Settimana della 1 domenica dopo l’Epifania – Sabato – Cattedra di San Pietro
La spiritualità di questa settimana
Concludiamo la settimana con la festa della Cattedra di San Pietro. Lo scopo di questa festa è sempre stato quello di rendere vicina la presenza di Pietro, ovvero quello di rinnovare il legame di amore di ogni credente con il Santo Padre e la Sede Apostolica. Credo che, alla luce dell’anno giubilare che stiamo vivendo, non solo questa festa abbia uno spessore assolutamente maggiore, ma che debba essere vista da ciascuno di noi come un momento di grandissima spiritualità di cui approfittare pe rinnovarci nella speranza. Delle tre letture proposte è soprattutto la prima ad aiutare il nostro cammino di fede in questo giorno santo.
La Parola di questo giorno
LETTURA 1Pt 1, 1-7
Lettura della prima lettera di san Pietro apostolo
Pietro, apostolo di Gesù Cristo, ai fedeli che vivono come stranieri, dispersi nel Ponto, nella Galazia, nella Cappadòcia, nell’Asia e nella Bitinia, scelti secondo il piano stabilito da Dio Padre, mediante lo Spirito che santifica, per obbedire a Gesù Cristo e per essere aspersi dal suo sangue: a voi grazia e pace in abbondanza. Sia benedetto Dio e Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che nella sua grande misericordia ci ha rigenerati, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, per una speranza viva, per un’eredità che non si corrompe, non si macchia e non marcisce. Essa è conservata nei cieli per voi, che dalla potenza di Dio siete custoditi mediante la fede, in vista della salvezza che sta per essere rivelata nell’ultimo tempo. Perciò siete ricolmi di gioia, anche se ora dovete essere, per un po’ di tempo, afflitti da varie prove, affinché la vostra fede, messa alla prova, molto più preziosa dell’oro – destinato a perire e tuttavia purificato con fuoco – torni a vostra lode, gloria e onore quando Gesù Cristo si manifesterà.
Oppure:
LETTURA 1Pt 5, 1-4
Lettura della prima lettera di san Pietro apostolo
Carissimi, esorto gli anziani che sono tra voi, quale anziano come loro, testimone delle sofferenze di Cristo e partecipe della gloria che deve manifestarsi: pascete il gregge di Dio che vi è affidato, sorvegliandolo non perché costretti ma volentieri, come piace a Dio, non per vergognoso interesse, ma con animo generoso, non come padroni delle persone a voi affidate, ma facendovi modelli del gregge. E quando apparirà il Pastore supremo, riceverete la corona della gloria che non appassisce.
SALMO Sal 17 (18)
Ti amo, Signore, mia forza.
Ti amo, Signore, mia forza,
Signore, mia roccia, mia fortezza, mio liberatore,
mio Dio, mia rupe, in cui mi rifugio;
mio scudo, mia potente salvezza e mio baluardo. R
Il Signore tuonò dal cielo,
l’Altissimo fece udire la sua voce.
Stese la mano dall’alto e mi prese,
mi sollevò dalle grandi acque. R
Un popolo che non conoscevo mi ha servito,
all’udirmi, subito mi obbedivano.
Viva il Signore e benedetta la mia roccia,
sia esaltato il Dio della mia salvezza. R
EPISTOLA Gal 1, 15-19; 2, 1-2
Lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati
Fratelli, quando Dio, che mi scelse fin dal seno di mia madre e mi chiamò con la sua grazia, si compiacque di rivelare in me il Figlio suo perché lo annunciassi in mezzo alle genti, subito, senza chiedere consiglio a nessuno, senza andare a Gerusalemme da coloro che erano apostoli prima di me, mi recai in Arabia e poi ritornai a Damasco. In seguito, tre anni dopo, salii a Gerusalemme per andare a conoscere Cefa e rimasi presso di lui quindici giorni; degli apostoli non vidi nessun altro, se non Giacomo, il fratello del Signore. Quattordici anni dopo, andai di nuovo a Gerusalemme in compagnia di Bàrnaba, portando con me anche Tito: vi andai però in seguito a una rivelazione. Esposi loro il Vangelo che io annuncio tra le genti, ma lo esposi privatamente alle persone più autorevoli, per non correre o aver corso invano.
VANGELO Mt 16, 13-19
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo
In quel tempo. Il Signore Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti». Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».
