2 dopo l’Epifania
Introduzione
Come ho già avuto modo di insegnare, tutte le domeniche di questo tempo dopo l’Epifania, corrispondono a delle epifanie, cioè a delle manifestazioni del Signore. La prima, in ordine cronologico, è, ovviamente, quella di Cana di Galilea, dove il Signore mutò l’acqua in vino.
La Parola di Dio
LETTURA Est 5, 1-1c. 2-5
Lettura del libro di Ester
Il terzo giorno, quando ebbe finito di pregare, Ester si tolse gli abiti servili e si rivestì di quelli sontuosi. Fattasi splendida, invocò quel Dio che su tutti veglia e tutti salva, e prese con sé due ancelle. Su di una si appoggiava con apparente mollezza, mentre l’altra la seguiva sollevando il manto di lei. Era rosea nel fiore della sua bellezza: il suo viso era lieto, come ispirato a benevolenza, ma il suo cuore era oppresso dalla paura. Attraversate tutte le porte, si fermò davanti al re. Egli stava seduto sul suo trono regale e rivestiva i suoi ornamenti ufficiali: era tutto splendente di oro e di pietre preziose e aveva un aspetto che incuteva paura. Alzato lo scettro d’oro, lo posò sul collo di lei, la baciò e le disse: «Parlami!». Gli disse: «Ti ho visto, signore, come un angelo di Dio e il mio cuore è rimasto sconvolto per timore della tua gloria: tu sei ammirevole, signore, e il tuo volto è pieno d’incanto». Mentre parlava, cadde svenuta; il re si turbò e tutti i suoi servi cercavano di rincuorarla. Allora il re le disse: «Che cosa vuoi, Ester, e qual è la tua richiesta? Fosse pure metà del mio regno, sarà tua». Ester rispose: «Oggi è un giorno speciale per me: se così piace al re, venga egli con Amàn al banchetto che oggi io darò». Disse il re: «Fate venire presto Amàn, per compiere quello che Ester ha detto». E ambedue vennero al banchetto di cui aveva parlato Ester.
SALMO Sal 44 (45)
Intercede la regina, adorna di bellezza.
Ascolta, figlia, guarda, porgi l’orecchio:
dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre;
il re è invaghito della tua bellezza.
È lui il tuo signore: rendigli omaggio. R
Entra la figlia del re: è tutta splendore,
tessuto d’oro è il suo vestito.
È condotta al re in broccati preziosi;
dietro a lei le vergini, sue compagne,
a te sono presentate. R
Ai tuoi padri succederanno i tuoi figli;
li farai prìncipi di tutta la terra.
Il tuo nome voglio far ricordare per tutte le generazioni,
così i popoli ti loderanno in eterno, per sempre. R
EPISTOLA Ef 1, 3-14
Lettera di san Paolo apostolo agli Efesini
Fratelli, benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo, secondo il disegno d’amore della sua volontà, a lode dello splendore della sua grazia, di cui ci ha gratificati nel Figlio amato. In lui, mediante il suo sangue, abbiamo la redenzione, il perdono delle colpe, secondo la ricchezza della sua grazia. Egli l’ha riversata in abbondanza su di noi con ogni sapienza e intelligenza, facendoci conoscere il mistero della sua volontà, secondo la benevolenza che in lui si era proposto per il governo della pienezza dei tempi: ricondurre al Cristo, unico capo, tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra. In lui siamo stati fatti anche eredi, predestinati – secondo il progetto di colui che tutto opera secondo la sua volontà – a essere lode della sua gloria, noi, che già prima abbiamo sperato nel Cristo. In lui anche voi, dopo avere ascoltato la parola della verità, il Vangelo della vostra salvezza, e avere in esso creduto, avete ricevuto il sigillo dello Spirito Santo che era stato promesso, il quale è caparra della nostra eredità, in attesa della completa redenzione di coloro che Dio si è acquistato a lode della sua gloria.
VANGELO Gv 2, 1-11
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo. Vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela». Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono. Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora». Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.
Vangelo
Questo, a Cana di galilea, fu l’inizio dei segni . È curioso che il primo dei segni, ovvero dei miracoli di Gesù sia compiuto in una casa. Del resto Gesù era appena “uscito di casa”, iniziando il suo ministero di predicazione e di guarigione dei malati. La casa era l’ambiente certamente più familiare a Gesù, quello dove si trovava meglio. La “sua” casa, ovvero quella della sua famiglia, con Giuseppe e con Maria, ma poi anche le case degli altri. Molto spesso lo troviamo ospite in case precise: la casa di Andrea e Simone, la casa di Matteo, la casa di Lazzaro, il Cenacolo, solo per citarne alcune. Così il vangelo ci dice che la casa, il luogo della vita insieme alla famiglia, il luogo delle cose normali, diventa anche il luogo della sua rivelazione.
