Settimana della 2 domenica dopo l’Epifania – lunedì
La spiritualità di questo giorno
San Sebastiano e Sant’Agnese sono i due grandi santi che ricorderemo nella settimana. I prossimi giorni sono anche dedicati alla preghiera per l’unità dei cristiani, preghiera che troppo poco spesso sottolineiamo e che altrettanto troppo poco spesso facciamo. Vorrei che questi giorni fossero costantemente dedicati a questo: con la preghiera dei fedeli, con l’eucologia della Messa presentiamo al Padre questa pia e santa intenzione di preghiera, chiedendo a Dio che si compia sempre più un cammino ecumenico di riavvicinamento delle posizioni, di conoscenza reciproca, di rispetto. Solo così la fede potrà essere causa di unione tra i popoli e le nazioni. Naturalmente, nel lezionario, continua la lettura del libro del Siracide che contraddistingue questo tempo. Le due Scritture di oggi ci parlano dei segni della presenza di Dio.
La Parola di questo giorno
LETTURA Sir 44, 1. 23g 45, 1. 6-13
Lettura del libro del Siracide
Facciamo ora l’elogio di uomini illustri, dei padri nostri nelle loro generazioni. Il Signore Dio fece sorgere un uomo mite, che incontrò favore agli occhi di tutti, amato da Dio e dagli uomini: Mosè, il cui ricordo è in benedizione. Egli innalzò Aronne, santo come lui, suo fratello, della tribù di Levi. Stabilì con lui un’alleanza perenne e lo fece sacerdote per il popolo. Lo onorò con splendidi ornamenti e gli fece indossare una veste di gloria. Lo rivestì con il massimo degli onori, lo coronò con paramenti di potenza: calzoni, tunica ed efod. Lo avvolse con melagrane e numerosi campanelli d’oro all’intorno, che suonassero al muovere dei suoi passi, diffondendo il tintinnio nel tempio, come memoriale per i figli del suo popolo. Lo avvolse con una veste sacra d’oro, violetto e porpora, opera di ricamatore, con il pettorale del giudizio, con i segni della verità e con tessuto di scarlatto filato, opera d’artista, con pietre preziose, incise come sigilli, incastonate sull’oro, opera d’intagliatore, quale memoriale, con le parole incise secondo il numero delle tribù d’Israele. Sopra il turbante gli pose una corona d’oro con incisa l’iscrizione sacra, insegna d’onore, lavoro vigoroso, ornamento delizioso per gli occhi. Prima di lui non si erano viste cose tanto belle, mai uno straniero le ha indossate, ma soltanto i suoi figli e i suoi discendenti per sempre.
SALMO Sal 98 (99)
Esaltate il Signore, nostro Dio.
Esaltate il Signore, nostro Dio,
prostratevi allo sgabello dei suoi piedi.
Egli è santo!
Mosè e Aronne tra i suoi sacerdoti,
Samuele tra quanti invocavano il suo nome:
invocavano il Signore ed egli rispondeva. R
Parlava loro da una colonna di nubi:
custodivano i suoi insegnamenti
e il precetto che aveva loro dato.
Signore, nostro Dio, tu li esaudivi. R
Eri per loro un Dio che perdona,
pur castigando i loro peccati.
Esaltate il Signore, nostro Dio,
prostratevi davanti alla sua santa montagna,
perché santo è il Signore, nostro Dio! R
VANGELO Mc 3, 7-12
Lettura del Vangelo secondo Marco
In quel tempo. Il Signore Gesù con i suoi discepoli si ritirò presso il mare e lo seguì molta folla dalla Galilea. Dalla Giudea e da Gerusalemme, dall’Idumea e da oltre il Giordano e dalle parti di Tiro e Sidone, una grande folla, sentendo quanto faceva, andò da lui. Allora egli disse ai suoi discepoli di tenergli pronta una barca, a causa della folla, perché non lo schiacciassero. Infatti aveva guarito molti, cosicché quanti avevano qualche male si gettavano su di lui per toccarlo. Gli spiriti impuri, quando lo vedevano, cadevano ai suoi piedi e gridavano: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli imponeva loro severamente di non svelare chi egli fosse.
