Settimana della seconda domenica di quaresima – Mercoledì – San Giuseppe
Introduzione
Oggi è certamente un giorno speciale nella Quaresima, non solo per il ricordo di San Giuseppe, ma per la solennità che deve interrompere le penitenze quaresimali. Credo che sia molto bello che i due tempi di maggiore preparazione dell’anima all’incontro con Dio, l’Avvento e la Quaresima, conoscano entrambi due momenti di sosta in onore di San Giuseppe. In Avvento celebriamo il ricordo dell’annuncio a Giuseppe e in Quaresima la sua festa propria. Lasciamo che queste soste in suo onore ci aiutino e ci guidino. In questa sosta quaresimale scelgo di meditare sull’epistola per trarne alimento per la meditazione quotidiana.
La Parola di questo giorno
LETTURA Sir 44, 23g – 45, 2a. 3d-5d
Lettura del libro del Siracide
Il Signore Dio da Giacobbe fece sorgere un uomo mite, che incontrò favore agli occhi di tutti, amato da Dio e dagli uomini, il cui ricordo è in benedizione. Gli diede gloria pari a quella dei santi e gli mostrò parte della sua gloria. Lo santificò nella fedeltà e nella mitezza, lo scelse fra tutti gli uomini. Gli fece udire la sua voce, lo fece entrare nella nube oscura e gli diede faccia a faccia i comandamenti, legge di vita e d’intelligenza.
SALMO Sal 15 (16)
Tu sei fedele, Signore, alle tue promesse.
Il Signore è mia parte di eredità e mio calice:
nelle tue mani è la mia vita.
Per me la sorte è caduta su luoghi deliziosi:
la mia eredità è stupenda. R
Io pongo sempre davanti a me il Signore,
sta alla mia destra, non potrò vacillare.
Per questo gioisce il mio cuore
ed esulta la mia anima. R
Mi indicherai il sentiero della vita,
gioia piena alla tua presenza,
dolcezza senza fine alla tua destra. R
EPISTOLA Eb 11, 1-2. 7-9. 13a-c. 39 – 12, 2b
Lettera agli Ebrei
Fratelli, la fede è fondamento di ciò che si spera e prova di ciò che non si vede. Per questa fede i nostri antenati sono stati approvati da Dio. Per fede, Noè, avvertito di cose che ancora non si vedevano, preso da sacro timore, costruì un’arca per la salvezza della sua famiglia; e per questa fede condannò il mondo e ricevette in eredità la giustizia secondo la fede. Per fede, Abramo, chiamato da Dio, obbedì partendo per un luogo che doveva ricevere in eredità, e partì senza sapere dove andava. Per fede, egli soggiornò nella terra promessa come in una regione straniera, abitando sotto le tende, come anche Isacco e Giacobbe, coeredi della medesima promessa. Nella fede morirono tutti costoro, senza aver ottenuto i beni promessi, ma li videro e li salutarono solo da lontano. Tutti costoro, pur essendo stati approvati a causa della loro fede, non ottennero ciò che era stato loro promesso: Dio infatti per noi aveva predisposto qualcosa di meglio, affinché essi non ottenessero la perfezione senza di noi. Anche noi dunque, circondati da tale moltitudine di testimoni, avendo deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, colui che dà origine alla fede e la porta a compimento.
VANGELO Mt 2, 19-23
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo
In quel tempo. Morto Erode, ecco, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nella terra d’Israele; sono morti infatti quelli che cercavano di uccidere il bambino». Egli si alzò, prese il bambino e sua madre ed entrò nella terra d’Israele. Ma, quando venne a sapere che nella Giudea regnava Archelao al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nella regione della Galilea e andò ad abitare in una città chiamata Nàzaret, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo dei profeti: «Sarà chiamato Nazareno».
Meditazione
La fede è fondamento di ciò che si spera e prova di ciò che non si vede
Per fede Abramo partì senza sapere dove andava
Per fede soggiornò in una terra straniera
Nella fede morirono tutti costoro
La lettera agli Ebrei ci sta offrendo una meditazione che è fondata su ciò che fecero i più grandi personaggi della Scrittura che, non a caso, vengono chiamati i padri nella fede. Possiamo applicare tutti questi atteggiamenti a San Giuseppe e anche trarne un richiamo per noi. Forse ci viene da pensare, quando pensiamo a San Giuseppe, che le cose per lui non furono poi molto difficili. Sognava sempre gli angeli che gli dicevano quello che occorreva fare. Non è proprio così e il Vangelo ce lo dice con chiarezza. Se è vero che San Giuseppe ha avuto un rapporto speciale con gli angeli di Dio, è altrettanto vero che anche Giuseppe ha dovuto impegnarsi per un discernimento che lo aiutasse a capire cosa occorreva fare di volta in volta. A San Giuseppe non è stata risparmiata la fatica del cammino, anche lui ha dovuto lottare contro le realtà della vita che rendono pesante, per ogni uomo, il cammino di fede. Potremmo dire che, in questo modo, San Giuseppe ha anche ottenuto una sapienza di vivere che, certamente, non è normale. Fu straordinaria in Lui e noi possiamo contemplare questo esempio per trarne profitto per la nostra esistenza. Come Abramo, anche San Giuseppe partì senza sapere dove andava. Certo comprese che anche lui era partecipe della vita di Maria, del suo compito singolarissimo, del suo essere stata scelta per essere la Madre del Signore. Da qui, però, capire cosa sarebbe successo, cosa avrebbe dovuto fare, fu tutto compito suo. Il lume della fede, che San Giuseppe custodì con particolare attenzione e cura, fu davvero, per lui, fonte di luce sufficiente al cammino del giorno. Così come anche San Giuseppe, dopo le fatiche della vita, ha dovuto affrontare la morte. Non sappiamo molto su questo evento, ma sappiamo che egli terminò la sua esistenza terrena prima che Gesù iniziasse la sua predicazione. Potremmo dire che, davvero, Giuseppe si è fidato di Dio ed ha continuato a camminare anche se non sapeva dove stava andando, dove si stava dirigendo la sua vita. Si è lasciato prendere per mano da Dio, senza anteporre i suoi pensieri e le sue necessità al progetto di Dio. San Giuseppe brilla per noi come uomo che ha saputo custodire i suoi affetti e fare, del proprio cammino, un modo per lodare Dio e per vivere la sua volontà.
