Lunedì 21 aprile

Lunedì in albis

La spiritualità della settimana

Inizia la settimana in albis, chiamata così dal momento che i battezzati della notte di Pasqua continuavano ad indossare l’abito bianco ricevuto durante la veglia nella notte santa. Questa ottava è pensata come se fosse un unico giorno di Pasqua. Ecco il motivo per cui anche noi potremo celebrare la speranza che è Cristo Risorto tutti i giorni di questa settimana che si apre.

La Parola di questo giorno

LETTURA At 3, 17-24
Lettura degli Atti degli Apostoli

In quei giorni. Pietro disse al popolo: «Ora, fratelli, io so che voi avete agito per ignoranza, come pure i vostri capi. Ma Dio ha così compiuto ciò che aveva preannunciato per bocca di tutti i profeti, che cioè il suo Cristo doveva soffrire. Convertitevi dunque e cambiate vita, perché siano cancellati i vostri peccati e così possano giungere i tempi della consolazione da parte del Signore ed egli mandi colui che vi aveva destinato come Cristo, cioè Gesù. Bisogna che il cielo lo accolga fino ai tempi della ricostituzione di tutte le cose, delle quali Dio ha parlato per bocca dei suoi santi profeti fin dall’antichità. Mosè infatti disse: “Il Signore vostro Dio farà sorgere per voi, dai vostri fratelli, un profeta come me; voi lo ascolterete in tutto quello che egli vi dirà. E avverrà: chiunque non ascolterà quel profeta, sarà estirpato di mezzo al popolo”. E tutti i profeti, a cominciare da Samuele e da quanti parlarono in seguito, annunciarono anch’essi questi giorni».

SALMO Sal 98 (99)

Esaltate il Signore, nostro Dio.
Oppure: Alleluia, alleluia, alleluia.

Grande è il Signore in Sion,
eccelso sopra tutti i popoli.
Lodino il tuo nome grande e terribile.
Egli è santo! R

Mosè e Aronne tra i suoi sacerdoti,
Samuele tra quanti invocavano il suo nome:
invocavano il Signore
ed egli rispondeva. R

Signore, nostro Dio, tu li esaudivi,
eri per loro un Dio che perdona:
santo è il Signore, nostro Dio! R

EPISTOLA 1Cor 5, 7-8
Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi

Fratelli, togliete via il lievito vecchio, per essere pasta nuova, poiché siete azzimi. E infatti Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato! Celebriamo dunque la festa non con il lievito vecchio, né con lievito di malizia e di perversità, ma con azzimi di sincerità e di verità.

VANGELO Lc 24, 1-12
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Il primo giorno della settimana, al mattino presto le donne si recarono al sepolcro, portando con sé gli aromi che avevano preparato. Trovarono che la pietra era stata rimossa dal sepolcro e, entrate, non trovarono il corpo del Signore Gesù. Mentre si domandavano che senso avesse tutto questo, ecco due uomini presentarsi a loro in abito sfolgorante. Le donne, impaurite, tenevano il volto chinato a terra, ma quelli dissero loro: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto. Ricordatevi come vi parlò quando era ancora in Galilea e diceva: “Bisogna che il Figlio dell’uomo sia consegnato in mano ai peccatori, sia crocifisso e risorga il terzo giorno”». Ed esse si ricordarono delle sue parole e, tornate dal sepolcro, annunciarono tutto questo agli Undici e a tutti gli altri. Erano Maria Maddalena, Giovanna e Maria madre di Giacomo. Anche le altre, che erano con loro, raccontavano queste cose agli apostoli. Quelle parole parvero a loro come un vaneggiamento e non credevano ad esse. Pietro tuttavia si alzò, corse al sepolcro e, chinatosi, vide soltanto i teli. E tornò indietro, pieno di stupore per l’accaduto.

Meditazione

Quelle parole parvero a loro come un vaneggiamento e non credevano ad esse.

Togliete il lievito vecchio.

Dio ha così compiuto ciò che aveva preannunciato.

Un po’ sulla falsariga delle meditazioni quaresimali, vorrei continuare, questa settimana, a svolgere alcune meditazioni pasquali che ci possono aiutare a vivere questi giorni santi e lieti.