Segni di gioia . È anche indiscutibile che il primo dei segni, compiuto in una casa, sia anche il segno della festa, il segno della gioia, il segno dell’armonia, il segno della pace. Potremmo dare diversi titoli a questo primo miracolo, a seconda della luce che vogliamo accendere su questo vangelo. È però indubbio che qualsiasi luce accendiamo, immediatamente dobbiamo pensare alla gioia e alla pace. La casa come luogo dove si sperimenta l’una e l’altra. Entrambe realtà fragili. Anche a Cana di Galilea, visto quello che stava succedendo, e cioè visto che era venuto meno il vino, si rischia di perdere sia la gioia che la pace. Lo sappiamo molto bene poiché lo abbiamo detto molte volte che terminare il vino prima del termine del banchetto nuziale era ritenuto un segno di assoluta sventura e di assoluta mancanza di speranza per il futuro.
Dunque Gesù interviene perché in quella casa ci sia gioia, pace speranza. Sono le 3 caratteristiche che vorremmo dare quest’anno a questa nostra festa della famiglia, nel pieno, nel vivo dell’anno giubilare.
Ma cosa significa che Gesù è sorgente di pace, gioia, speranza? Come può dare queste tre realtà agli uomini che, sempre più spesso, sembrano averle perdute? Ci risponde San Paolo nell’Epistola.
Efesini
dio ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale in cristo. La prima realtà che Paolo pone alla nostra attenzione è la nostra identità. Chi siamo noi? chi è l’uomo? Uno che è benedetto da Dio. Capite subito il grande contesto di fede, di speranza, di verità, di bellezza, di contemplazione nel quale San Paolo ci vuole mettere. Noi siamo tutti figli benedetti. Come quei due poveri sposi di Cana! Come tutti gli altri uomini! Non esiste uomo che non sia benedetto da Dio, la benedizione di Dio è sorgente di pace, speranza, gioia.
dio ci ha scelti. La seconda realtà che Paolo pone alla nostra attenzione è data dal tema della scelta. Noi tutti siamo stati scelti per conoscerlo. Se la prima attenzione è alla nostra identità, la seconda è al nostro compito. Dio diventa sorgente di pace, di gioia, di speranza se noi decidiamo di aderire alla sua rivelazione, se noi decidiamo di approfondire la sua conoscenza. Se è vero che siamo stati benedetti e la benedizione è atto gratuito di Dio, è anche vero che alla benedizione si risponde con il desiderio di conoscenza e questo è anche atto della volontà. Dipende sempre dalla grazia, ma dipende anche tanto da quello che noi decidiamo di fare, di essere, di vivere.
dio ci ha destinati ad essere sui figli adottivi. La terza realtà che Paolo pone alla nostra attenzione è il nostro essere figli adottivi. Il che significa, non so se comprendiamo bene, sullo stesso piano di Cristo. Cristo, come abbiamo celebrato in tutto il tempo natalizio, è il Figlio amato, adorato, unico. Ma noi possiamo essere in Lui figli adottivi del Padre. Significa che la qualifica di figlio non vale solo per Gesù ma anche per noi. Questo è il desiderio di Dio: renderci suoi figli. Farci essere figli adottivi, cioè figli salvati in Cristo. Come?
in lui abbiamo la redenzione, mediante il suo sangue. La quarta realtà che Paolo pone alla nostra attenzione è quella della redenzione. Dio ci ha resi figli adottivi nel sangue di Cristo. Questo noi non dovremmo dimenticarlo mai. Siamo chiamati alla felicità, alla gioia, alla pace. Ma queste realtà vengono a noi dal sacrificio del Signore, dalla sua morte e dalla sua risurrezione. Un cristiano non dovrebbe mai dimenticare questa verità e non dovrebbe mai cancellare questo esempio dalla sua mente, perché anche noi possiamo vivere la grazia che discende da questi eventi, dall’Evento centrale nella vita del Signore.
dio ci ha destinati fatti anche eredi, noi che già abbiamo sperato in cristo. La quinta realtà che Paolo pone alla nostra attenzione è la speranza. La speranza che noi stiamo cercando di meditare, di vivere in questo Giubileo diventa anche fonte di gioia e di pace. Fonte di gioia perché noi sappiamo che siamo destinati alla vita eterna, fonte di pace, perché sappiamo che questo ultimo bene che il Signore ci donerà è nelle sue mani, è da lui custodito, è da lui reso sicuro. Anche in questa domenica pace e speranza diventano sorelle. La pace che viene nel cuore può essere tale solo se la speranza dell’eternità ci illumina. Altrimenti rischiamo di fare tante cose, ma di farle anche invano.
dopo aver creduto nel vangelo della vostra salvezza, avete ricevuto il sigillo dello spirito santo. Ancora San Paolo pone alla nostra attenzione al fatto che noi possediamo lo Spirito di Dio, lo Spirito Santo, che è già fonte di gioia, che è già sorgente di pace, che è già causa di speranza. San Paolo ci diceva che noi abbiamo ricevuto lo Spirito come una caparra, cioè come una realtà che ci sostiene, che ci aiuta nel tempo mentre siamo pellegrini verso la vita eterna; anche questo concetto di San Paolo mi sembra illuminante. Noi non siamo soli a camminare nel tempo che ci viene dato da vivere. Noi abbiamo già il dono dello Spirito di Dio, che è causa in noi della pace e della speranza, oltre che della gioia.
