Settimana della 1 domenica di avvento – lunedì
La spiritualità di questa settimana
Non iniziano solo i giorni feriali dell’Avvento: inizia l’Avvento che ci conduce alla fine del Giubileo! Se già mettiamo molta attenzione al cammino “normale” dei tempi che ci preparano alle grandi feste del Signore, quanto più quest’anno dobbiamo cercare di mettere attenzione al cammino da vivere insieme. Per questo cercherò, ogni giorno, di prendere tre frasi dalla Scrittura, una per ogni testo biblico che ascoltiamo, per dare poi un commento spirituale che sappia spronare il nostro cammino. Ogni giorno anche un titolo attorno al quale far vivere la meditazione, così che risulti più efficace il ricordo della Parola che riceviamo come dono per il giorno che ci viene dato. Maria Santissima, che proprio questa settimana onoreremo nella memoria della sua presentazione, orienti i nostri passi fino all’incontro con l’Emmanuele, il Dio con noi, il Dio per noi. Oggi direi così “Dalla paura alla speranza: le ragioni di una chiamata alla luce del Vangelo”.
La Parola di questo giorno
EZECHIELE 1, 1-12
Lettura del profeta Ezechiele
In quei giorni. Ezechiele disse: «Nell’anno trentesimo, nel quarto mese, il cinque del mese, mentre mi trovavo fra i deportati sulle rive del fiume Chebar, i cieli si aprirono ed ebbi visioni divine. Era l’anno quinto della deportazione del re Ioiachìn, il cinque del mese: la parola del Signore fu rivolta al sacerdote Ezechiele, figlio di Buzì, nel paese dei Caldei, lungo il fiume Chebar. Qui fu sopra di lui la mano del Signore. Io guardavo, ed ecco un vento tempestoso avanzare dal settentrione, una grande nube e un turbinìo di fuoco, che splendeva tutto intorno, e in mezzo si scorgeva come un balenare di metallo incandescente. Al centro, una figura composta di quattro esseri animati, di sembianza umana con quattro volti e quattro ali ciascuno. Le loro gambe erano diritte e i loro piedi come gli zoccoli d’un vitello, splendenti come lucido bronzo. Sotto le ali, ai quattro lati, avevano mani d’uomo; tutti e quattro avevano le proprie sembianze e le proprie ali, e queste ali erano unite l’una all’altra. Quando avanzavano, ciascuno andava diritto davanti a sé, senza voltarsi indietro. Quanto alle loro fattezze, avevano facce d’uomo; poi tutti e quattro facce di leone a destra, tutti e quattro facce di toro a sinistra e tutti e quattro facce d’aquila. Le loro ali erano spiegate verso l’alto; ciascuno aveva due ali che si toccavano e due che coprivano il corpo. Ciascuno andava diritto davanti a sé; andavano là dove lo spirito li sospingeva e, avanzando, non si voltavano indietro».
SALMO Sal 10 (11)
La tua gloria, Signore, risplende nei cieli.
Il Signore sta nel suo tempio santo,
il Signore ha il trono nei cieli.
I suoi occhi osservano attenti,
le sue pupille scrutano l’uomo. R
Il Signore scruta giusti e malvagi,
egli odia chi ama la violenza.
Brace, fuoco e zolfo farà piovere sui malvagi;
vento bruciante toccherà loro in sorte. R
Giusto è il Signore,
ama le cose giuste;
gli uomini retti
contempleranno il suo volto. R
PROFETI Gl 1, 1. 13-15
Lettura del profeta Gioele
Parola del Signore, rivolta a Gioele, figlio di Petuèl. Cingete il cilicio e piangete, o sacerdoti, urlate, ministri dell’altare, venite, vegliate vestiti di sacco, ministri del mio Dio, perché priva d’offerta e libagione è la casa del vostro Dio. Proclamate un solenne digiuno, convocate una riunione sacra, radunate gli anziani e tutti gli abitanti della regione nella casa del Signore, vostro Dio, e gridate al Signore: «Ahimè, quel giorno! È infatti vicino il giorno del Signore e viene come una devastazione dall’Onnipotente».
VANGELO Mt 4, 18-25
Lettura del Vangelo secondo Matteo
In quel tempo. Mentre il Signore Gesù camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono. Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo. La sua fama si diffuse per tutta la Siria e conducevano a lui tutti i malati, tormentati da varie malattie e dolori, indemoniati, epilettici e paralitici; ed egli li guarì. Grandi folle cominciarono a seguirlo dalla Galilea, dalla Decàpoli, da Gerusalemme, dalla Giudea e da oltre il Giordano.
La Scrittura
Avevano facce d’uomo, di leone, di toro e di aquila
È vicino il giorno del Signore
Venite dietro a me
I profeti sono il cuore della liturgia della Parola di Avvento. Quest’anno sarà Ezechiele il profeta maggiore di riferimento, accanto alla voce di alcuni profeti minori. I profeti, lo sappiamo, spaventano sempre un poco, come il profeta Gioele, che andava predicando il giorno del Signore mettendo un po’ d’ansia. Nel suo dire “Il giorno del Signore è vicino!”, si capisce che c’è già un richiamo che diventa anche un rimprovero: egli, d’altronde, vuole scuotere i fedeli, ricordare l’urgenza di una conversione seria, richiamare all’alleanza con Dio troppo spesso tradita.
