Venerdì 19 aprile

Settimana della 3 domenica di Pasqua – venerdì

La spiritualità di questa settimana

Ci dirigiamo verso la fine di questa terza settimana di Pasqua. Le Scritture di oggi possono aiutarci a comprendere bene che tutti siamo chiamati a compiere “l’opera di Dio, ovvero a credere nel Signore”.

La Parola di questo giorno

LETTURA At 9, 10-16
Lettura degli Atti degli Apostoli

In quei giorni. C’era a Damasco un discepolo di nome Anania. Il Signore in una visione gli disse: «Anania!». Rispose: «Eccomi, Signore!». E il Signore a lui: «Su, va’ nella strada chiamata Diritta e cerca nella casa di Giuda un tale che ha nome Saulo, di Tarso; ecco, sta pregando e ha visto in visione un uomo, di nome Anania, venire a imporgli le mani perché recuperasse la vista». Rispose Anania: «Signore, riguardo a quest’uomo ho udito da molti quanto male ha fatto ai tuoi fedeli a Gerusalemme. Inoltre, qui egli ha l’autorizzazione dei capi dei sacerdoti di arrestare tutti quelli che invocano il tuo nome». Ma il Signore gli disse: «Va’, perché egli è lo strumento che ho scelto per me, affinché porti il mio nome dinanzi alle nazioni, ai re e ai figli d’Israele; e io gli mostrerò quanto dovrà soffrire per il mio nome».

SALMO Sal 31 (32)

Beato l’uomo a cui è tolta la colpa.
Oppure: Alleluia, alleluia, alleluia.

Beato l’uomo a cui è tolta la colpa
e coperto il peccato.
Beato l’uomo a cui Dio non imputa il delitto
e nel cui spirito non è inganno. R

Ti ho fatto conoscere il mio peccato,
non ho coperto la mia colpa.
Per questo ti prega ogni fedele
nel tempo dell’angoscia. R

«Ti istruirò e ti insegnerò la via da seguire;
con gli occhi su di te, ti darò consiglio».
Rallegratevi nel Signore ed esultate, o giusti!
Voi tutti, retti di cuore, gridate di gioia! R

VANGELO Gv 6, 22-29
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo. La folla, rimasta dall’altra parte del mare, vide che c’era soltanto una barca e che il Signore Gesù non era salito con i suoi discepoli sulla barca, ma i suoi discepoli erano partiti da soli. Altre barche erano giunte da Tiberìade, vicino al luogo dove avevano mangiato il pane, dopo che il Signore aveva reso grazie. Quando dunque la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?». Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo». Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato».

Atti

Anzitutto gli Atti degli Apostoli che ci mostrano due persone concrete che hanno adempiuto questa frase, questo invito del Vangelo.

Il primo personaggio è Anania, un credente, uno che ha aderito alla fede nella città di Damasco. È un uomo pio, generoso e buono. Un uomo che si mette a disposizione degli altri nella prima Chiesa. Un uomo che, per questo, si mette anche a disposizione di Dio e diventerà colui che accoglie San Paolo nei primissimi passi della sua conversione. Anche Anania è uno di quelli che ha creduto e che si è disposto a compiere l’opera di Dio.

L’altro uomo è San Paolo. Gli Atti lo ritraggono in questi primissimi istanti dopo la conversione. È un uomo confuso, è un uomo sofferente, è un uomo che non ha ancora capito bene cosa sarà di lui, della sua vita. Lo scoprirà giorno per giorno, sempre accompagnato dall’amore del Signore, anche nelle fatiche, anche nelle difficoltà, anche in tutta questa serie di traversie che San Paolo ha dovuto affrontare per amore del Signore.

Due uomini, due storie molto diverse, due modi di ragionare molto diversi, eppure uniti da un unico ideale: sentirsi figli di Dio ed edificare la Santa Chiesa di Dio.

Vangelo

Il Vangelo è diretto a tutti, come sempre. Come fa un uomo ad essere credente? Cosa deve fare un uomo per aumentare la sua fede? Cosa deve fare un battezzato per inserirsi pienamente nel mistero di Dio? Gesù è stato molto chiaro in proposito. A tutti è chiesto di credere, ovvero di lasciare uno spazio per coltivare la fede, di lasciare aperta una porta attraverso la quale Dio possa entrare nella nostra vita. “Credere a Colui che egli ha mandato”, significa credere soprattutto nella forza dell’Eucarestia. È attraverso di essa che Cristo entra in relazione con tutti gli uomini che se ne cibano. Noi riceviamo spesso la S. Comunione. È proprio con questo gesto sacramentale che il segno raggiunge la nostra anima e noi, nutriti da questo pane celeste, possiamo davvero continuare la nostra vita, la nostra esistenza, perché tutto si svolge con il suo aiuto e alla sua presenza. È proprio attraverso la forza dell’Eucarestia che entra in ciascuno di noi che noi impariamo a darci da fare per le cose che non periscono. Lasciando che l’esempio del Signore entri dentro di noi, infatti, noi continuiamo a chiedere al Padre di conformare la nostra vita alla sua. Come quella di Cristo fu una vita piena di donazione di amore, così la nostra vita, crescendo alla sua presenza, potrà diventare donazione di amore in tutti i contesti nei quali noi viviamo.

Per noi e per il nostro cammino di fede

I due testi insieme ci stanno dicendo che anche noi, se vogliamo, possiamo conformare la nostra vita a Cristo. Noi faremo questo in due modi: anzitutto continuando ad alimentarci alla presenza di Dio con la nostra preghiera, la lettura della Scrittura, le varie fonti spirituali dell’esistenza cristiana. Anche noi tutti siamo invitati a mettere al centro di ogni nostro cammino spirituale la S. Eucarestia. Un cammino, poi, può essere fatto di molte altre cose e di molti spunti spirituali, ma tutti devono mettere al centro la dimensione eucaristica della vita. È solo alimentandoci a questo Sacramento che tutti potremo, poi, cercare di vivere con forza di fede e determinazione, qualsiasi cammino spirituale che ci verrà proposto. In secondo luogo, la Scrittura ci ricorda che anche noi dovremmo essere disposti a servire la Chiesa con qualche sofferenza. Per qualche cosa che ci capita, in qualche incomprensione che, nella vita ecclesiale come anche nella vita di ogni giorno, può sempre capitare. Qualsiasi sofferenza che riguarderà la nostra vita, potrebbe diventare una preziosa offerta al Signore che ci chiede di completare nella nostra carne quanto manca alla sua passione. Dovrebbe essere proprio questo il pensiero che ci illumina quando entriamo in qualche dimensione di sofferenza. Purtroppo molto spesso ci dimentichiamo di questa verità e non ci ricordiamo quale beneficio di grazia la sofferenza può attirare su di noi. Proviamo a rivedere, quindi, questa nostra dimensione, per dare un senso anche ecclesiale alle sofferenze della vita.

Provocazioni dalla Parola

  • Come viviamo e come interpretiamo le sofferenze che ci riguardano?
  • Abbiamo sviluppato una forte dimensione eucaristica della vita così da lasciare che il Sacramento sia consolazione anche nelle nostre difficoltà?
2024-04-12T10:44:09+02:00