Esaltazione della Santa Croce
Introduzione
- Che cosa abbiamo da dire al Santo Crocifisso?
Oggi la chiesa ci fa mettere al centro della nostra preghiera e della nostra riflessione la Croce del Signore, poiché celebriamo la festa della esaltazione della Croce, il simbolo principale della nostra fede cristiana.
La Parola di Dio
LETTURA Nm 21, 4b-9
Lettura del libro dei Numeri
In quei giorni. Il popolo non sopportò il viaggio. Il popolo disse contro Dio e contro Mosè: «Perché ci avete fatto salire dall’Egitto per farci morire in questo deserto? Perché qui non c’è né pane né acqua e siamo nauseati di questo cibo così leggero». Allora il Signore mandò fra il popolo serpenti brucianti i quali mordevano la gente, e un gran numero d’Israeliti morì. Il popolo venne da Mosè e disse: «Abbiamo peccato, perché abbiamo parlato contro il Signore e contro di te; supplica il Signore che allontani da noi questi serpenti». Mosè pregò per il popolo. Il Signore disse a Mosè: «Fatti un serpente e mettilo sopra un’asta; chiunque sarà stato morso e lo guarderà, resterà in vita». Mosè allora fece un serpente di bronzo e lo mise sopra l’asta; quando un serpente aveva morso qualcuno, se questi guardava il serpente di bronzo, restava in vita.
SALMO Sal 77 (78)
Sei tu, Signore, la nostra salvezza.
Ascolta, popolo mio, la mia legge,
porgi l’orecchio alle parole della mia bocca.
Aprirò la mia bocca con una parabola,
rievocherò gli enigmi dei tempi antichi. R
Quando li uccideva, lo cercavano
e tornavano a rivolgersi a lui,
il loro cuore non era costante verso di lui
e non erano fedeli alla sua alleanza. R
Ma lui, misericordioso, perdonava la colpa,
invece di distruggere.
Molte volte trattenne la sua ira
e non scatenò il suo furore. R
EPISTOLA Fil 2, 6-11
Lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi
Fratelli, Gesù Cristo, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini. Dall’aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce. Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra, e ogni lingua proclami: «Gesù Cristo è Signore!», a gloria di Dio Padre.
VANGELO Gv 3, 13-17
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo. Il Signore Gesù disse a Nicodèmo: «Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui».
Numeri
La riflessione ci viene introdotta da un fatto storico: Mosè, mentre sta compiendo il cammino dell’Esodo con il popolo di Israele, si trova ad attraversare una zona infestata dai serpenti, che attaccano gli uomini facendoli morire. Ecco allora il grido di tutto un popolo, che vede quella minaccia al cammino come qualcosa di insuperabile. Ma ecco anche la risposta di Mosè: occorrerà fare un’immagine di quel male – un serpente di bronzo – ed innalzarlo sopra un’asta perché sia visibile da tutti così che chi è attaccato dai serpenti possa guardare a questo simbolo di salvezza e avere salva la vita. È un episodio nel quale i grandi padri della Chiesa hanno visto, da sempre, un’immagine della futura Croce. Ecco perché la Chiesa Ambrosiana rilegge questa pagina proprio in questo giorno.
Vangelo
Nicodemo, il membro autorevole del Sinedrio che si dispone a seguire il Signore e che si reca da lui per una “catechesi privata”, conosce bene questo episodio del primo testamento. Gesù cita questa pagina che Nicodemo conosce bene per introdurlo al proprio mistero di sofferenza, morte e risurrezione. Gesù parla della Croce proprio come del simbolo antico. Occorrerà che egli venga innalzato sulla Croce perché chiunque possa ottenere la salvezza. La parola di Gesù getta un ampio spazio di speranza per tutta l’umanità. Da un lato Gesù sottolinea il destino di morte verso il quale si sta incamminando, dall’altro interpreta lui stesso quella morte così dolorosa. Tutto il dolore dell’uomo, tutto il male dell’uomo, tutti i peccati degli uomini saranno portati sulla Croce. Perché da quella Croce nasca, per tutti, la salvezza. Chiunque si metterà in contemplazione del Crocifisso avrà la salvezza eterna, perché Dio ha mandato Lui, il Figlio, il Verbo che si è fato carne, non per condannare il mondo ma per salvarlo. È il mistero della Croce che fa emergere tutto il valore salvifico della sofferenza del Signore, l’amore di Dio Padre, la benevolenza di Dio Padre, la misericordia di Dio Padre che sono emersi in molte occasioni nella storia della salvezza, da ultimo, diventano palesi nel ministero di Gesù. Nel ministero di Gesù il momento in cui la salvezza eterna diventa per tutti efficace è la sua morte di Croce. Quella morte, scelta dagli uomini in segno di disprezzo, quella morte inflitta a Gesù come se fosse un malfattore, quella morte ignominiosa non solo diventa, per Gesù, la via verso il ritorno al Padre e verso la Risurrezione ma, per tutti, diventa porta di accesso alla vita eterna. La Croce del Signore rimane, per tutti, via alla comunione con Dio, porta di accesso al suo mistero, via verso l’eternità. La Croce del Signore è l’unica via di salvezza che mette le anime in comunione con Dio per l’eternità. Ecco perché la Croce è il segno fondamentale della salvezza che viene dato a ciascuno di noi.
