Settimana della 4° domenica dopo Pentecoste – martedì
La spiritualità di questa settimana
La bontà di Dio e il rispetto dei padri muovono sempre Dio al sostegno dell’uomo. Potremmo dire che è questo il contenuto delle due Scritture che abbiamo ascoltato.
La Parola di questo giorno
LETTURA Dt 9, 1-6
Lettura del libro del Deuteronomio
In quei giorni. Mosè disse: «Ascolta, Israele! Oggi tu stai per attraversare il Giordano per andare a conquistare nazioni più grandi e più potenti di te, città grandi e fortificate fino al cielo, un popolo grande e alto di statura, i figli degli Anakiti, che tu conosci e dei quali hai sentito dire: “Chi mai può resistere ai figli di Anak?”. Sappi dunque oggi che il Signore, tuo Dio, passerà davanti a te come fuoco divoratore, li distruggerà e li abbatterà davanti a te. Tu li scaccerai e li distruggerai rapidamente, come il Signore ti ha detto. Quando il Signore, tuo Dio, li avrà scacciati davanti a te, non pensare: “A causa della mia giustizia, il Signore mi ha fatto entrare in possesso di questa terra”. È invece per la malvagità di queste nazioni che il Signore le scaccia davanti a te. No, tu non entri in possesso della loro terra a causa della tua giustizia, né a causa della rettitudine del tuo cuore; ma il Signore, tuo Dio, scaccia quelle nazioni davanti a te per la loro malvagità e per mantenere la parola che il Signore ha giurato ai tuoi padri, ad Abramo, a Isacco e a Giacobbe. Sappi dunque che non a causa della tua giustizia il Signore, tuo Dio, ti dà il possesso di questa buona terra; anzi, tu sei un popolo di dura cervice».
SALMO Sal 43 (44)
Lodiamo sempre il nome del Signore.
Dio, con i nostri orecchi abbiamo udito,
i nostri padri ci hanno raccontato
l’opera che hai compiuto ai loro giorni,
nei tempi antichi.
Tu, per piantarli, con la tua mano hai sradicato le genti,
per farli prosperare hai distrutto i popoli. R
Non con la spada, infatti, conquistarono la terra,
né fu il loro braccio a salvarli;
ma la tua destra e il tuo braccio e la luce del tuo volto,
perché tu li amavi.
Sei tu il mio re, Dio mio,
che decidi vittorie per Giacobbe. R
Per te abbiamo respinto i nostri avversari,
nel tuo nome abbiamo annientato i nostri aggressori.
Nel mio arco infatti non ho confidato,
la mia spada non mi ha salvato,
ma tu ci hai salvati dai nostri avversari,
hai confuso i nostri nemici. R
VANGELO Lc 7, 1-10
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo. Quando ebbe terminato di rivolgere tutte le sue parole al popolo che stava in ascolto, il Signore Gesù entrò in Cafàrnao. Il servo di un centurione era ammalato e stava per morire. Il centurione l’aveva molto caro. Perciò, avendo udito parlare di Gesù, gli mandò alcuni anziani dei Giudei a pregarlo di venire e di salvare il suo servo. Costoro, giunti da Gesù, lo supplicavano con insistenza: «Egli merita che tu gli conceda quello che chiede – dicevano –, perché ama il nostro popolo ed è stato lui a costruirci la sinagoga». Gesù si incamminò con loro. Non era ormai molto distante dalla casa, quando il centurione mandò alcuni amici a dirgli: «Signore, non disturbarti! Io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto; per questo io stesso non mi sono ritenuto degno di venire da te; ma di’ una parola e il mio servo sarà guarito. Anch’io infatti sono nella condizione di subalterno e ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa». All’udire questo, Gesù lo ammirò e, volgendosi alla folla che lo seguiva, disse: «Io vi dico che neanche in Israele ho trovato una fede così grande!». E gli inviati, quando tornarono a casa, trovarono il servo guarito.
