Settimana della seconda domenica di quaresima – Lunedì
La spiritualità della settimana
Siamo ormai entrati in questa Quaresima di anno giubilare. Per tutta la Quaresima, come ho detto, prendendo spunto dai testi biblici che ci vengono donati, offrirò una meditazione quaresimale che tiene sullo sfondo le Scritture, ma che non è un commento puntuale a ciascuna di esse.
Per questa settimana rifletteremo su questi temi:
lunedì: il cammino della vita
martedì: custodire il cuore
mercoledì: l’esempio di San Giuseppe
giovedì: la generosità del credente
venerdì: osservare i comandamenti per ottenere benedizione
sabato: l’imposizione delle mani
Buona seconda settimana di Quaresima a tutti!
La Parola di questo giorno
GENESI 12, 1-7
Lettura del libro della Genesi
In quei giorni. Il Signore disse ad Abram: «Vattene dalla tua terra, dalla tua parentela e dalla casa di tuo padre, verso la terra che io ti indicherò. Farò di te una grande nazione e ti benedirò, renderò grande il tuo nome e possa tu essere una benedizione. Benedirò coloro che ti benediranno e coloro che ti malediranno maledirò, e in te si diranno benedette tutte le famiglie della terra». Allora Abram partì, come gli aveva ordinato il Signore, e con lui partì Lot. Abram aveva settantacinque anni quando lasciò Carran. Abram prese la moglie Sarài e Lot, figlio di suo fratello, e tutti i beni che avevano acquistati in Carran e tutte le persone che lì si erano procurate e si incamminarono verso la terra di Canaan. Arrivarono nella terra di Canaan e Abram la attraversò fino alla località di Sichem, presso la Quercia di Morè. Nella terra si trovavano allora i Cananei. Il Signore apparve ad Abram e gli disse: «Alla tua discendenza io darò questa terra». Allora Abram costruì in quel luogo un altare al Signore che gli era apparso.
SALMO Sal 118 (119), 25-32
Beato chi cammina nella legge del Signore.
La mia vita è incollata alla polvere:
fammi vivere secondo la tua parola.
Ti ho manifestato le mie vie e tu mi hai risposto;
insegnami i tuoi decreti. R
Fammi conoscere la via dei tuoi precetti
e mediterò le tue meraviglie.
Io piango lacrime di tristezza;
fammi rialzare secondo la tua parola. R
Tieni lontana da me la via della menzogna,
donami la grazia della tua legge.
Ho scelto la via della fedeltà,
mi sono proposto i tuoi giudizi. R
Ho aderito ai tuoi insegnamenti:
Signore, che io non debba vergognarmi.
Corro sulla via dei tuoi comandi,
perché hai allargato il mio cuore. R
PROVERBI 4, 10-18
Lettura del libro dei Proverbi
Ascolta, figlio mio, e accogli le mie parole e si moltiplicheranno gli anni della tua vita. Ti indico la via della sapienza, ti guido per i sentieri della rettitudine. Quando camminerai non saranno intralciati i tuoi passi, e se correrai, non inciamperai. Attieniti alla disciplina, non lasciarla, custodiscila, perché essa è la tua vita. Non entrare nella strada degli empi e non procedere per la via dei malvagi. Evita quella strada, non passarvi, sta’ lontano e passa oltre. Essi non dormono, se non fanno del male, non si lasciano prendere dal sonno, se non fanno cadere qualcuno; mangiano il pane dell’empietà e bevono il vino della violenza. La strada dei giusti è come la luce dell’alba, che aumenta lo splendore fino al meriggio.
VANGELO Mt 5, 27-30
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo
In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore. Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna».
Meditazione
Allora Abram partì come gli aveva ordinato il Signore
Ti indico la via della sapienza e i sentieri della rettitudine… evita la strada degli empi
Ti conviene perdere una delle tue membra piuttosto che finire nella Geenna
Da sempre, in molte culture e anche in quella biblica, il tempo che la vita concede all’uomo è stato paragonato ad un cammino. Nella Scrittura ne troviamo traccia proprio a partire da Abramo, il nostro padre nella fede. La sua vita fu tutta un cammino: per allontanarsi dalla sua terra, Ur dei Caldei; per dirigersi verso un’altra terra, quella della promessa, quella della fede; per poi girare anche in essa, rimanendo, sostanzialmente, un nomade, prima di giungere ad altra terra promessa, quella dell’eternità. La vita di Abramo fu cammino ed egli ebbe sempre in grandissima considerazione questa condizione, sia dal punto di vista fisico ma, soprattutto, da quello spirituale. Abramo si sentì sempre un pellegrino, uno che è in cerca della vera meta. Fece questo perché aveva fissato la meta della sua vita solo in Dio, così che tutta la vita, per Abramo, fu cammino. Cammino interiore, spirituale, alla ricerca di quel Dio che lo aveva chiamato, del quale, misteriosamente, aveva udito la voce. Voce sulla quale fece sempre discernimento, alla ricerca della sua volontà. Abramo è uomo di cammino interiore perché seppe interrogarsi sulla volontà di Dio, sia nei giorni felici che in quelli infelici; sia nelle scelte più quotidiane che in quelle più straordinarie; sia per lui stesso che per la sua famiglia e la sua tribù. Abramo fu sempre pellegrino, perché sempre custodì la domanda nel cuore: cosa devo fare per realizzare la volontà di Dio?
