Venerdì 20 giugno

Settimana della 1 domenica dopo Pentecoste – Venerdì 

La spiritualità di questo giorno

Dopo la solennità del Corpus Domini torniamo alle letture previste dal lezionario feriale.

La Parola di questo giorno

LETTURA Es 4, 10-17
Lettura del libro dell’Esodo

In quei giorni. Mosè disse al Signore: «Perdona, Signore, io non sono un buon parlatore; non lo sono stato né ieri né ieri l’altro e neppure da quando tu hai cominciato a parlare al tuo servo, ma sono impacciato di bocca e di lingua». Il Signore replicò: «Chi ha dato una bocca all’uomo o chi lo rende muto o sordo, veggente o cieco? Non sono forse io, il Signore? Ora va’! Io sarò con la tua bocca e ti insegnerò quello che dovrai dire». Mosè disse: «Perdona, Signore, manda chi vuoi mandare!». Allora la collera del Signore si accese contro Mosè e gli disse: «Non vi è forse tuo fratello Aronne, il levita? Io so che lui sa parlare bene. Anzi, sta venendoti incontro. Ti vedrà e gioirà in cuor suo. Tu gli parlerai e porrai le parole sulla sua bocca e io sarò con la tua e la sua bocca e vi insegnerò quello che dovrete fare. Parlerà lui al popolo per te: egli sarà la tua bocca e tu farai per lui le veci di Dio. Terrai in mano questo bastone: con esso tu compirai i segni».

SALMO Sal 98 (99)

Santo è il Signore, nostro Dio.

Il Signore regna: tremino i popoli.
Lodino il tuo nome grande e terribile.
Forza del re è amare il diritto.
Tu hai stabilito ciò che è retto;
diritto e giustizia hai operato in Giacobbe. R

Mosè e Aronne tra i suoi sacerdoti,
invocavano il Signore ed egli rispondeva.
Parlava loro da una colonna di nubi:
custodivano i suoi insegnamenti
e il precetto che aveva loro dato. R

Signore, nostro Dio, tu li esaudivi,
eri per loro un Dio che perdona,
pur castigando i loro peccati.
Esaltate il Signore, nostro Dio,
prostratevi davanti alla sua santa montagna,
perché santo è il Signore, nostro Dio! R

VANGELO Lc 4, 42-44
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Sul far del giorno il Signore Gesù uscì e si recò in un luogo deserto. Ma le folle lo cercavano, lo raggiunsero e tentarono di trattenerlo perché non se ne andasse via. Egli però disse loro: «È necessario che io annunci la buona notizia del regno di Dio anche alle altre città; per questo sono stato mandato». E andava predicando nelle sinagoghe della Giudea.

Esodo

La storia di Mosè ci mette, oggi, di fronte a due paure di Mosè.

La prima: la paura di non saper parlare. In effetti, da quello che possiamo intuire dai testi biblici, Mosè doveva essere balbuziente. Ecco, quindi, che Mosè si trova impacciato di fronte alla missione che gli viene proposta di compiere. Egli non sa bene come comportarsi, non sa bene come parlare, non sa bene che cosa fare. La cosa veramente bella è che Mosè lo dice apertamente a Dio, non si tira indietro, anche se forse lo avrebbe desiderato, ma esprime le sue perplessità, le sue difficoltà. Ecco che quasi in punta di piedi, osa “opporsi” al Signore. È bellissima l’immagine di quest’uomo che sa fare i conti con la sua natura, sa fare i conti con il suo essere segnato anche dal limite.

In secondo luogo la paura di essere da solo. Come potrà andare dal faraone, lui che è ben conosciuto ma che non ha nessuna chance di proporre qualcosa alla grandissima maestà del faraone? Ecco la risposta di Dio: Aronne sarà con lui. Aronne parla bene, è sacerdote e, quindi, ha anche un ruolo nella comunità degli israeliti. Al tempo stesso, farà da spalla a Mosè, che non sarà più solo. La missione di Mosè nascerà dalla condivisione di questo ruolo con il fratello che parlerà per lui. Una lettura bellissima quella di oggi, io credo, che ci dice che la fede non è mai cammino solitario, ma sempre cammino comune, nel quale, ciascuno con i suoi limiti e le sue parole, svolge, però, una funzione unica e singolare.

