Mercoledì 18 febbraio

Settimana dell’ultima domenica dopo l’Epifania – mercoledì 

La spiritualità di questo giorno

Consiglierei, in questo giorno, di rileggere più volte il testo del Qoelet tanto è bello e vicino all’esperienza di tutti noi.

La Parola di questo giorno

LETTURA Qo 8, 5b-14
Lettura del libro del Qoèlet

La mente del saggio conosce il tempo opportuno. Infatti, per ogni evento vi è un tempo opportuno, ma un male pesa gravemente sugli esseri umani. L’uomo infatti ignora che cosa accadrà; chi mai può indicargli come avverrà? Nessun uomo è padrone del suo soffio vitale tanto da trattenerlo, né alcuno ha potere sul giorno della morte. Non c’è scampo dalla lotta e neppure la malvagità può salvare colui che la compie. Tutto questo ho visto riflettendo su ogni azione che si compie sotto il sole, quando un uomo domina sull’altro per rovinarlo. Frattanto ho visto malvagi condotti alla sepoltura; ritornando dal luogo santo, in città ci si dimentica del loro modo di agire. Anche questo è vanità. Poiché non si pronuncia una sentenza immediata contro una cattiva azione, per questo il cuore degli uomini è pieno di voglia di fare il male; infatti il peccatore, anche se commette il male cento volte, ha lunga vita. Tuttavia so che saranno felici coloro che temono Dio, appunto perché provano timore davanti a lui, e non sarà felice l’empio e non allungherà come un’ombra i suoi giorni, perché egli non teme di fronte a Dio. Sulla terra c’è un’altra vanità: vi sono giusti ai quali tocca la sorte meritata dai malvagi con le loro opere, e vi sono malvagi ai quali tocca la sorte meritata dai giusti con le loro opere. Io dico che anche questo è vanità.

SALMO Sal 89 (90)

Mostraci, Signore, la tua gloria.

Prima che nascessero i monti,
da sempre e per sempre tu sei, o Dio.
Tu fai ritornare l’uomo in polvere,
quando dici: «Ritornate, figli dell’uomo». R

Mille anni, ai tuoi occhi,
sono come il giorno di ieri che è passato,
come un turno di veglia nella notte.
Tutti i nostri giorni svaniscono per la tua collera,
consumiamo i nostri anni come un soffio. R

Gli anni della nostra vita sono settanta,
ottanta per i più robusti,
e il loro agitarsi è fatica e delusione;
passano presto e noi voliamo via. R

Saziaci al mattino con il tuo amore:
esulteremo e gioiremo per tutti i nostri giorni.
Sia su di noi la dolcezza del Signore, nostro Dio:
rendi salda per noi l’opera delle nostre mani,
l’opera delle nostre mani rendi salda. R

VANGELO Mc 12, 38-44
Lettura del Vangelo secondo Marco

In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa». Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo. Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».

Qoelet

Il punto cardine dell’esperienza del sapiente è quello che ci viene offerto nelle righe finali della lettura. Tutti abbiamo sperimentato quello che dice Qoelet, cioè che non è vero che gli ingiusti vanno male, come non è vero che i giusti vivono bene e si incamminano verso una vita senza ostacoli. Quante volte anche noi ci siamo lamentati nel vedere che gli ingiusti hanno la meglio. Quante volte abbiamo espresso la nostra considerazione negativa per gli uomini che, con la menzogna, con l’agire scorretto, con l’approfittarsi delle persone, cercano di avere, in tutto, la meglio. Quante volte ci siamo sentiti male perché, essendo stati onesti, non abbiamo visto riconosciuto il nostro merito! Quante volte – penso soprattutto ai genitori – abbiamo insegnato ai nostri figli e nipoti a “farsi furbi”, perché il mondo è dei furbi!

Il Qoelet sa tutte queste cose, ma sposta l’attenzione su una riflessione diversa. Più volte, come abbiamo sentito, richiama il concetto di “timore del Signore” che altro non è che un modo per dire la fede. Qoelet dunque dice che chi ha fede vive in modo giusto. Può essere che il suo modo di vedere le cose non sia quello vincente, può essere che il suo modo di interpretare l’esistenza non sia il migliore, può essere che il suo modo di essere onesto in un mondo di disonesti non sia quello che va per la maggiore. Ma chi ha fede non deve mai pentirsi di niente! Chi ha fede, chi vive con fede, non guarda a ciò che fanno gli altri. Guarda a se stesso e cerca un modo per essere coerente con la sua impostazione di vita, con il suo modo di costruire la felicità. Chi ha lo spirito della fede cerca la sua felicità in Dio e in nessun’altra cosa. Può essere che l’empio trionfi, può essere che l’empio abbia la meglio. Il credente sa bene che non è così. Tutti siamo chiamati a capirlo nella testimonianza di fede del giusto, dell’uomo di fede che è anche l’uomo felice che rimette ogni cosa in Dio.

Vangelo

Capiamo così anche il Vangelo. Gesù richiama il confronto tra una classe molto particolare di persone e una donna. La donna è una povera, una che non conta niente, intanto perché donna, poi perché sola, poi perché povera. Eppure questa donna è una “timorata di Dio”, cioè una donna di fede, una che, perfino, mette tutto quello che ha nella cassa del tempio, perché sa bene che ciò che le basta per vivere è il Signore.

I “dottori della legge” sono gente che dovrebbe essere “timorata di Dio”, ma non lo sono. Sanno tante cose su Dio, sanno esprimere tanti concetti bellissimi, sanno dire parole affascinanti, ma, di fatto, non vivono come figli di Dio, come gente di fede. A loro serve avere un primo posto, a loro serve avere un riconoscimento, a loro serve avere onore. Tutte cose molto mondane, molto appariscenti. Dunque una donna povera vive in modo sapiente e molti sapienti non vivono in modo da mostrare la loro fede. Sanno tutto ma non praticano, sanno tutto ma non mettono, nella loro vita, lo spirito di quella fede che posseggono solo a parole e nei concetti.

Per noi e per il nostro cammino di fede

Noi cosa cerchiamo?

È la domanda diretta, brutale, forte che questa Parola di Dio mette nel cuore di ciascuno di noi.  Dipende. Anche noi possiamo cercare posti, onore, visibilità, prestigio. Non dobbiamo sentirci immuni da queste cose se è vero che nemmeno il collegio apostolico lo fu! Potrebbe essere che anche in noi qualcosa del genere avvenga continuamente.

Oppure potremmo anche noi essere come la vedova, se davvero avremo sviluppato in noi quella fiducia in Dio che nasce dalla fede.

Così possiamo tornare al Qoelet, rileggere le nostre esperienze, capire che l’esperienza del sapiente è veramente anche la nostra esperienza. Dipende da noi se vorremo fermarci al puro dato che sperimentiamo o se sapremo rileggerlo con fede. Dipende da noi se riusciremo a vivere con “timore di Dio” o solo guardando alle cose esteriori. Chiediamo a Dio il dono della fede, per vivere bene questi giorni di avvicinamento all’ingresso in Quaresima, per imparare a custodire il tempo che ci viene donato.

2026-02-14T08:26:05+01:00