Mercoledì 17 luglio

Settimana della 8° domenica dopo Pentecoste – mercoledì

La spiritualità di questa settimana

Oggi facciamo doverosa memoria di Santa Marcellina, la sorella di Sant’Ambrogio e di San Satiro che ha seguito il fratello e, con la sua consacrazione, è diventata esempio per molte altre ragazze. Le due Scritture potrebbero essere riassunte oggi con la frase del Vangelo: “rallegratevi perché i vostri nomi sono scritti nel cielo”.

La Parola di questo giorno

LETTURA 1Sam 17, 1-11. 32-37. 40-46. 49-51
Lettura del primo libro di Samuele

In quei giorni. I Filistei radunarono di nuovo le loro truppe per la guerra, si radunarono a Soco di Giuda e si accamparono tra Soco e Azekà, a Efes-Dammìm. Anche Saul e gli Israeliti si radunarono e si accamparono nella valle del Terebinto e si schierarono a battaglia contro i Filistei. I Filistei stavano sul monte da una parte, e Israele sul monte dall’altra parte, e in mezzo c’era la valle. Dall’accampamento dei Filistei uscì uno sfidante, chiamato Golia, di Gat; era alto sei cubiti e un palmo. Aveva in testa un elmo di bronzo ed era rivestito di una corazza a piastre, il cui peso era di cinquemila sicli di bronzo. Portava alle gambe schinieri di bronzo e un giavellotto di bronzo tra le spalle. L’asta della sua lancia era come un cilindro di tessitori e la punta dell’asta pesava seicento sicli di ferro; davanti a lui avanzava il suo scudiero. Egli si fermò e gridò alle schiere d’Israele: «Perché siete usciti e vi siete schierati a battaglia? Non sono io Filisteo e voi servi di Saul? Sceglietevi un uomo che scenda contro di me. Se sarà capace di combattere con me e mi abbatterà, noi saremo vostri servi. Se invece prevarrò io su di lui e lo abbatterò, sarete voi nostri servi e ci servirete». Il Filisteo aggiungeva: «Oggi ho sfidato le schiere d’Israele. Datemi un uomo e combatteremo insieme». Saul e tutto Israele udirono le parole del Filisteo; rimasero sconvolti ed ebbero grande paura. Davide disse a Saul: «Nessuno si perda d’animo a causa di costui. Il tuo servo andrà a combattere con questo Filisteo». Saul rispose a Davide: «Tu non puoi andare contro questo Filisteo a combattere con lui: tu sei un ragazzo e costui è uomo d’armi fin dalla sua adolescenza». Ma Davide disse a Saul: «Il tuo servo pascolava il gregge di suo padre e veniva talvolta un leone o un orso a portar via una pecora dal gregge. Allora lo inseguivo, lo abbattevo e strappavo la pecora dalla sua bocca. Se si rivoltava contro di me, l’afferravo per le mascelle, l’abbattevo e lo uccidevo. Il tuo servo ha abbattuto il leone e l’orso. Codesto Filisteo non circonciso farà la stessa fine di quelli, perché ha sfidato le schiere del Dio vivente». Davide aggiunse: «Il Signore che mi ha liberato dalle unghie del leone e dalle unghie dell’orso, mi libererà anche dalle mani di questo Filisteo». Saul rispose a Davide: «Ebbene va’ e il Signore sia con te». Poi Davide prese in mano il suo bastone, si scelse cinque ciottoli lisci dal torrente e li pose nella sua sacca da pastore, nella bisaccia; prese ancora in mano la fionda e si avvicinò al Filisteo. Il Filisteo avanzava passo passo, avvicinandosi a Davide, mentre il suo scudiero lo precedeva. Il Filisteo scrutava Davide e, quando lo vide bene, ne ebbe disprezzo, perché era un ragazzo, fulvo di capelli e di bell’aspetto. Il Filisteo disse a Davide: «Sono io forse un cane, perché tu venga a me con un bastone?». E quel Filisteo maledisse Davide in nome dei suoi dèi. Poi il Filisteo disse a Davide: «Fatti avanti e darò le tue carni agli uccelli del cielo e alle bestie selvatiche». Davide rispose al Filisteo: «Tu vieni a me con la spada, con la lancia e con l’asta. Io vengo a te nel nome del Signore degli eserciti, Dio delle schiere d’Israele, che tu hai sfidato. In questo stesso giorno, il Signore ti farà cadere nelle mie mani. Io ti abbatterò e ti staccherò la testa e getterò i cadaveri dell’esercito filisteo agli uccelli del cielo e alle bestie selvatiche; tutta la terra saprà che vi è un Dio in Israele». Davide cacciò la mano nella sacca, ne trasse una pietra, la lanciò con la fionda e colpì il Filisteo in fronte. La pietra s’infisse nella fronte di lui che cadde con la faccia a terra. Così Davide ebbe il sopravvento sul Filisteo con la fionda e con la pietra, colpì il Filisteo e l’uccise, benché Davide non avesse spada. Davide fece un salto e fu sopra il Filisteo, prese la sua spada, la sguainò e lo uccise, poi con quella gli tagliò la testa. I Filistei videro che il loro eroe era morto e si diedero alla fuga.

