Settimana della 2 domenica dopo l’Epifania – Lunedì
La spiritualità della settimana
Questa settimana si presenta densa e ricca di memorie di santi. Oggi San Sebastiano, domani Sant’Agnese, venerdì San Francesco di Sales e poi concluderemo la settimana con la conversione di San Paolo. Sono tanti i santi che ci testimoniano la speranza della fede, centro di questo anno giubilare che stiamo vivendo.
La Parola di questo giorno
LETTURA Sir 44, 1. 23g – 45, 5
Lettura del libro del Siracide
Facciamo ora l’elogio di uomini illustri, dei padri nostri nelle loro generazioni. Da lui fece sorgere un uomo mite, che incontrò favore agli occhi di tutti, amato da Dio e dagli uomini: Mosè, il cui ricordo è in benedizione. Gli diede gloria pari a quella dei santi e lo rese grande fra i terrori dei nemici. Per le sue parole fece cessare i prodigi e lo glorificò davanti ai re; gli diede autorità sul suo popolo e gli mostrò parte della sua gloria. Lo santificò nella fedeltà e nella mitezza, lo scelse fra tutti gli uomini. Gli fece udire la sua voce, lo fece entrare nella nube oscura e gli diede faccia a faccia i comandamenti, legge di vita e d’intelligenza, perché insegnasse a Giacobbe l’alleanza, i suoi decreti a Israele.
SALMO Sal 98 (99)
Esaltate il Signore, nostro Dio.
Esaltate il Signore, nostro Dio,
prostratevi allo sgabello dei suoi piedi.
Egli è santo!
Mosè e Aronne tra i suoi sacerdoti,
Samuele tra quanti invocavano il suo nome:
invocavano il Signore ed egli rispondeva. R
Parlava loro da una colonna di nubi:
custodivano i suoi insegnamenti
e il precetto che aveva loro dato.
Signore, nostro Dio, tu li esaudivi. R
Eri per loro un Dio che perdona,
pur castigando i loro peccati.
Esaltate il Signore, nostro Dio,
prostratevi davanti alla sua santa montagna,
perché santo è il Signore, nostro Dio! R
VANGELO Mc 3, 7-12
✠ Lettura del Vangelo secondo Marco
In quel tempo. Il Signore Gesù con i suoi discepoli si ritirò presso il mare e lo seguì molta folla dalla Galilea. Dalla Giudea e da Gerusalemme, dall’Idumea e da oltre il Giordano e dalle parti di Tiro e Sidone, una grande folla, sentendo quanto faceva, andò da lui. Allora egli disse ai suoi discepoli di tenergli pronta una barca, a causa della folla, perché non lo schiacciassero. Infatti aveva guarito molti, cosicché quanti avevano qualche male si gettavano su di lui per toccarlo. Gli spiriti impuri, quando lo vedevano, cadevano ai suoi piedi e gridavano: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli imponeva loro severamente di non svelare chi egli fosse.
Siracide
Nella lettura del Siracide abbiamo avuto l’occasione di continuare quel percorso fatto a medaglioni sui grandi di Israele. Certamente la figura di Mosè, che veniva rievocata oggi, è una figura del tutto singolare. Di lui si ricordavano i prodigi stupendi dei quali fu testimone fin dalla sua vocazione; egli udì la voce di Dio, colloquiava con Lui “faccia a faccia” come con un amico e, soprattutto, riceveva gli “ordini” in modo chiaro. Sicuramente sono tutte esperienze che noi possiamo far risalire alla memoria dal nostro ricordo dell’Esodo.
Cosa ancora più singolare, Mosè poté vedere la gloria di Dio, in qualche modo del tutto unico, irripetibile, il che fa di lui il profeta che non ha paragoni. Il Siracide lo ricorda così. Possiamo dire che Mosè divenne uomo di speranza perché sorretto da tutte queste esperienze uniche, singolari, importanti, forti.
Vangelo
Il Vangelo ci mostra invece un’altra scena. La gloria di Dio si rivela in Gesù Cristo in tutt’altro modo. Non rivelazioni eclatanti, piuttosto la vita semplice, quasi nascosta delle rive del mare di Tiberiade. Non prodigi che mettono paura, ma una forza unica, singolare, non umana, che libera gli uomini dai loro mali, dalle loro angustie, dalle loro malattie. Una forza che lascia a bocca aperta, perché nessuno ha mai visto prodigi di questo genere. Anche gli stessi spiriti “impuri”, quelli che tormentano le persone, lo devono riconoscere apertamente: “Tu sei il Figlio di Dio”. Gesù, lo abbiamo sentito, chiede ancora silenzio. Non è ancora il momento della sua piena manifestazione. È però chiaro che la sua azione, il suo sanare i malati, genera speranza. La speranza grande di chi lo incontra, la speranza forte di chi rinnova la sua fede nello stare vicino a Colui che rivela cose così eclatanti.
Per noi e per il nostro cammino di fede
Questa manifestazione della speranza fu, indubbiamente, quella che operò anche nel cuore di san Sebastiano. Egli ebbe in onore la fede cristiana, che non dimenticò mai di professare e di testimoniare. Soldato di professione, probabilmente originario di Milano, subì il suo martirio a Roma, dove fu ucciso attraverso le frecce che i suoi stessi commilitoni scagliarono contro di lui. Eppure Sebastiano rimase fermo nel suo proposito, vedendo già l’Invisibile. Come Mosè la sua certezza era fissa in Dio. Come i discepoli, la manifestazione del Signore che lo aveva raggiunto, non gli permise di dubitare. Forte nella speranza egli affrontò tutto, anche il martirio, nel nome di quel Signore che gli aveva promesso la vita eterna.
Così è anche per noi: se anche noi avremo la stessa speranza di Sebastiano nel cuore, potremo affrontare tutti i problemi e i pericoli che la vita ci riserverà. Occorre, però, che anche noi, come i discepoli, cerchiamo, nell’oggi della nostra storia, i segni della sua presenza. Occorre che anche noi, come Mosè, cerchiamo di entrare in quel colloquio con Dio che genera fede.
Credo che possiamo offrire a Dio questo primo giorno della settimana proprio per questo motivo, con questa intenzione particolare.
Affidiamoci, ancora una volta, alla Parola che genera in noi la speranza della vita eterna e, forti di questa speranza, camminiamo con il Signore verso il definitivo incontro con Lui.
Provocazioni dalla Parola
- Che cos’è per me la speranza della vita eterna? Solo un pensiero in cui mi rifugio o una certezza che rischiara la vita?
- Come vivo, in un tempo normale, feriale come questo, il mio dialogo con Dio?
- Come posso approfondire la mia relazione con Dio perché generi maggiore fiducia in Lui?