in attesa della completa redenzione. L’ultima realtà che Paolo pone alla nostra attenzione è l’attesa della redenzione. Tutto quello che noi siamo oggi, non è ciò che definitivamente siamo chiamati ad essere. Anche nel momento ultimo, anche nel momento della morte, non siamo ancora a quell’ultima realtà alla quale il Signore ci chiama. Saremo dentro l’ultima realtà solo nella visione beata del suo volto. Ultima vera felicità che il Signore ci donerà, vera sorgente di pace, ultimo dono di Dio.
Per noi e per il nostro cammino di fede
Applicare a noi questi concetti, queste sottolineature, queste verità di fede è molto difficile.
Dobbiamo certamente partire dal nostro concetto di gioia e di pace. Noi quando siamo contenti e quando siamo in pace? Credo, al di là delle diverse specificazioni che ciascuno di noi potrebbe fare, che siamo nella pace e siamo nella gioia quando nessuno ci viene a disturbare e quando si realizzano esattamente le cose che abbiamo in mente. Noi pensiamo di essere così nella pace e nella gioia solo quando si danno queste due condizioni. Da un lato la tranquillità, dall’altro il soddisfare ogni nostro desiderio, anche se piccolo, sono sorgente di gioia. Non pare anche a voi che ci sia una bella differenza con quello che la Parola di Dio ci ha detto? Non sembra anche a voi che siamo distanti anni luce da quell’apertura di orizzonti che la Parola di Dio voleva far nascere dentro di noi? perché il vangelo ci sta dicendo che la gioia nasce probabilmente proprio quando tu ti lasci disturbare, quando tu ti lasci inquietare dal bisogno degli altri. La gioia nasce non quando ti rinchiudi nel tuo piccolo cosmo per dar retta solo alle tue verità, ma nasce quando ti sai giocare ed anche spendere per gli altri. Cosa che toglie tempo, mette a repentaglio la pace intesa come assenza di fastidi. Ma non è forse vero questo concetto espresso dal Vangelo? perché credo che tutti abbiamo provato grande pace e grande gioia quando abbiamo fatto qualcosa di gratuito per gli altri. Il primo insegnamento potrebbe essere così riassunto. Vuoi essere nella gioia e nella pace, colmo di speranza? Allora cerca di spenderti in qualcosa di bello, grande vero. Altrimenti sarai relegato in cose di piccolo cabotaggio che, però, daranno anche poco alla tua vita.
In secondo luogo direi che dobbiamo riflettere sull’intima connessione tra gioia e vangelo; normalmente a noi non viene tanto spontaneo legare la gioia al vangelo, anzi, caso mai è il contrario. Ci pare che il vangelo ci porti a qualche obbligo, a qualche rinuncia, a qualche ulteriore difficoltà che dovremmo inserire nella vita. È per questo che non lo leggiamo, se non raramente, al di fuori dei contesti liturgici. La rivelazione delle nozze di Cana ci dice, invece, che gioia e Vangelo sono uniti. Come anche san Paolo ci ha confermato. Dovremmo allora rileggere il nostro tempo, la vita della nostra società, il nostro modo di essere. Non è che se siamo così lontani da una felicità duratura, è perché siamo lontani dal vangelo? se ci sono oggi tante persone infelici, non è che la causa di questa infelicità sia la mancanza di verità, di contemplazione, di apertura a Dio?
Infine vorrei che ci chiedessimo anche un’altra cosa. Non è che aver cancellato la speranza della vita eterna ci abbia reso più infelici? Moltissimi, oggi, credono che la vita sia solo quella fisica. Fanno tutto in funzione solo di questo. Il tempo diventa il grande arbitro della storia di ciascuno. Oggi quasi nessuno si sente pellegrino. Più che altro ci sentiamo artefici del nostro destino. Non è che sia proprio questa dimensione ridotta, ridottissima a chiuderci in orizzonti di infelicità?
Credo che da qui nasca il compito per noi, anzitutto per noi come singole persone, come singoli credenti. Cerchiamo noi per primi di vivere tutte quelle realtà che San Paolo ci ha segnalato, per essere noi per primi felici, contenti di quello che siamo, di quello che abbiamo, di quello che la vita ci dona.
In secondo luogo direi che siamo propri noi a dover offrire agli altri questa testimonianza di vita: la testimonianza che il vangelo rende felici, la testimonianza che la fede accende la speranza, la testimonianza che avere fede e speranza genera pace.
Ecco il programma, molto impegnativo, di questa seconda domenica dopo l’Epifania, di questa rivelazione di Cana. Impariamo che solo così potremo avere gioia, pace, speranza. Altrimenti ci autocondanneremo ad una vita di corsa, infelice. Piena di cose, ma senza senso.