1 Petri
“Pietro ai fratelli…”. Credo, anzitutto, che sia molto bello l’incipit del brano. Pietro si presenta subito come il mittente. San Pietro ha voluto scrivere questa lettera perché ha sentito viva la responsabilità per il cammino di fede di altre persone. Ha cercato di scrivere una lettera piena di consigli per vivere bene il cammino di fede. Se vogliamo, potremmo dire che questo modo di fare è l’antenato delle encicliche, il modo moderno con cui il Papa parla a tutti i fedeli del mondo. Guarderei a questa sottolineatura come ad una vera e propria espressione di quella carità pastorale che sempre anima l’apostolato del successore di Pietro.
“… ai fedeli che vivono dispersi nel Ponto, nella Galazia, nella Cappadocia, nella Bitinia…”. Trovo poi bellissima questa frase che, di per sé, è la citazione di regioni antiche dell’Impero che noi non chiamiamo più con questo nome. Il Ponto ricopre oggi alcune province della Turchia; la Galazia è l’Anatolia, ovvero la parte centrale della Turchia; la Bitinia è la regione che si affaccia sul mar Nero. Credo che questa collocazione geografica esprima almeno due cose. La prima è che la Chiesa è davvero universale e comprende popoli, nazioni, lingue, culture diverse. La seconda è che ciò che era l’oggetto della premura e della cura di Pietro, non è più fondamentale oggi. Delle Chiese citate nella lettera non rimane nulla o quasi.
“Sia benedetto Dio, Padre del Signore Gesù Cristo che, nella sua grande misericordia, ci ha rigenerato per una speranza viva”. È una bellissima espressione, è il cuore della parte di lettera che abbiamo letto oggi. Il Padre rigenera tutti i credenti per una speranza viva. La speranza non è una teoria, non consiste in una serie di elucubrazioni, la speranza del cristiano è Cristo risorto, è Cristo vivo. La sua viva speranza è di vederlo, incontrarlo, conoscerlo, essere con lui nell’eternità. La speranza che non muore mai è questa. Ecco perché il cristiano, dovunque sia, a Roma o disperso nel mondo, ha sempre dentro di sé questa speranza che non muore mai. È Cristo che lo conferma ogni giorno in questa speranza della vita eterna, rendendo anche sopportabile la sua attesa. Il cristiano, rigenerato nella speranza eterna, mantiene viva e salda la speranza di essere con il Padre.
“Essa è conservata nei cieli per voi”. San Pietro ha avuto non poche prove della vita. Pietro sa che per ogni uomo è così, anche per i cristiani a cui si sta dedicando con passione e ai quali sta scrivendo con amore. Per questo li rinfranca, ricordando che nulla di quello che accade nel mondo, nemmeno la persecuzione di cui Pietro stesso sarà vittima, potrà mai distoglierli dal partecipare a quella grande speranza di incontro con Cristo che è stata promessa nella Pasqua del Signore.
“La vostra fede sia molto più preziosa dell’oro”. È un’ultima citazione del testo che mi pare di vitale importanza. San Pietro ricorda a tutti che a rendere la vita bella e degna di essere vissuta è la fede. Non ciò che si possiede, o che si diventa, o che si sperimenta. Scrive, come ho detto, a chi sta sperimentando odio e persecuzione proprio a causa della fede. A rendere bella la vita è la presenza di Cristo Signore. Ogni vita è degna di essere vissuta, anche quella in cui le difficoltà, le asprezze, i dolori si moltiplicano. Ogni vita, se c’è Cristo, è bella e degna di essere vissuta.
Per noi e per il nostro cammino di fede
In questo anno tutto dedicato alla speranza, trovo che questa lettera di Pietro sia più che mai opportuna. Lettera che ci sta ricordando che la speranza che anche noi dobbiamo avere, è quella dell’incontro con Cristo. Il Giubileo che stiamo vivendo intende solo rinnovare questa speranza, perché noi tutti possiamo perseverare in un cammino che ci deve condurre al Padre.
Oggi direi di guardare al Papa, al successore di Pietro con questa fede. Suggerirei anche di guardare ai segni del Giubileo con questa speranza. La porta santa, la tomba dell’Apostolo devono essere e devono diventare per noi tutti punto di riferimento per esprimere questa speranza e la gioia di questo incontro che possiamo realizzare vivendo l’esperienza del pellegrinaggio “ad Petri sedem”, cioè alla casa di Pietro. Rinnovati dalla speranza, continuiamo a vivere bene questo Giubileo da poco iniziato e cerchiamo di fare di tutto per vivere al meglio l’incontro con Cristo che, sempre, ci rinfranca con la sua misericordia e con il suo perdono.
Provocazioni
- Come sto vivendo il Giubileo?
- Come vivo la fede per San Pietro e per i suoi successori?
- Quale speranza viva abita il mio cuore?