Siracide
Anzitutto il libro del Siracide ci parla dei segni liturgici che dicono la presenza di Dio. Come sappiamo e come la Scrittura ci ricordava, Mosè scelse Aronne, suo fratello, come sacerdote. Egli attribuì al fratello tutto ciò che serve a questa carica, compresi tutti i segni liturgici che denotano e sottolineano il suo servizio, a partire dagli abiti. Quella che abbiamo ascoltato è una descrizione minuziosa degli abiti del sommo sacerdote, che si presenta agli uomini con cui e per cui prega, rivestito di paramenti solenni che comunicano a tutti non solo la sua autorità, ma, soprattutto, il suo servizio. Ogni ornamento del sommo sacerdote parla di Dio, rimanda a Dio. Il sacerdote non è che un uomo, per questo ha bisogno di segni che dicano anzitutto a lui a cosa serve la sua presenza tra il popolo e, quindi, comunichino a tutti verso chi tutti sono chiamati a tendere. In fondo la lettura ci sta dicendo che la liturgia, con tutti i suoi apparati, serve per incamminarsi verso Dio.
Vangelo
Nel Vangelo ci viene comunicata la potenza di salvezza che Gesù testimonia. Non c’è più bisogno di segni. Non c’è più bisogno di apparati. Non c’è più bisogno di gesti liturgici. In presenza del Signore ogni cosa è superata. In Gesù tutto parla della presenza di Dio. La Parola che rivela è Parola di Dio. I gesti che egli compie sono gesti di salvezza, sono gesti di vicinanza all’uomo, sono gesti di attenzione e di prossimità che dicono il grande amore che Dio ha per tutti gli uomini. La sua presenza è già quella presenza finale di Dio che, nell’amore, salva ciascuno e redime tutto il mondo.
Per noi e per il nostro cammino di fede
Le due Scritture parlano a noi. Noi veniamo dopo la venuta del Signore, conosciamo i suoi gesti, conserviamo e meditiamo la sua parola. Ma non siamo più in sua presenza. O, almeno, siamo solo alla sua presenza spirituale. Altro è il tempo in cui noi vedremo il Signore. Da questo punto di vista non siamo lontani dalla posizione di Israele che, attendendo il Messia, anticipava nella liturgia la sua presenza. Così noi che veniamo dopo la sua venuta, abbiamo ancora bisogno della liturgia per dire la sua presenza nell’attesa del suo ritorno finale. Ecco, allora l’importanza dei segni liturgici. Nella liturgia, se ben celebrata, si avverte la presenza di Dio, perché l’ordine con cui essa procede, la solennità con cui essa richiama all’uomo la presenza di Dio, parlano da sole. La liturgia è fatta di segni, è fatta di suoni, di colori, di gesti, di cose, di paramenti, di richiami… la liturgia è un insieme bellissimo, affinato nel tempo e con arte, di tutto ciò che i sensi dell’uomo possono percepire e grazie ai quali si può intuire qualcosa della sua presenza. È chiaro che la liturgia è sempre una mediazione. Essa è soggetta al tempo, cammina con il cambiare delle stagioni, è viva, non è qualcosa di immutabile o cristallizzato nel tempo. La liturgia si evolve con l’uomo e continua a parlare all’uomo della presenza di Dio. Ecco perché conoscere bene la liturgia, celebrare bene la liturgia è determinante per noi tutti, non solo per i sacerdoti! La liturgia prevede parti diverse, forme di coinvolgimento specifiche per ciascuno. La liturgia è come una sinfonia: non c’è un solo strumento, non c’è una sola nota. È un insieme di strumenti che suonano insieme, è armonia di note che compongono una sinfonia unica. Ecco perché occorre che tutti la conosciamo, la amiamo, la rispettiamo. Senza fughe, senza invenzioni. Se noi ci atteniamo al canone liturgico così come la nostra Chiesa lo prevede, sono certo che tutti avremo più occasione di stare con Dio, di apprezzare la sua presenza, di scoprire i segni della sua benevolenza. Chiediamo a Dio, proprio con la liturgia di oggi, di essere sempre attenti a quello che essa richiama. Solo così potremo entrare in una comunione sempre più profonda con il suo mistero.