Settimana in albis – martedì
La paura della verità
La verità fa paura? Sì, in molti casi sì! E sappiamo bene che è difficile, per questo, in molte situazioni, “dire” la verità o “operare per la verità” come, del resto, sarebbe anche giusto fare e consigliabile. Il Vangelo di oggi ci propone ancora il confronto tra due paure: quella delle donne, che è del tutto simile a quella che abbiamo ascoltato anche ieri, e quella dei soldati.
La Parola di Dio per questo giorno
LETTURA At 3, 25 – 4, 10
Lettura degli Atti degli Apostoli
In quei giorni. Pietro disse al popolo: «Voi, fratelli, siete i figli dei profeti e dell’alleanza che Dio stabilì con i vostri padri, quando disse ad Abramo: “Nella tua discendenza saranno benedette tutte le nazioni della terra”. Dio, dopo aver risuscitato il suo servo, l’ha mandato prima di tutto a voi per portarvi la benedizione, perché ciascuno di voi si allontani dalle sue iniquità». Stavano ancora parlando al popolo, quando sopraggiunsero i sacerdoti, il comandante delle guardie del tempio e i sadducei, irritati per il fatto che essi insegnavano al popolo e annunciavano in Gesù la risurrezione dai morti. Li arrestarono e li misero in prigione fino al giorno dopo, dato che ormai era sera. Molti però di quelli che avevano ascoltato la Parola credettero e il numero degli uomini raggiunse circa i cinquemila. Il giorno dopo si riunirono in Gerusalemme i loro capi, gli anziani e gli scribi, il sommo sacerdote Anna, Caifa, Giovanni, Alessandro e quanti appartenevano a famiglie di sommi sacerdoti. Li fecero comparire davanti a loro e si misero a interrogarli: «Con quale potere o in quale nome voi avete fatto questo?». Allora Pietro, colmato di Spirito Santo, disse loro: «Capi del popolo e anziani, visto che oggi veniamo interrogati sul beneficio recato a un uomo infermo, e cioè per mezzo di chi egli sia stato salvato, sia noto a tutti voi e a tutto il popolo d’Israele: nel nome di Gesù Cristo il Nazareno, che voi avete crocifisso e che Dio ha risuscitato dai morti, costui vi sta innanzi risanato».
SALMO Sal 117 (118)
Rendete grazie al Signore,
il suo amore e per sempre.
Oppure: Alleluia, alleluia, alleluia.
Dica Israele:
«Il suo amore è per sempre».
Dica la casa di Aronne:
«Il suo amore è per sempre».
Dicano quelli che temono il Signore:
«Il suo amore è per sempre». R
Il Signore è per me, è il mio aiuto,
e io guarderò dall’alto i miei nemici.
È meglio rifugiarsi nel Signore
che confidare nell’uomo.
È meglio rifugiarsi nel Signore
che confidare nei potenti. R
Mia forza e mio canto è il Signore,
egli è stato la mia salvezza.
Grida di giubilo e di vittoria nelle tende dei giusti:
la destra del Signore ha fatto prodezze,
la destra del Signore si è innalzata,
la destra del Signore ha fatto prodezze. R
EPISTOLA 1Cor 1, 4-9
Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi
Fratelli, rendo grazie continuamente al mio Dio per voi, a motivo della grazia di Dio che vi è stata data in Cristo Gesù, perché in lui siete stati arricchiti di tutti i doni, quelli della parola e quelli della conoscenza. La testimonianza di Cristo si è stabilita tra voi così saldamente che non manca più alcun carisma a voi, che aspettate la manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo. Egli vi renderà saldi sino alla fine, irreprensibili nel giorno del Signore nostro Gesù Cristo. Degno di fede è Dio, dal quale siete stati chiamati alla comunione con il Figlio suo Gesù Cristo, Signore nostro!
VANGELO Mt 28, 8-15
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo
In quel tempo. Abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annuncio ai suoi discepoli. Ed ecco, Gesù venne loro incontro e disse: «Salute a voi!». Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono. Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno». Mentre esse erano in cammino, ecco, alcune guardie giunsero in città e annunciarono ai capi dei sacerdoti tutto quanto era accaduto. Questi allora si riunirono con gli anziani e, dopo essersi consultati, diedero una buona somma di denaro ai soldati, dicendo: «Dite così: “I suoi discepoli sono venuti di notte e l’hanno rubato, mentre noi dormivamo”. E se mai la cosa venisse all’orecchio del governatore, noi lo persuaderemo e vi libereremo da ogni preoccupazione». Quelli presero il denaro e fecero secondo le istruzioni ricevute. Così questo racconto si è divulgato fra i Giudei fino ad oggi.