Deuteronomio
Anzitutto il Deuteronomio. Mosè sta parlando al popolo che sta per entrare nella Terra Santa. Pone una domanda: per quale merito stanno ereditando tutto ciò? Mosè istruisce il suo popolo: non è per meriti particolari che stanno per entrare in questa terra e nemmeno per meriti riusciranno a conquistare lo spazio di terra che è già abitato da altri. Sarà solo la potenza di Dio a donare quanto erediteranno. Dio agisce per sé stesso, per fedeltà a sé stesso, per quella parola che Egli ha dato ai padri. Non sono quindi i meriti dell’uomo a commuoverlo, ma la fedeltà a sé stesso: Dio non può mai venire meno alla parola data. A questo primo concetto Mosè ne aggiunge un secondo. Dio ha rispetto anche dei padri, di Abramo, di Isacco, di Giacobbe, cioè di coloro che, per primi, hanno ascoltato la sua parola e hanno creduto alla sua rivelazione di amore per loro. È per questo che Dio si muove a compassione, a pietà di chi sta per entrare nella terra. La fedeltà a sé stesso e la fedeltà alla parola data ai padri. Nessuno può pretendere di avere meriti grandi da vantare davanti a Dio per obbligarlo a fare qualcosa. La grazia di Dio è data, non è mai risposta a qualcosa. La grazia di Dio è sempre dono dell’Altissimo che è fedele a sé stesso.
Vangelo
Come emerge anche dal Vangelo. La storia è nota. Un centurione, un pagano, vuole bene al suo servo. Lo stima, gli è vicino, soffre per la sua malattia. Questo centurione manda anche a chiamare Gesù. Non ci va di persona, non se ne sente degno, siccome è un uomo che ha saputo rispettare la fede degli altri manda coloro a cui ha fatto dei favori e che sono figli del popolo ebraico a disturbare un maestro. Non c’è fede da condividere. Solo umanità. Quest’uomo sa bene che ciò che prova lui può essere provato da tutti gli uomini e confida che Gesù capisca quel suo sentimento. Gesù non solo lo capisce, non solo lo condivide, ma si mette a tal punto al posto di quest’uomo da andare verso di lui, sebbene la cosa non fosse richiesta. La vicinanza umana stupisce così profondamente il centurione che egli manda subito a dire quella bellissima frase: “Di’ soltanto una parola”. Quest’uomo, vedendo il comportamento di Gesù, in qualche modo suscita un atteggiamento di fede dentro il suo cuore. Se quest’uomo è così disponibile ad essere vicino alla mia situazione tanto da scendere in casa mia, riconosco che in lui è all’opera una potenza grande di umanità, per lo meno. Ma, pensa il centurione, probabilmente c’è di più! Ecco perché non è necessaria la venuta del Signore, ma basta una sua parola “a distanza”. Un atteggiamento di rispetto molto profondo, un atteggiamento di fede. Atteggiamento esaltato dal Signore che agisce nel rispetto dell’uomo, nel rispetto di un uomo così attaccato ad un suo servo, nel rispetto di una umanità così profonda, l’umanità di chi sa sopportare le pene degli altri come se fossero le proprie.
Per noi e per il nostro cammino di fede
Insegnamenti bellissimi per noi. Credo che tutti, qualche volta, crediamo di avere diritto ad un intervento di Dio nella nostra storia. Qualche volta credo che presentiamo a Dio qualche nostro merito o qualche nostro sforzo di preghiera come qualcosa che dovrebbe commuovere Dio per fargli concedere ciò che chiediamo. Forse è bene che sostiamo sopra le due Scritture di oggi. Se c’è una cosa che sa commuovere Dio è solo la condivisione di situazioni difficili e problematiche come se fossero proprie. Questo commuove Dio. Dio, poi, interviene per fedeltà a sé stesso, per fedeltà ai padri, non certo per i meriti che gli uomini pretendono di avere e che, spesso, non ci sono nemmeno. La preghiera che commuove Dio è, quindi, quella che nasce dalla condivisione e quella che ricorda a Dio la sua vicinanza all’uomo da sempre. Solo questo commuove, per così dire, Dio. Anche noi potremo usare queste armi potenti solo se avremo una grande fiducia nella forza della preghiera e solo se sapremo condividere con altri uomini i loro grandi bisogni e le loro grandi necessità.
Provocazioni dalla Parola
- Sappiamo commuovere il cuore di Dio con la nostra solidarietà ai “casi umani” che incontriamo?
- Sappiamo che Dio è sempre fedele a sé stesso?