sabato 17 ottobre

Settimana della 7 domenica dopo il martirio di San Giovanni Battista – sabato

La spiritualità di questo giorno

Come sempre concludiamo la settimana leggendo queste Scritture che hanno un ordinamento diverso dal solito. Vogliamo anche ricordare la figura di Sant’Ignazio di Antiochia, grandissimo vescovo e martire. Un uomo che ha desiderato profondamente il martirio, per dar testimonianza della fede che era dentro di lui e che voleva sgorgare dal suo cuore perché fosse testimonianza di vita vissuta per Cristo, per tutti. Siamo ancora nella logica spirituale che abbiamo ascoltato dalla riflessione di ieri. Tutti siamo chiamati a spargere profumo di Vangelo nel mondo. Sant’Ignazio ha fatto questo e ci insegna a fare questo. Mettiamoci anche noi alla sua scuola.

Scritture che hanno come cuore il luogo di adorazione di Dio: la tenda, il tempio, la chiesa.

La Parola di questo giorno

LETTURA Es 40, 16-38
Lettura del libro dell’Esodo

In quei giorni. Mosè eseguì ogni cosa come il Signore gli aveva ordinato: così fece. Nel secondo anno, nel primo giorno del primo mese fu eretta la Dimora. Mosè eresse la Dimora: pose le sue basi, dispose le assi, vi fissò le traverse e rizzò le colonne; poi stese la tenda sopra la Dimora e dispose al di sopra la copertura della tenda, come il Signore gli aveva ordinato. Prese la Testimonianza, la pose dentro l’arca, mise le stanghe all’arca e pose il propiziatorio sull’arca; poi introdusse l’arca nella Dimora, collocò il velo che doveva far da cortina e lo tese davanti all’arca della Testimonianza, come il Signore aveva ordinato a Mosè. Nella tenda del convegno collocò la tavola, sul lato settentrionale della Dimora, al di fuori del velo. Dispose su di essa il pane, in focacce sovrapposte, alla presenza del Signore, come il Signore aveva ordinato a Mosè. Collocò inoltre il candelabro nella tenda del convegno, di fronte alla tavola, sul lato meridionale della Dimora, e vi preparò sopra le lampade davanti al Signore, come il Signore aveva ordinato a Mosè. Collocò poi l’altare d’oro nella tenda del convegno, davanti al velo, e bruciò su di esso l’incenso aromatico, come il Signore aveva ordinato a Mosè. Mise infine la cortina all’ingresso della Dimora. Poi collocò l’altare degli olocausti all’ingresso della Dimora, della tenda del convegno, e offrì su di esso l’olocausto e l’offerta, come il Signore aveva ordinato a Mosè. Collocò il bacino fra la tenda del convegno e l’altare e vi mise dentro l’acqua per le abluzioni. Mosè, Aronne e i suoi figli si lavavano con essa le mani e i piedi: quando entravano nella tenda del convegno e quando si accostavano all’altare, essi si lavavano, come il Signore aveva ordinato a Mosè. Infine eresse il recinto intorno alla Dimora e all’altare e mise la cortina alla porta del recinto. Così Mosè terminò l’opera. Allora la nube coprì la tenda del convegno e la gloria del Signore riempì la Dimora. Mosè non poté entrare nella tenda del convegno, perché la nube sostava su di essa e la gloria del Signore riempiva la Dimora. Per tutto il tempo del loro viaggio, quando la nube s’innalzava e lasciava la Dimora, gli Israeliti levavano le tende. Se la nube non si innalzava, essi non partivano, finché non si fosse innalzata. Perché la nube del Signore, durante il giorno, rimaneva sulla Dimora e, durante la notte, vi era in essa un fuoco, visibile a tutta la casa d’Israele, per tutto il tempo del loro viaggio.

SALMO Sal 95 (96)

Popoli tutti, date gloria al Signore!

Date al Signore, o famiglie dei popoli,
date al Signore gloria e potenza,
date al Signore la gloria del suo nome.
Portate offerte ed entrate nei suoi atri. R

Prostratevi al Signore nel suo atrio santo.
Tremi davanti a lui tutta la terra.
Dite tra le genti: «Il Signore regna!».
È stabile il mondo, non potrà vacillare!
Egli giudica i popoli con rettitudine. R

Gioiscano i cieli, esulti la terra,
risuoni il mare e quanto racchiude;
davanti al Signore che viene:
sì, egli viene a giudicare la terra;
giudicherà il mondo con giustizia
e nella sua fedeltà i popoli. R