Credo che San Giuseppe possa essere per noi l’esempio concreto di un uomo di fede che tiene vivo il suo cammino, pur non volendo disporre di esso. Pur mantenendo integra la libertà, San Giuseppe non si è mai mostrato padrone della vita, né di quella della sua giovane sposa, né di quella di Gesù. Giuseppe ha custodito il suo cuore e, per questo, ha mantenuto integra la sua libertà. Mostrandosi staccato da tutte le cose, ha saputo vivere la sua umanità in forma piena ed esemplare anche per ciascuno di noi. Così egli rimane maestro di come, senza sapere dove si sta andando, si conserva il gusto di camminare anche quando si spera senza vedere la meta, senza possedere nulla in concreto, mossi solo dal desiderio di vedere quel Dio nel quale ogni promessa trova la sua origine, ma anche il suo compimento.
Per noi e per il nostro cammino di fede
- Anche io desidero una vita così?
- Come vivo l’orizzonte temporale dei miei impegni rischiarandolo alla luce della fede?
- Quale invito alla speranza colgo dalla figura di San Giuseppe?
Forse riteniamo che San Giuseppe sia un esempio superato. Forse riteniamo che non si può certo fare come lui. Forse riteniamo che la sua vocazione, in fondo, fu unica e singolare. Bella, ma sua! Bella, ma esempio da tenere in considerazione, sapendo che è inimitabile. La considerazione sull’unicità della vocazione è certamente vera. Non, però, in senso esclusivo: alcuni santi hanno avuto una vocazione speciale, beati loro! Piuttosto in senso universale: la vocazione di ogni uomo è singolare, unica ed irripetibile. In questo modo, allora, possiamo capire che l’esempio dei santi può davvero esserci di aiuto, può davvero spronarci, può davvero essere occasione di rinnovato impegno e di richiamo per ciascuno di noi. Così credo che l’esempio di San Giuseppe ci inviti a capire che non siamo noi a disporre della nostra vita. Noi, invece, vogliamo fare così. Vogliamo decidere dei nostri giorni in ogni loro aspetto. Addirittura vogliamo dettare le ultime cose da vivere anche quando non saremo più coscienti. Siamo un po’ preda di un delirio che ci fa pensare che ogni aspetto, ogni cosa della vita sia in mano nostra. Ormai può fermarci solo l’imprevisto di una malattia, che, di colpo, ci toglie la possibilità di pensare e di disporre delle cose come vogliamo. San Giuseppe ci ricorda che non dovrebbe essere così. San Giuseppe ci ricorda che la vita di ciascuno è vocazione nella quale entrare per capire come Dio vuole che realizziamo il nostro personale cammino di santificazione, che è unico, irripetibile, fatto solo per noi. Eppure cammino che richiama tante cose già accadute anche nel cammino degli altri. Il Giubileo ci sta ricordando che la nostra vita non può procedere senza speranza, non può giungere da nessuna parte se noi non abbiamo speranza. Impariamo che la fonte della speranza è solo Cristo, al quale possiamo consegnare la vita. Il che non toglie né la libertà né la responsabilità della ricerca delle cose a cui dobbiamo provvedere ogni giorno. Cerchiamo di fare nostro l’invito a vivere bene il cammino di fede. Sarà questo ad aiutarci a comprendere come possiamo vivere noi in modo tale che la nostra vita abbia uno scopo, non sia solo un procedere nei giorni, ma abbia un suo sapore, abbia un suo spessore. San Giuseppe ci dice che il sapore della sua vita, lo spessore dei suoi giorni, è venuto proprio dal mettersi al servizio di Dio come custode. Provate a pensare a quanti di noi hanno la medesima vocazione. Oggi voglio pensare ai papà che hanno il compito di custodia, hanno il dovere di provvedere alla loro famiglia, alle loro spose, ai loro figli. Non è solo un compito pratico: garantire le risorse per tutti. Cosa che, invece, va per la maggiore anche tra noi. Per San Giuseppe non ci fu solo questo, ma prima di tutto e sopra tutto venne il desiderio di piacere a Dio e di fare tutto quello che corrispondeva alla sua volontà. Anche per noi imitare la fede di San Giuseppe e la sua speranza deve significare qualcosa del genere. Ricordiamolo allora: non siamo proprietari di nulla, non siamo i padroni nemmeno della nostra vita. Siamo gente libera, intelligente, che è chiamata a fare in modo che la vita esprima una speranza: la speranza nella vita eterna che questo Giubileo vuole mettere particolarmente al centro della nostra meditazione e della nostra riflessione.
Esercizio per questa settimana di quaresima giubilare
Cerco di scoprire la preghiera a San Giuseppe – ve ne sono molte – o scrivo io una preghiera a San Giuseppe perché mi aiuti ad avere la sapienza e la speranza che furono in Lui.