Abramo, il viandante, Abramo, il pellegrino, ci insegna che per vivere la spiritualità della fede occorre sempre sentirsi in cammino, mai arrivati. Come lui, in effetti, sempre si sentì, anche a causa di quello che gli capitò e che rileggeremo nei prossimi giorni. Prima un figlio dalla schiava poi, quando tutto sembra a posto, il figlio della promessa, il figlio di Sara. Prima la grande amicizia e collaborazione con Lot, poi, quando tutto sembra sistemato, quando tutto sembra deciso, il dramma della separazione. Quando poi tutto sembra tranquillo, ecco il dramma del sacrificio di Isacco. Risolto anche questo, ecco la morte di Sara, ecco il tempo della vecchiaia, della solitudine… Insomma, tutta la vita di Abramo è all’insegna di mete da raggiungere. Mete che furono sempre interpretate come piccole soste, mentre si cerca di raggiungere il traguardo.
Così il libro dei Proverbi ne ha tratto una legge universale che diventa invito: l’invito a custodire il sentiero, l’invito a non cedere di fronte alle lusinghe di nessuna proposta, di nessuna promessa. La vita è tutta cammino e, per questo, occorre evitare i sentieri che portano fuori rotta, che pure ci sono, che sembrano scorciatoie promettenti, invitanti. Eppure ogni scorciatoia distoglie dalla meta. Il credente che sa di essere pellegrino non accetta compromessi, non cerca sconti per la sua “avventura”. Egli sa che tutto è nelle mani di Dio, di cui solo si fida. Il pellegrino che è il credente sa sempre cercare nuovi passi da fare e nuove strade da percorrere solo alla luce della Parola, custodita nel cuore, meditata nella mente, amata come principio e guida per l’esistenza.
Ancora incalzava il Vangelo: può essere che il cammino sia difficile, tanto da rendere zoppi… il cammino appesantisce e a volte sfigura, ma deve essere chiara la meta: l’incontro con Dio. Unica alternativa scegliere la Geenna, la lontananza da Dio. Ma una vita che è cammino verso la Geenna, è ancora cammino di liberazione e di incontro con la verità? Ovviamente no. È, al contrario, perdizione, perdita di tutto il senso di un’esistenza.
Per noi e per il nostro cammino di fede
- Cosa devo fare per realizzare la volontà di Dio?
- Cosa scelgo per i giorni della mia vita?
- Che pellegrino sono?
Tutti dovremmo ricordare che è la nostra vita ad essere pellegrinaggio. Potremmo averne percorso solo un tratto, potremmo averlo percorso quasi tutto, potremmo essere stanchi e sfiniti, potremmo essere gioiosi e in piena forma… Dipende. Dipende da una moltitudine di variabili così impossibili da comprendere, perché è la vita ad essere sempre nuova, sorprendente, complessa, unica. L’importante è che ciascuno ami il suo cammino, ami il suo pellegrinaggio, stia seguendo le orme che sono, per lui, punto di riferimento. Noi, come credenti, abbiamo il dovere di pensare alla nostra vita come un cammino entusiasmante, per il quale abbiamo una bussola di riferimento: la Parola di Dio. Il cammino della nostra vita ha una meta chiara: l’incontro con Dio. Il cammino della vita ha, come sempre, non pochi ostacoli, difficoltà, problemi. Il credente non si lascia mai vincere da nessuno di questi ostacoli ma, riponendo la propria speranza in Dio, continua il suo cammino. Il Giubileo serve proprio a questo. Serve a farci prendere coscienza di questa verità ed anche a farci comprendere che tutti siamo chiamati alla meta di questa comunione che è l’unica cosa che dovrebbe contare nella vita. Ben venga se la novità del Giubileo potrà farci amare il cammino che stiamo facendo. Ben venga se la Quaresima servirà a farci amare la condizione di pellegrini, ricordandoci che la meta è una sola, meta da custodire nella speranza, la speranza della vita eterna.
Esercizio per questa settimana di quaresima giubilare
Nel silenzio cerco di rileggere la storia della mia vita per comprendere il senso del mio pellegrinaggio.