Settimana della 2 domenica dopo l’Epifania – Martedì
La spiritualità di questa settimana
Ricordiamo oggi S. Agnese, la santa mite, come ricorda il suo stesso nome, “Agnese – agnello di Dio”. Tanta dolcezza di nome si unì alla forza del suo carattere. Sia papa Damaso che il nostro Sant’Ambrogio ne cantarono le lodi, ricordando il suo carattere forte. Questa memoria ci aiuta, ora, ad entrare in comunione con le letture.
La Parola di questo giorno
LETTURA Sir 44, 1; 46, 1-6d
Lettura del libro del Siracide
Facciamo ora l’elogio di uomini illustri, dei padri nostri nelle loro generazioni. Valoroso in guerra fu Giosuè, figlio di Nun, successore di Mosè nell’ufficio profetico; secondo il suo nome, egli fu grande per la salvezza degli eletti di Dio, compiendo la vendetta contro i nemici insorti, per assegnare l’eredità a Israele. Com’era glorioso quando alzava le sue braccia e brandiva la spada contro le città! Chi prima di lui era stato così saldo? Egli guidava le guerre del Signore. Al suo comando non si arrestò forse il sole e un giorno divenne lungo come due? Egli invocò l’Altissimo, il Sovrano, mentre i nemici lo premevano da ogni parte; lo esaudì il Signore grande con una grandinata di pietre poderose. Egli piombò sulla nazione nemica e nella discesa distrusse gli avversari, perché le nazioni conoscessero tutte le sue armi e che la loro guerra era contro il Signore.
SALMO Sal 77 (78)
Diremo alla generazione futura le lodi del Signore.
Il Signore li fece entrare nei confini del suo santuario,
questo monte che la sua destra si è acquistato.
Scacciò davanti a loro le genti
e sulla loro eredità gettò la sorte,
facendo abitare nelle loro tende
le tribù d’Israele. R
Scelse la tribù di Giuda,
il monte Sion che egli ama.
Egli scelse Davide suo servo
e lo prese dagli ovili delle pecore. R
Lo allontanò dalle pecore madri
per farne il pastore di Giacobbe, suo popolo,
d’Israele, sua eredità.
Fu per loro un pastore dal cuore integro
e li guidò con mano intelligente. R
VANGELO Mc 3, 22-30
✠ Lettura del Vangelo secondo Marco
In quel tempo. Gli scribi, che erano scesi da Gerusalemme, dicevano: «Costui è posseduto da Beelzebùl e scaccia i demòni per mezzo del capo dei demòni». Ma il Signore Gesù li chiamò e con parabole diceva loro: «Come può Satana scacciare Satana? Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non potrà restare in piedi; se una casa è divisa in se stessa, quella casa non potrà restare in piedi. Anche Satana, se si ribella contro se stesso ed è diviso, non può restare in piedi, ma è finito. Nessuno può entrare nella casa di un uomo forte e rapire i suoi beni, se prima non lo lega. Soltanto allora potrà saccheggiargli la casa. In verità io vi dico: tutto sarà perdonato ai figli degli uomini, i peccati e anche tutte le bestemmie che diranno; ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato in eterno: è reo di colpa eterna». Poiché dicevano: «È posseduto da uno spirito impuro».
Siracide
Anche noi conosciamo bene la figura di Giosuè, il successore di Mosè, colui che ebbe il merito di portare Israele al possesso della terra promessa ai padri. Poiché la terra non era “vuota” all’arrivo di Israele, ma già occupata, ecco che Giosuè ebbe a dover affrontare numerosi e duri combattimenti, che rimangono celebri. Soprattutto la conquista della prima città che Israele abitò: Gerico. Ecco perché il Siracide lo ricorda come valoroso condottiero, come uomo di armi, come abile nella battaglia. Uomo dal carattere forte, seppe organizzare gli uomini in vista di questa conquista. Certamente fu uomo vittorioso, ma anche uomo di Dio. Il suo combattere non fu in odio agli uomini, ma tentativo di inserirsi nella terra dei padri chiedendone a Dio la forza. Il Siracide metteva ben in luce tutta la sua fede: egli si affidò a Dio in tutto. Benchè uomo di armi, benchè uomo dell’esercito, non ebbe mai come scopo il togliere la vita ad altri, ma il voler entrare nella terra dei padri come atto di affidamento a Dio. Le battaglie che egli dovette affrontare sono solamente dovute a questo scopo della sua vita, che fu anche la sua missione.