Filippesi
an Paolo, riflettendo sulla passione del Signore, sulla sua morte e sulla sua risurrezione, giunge a capire che quella via di sofferenza è quella scelta con il mistero dell’incarnazione stesso, è la via di abbassamento che il Signore ha voluto assumere perché ci fosse redenzione tra gli uomini. Il primo abbassamento è quello dalla condizione di Dio alla condizione di uomo; il secondo abbassamento è quello della povertà degli uomini che Cristo viene ad abbracciare fin dalla sua nascita; il terzo abbassamento è quello che porta il Signore ad abbracciare volontariamente la sofferenza e la morte, che sono una cifra, quasi un passaggio obbligato per la vita di ogni uomo. Questo abbassamento volontario, questo abbassamento che porta il Signore nell’abisso del dolore, della solitudine, della desolazione e della morte, è ciò che riporta Gesù alla condizione originaria. Il Padre non tace e salva il Signore dalla morte, la risurrezione di Cristo, che è il fondamento della nostra speranza, riporta Gesù nella piena comunione con il Padre. Comunione dalla quale effonde lo Spirito Santo, perché tutti coloro che si mettono in comunione con la passione del Signore, sperimentino anche la sua redenzione e siano associati alla gloria della sua risurrezione.
Per noi e per il nostro cammino di fede
- Che senso ha, per noi, la contemplazione della Croce?
- Cosa dicono a noi queste letture e questa festa?
Facciamo in fretta a dire che la Croce è il centro, il cuore della nostra fede. Forse ancora noi la esponiamo nelle nostre abitazioni o nei luoghi che “abitiamo” quando lavoriamo. Cosa non più scontata. Tuttavia non è il segno in sé che dice l’appartenenza a Dio, non è l’esibizione del segno che dica la partecipazione alla vita di fede. È il modo di vivere nostro che dice la partecipazione alla vita di Cristo per partecipare anche alla sua risurrezione. Si impongono, allora, altre domande:
- Viviamo anche noi un abbassamento volontario per essere a servizio dell’uomo?
Chi fa della Croce il simbolo della salvezza che lo raggiunge, chi si mette in comunione con Dio che ci raggiunge attraverso la sua morte e risurrezione, chi contempla la Croce, vive come Cristo. Ecco il senso dei molti abbassamenti che si possono vivere. L’abbassamento di chi si mette a disposizione della famiglia e la serva; l’abbassamento di chi lavora con onestà e comunione; l’abbassamento di chi si mette a servizio degli altri, in opere di bene che, se vissute con spirito cristiano, uniscono davvero al Signore; l’abbassamento di chi si mette a servizio della Chiesa, per edificare la casa comune. Sono solo esempi che tutti possiamo vivere. Certo è che dobbiamo fare nostra una mentalità di attenzione all’uomo, alla Chiesa, alle diverse espressioni della società perché sta venendo meno. Sono sempre meno coloro che si abbassano, coloro che si sporcano le mani, coloro che investono il loro tempo, coloro che si mettono generosamente a servizio dell’uomo. Contemplare la Croce deve spingerci ad avere questa mentalità e a vivere queste espressioni di servizio, costi quello che costi.
- Sappiamo ancora pregare davanti al Crocifisso?
Una seconda domanda più forte e più radicale. Una mentalità di abbassamento, un desiderio di servizio per l’uomo non sono ancora l’aver acquisito una forte devozione alla Croce e un desiderio vivo di vivere come Cristo. Per fare questo occorre anche sapersi rapportare a Lui, all’uomo dei dolori. Con quella preghiera che deve spingerci davanti alla sua presenza. Preghiamo davanti alla Croce? Certo la preghiera davanti alla Croce può essere vissuta in molti modi io vi invito a vivere quella preghiera di confidenza che diventa dialogo ben testimoniata dall’immagine di don Camillo. Don Camillo che parla con il grande crocifisso della sua chiesa deve diventare per noi come un richiamo e come un modello. La preghiera al crocifisso è la preghiera del dialogo interiore. Proviamo a chiederci, proviamo a domandarci se siamo capaci di questa preghiera, se ci sono occasioni della nostra vita nelle quali noi viviamo questa preghiera. Proviamo a chiederci se siamo davvero capaci di metterci in dialogo intenso con il Crocifisso.
- Sappiamo testimoniare la presenza del Crocifisso?
Certo, poi possiamo anche testimoniare con segni esteriori la nostra devozione. Possiamo chiedere che ci sia il crocifisso negli ambienti che frequentiamo, possiamo portare il crocifisso per le strade, possiamo metterci a disposizione di quei momenti di vita comunitari nei quali vogliamo essere capaci di dire che il crocifisso raduna ancora attorno a sé un popolo numeroso. Quel popolo che si sente, in qualche modo, attaccato da serpenti di ogni genere e tipo e va a cercare aiuto e protezione proprio e solo da colui che può garantirle.
Credo che vivere la festa della S. Croce implichi tutte queste cose. Chiediamo al Signore la forza e la grazia di saperci sempre inginocchiare davanti alla Croce, troviamo modo di parlare con il Crocifisso. Sarà lui, l’uomo dei dolori che è anche il Figlio dell’uomo che risorge, a sostenere la nostra preghiera, ad accrescere la nostra devozione, ad aumentare in noi l’affetto per Lui.