Domenica 20 aprile

Pasqua di risurrezione

Introduzione

Ancora ostinatamente qui, a celebrare la speranza della risurrezione. Cosa ci dicono le Scritture di oggi, per compiere questo itinerario pasquale che abbiamo fatto sulla speranza? Come oggi è educata la nostra speranza, nel giorno che celebra il mistero che è al cuore e al centro della nostra fede? Come sostengono il cammino di chi ha celebrato la Pasqua del Signore nel Triduo Santo?

La Parola di Dio 

LETTURA At 1, 1-8a
Lettura degli Atti degli Apostoli

Nel primo racconto, o Teòfilo, ho trattato di tutto quello che Gesù fece e insegnò dagli inizi fino al giorno in cui fu assunto in cielo, dopo aver dato disposizioni agli apostoli che si era scelti per mezzo dello Spirito Santo. Egli si mostrò a essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, durante quaranta giorni, apparendo loro e parlando delle cose riguardanti il regno di Dio. Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere l’adempimento della promessa del Padre, «quella – disse – che voi avete udito da me: Giovanni battezzò con acqua, voi invece, tra non molti giorni, sarete battezzati in Spirito Santo». Quelli dunque che erano con lui gli domandavano: «Signore, è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?». Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere, ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi».

SALMO Sal 117 (118)

Questo è il giorno che ha fatto il Signore;
rallegriamoci e in esso esultiamo.

Oppure: Alleluia, alleluia, alleluia.

Rendete grazie al Signore perché è buono,
perché il suo amore è per sempre.
Dica Israele:
«Il suo amore è per sempre». R

La destra del Signore si è innalzata,
la destra del Signore ha fatto prodezze.
Non morirò, ma resterò in vita
e annuncerò le opere del Signore. R

La pietra scartata dai costruttori
è divenuta la pietra d’angolo.
Questo è stato fatto dal Signore:
una meraviglia ai nostri occhi. R

EPISTOLA 1Cor 15, 3-10a
Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi

Fratelli, a voi ho trasmesso, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto, cioè che Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture e che fu sepolto e che è risorto il terzo giorno secondo le Scritture e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici. In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta: la maggior parte di essi vive ancora, mentre alcuni sono morti. Inoltre apparve a Giacomo, e quindi a tutti gli apostoli. Ultimo fra tutti apparve anche a me come a un aborto. Io infatti sono il più piccolo tra gli apostoli e non sono degno di essere chiamato apostolo perché ho perseguitato la Chiesa di Dio. Per grazia di Dio, però, sono quello che sono, e la sua grazia in me non è stata vana.

PRIMA DEL VANGELO
Lodate il Signore nell’alto dei cieli,
lodatelo, angeli tutti:
oggi il Signore è risorto,
oggi ha redento il suo popolo. Alleluia, alleluia.

VANGELO Gv 20, 11-18
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo. Maria di Màgdala stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto». Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» – che significa: «Maestro!». Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”». Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.

La speranza non ha fretta

Una prima affermazione mi pare centrale nelle Scritture: la speranza non ha fretta. Al discepolo che chiede: “È questo il tempo in cui ricostruirai Israele?”, il Signore Risorto risponde: “Non spetta voi conoscere i tempi o i momenti che il Padre ha riservato al suo potere”. È sempre così. Il discepolo ha sempre fretta, il discepolo vorrebbe sempre anticipare e forse bruciare i tempi. Dio no. Dio ha pazienza, Dio conosce il tempo giusto, Dio conosce il momento che è riservato al suo potere. Il discepolo, per questo, deve vivere con speranza, perché non conosce, perché non sa, perché non spetta a lui conoscere il momento o il tempo che il Signore ha riservato al suo potere. Il discepolo sa questo e spera nel Signore. Anche quando il tempo sembra essere infinito. Anche quando il segno del potere di Dio sembra non arrivare mai. Il discepolo del Signore vive di speranza. Affretta il tempo con il desiderio, ma sa che solo Dio conosce i tempi e i momenti. Il discepolo del Signore si tiene fermamente ancorato alla speranza, anche quando tutto sembra essere contro di essa. Il discepolo del Signore si fida, torna al cammino di sempre, ma lo vive con speranza nuova. La speranza che genera la certezza che Cristo Risorto è colui che guida, sorregge, sprona, accompagna. Questa è la speranza ancora di salvezza. Questa è la speranza del discepolo che crede.