EPISTOLA Eb 8, 3-6
Lettera agli Ebrei

Fratelli, ogni sommo sacerdote, infatti, viene costituito per offrire doni e sacrifici: di qui la necessità che anche Gesù abbia qualcosa da offrire. Se egli fosse sulla terra, non sarebbe neppure sacerdote, poiché vi sono quelli che offrono i doni secondo la Legge. Questi offrono un culto che è immagine e ombra delle realtà celesti, secondo quanto fu dichiarato da Dio a Mosè, quando stava per costruire la tenda: «Guarda – disse – di fare ogni cosa secondo il modello che ti è stato mostrato sul monte». Ora invece egli ha avuto un ministero tanto più eccellente quanto migliore è l’alleanza di cui è mediatore, perché è fondata su migliori promesse.

VANGELO Gv 2, 13-22
Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo. Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e il Signore Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori dal tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà». Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo. Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.

Esodo

Esattamente in questa progressione. Il primo luogo di adorazione di Dio fu il santuario. Santuario che venne ospitato sotto una tenda. Abbiamo sentito le prescrizioni antiche, abbiamo ascoltato anche con quanta attenzione veniva descritto ogni particolare di questo tempio mobile. Se Israele ha avuto questa devozione, questa cura per la tenda, è perché ha capito da subito la sua importanza. Questo luogo era luogo riservato, separato dagli altri luoghi comuni di vita. Questo era il luogo dell’adorazione, della preghiera, della contemplazione. Luogo privilegiato per l’incontro con Dio.

Vangelo

Queste prerogative vennero trasferite, poi, al tempio di Gerusalemme, che sostituì la tenda del convegno. Anche a questo proposito conosciamo bene le minuziose norme che Israele si era dato. Norme che finirono per “schiacciare” il tempio e per opprimere i fedeli. Ecco il senso di quell’azione simbolica di Gesù che è notissima. La cacciata dei venditori dal tempio, il recupero della dimensione religiosa di questo spazio sacro, il richiamo perché il tempio possa essere casa di Dio, è ciò che più sta a cuore a Gesù. Gesù freme in cuor suo perché sa bene che questo spazio sacro è trascurato. Non nella cura esteriore, ma nella cura interiore dei cuori che lo frequentano, di cui la cura del luogo deve essere segno e richiamo. Il Signore insegna a tutti che la cura del tempio deve essere richiamo per tutti, perché ciascuno custodisca il suo cuore. È questo il richiamo principale da vivere perché tutti si sentano “a casa” dentro il tempio. Il tempio deve essere luogo dove si riedifica il cuore.

Ebrei

Queste prescrizioni sono rilette in maniera spirituale dalla lettera agli Ebrei. È chiaro che esse hanno un senso e sono un richiamo per tutti. Queste cose, tuttavia, devono essere anche il cuore della vita del cristiano che celebra i riti e rispetta gli spazi sacri perché sia edificata la sua anima. Il Signore, infatti, guarda il cuore. Il rito ha senso se serve a custodire l’anima. Non è mai fine a sé stesso, ma deve aprire il cuore di chi lo celebra alla presenza di Dio.

Per noi e per il nostro cammino di fede

  • So fare mio questo richiamo?
  • Il mio rispetto della casa di Dio è solo esteriore?
  • Vivo il rito come momento di comunione con Dio perché la mia anima sia rinfrancata?

Questo sabato ci introduce ad una domenica speciale. Domani, infatti, celebreremo la domenica della dedicazione del Duomo. Ecco perché la liturgia ci ha fatto leggere queste Scritture. Anche noi siamo legati ad una chiesa madre, che è il Duomo di Milano. Le nostre chiese, le nostre parrocchie, i nostri luoghi di culto, i nostri santuari, partecipano della stessa santità del Duomo e rimandano ad essa. Questi luoghi, a noi familiari, servono per aprire il nostro cuore alla presenza di Dio. I riti che in essi si celebrano non devono essere celebrazioni esteriori, ma segno di quella unione dell’anima con Dio che ha sempre bisogno di un linguaggio e di gesti per esprimersi. Ecco il cuore della proposta di riflessione che le Scritture ci lasciano. Proviamo a chiederci: per me è proprio così? La partecipazione e l’affetto che provo per la mia chiesa, mi aiutano a vivere in questo modo?

Chiediamo anche a Sant’Ignazio, che tanto ha amato la Chiesa, di aiutarci a vivere in questo modo, perché sappiamo tutti collaborare e cooperare alla santità della Chiesa in ogni sua espressione.

2026-10-09T14:17:44+02:00