Settimana della 7 domenica dopo Pentecoste – martedì
La Parola di questo giorno
LETTURA Gs 24, 29-32
Lettura del libro di Giosuè
In quei giorni. Giosuè figlio di Nun, servo del Signore, morì a centodieci anni e lo seppellirono nel territorio della sua eredità, a Timnat-Serach, sulle montagne di Èfraim, a settentrione del monte Gaas. Israele servì il Signore in tutti i giorni di Giosuè e degli anziani che sopravvissero a Giosuè e che conoscevano tutte le opere che il Signore aveva compiuto per Israele. Gli Israeliti seppellirono le ossa di Giuseppe, che avevano portato dall’Egitto, a Sichem, in una parte della campagna che Giacobbe aveva acquistato dai figli di Camor, padre di Sichem, per cento pezzi d’argento e che i figli di Giuseppe avevano ricevuto in eredità.
SALMO Sal 33 (34)
Benedetto sei tu, Signore, Dio dei nostri padri.
Benedirò il Signore in ogni tempo,
sulla mia bocca sempre la sua lode.
Io mi glorio nel Signore:
i poveri ascoltino e si rallegrino. R
Gli occhi del Signore sui giusti,
i suoi orecchi al loro grido di aiuto.
Gridano e il Signore li ascolta,
li libera da tutte le loro angosce. R
Molti sono i mali del giusto,
ma da tutti lo libera il Signore.
Custodisce tutte le sue ossa:
neppure uno sarà spezzato. R
VANGELO Lc 9, 46-50
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo. Nacque una discussione tra i discepoli, chi di loro fosse più grande. Allora il Signore Gesù, conoscendo il pensiero del loro cuore, prese un bambino, se lo mise vicino e disse loro: «Chi accoglierà questo bambino nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato. Chi infatti è il più piccolo fra tutti voi, questi è grande». Giovanni prese la parola dicendo: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e glielo abbiamo impedito, perché non ti segue insieme con noi». Ma Gesù gli rispose: «Non lo impedite, perché chi non è contro di voi, è per voi».
La scrittura
La Scrittura di oggi ha centri diversi.
Un primo centro è legato all’opera di misericordia corporale: “seppellire i morti”. Abbiamo sentito che i grandi di Israele si prendono cura del corpo di Giosuè e lo seppelliscono con cura e con premura. Allo stesso modo si prendono cura delle ossa di Giuseppe, che erano state riportate dall’Egitto, dove era morto, alla terra dei padri, la terra promessa, la terra di Dio. Può sembrarci quasi inutile questo passaggio, oppure un tema edificante, certamente, ma che poco ha a che fare con il nostro cammino. Credo invece che sia esattamente il contrario. Questo brano vuole ricordare a ciascuno di noi che è bene fare memoria delle proprie origini per comprendere chi si è nel presente. Non è possibile conoscersi e nemmeno dare un ordine alla propria vita, tanto meno una direzione, se non si conoscono le proprie origini.
Il Vangelo ha due centri. Il primo è ancora un insegnamento sull’umiltà, sulla piccolezza. Nel “tornare bambini” che il Signore insegna e nel gesto di accogliere un bambino, il Vangelo ci ricorda che il cuore dell’esistenza cristiana è l’umiltà. Il che ci offre un punto di raccordo notevole con la prima lettura: è facendo memoria del fatto che si è terra e che si ritorna alla terra che si può vivere nell’umiltà.
Il secondo centro del Vangelo è un appello alla concordia, alla valorizzazione delle differenze, all’unità. Il bene, ci ricorda il Vangelo, non ha targa. Qualsiasi espressione di bene, da qualsiasi parte provenga, è qualcosa che, comunque, rimanda all’amore di Dio. È per questo che non solo non va fermata, ma, addirittura, va riconosciuta. Riconoscere il bene, da qualsiasi parte provenga, significa far circolare il bene. Quando il bene viene messo in circolo, richiama altro bene. Questa è la regola per richiamare continuamente nuovo bene su di sé, sulla società in cui si vive, sul mondo.
Un ringraziamento
Oggi dobbiamo ringraziare il Signore per il respiro ampio che la Parola di Dio ci concede di avere. È bello partecipare a questo sguardo ampio sul mondo che ci deve portare a valorizzare i segni di bene che ci sono. Un buon lavoro di preghiera, oggi, potrebbe essere quello di rileggere i fatti di questa giornata per vedere i molti segni di bene che già ci sono accanto a noi. Solo valorizzandoli, solo facendoli crescere anche nel nostro cuore noi parteciperemo a quella diffusione del bene che è il primo compito di ogni cristiano. Potrebbe farci bene anche il sostare qualche minuto in adorazione per ringraziare Dio che ispira tanti uomini e donne di buona volontà e che permette al bene di germogliare un po’ dovunque. Perché il bene non è possesso di nessuno, ma è ciò che unisce insieme uomini e donne di tutto il mondo.
Una richiesta
La richiesta che tutti possiamo fare nella preghiera è proprio quella di tornare bambini, di imparare continuamente a crescere nell’umiltà. Questo è quello che tutti dobbiamo sempre fare, per imparare a fidarci di Dio. In fondo noi ci fidiamo più di noi stessi che di Dio ed è per questo che non sempre siamo capaci di abbandonarci nelle sue mani, ma teniamo ben stretta, nelle nostre, tutto ciò che riguarda la nostra vita. Il Vangelo di oggi ci insegna a fidarci di Dio. Questa preghiera potrebbe essere un altro centro di una piccola adorazione da vivere oggi. Solo quando noi stiamo in atteggiamento di adorazione della grandezza di Dio, comprendiamo la nostra piccolezza e permettiamo al nostro spirito di crescere in quell’atteggiamento di fiducia che deve contraddistinguere sempre le nostre giornate.
Invito alla preghiera
Invito oggi anche a recitare almeno una decina del S. Rosario per queste intenzioni. Maria è stata capace di vedere il bene che c’era attorno a sé per valorizzarlo. Maria è il prototipo di ogni uomo che si fa piccolo per il regno dei cieli. A lei chiediamo di intercedere per noi, perché sia lei ad ispirarci anche quanto noi non sappiamo compiere con le nostre sole forze.
Infine vi invito a fare memoria dei vostri cari defunti. Abbiamo giorni speciali in cui li ricordiamo, momenti particolari in cui preghiamo attraverso la loro intercessione. Oggi, però, sostenuti dalla Scrittura, cerchiamo di vivere anche una preghiera di ricordo e di intercessione per coloro che ci hanno fatto del bene. Coltivare la memoria delle origini ci farà avere uno sguardo di beatitudine per coloro che ci hanno insegnato la via del bene e ci permetterà di incamminarci sulla medesima via di testimonianza.