Vangelo
Questa forza di fede ci viene presentata anche nel Vangelo. Il Signore ricordava a tutti come il compito di ogni anima sia quello di riconoscere il mistero di Dio e trovare il modo concesso a ciascuno per accedere a questo mistero. Ciascun uomo, infatti, ha il suo modo per entrare in comunione con il Signore: solo occorre, per tutti, perseveranza, quella perseveranza che deve portare a non mollare mai, a non distogliersi mai dal cammino. Il vero male, il vero peccato si ha quando un’anima interrompe il suo cammino di fede. È questa la “bestemmia contro lo Spirito Santo” che nasce dove non c’è amore. Quando è forte l’amore per Dio, è chiaro che non si va incontro a rinnegamento alcuno della fede ma, ogni giorno, si cerca il modo giusto, il modo più corretto possibile per lasciare che la propria vita si dilati nel mistero di Dio. Quando l’amore non è ardente, allora è possibile anche l’abbandono di Dio. Quando l’amore si raffredda, come sappiamo molto bene anche da altri percorsi di vita, qualsiasi forma di abbandono diviene possibile. Anche quello massimo: l’abbandono di Dio.
Per noi e per il nostro cammino di fede
Queste letture ci aiutano davvero a riprendere in grande considerazione la figura di Sant’Agnese. Anzitutto perché ragazza. Nonostante la sua giovane età, nonostante la sua salute malferma, ella fu in grado di emettere un atto di fede unico, singolare, proprio di una donna matura, una donna forte. Noi la vogliamo onorare e ricordare anzitutto così.
In secondo luogo vogliamo davvero considerare la sua fortezza, che non fu fortezza esteriore, non fu fortezza di armi umane, ma fu dovuta solo alle sue armi spirituali, alle sue armi interiori. Agnese seppe combattere contro ogni lusinga, contro tutti coloro che le proponevano una via di uscita facile, perché aveva affinato le armi della fede. Forte nella preghiera, forte perché abitata dalla Parola di Dio, ella seppe resistere a qualsiasi lusinga e tentazione.
Infine, dobbiamo considerare come ella seppe resistere a qualsiasi lusinga contro l’abiura della sua fede. Le fu proposto di tutto, ma ella seppe dire di no perché abitata dalla forza di Dio, sostenuta dalla forza dello Spirito Santo. Nemmeno ebbe a temere quando le furono presentati gli strumenti della morte. Il suo fu un abbandono fiducioso, nonostante la tenera età.
Credo che le Scritture di oggi, unite alla memoria di Sant’Agnese, ci stiano dicendo che è possibile compiere un cammino di speranza che porti alla fortezza. È possibile a tutti rimanere saldi nella fede, dove c’è senso di Dio, invocazione della sua misericordia, affidamento per le cose più pratiche della vita, che è poi tutto quello che ci evita di incorrere in quell’abiura della fede che è l’apostasia, il peccato contro lo Spirito Santo.
Oggi, allora, insieme, cerchiamo di onorare Sant’Agnese, chiedendo questa forza di fede per tutti noi che stiamo tentando di rinnovare la nostra fede nella luce e nella grazia del Giubileo.
Provocazioni
- Come rinnovo il dono della fortezza dello Spirito di Dio che è in me?
- Quale testimonianza sono chiamato a dare perché la fede sia più intensa?