Anche Ezechiele, il profeta delle visioni, non era poi troppo rassicurante. La visione di cui è fatto partecipe mette i brividi e così anche lui deve aver provato nel vedere le immagini di toro, leone, aquila, uomo che, poi, secondo la tradizione sono venute a simboleggiare gli evangelisti.
È più rassicurante il Vangelo che, tra i nomi degli apostoli che ha ricordato, menziona anche i nomi degli evangelisti Matteo e Giovanni. Marco e Luca verranno dopo, partecipi di un progetto del Padre che li riguarda e che li coinvolgerà in quella che chiamiamo la seconda generazione di credenti.
Per noi e per il nostro cammino di fede
Inizia un nuovo ciclo di Avvento. Forse molti rimarranno indifferenti. Per molti, infatti, il Natale non è una festa di fede, ma qualcosa di molto più ordinario, come il ritrovo di parenti, le feste in famiglia, lo scambio di doni, o un periodo di relax all’inizio dell’inverno. Molti non avvertiranno il progressivo avvicinarsi del Natale se non dai segni commerciali a cui però ci siamo anche abituati e che non accendono più quel desiderio di cose straordinarie come era anche solo qualche decennio fa.
Il problema, tuttavia, non è ciò che accade attorno a noi, ma ciò che avviene in noi! Ciò che si muove nella nostra anima, ciò che avviene nel nostro cuore. Ecco allora il richiamo per noi al giorno del Signore, cosa che non dovrebbe sconvolgerci più di tanto, perché tutti noi dovremmo percepire che la nostra chiamata è vocazione a quel giorno, a quell’incontro, a quella meta che chiamiamo beata perché ci dovrà introdurre proprio nella vita di Dio. Come ci si avvicina a quella meta che l’Avvento, soprattutto nelle prime settimane, ci ricorda?
La risposta è sempre la medesima, ma tocca noi viverla, farla nostra, con animo nuovo.
Ci si avvicina a questa meta con l’attenta lettura del Vangelo, con la riscoperta di un cammino che ci deve mettere alla sequela non solo di Cristo ma anche degli apostoli, con il richiamo ad una preghiera che ci renda più familiare l’incontro con il giorno del Signore e non preoccupati di esso.
Ci si avvicina a questa meta con la sequela dei successori degli apostoli, che vuol poi dire del Papa e dei Vescovi, ovvero di coloro che hanno la responsabilità della guida del cammino comune.
Ci si avvicina a questa meta percependo e vivendo la responsabilità della propria vocazione, sapendo che la chiamata che abbiamo ricevuto ci dona di vivere una vita piena di senso perché indirizzata ad una meta.
Ecco perché credo che queste letture ci ricordino che l’attesa del giorno del Signore ci deve far passare dalla paura alla speranza. Dalla paura della vita che finisce, del tempo che si fa breve, delle cose che sempre accadono nel mondo, alla speranza che il Vangelo genera e sostiene nel cuore di chi crede. Questo è il cuore del messaggio del Giubileo. Se abbiamo vissuto bene i moltissimi richiami che già abbiamo avuto modo di donare per questo tempo straordinario che è proprio il Giubileo, dovremmo tutti accorgerci che il Vangelo amato, ascoltato, accolto, genera sempre speranza. L’incontro con il Signore non deve certo essere un richiamo ad avere paura all’incontro con Colui che è, anzitutto, Padre di Misericordia, poi Figlio Redentore, poi Spirito Consolatore. L’incontro con Dio deve motivare la speranza che, adesso, nel tempo, siamo chiamati a costruire con l’accoglienza grata e devota del Vangelo. Senza questo cammino quotidiano, non potrà esserci consapevolezza della meta alla quale siamo chiamati. Senza avere il richiamo del Vangelo, non potremo essere protesi a quella speranza grande che è la vita eterna. Senza il richiamo del Vangelo vissuto quotidianamente, non avremo in noi quel seme di speranza che, coltivata, diventa pianta robusta alla quale ancorare la propria esistenza e la vita della propria anima.
Trovo che sia molto utile chiudere la breve meditazione di oggi con una frase del cardinal Martini che è poi diventata anche il titolo di una raccolta dei suoi testi: “Alla fine del Giubileo lasciateci sognare!”. Era stata pronunciata per la fine del Giubileo dell’Incarnazione dell’anno 2000, ma va benissimo anche alla fine di questo Giubileo. Come dovremmo finire questo tempo? Con una chiara manifestazione di fede che ci aiuti a capire che senza Cristo saremmo disperati; con Cristo, qualsiasi cosa accada, possiamo recuperare il dono prezioso della speranza. Anche noi mettiamoci a sognare il giorno del Signore! Anche noi mettiamoci a sognare il giorno in cui, finalmente, non saremo più dei pellegrini che camminano non vedendo la realtà delle cose della fede, ma ospiti della casa del Padre, familiari dei santi, concittadini di Dio, pronti a glorificare il Padre per quello che scopriremo nella Verità dell’incontro finale. Maria ci sostenga e ci guidi verso questa meta che rimane il punto focale della nostra esistenza.
Perchè la Parola dimori in noi
- Cosa evocano in me le visioni ascoltate?
- Cosa propone a me la chiamata degli apostoli?
- Come vivere il senso della speranza che custodisco nella mia vocazione?