Il Vangelo mette subito in grandissima evidenza che l’annuncio della Pasqua non venne creduto subito. Anzi, a stare al Vangelo, le parole delle prime donne che tornavano dal sepolcro, parvero “un vaneggiamento”. Un vaneggiamento, cioè parole vuote. Forse parole nate dall’illusione che si potesse avere ancora Cristo. Forse parole nate dal dolore per la morte vista. Forse parole nate dal cuore di chi non si rassegna. I discepoli pensarono qualcosa di questo genere quando si trovarono di fronte alle donne che dicevano queste cose. Da uomini, da persone di fede, ma concretamente legati al presente, non ne volevano sapere. Come è possibile dire che il suo corpo non c’è più? Come è possibile dire che è risorto? Certamente nel cuore di tutti, era presente questa domanda che innescava il dubbio. Il dubbio che le donne stessero dicendo la verità: ecco allora il dovere di recarsi al sepolcro e di controllare. Il dubbio che fossero del tutto in sé: forse era il caso di proteggerle maggiormente ma, comunque, di non lasciar circolare quelle voci che stavano riportando nel cenacolo. Il dubbio che, in fondo, qualcosa fosse mutato in loro per un dolore troppo grande. Accanto al dubbio il venir meno di ogni speranza. I discepoli hanno perso qualsiasi speranza. Se il Signore aveva acceso nel loro cuore un anelito di speranza, se il Signore aveva reso forte il loro modo di credere proprio grazie alla speranza che veniva loro infusa, ora tutto questo era irrimediabilmente perso. Lo sapevano bene anche le donne che, almeno nel loro recarsi al sepolcro erano andate meste, senza speranza di trovare nessuno, senza segni di speranza da vivere nel cuore. Ora, invece, tornavano piene di speranza. Tornavano liete per quello che avevano visto e udito. Tornavano piene di Dio, loro che erano partite solo con il dolore nel cuore. La speranza si riaccese in loro proprio per quello che videro. Così come la speranza tornò a irraggiare dal cuore degli apostoli dopo che ebbero anche essi visto la tomba vuota e incontrato il Signore realmente risorto.

Tutti i Vangeli della Pasqua mettono bene in luce che essi passarono dalla disperazione al fiorire di nuova speranza, dal dolore per una solitudine alla gioia per una presenza, dall’angoscia del cammino difficile alla gioia per la condivisione di un nuovo tratto di strada con Colui che avevano seguito fin dai primi giorni del suo ministero.

Ecco il passaggio di fede che fecero tutti gli apostoli; ecco il passaggio di fede che viene chiesto anche a ciascuno di noi. Fare Pasqua non è solo meditare sulla passione del Signore, ma anche prendere sempre maggiore consapevolezza della sua presenza in mezzo a noi. È il Signore che viene a noi incontro e che tende la mano perché possa rifiorire la fede in Lui e la speranza che nasce da Lui. Sono queste le virtù che nascono nel cuore del cristiano che ha celebrato con gioia la Pasqua del Signore.

Per noi e per il nostro cammino di fede

  • Ritrovo speranza alla luce della Pasqua?
  • Rimango anche io come gli apostoli che non sanno cosa dire?
  • Rimango anche io come le donne, con il cuore pieno di dolore e il volto basso rispetto a tante cose della mia vita?

In effetti potrebbe accadere anche a noi di tenere il nostro capo basso, rivolto alle 100 cose che non vanno della nostra esistenza. Potrebbe essere che dopo la domenica di Pasqua, tutto ritorni un po’ a come abbiamo sempre vissuto. Potrebbe essere che, più o meno, si torni anche a vivere la fede in modo ordinario, dopo i giorni santi che abbiamo vissuto insieme. Questo è il modo migliore per uccidere la forza della Pasqua, il modo migliore per allontanarci, ancora una volta, dalla speranza che il Signore, invece, vorrebbe immettere nel cuore di ciascuno di noi. Potrebbe accadere anche a noi di considerare le parole della risurrezione, i riti che celebriamo, la spiritualità che ci viene proposta in questi giorni, come un vaneggiamento. Potrebbe davvero accadere così e non dovremmo stupirci più di tanto. È dentro le nostre corde, è dentro il percorso della nostra vita. Cosa fare? Semplicemente nient’altro che quello che hanno fatto le donne e i discepoli: continuare a stare insieme e continuare a riflettere e a celebrare la Pasqua. È quello che stiamo anche facendo in questa celebrazione. È quello che potremo fare nei prossimi giorni. Continuare lo spirito di preghiera, continuare a celebrare la memoria del Signore risorto è tutto quello che abbiamo da fare, è tutto quello che la Chiesa ci offre e ci dona per vivere accanto al Signore risorto. Di questo noi tutti dobbiamo prendere sempre maggiore consapevolezza se vogliamo che la sua presenza irradi nei nostri cuori.

Abbiamo poi tutti bisogno di continuare a vivere la gioia della Pasqua, la speranza che la Pasqua irradia dentro di noi attraverso il rito che celebriamo. Chiediamo al Signore questa grazia grande. La Pasqua di quest’anno deve essere, per tutti, occasione per riprendere il cammino della speranza, nonostante le cose che ad esso si oppongono. È questa la grazia che chiediamo ai grandi testimoni di quell’evento e a Maria Santissima, che visse quei giorni in modo straordinariamente ricco.

Esercizio per questo giorno di gioia

Ripenso a tutte le condizioni di vita che tentano di spegnere in me la speranza e prego, perché la gioia della Pasqua irraggi anche su di esse.

2025-05-01T23:32:41+02:00