Le due paure
Poco aggiungerei alla paura delle donne, di cui abbiamo già parlato. È interessante, invece, la paura dei soldati. Essi hanno visto, sanno cosa è successo, potrebbero essere loro i primi testimoni a dire quello che è accaduto quella mattina, prima dell’alba. Ma, appunto, hanno paura. Paura dei loro superiori, paura di rimetterci il posto, paura di essere presi come gente che ha sognato, che ha bevuto, che non ha fatto il suo lavoro e, ora, non sa bene come spiegare le cose che sono accadute. In una parola, hanno paura di dire la verità. Forse hanno anche paura di Dio, loro che sono dei pagani e che non sanno certo spiegarsi quello che è accaduto, quello che è avvenuto, quello che turba e rattrista il loro cuore incerto. Così, per uscire da quella paura, i soldati non trovano di meglio che lasciarsi comprare. Cosa di meglio che accedere a quei soldi che comprano il loro silenzio e che possono cancellare il ricordo di quella mattina? Cosa c’è di meglio che potersi rifugiare in qualche taverna per bere e dimenticare ciò che è avvenuto? I soldati non hanno a cuore la ricerca della verità ed è per questo che non vogliono assolutamente cercare di capire quello che hanno visto, quello che hanno ascoltato, quel mistero di cui sono divenuti testimoni, anche involontariamente.
La risoluzione della paura
Quale sarebbe, invece, la via di uscita anche per loro? Quale sarebbe potuta essere una fine diversa del racconto evangelico? La medesima che abbiamo detto ieri: la risoluzione di questa paura sarebbe stata il rivolgersi alla comunità degli apostoli, l’ascoltare da loro chi era quell’uomo che era nel sepolcro, il lasciare che fosse il racconto con amore fatto da altri a spiegare anche a loro quale potenza di vita promanava da quella tomba che essi avrebbero dovuto custodire. La risoluzione della paura per ciò che accade non è mai il lasciarsi comprare, il “bere” le versioni ufficiali che vengono dette. Occorre, invece, il desiderio di lasciarsi raccontare, la pazienza di ascoltare, il desiderio vivo di conoscere. Sono queste le cose che avrebbero potuto illuminare anche degli “stranieri” che vivevano in un mondo che non conoscevano e che, probabilmente, non apprezzavano e che faticavano a comprendere o con il quale era difficile entrare in relazione.
Per noi e per uscire dalla paura
Credo che anche noi siamo spesso in questa situazione. Chissà quante volte ci siamo interrogati sulla verità, chissà quante volte ci siamo interrogati su come fare in una determinata situazione, chissà quante volte ci siamo chiesti come poter dire qualche cosa che, almeno alla nostra mente, è risultata difficile da comunicare. Come anche chissà quante volte ci siamo chiesti cosa era meglio fare in una data situazione, scambiando, magari, l’operare per la verità con un generico operare per ciò che, ai nostri occhi, sembrava meglio. Sono domande che, prima o poi, appaiono in ogni coscienza. Sono domande che, prima o poi, dobbiamo risolvere. Anche a noi, quindi, è proposta la medesima strada. Cerchiamo nella comunione con gli altri, cosa è meglio fare. A volte serve proprio questo, un consiglio “buono”. A volte serve che qualcuno, magari estraneo alla situazione che viviamo, ci indichi con chiarezza cosa è meglio fare. Così come, a volte, è proprio il consiglio di un altro quello che ci può dire cosa è meglio fare. Come ieri, il Vangelo di oggi ci sta dicendo che è solo nella trama fitta delle relazioni o nel calore di una comunione che si può davvero capire cosa è meglio fare in ogni singola situazione.
Esercizio pasquale
Anche oggi, quindi, vi propongo, come esercizio pasquale, quello di dare forza e di vivere con coraggio la partecipazione a tutte le “comunità” delle quali facciamo parte. La famiglia, anzitutto, che è una risorsa di bene fortissima e nella quale possiamo davvero trovare conforto per ogni verità da cercare e da fare; la rete delle amicizie, anch’essa molto importante se vogliamo dare spazio a quelle relazioni forti che devono guidare la nostra esistenza; la comunità che è la Chiesa nella quale dovrebbe essere la luce della fede, oltre alla bellezza delle relazioni, a guidare ciascuno di noi verso la verità di Dio, quella pienezza della verità a cui si partecipa ogni volta che si cerca la verità nella nostra esistenza o ogni volta che si trova il coraggio di dire la verità. Chiediamo al Signore questa grazia, per rendere la nostra partecipazione alla vita comunitaria sempre più vera e per lasciare che la nostra vita tragga sempre più forza dalla partecipazione reale alle comunità di cui facciamo parte.