Vangelo

Nel Vangelo è rappresentato l’altro ministero, quello di Gesù. Spesso la storia di Mosè è stata messa in parallelo con quella del Signore. Spesso la missione del profeta è stata messa in parallelo con quella del Maestro. Anche in questo caso vediamo bene che anche Gesù si dispone ad avere un ministero itinerante, come, di fatto, sarà quello di Mosè, l’uomo che compirà l’Esodo, il cammino per eccellenza. Il Signore condivide il suo ministero: accanto a Lui ci sono gli apostoli che lo accompagnano, lo ascoltano, lo seguono. Dunque nemmeno il ministero di Gesù si è svolto nella solitudine. Lo attesta anche la numerosa serie di donne che lo segue. Gesù ha voluto che il primo annuncio del vangelo fosse condiviso. Come farà la Chiesa, dopo la sua morte e risurrezione, comunità nella quale diversi carismi, diverse anime collaboreranno tutte per la diffusione della salvezza operata da Cristo. Certo Gesù non ha avuto bisogno di nessuno che gli prestasse la voce, ma se leggiamo bene nelle parole del Vangelo, scopriamo che la presenza dello Spirito è ciò che costantemente accompagna il ministero del Signore. Dunque anche la parola di Gesù è parola sostenuta da una potenza misteriosa ed efficace.

Per noi e per il nostro cammino di fede

  • Viviamo anche noi qualche solitudine?
  • Come reagiamo?

Il problema della solitudine è uno dei problemi maggiori della nostra epoca. Forse pensiamo agli anziani soli, cosa vera e indubitabile. Ma non sono solo loro ad essere soli. Abbiamo ormai una intera generazione di adulti che è cresciuta nella solitudine e abbiamo anche il problema dei giovani spesso incapaci di fare i conti con le loro solitudini. Credo che, da qualsiasi punto di vista approcciamo il problema, scopriamo che ci sono davvero molte sfaccettature che lo compongono. Cosa diciamo noi su questo problema? Anzitutto dovremmo dire che il cristiano, anche quando è solo, non si sente mai del tutto solo e anche quando venisse abbandonato dagli uomini, il credente è sempre dentro la relazione con Dio Padre che non lascia mai solo nessuno. Ecco, quindi, la prima cosa che siamo invitati a vivere: riscopriamo la relazione con Dio che è la fonte per uscire da qualsiasi solitudine che la vita ci impone.

In secondo luogo credo che vada riscoperta la dimensione sociale di una comunità. Il credente non dovrebbe mai essere solo perché ogni credente è inserito in una comunità. Questo inserimento ecclesiale, questo essere partecipe di una comunità che vive, fa crescere, accompagna, deve essere l’altro elemento che contraddistingue la vita di ogni cristiano.

Siamo capaci di vivere queste due dimensioni? Credo non troppo! Almeno la seconda. La comunità cristiana, più che come un insieme di relazioni, oggi viene percepita come un luogo dove si ottengono dei servizi. Ma questa non è la natura della Chiesa, chiamata ad accompagnare l’uomo mentre fa fare autentica esperienza di Cristo.

Certo, per quanto attiene alla relazione con Dio che salva da ogni solitudine, questo dipende moltissimo dalla fede di ciascuno, da come è fatta, da come si esprime, da come si cammina nella storia. Chiediamo al Signore la grazia di non sentirci mai soli, ma di essere sempre accompagnati dalla sua presenza e dall’amicizia di chi vive nel suo nome il proprio cammino di fede.

2025-06-17T09:27:31+02:00