. A loro Dio volle far conoscere la gloriosa ricchezza di questo mistero in mezzo alle genti: Cristo in voi, speranza della gloria. È lui infatti che noi annunciamo, ammonendo ogni uomo e istruendo ciascuno con ogni sapienza, per rendere ogni uomo perfetto in Cristo. Per questo mi affatico e lotto, con la forza che viene da lui e che agisce in me con potenza.

VANGELO Gv 19, 25-27
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quell’ora. Stavano presso la croce del Signore Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.

Vangelo

Il Vangelo ci mostra il giorno massimo del dolore di Maria. Certo la Vergine Santa avrà avuto molti giorni di dolore, come è nella vita di ogni uomo, ma tutti abbiamo un giorno di dolore che ricordiamo perché ha inciso più di altri nella nostra vita, nella nostra esistenza. Il giorno del dolore di Maria, per eccellenza, è il giorno della Croce. Il giorno del dolore di Gesù è anche il giorno del dolore della Madre. Tradizionalmente, come ho già avuto modo di spiegare, i dolori della Vergine sono sette. Ma è un’icona, un modo per avere cristallizzato i suoi dolori. Essi, ovviamente, furono molti di più e noi oggi li celebriamo tutti, alla luce di questo dolore di Madre che vede il Figlio soffrire e morire in questo modo.

Lamentazioni

Il cuore delle Scritture di oggi, però, può essere cercato nella prima lettura. Fa parte del libro delle “Lamentazioni” che sono uno sfogo di dolore, legato al profeta Geremia, che vede la distruzione di Gerusalemme. Il profeta ha il cuore distrutto perché vede la città santa che non c’è più. Tutto è devastazione, tutto è rovina, tutto è stato diroccato. Tutto è cessato di esistere. Soprattutto il santo tempio del Signore, il luogo per eccellenza legato alla fede, il luogo per eccellenza legato a Dio, non c’è più. Questo è il massimo del dolore che può provare un uomo di fede. Geremia assiste da uomo alla devastazione e alla crudeltà dei vincitori di Gerusalemme e assiste da profeta alla rovina del luogo a lui più caro. Potremmo dire che la sua è una doppia sofferenza. Una sofferenza che non si spiega. È la sofferenza provocata dagli uomini che non sanno rispettare l’uomo. È la sofferenza che gli uomini provocano quando non si rivolgono a Dio. È la sofferenza, è il dolore che non passano mai. La Chiesa, molto opportunamente, ci fa rileggere questa pagina in questo giorno applicandola alla Vergine Maria e usando queste parole che hanno un’origine storica, un’origine politica molto precisa, per descrivere il dolore della Vergine.

Però non vorrei che vi sfuggisse la grande speranza che anche il profeta Geremia vive.  “Il Signore non respinge per sempre, ma, se affligge, avrà anche pietà secondo il suo grande amore. Tu hai udito il mio grido, tu hai difeso la mia causa, tu hai riscattato la mia vita”. Sono le parole bellissime con cui si conclude la Scrittura. Parole che dicono che Geremia vede tutta la distruzione di Gerusalemme ma non ne rimane schiacciato. Egli sa bene che il Signore ascolta il grido del suo popolo, non lascia inosservato il dolore dell’uomo. Il Signore permette anche che ogni uomo, ogni nazione, ogni tempo, ogni epoca, abbia il suo dolore. Egli sa però anche bene che questo dolore non è per sempre, non ha mai l’ultima parola, non è soprattutto l’ultima parola di Dio.

Per noi e per il nostro cammino di fede

Il tema del dolore è il tema contro il quale ci scontriamo ogni volta che siamo in un momento di sofferenza o che dobbiamo accompagnare un momento di sofferenza di qualche persona amica, cara, a noi vicina. È il tema che ci fa sempre tremare. È il tema che ci mette sempre in esperienza di scacco. In questo anno di Giubileo, anno dedicato alla speranza, vorrei che tutti noi cercassimo di riflettere su questo tema illuminati dalla luce di speranza che abbiamo cercato di accendere nel cuore in tante occasioni e in tanti modi diversi. Credo che sia bene che noi continuiamo su questa via. Credo che sia bene che noi non ci fermiamo. Credo che sia bene che noi continuiamo a lasciare che sia la luce della speranza a illuminare la nostra riflessione e, soprattutto i nostri momenti di dolore. Vorrei che anche noi, quasi, imparassimo a memoria queste frasi delle Lamentazioni, o anche altre frasi molto simili dei salmi. Frasi che dobbiamo ripetere non tanto con l’intelletto, non tanto con la memoria, ma con il cuore. Chi ha il cuore pieno della speranza della fede sa che Dio non abbandona e, per questo, se lo ripete e lo ripete ad altri. Chi ha il cuore pieno della speranza della fede può anche dire che “Dio prova”, “Dio manda qualche sofferenza”, come diciamo con un linguaggio impreciso ma molto diffuso, ma sa anche che il tempo della prova non è il tempo definitivo, non è il tempo ultimo, soprattutto non è il tempo che Dio vuole. Lo sa, lo dice a sé stesso e, per questo, se lo ripete e lo ripete ad altri. Chi ha il cuore pieno della speranza della fede sa che “Dio ascolta” e, per questo, se lo ripete e lo ripete ad altri. Chi ha il cuore pieno della speranza della fede sa che “Dio riscatta la vita” e, per questo, se lo ripete e lo ripete ad altri. Credo che oggi ci farà bene sostare di fronte a Maria e ripetere queste frasi guardando alla sua statua. Maria ha sperimentato il suo dolore ma è anche stata la donna piena di speranza che noi tutti conosciamo. Maria ha saputo guardare con speranza anche al suo dolore e ha saputo credere in Dio che la chiamava a qualcosa di grande e di nuovo, pur passando attraverso questo dolore. Anche noi facciamo la stessa cosa, invochiamo lei come compagna del nostro dolore, perché vogliamo anche noi godere di quella speranza che viene dal sapere che il Signore riscatta la nostra vita, sempre.

2025-09-11T11:39:49+02:00