La speranza per ogni peccatore

Ancora l’Epistola ci dice con chiarezza che la speranza è la virtù del discepolo peccatore. Anche il discepolo che non si sente meritevole di niente, anche il discepolo che è stato persecutore, anche il discepolo che non voleva credere a ciò che si diceva e che è diventato persecutore di chi aveva già aderito alla speranza di Cristo Risorto, alla fine, si deve arrendere. Deve riconoscere, con estrema franchezza, che Cristo lo ha conquistato, Cristo lo ha commosso, Cristo lo ha ripescato rispetto alla sua situazione difficile, Cristo lo ha messo sulla strada della speranza. Così colui che era persecutore fiero, diventa ora segno di speranza per coloro che erano perseguitati. Dio conosce i tempi e i momenti. Conosceva anche i tempi di Paolo e i momenti di Paolo. Ed ha atteso, ha aspettato che egli finisse di essere fiero persecutore per trarlo a sé. Per dire a tutti che nessun credente mai, tanto meno a Pasqua, deve perdere la speranza. Nessun peccatore mai deve rinunciare a dire che Dio sa quello che fa, Dio è vicino, Dio precede, come abbiamo detto questa notte nella veglia pasquale. Dio che conosce i tempi di tutti, li rispetta anche. Così che gli uomini, nella loro speranza, devono sempre saper guardare a Dio come Colui che anche sa convertire il peccatore, sa mutare l’ingiusto in giusto, sa mettere sui passi della fede anche coloro che volevano distruggerla. La speranza è per tutti, la speranza non esclude nessuno. Solo che ciascuno ha il suo tempo e il suo modo di aderire alla speranza che è Cristo Risorto. Secondo quello che Dio stesso permette e vuole nella sua infinita bontà e misericordia.

La speranza ha il volto di donna

Soprattutto le Scritture di oggi, ed in particolare il Vangelo, ci dicono che la speranza ha il volto di donna.

Che volto avranno avuto le donne quel giorno?

Il volto triste di chi ha perso la persona più cara della vita. Il volto rigato dal pianto, il volto di chi ha sofferto e soffre.

Il volto di chi non si cura nemmeno più di sé stesso: a cosa serve la cura di sé quando si è in preda alla disperazione e al dolore? A cosa serve mascherare ciò che si porta nel cuore? A cosa serve mettersi a posto esteriormente quando non si ha la pace nel cuore?

Il volto di chi percorre una strada in fretta, il volto di chi è affannato, il volto di chi respira quasi ansimando. Il volto di chi corre al sepolcro, al mattino presto, quasi senza volersi fare vedere e il volto di chi torna dal sepolcro a dare un annuncio sconvolgente. Due strade, quella verso il sepolcro e quella dal sepolcro percorse in fretta, senza guardare in faccia a nessuno, senza soste, senza perdite di tempo. Le donne, quel giorno, arrivarono così al sepolcro, con il volto stanco e tornarono così dal sepolcro, con il volto in preda all’ansia per quello che avevano visto ed udito.

Tra questi il volto di Maddalena. Che volto avrà avuto la Maddalena? Certo anche lei, come le altre, era sconvolta, nel pianto, nel dolore, nella solitudine, nella disperazione. Ma il suo volto ha avuto qualche cosa in più. Il suo volto era, comunque, di una persona che amava il Signore, il volto di chi conservava nel cuore quella parola che l’aveva convertita, il volto di chi voleva essere per sempre riconoscente a chi da lei aveva cacciato i sette spiriti maligni e le aveva dato un’esistenza nuova. Il volto di chi, non solo aveva sperato ma, in fondo, sperava ancora. Certo si era abbattuto su di lei un cataclisma, certo era tutto interrotto, quasi sospeso. Ma lei, donna forte, donna capace di amare, in fondo, non aveva perso la speranza. Sperando contro ogni speranza si era recata al sepolcro per compiere un gesto rituale ma, in fondo, animata dalla speranza forte in quell’uomo straordinario che l’aveva non solo guarita ma salvata nell’anima. E, poi, il volto radioso di colei che annuncia. Il volto radioso di colei che ha ricevuto un compito che vuole portare a termine, ma al tempo stesso non sta più nella pelle, non sta più nella gioia per ciò che ha visto. Il volto di Maddalena è il volto che si trasforma, il volto di donna mesta che diventa radioso, il volto di colei che ha visto il Risorto e, ad immagine del Risorto, trasforma il suo essere donna, il suo essere discepola e, immediatamente, si mette al servizio della speranza. Perché il volto di Maddalena è anche il volto di chi si mette non solo alla scuola ma anche al servizio della speranza, diventando annunciatrice prescelta della speranza in Cristo risorto.