SALMO Sal 143 (144)

Dio è per noi rifugio e forza.

Benedetto il Signore, mia roccia,
che addestra le mie mani alla guerra,
le mie dita alla battaglia. R

Mio alleato e mia fortezza,
mio rifugio e mio liberatore,
mio scudo in cui confido,
colui che sottomette i popoli al mio giogo. R

O Dio, ti canterò un canto nuovo,
inneggerò a te con l’arpa a dieci corde,
a te, che dai vittoria ai re,
che scampi Davide, tuo servo. R

VANGELO Lc 10, 17-24
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. I settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome». Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli». In quella stessa ora Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: «Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo». E, rivolto ai discepoli, in disparte, disse: «Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. Io vi dico che molti profeti e re hanno voluto vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono».

1 Samuele

A dirlo è anzitutto la vicenda storica di Davide, ritratto in questo suo rendersi disponibile per combattere contro Golia. La storia è molto semplice: da un lato abbiamo un ragazzo, quasi inerme di fronte a un gigante di questo genere. Golia ci viene descritto proprio così, come un uomo fuori misura. Non solo. Egli è anche rivestito delle migliori armature, e sa difendersi. È, dunque, un avversario impossibile. Golia ha dalla sua un esercito fortissimo. Davide, invece, si trova di fronte ad un esercito raccogliticcio, comandato da generali poco capaci di essere uomini di guerra, è un ragazzo che non è di grande statura. Tuttavia ha un’altra capacità: è abituato a stare con Dio. Il racconto ha quasi del ridicolo: lo sfidante si propone come un uomo capace di macellare altri uomini, mentre Davide si presenta come un pastore, uno che sa difendere il gregge. Il testo sacro però anche precisava: Davide difende il gregge perché è il suo compito, perché sente che è parte di ciò che il padre ha costruito. Non importa se deve stare solo: egli riempie la sua solitudine con il pensiero di Dio, con la preghiera, con la meditazione delle grandi gesta degli uomini di Israele. Sarà proprio per questo che Davide andrà contro Golia sicuro di sé, ovvero sicuro che Dio non lo lascerà solo, come non lo ha mai lasciato solo nei momenti di trasferta del gregge o in quelli del pascolo. Sarà proprio quello che accadrà e, in fondo, Davide non dimenticherà mai la lezione. Anche quando sarà un grande re, anche quando sarà appagato per tutte le guerre vinte, Davide rimarrà sempre un uomo di preghiera. La sua preghiera si concentrerà poi nella scrittura dei Salmi, preghiere cantate a Dio. Potremmo davvero dire che il nome di Davide è scritto nei cieli e per questo è divenuto importante nella storia di Israele.

Vangelo

Questo è anche quello che capita ai discepoli. Gesù invita il discepolo a considerare come il suo nome sia scritto nelle mani di Dio. Non dovrà fare grandi cose, non sarà coinvolto in chissà quali azioni, non diventerà famoso. Il discepolo, come dice Gesù, non dovrà nemmeno troppo rallegrarsi dei suoi successi pastorali, nemmeno quando la sua azione, imitando quella del Signore, sarà in grado di scacciare i demoni. Il discepolo si dovrà rallegrare solo per la sua vicinanza a Dio, solo per il suo mettersi a servizio di Dio. Questo è e sarà ciò che lo farà grande. Il resto di fronte a Dio non conta.

Per noi e per il nostro cammino di fede

Credo che questo sia anche il segreto della vita di Santa Marcellina. Non ha fatto cose grandi come suo fratello, probabilmente la sua vita è stata molto simile a quella di una perpetua, di una donna che seguiva un uomo importante come Ambrogio aiutandolo a governare la casa. Se è diventata famosa è per la sua fede, per il suo tempo dedicato a Dio, per il suo saper sostare ad ascoltare la Parola che il fratello predicava con particolare enfasi e con grande forza. Tutto il resto non ha contato gran che nella vita di Marcellina. Noi la ricordiamo per questo: per il suo amore a Dio.

Così è anche nella nostra vita. La maggior parte di noi non farà grandi cose, non sarà chiamata a realizzare chissà che cosa. Tutti, però, siamo chiamati a realizzare la nostra fede, siamo chiamati a fare della nostra vita una lode del nome di Dio che tiene scritto nel suo palmo il nome di ciascuno di noi. La grazia da chiedere in questo giorno è, dunque, quella di saper capire che davvero siamo nelle mani di Dio, non conta quello che faremo, non conta quello che realizzeremo, non conta quello che accadrà. Noi dovremmo solamente preoccuparci di stare vicino al Signore. Questo è ciò che conta! Ed è la grazia che chiediamo oggi mentre offriamo al Signore il tempo che Lui stesso ci dona.

Provocazioni dalla Parola

  • Sono convinto che il mio nome è scritto nelle mani di Dio?
  • Cosa potrò fare, oggi, per vivere secondo questa verità di fede?
2024-07-12T16:53:12+02:00