Il volto della speranza è il volto di donna che corre, parla, canta per il suo Signore. Il volto della speranza è il volto di donna che crede, che sa. Il volto della speranza è il volto di donna che continua a camminare per giungere prima dove gli altri, poi, arriveranno. Il volto della speranza è il volto di donna che intuisce e che rimane salda. Anche nel tempo della bufera.

Per noi e per il nostro cammino

Carissimi,

vorrei che tutti, oggi, potessimo avere il volto del discepolo che sa, che ha anche fretta. Il volto di chi, rinvigorito nella speranza, vorrebbe che tutti aderissero a questa speranza. Per questo il volto di chi celebra la Messa oggi è anche il volto di chi non pensa solo a sé, ma a tutti coloro che sono privi della speranza cristiana. Cosa c’è di più triste che una vita senza fede? Cosa c’è di più inutile di una vita che ignora il mistero di Dio? Beati noi se avremo il volto che dice questo desiderio, il volto di chi afferma che Cristo deve essere tutto in tutti, il volto di chi si mette a disposizione della Chiesa, perché l’annuncio della risurrezione arrivi proprio a tutti.

Carissimi,

vorrei che tutti, oggi, potessimo avere il volto del discepolo che si sente peccatore, ma che continua a sperare e, soprattutto, il volto di chi prega perché la speranza sia per tutti i peccatori. Il volto di chi si sente perdonato da Dio, e annuncia a tutti che è possibile un ritorno a Dio. A chi lo ha smarrito. A chi ha perso il senso della speranza, a chi ha cessato di credere per qualsivoglia motivo. Il volto della speranza del discepolo peccatore che torna a sperare deve coinvolgere tutti.

Carissimi,

vorrei che tutti, oggi, potessimo davvero capire che la speranza ha sempre il volto di donna e, per questo, vorrei che tutti noi potessimo tenere nel cuore e nella mente il volto delle donne che ci hanno annunciato la fede. Il volto di mamme, di nonne, di suore, di catechiste che sono state per noi punto di riferimento. Il volto da non dimenticare mai di chi è stato per noi annunciatore di quel mistero che ha dato senso alla vita.

Così vorrei che pregassimo perché altri volti di donna, altri volti delle Marie, altri volti della Maddalena potessero essere, tra noi, annunciatori della grazia della Pasqua. Vorrei che non perdessimo mai la speranza di avere donne che annunciano la speranza cristiana. Vorrei che pregassimo perché tutte le donne della comunità diventassero annunciatrici di speranza per tutti gli uomini che compongono la nostra stessa comunità. Vorrei che avessimo donne di speranza che coinvolgessero bambini, adolescenti, giovani che devono conoscere la speranza cristiana. Vorrei che diventassimo sempre comunità che valorizza il volto delle donne che portano speranza. Sapendo che la speranza di Cristo Risorto non delude mai.

Santa Pasqua di risurrezione a tutti.

Per una revisione di vita giubilare

Così vi raccomando oggi di partecipare al Giubileo della comunità pastorale, per trarre speranza dall’esempio degli altri, per dare speranza a chi ci vedrà, a chi la speranza non l’ha più. Ecco cosa vi raccomando, perché il Giubileo non sia solo una realtà marginale, ma ci tocchi anche nelle cose concrete del modo di vivere la fede.

2025-05-01T23:32:32+02:00