Domenica 20 agosto 2023

XII dopo Pentecoste

Per introdurci

  • Castigo di Dio o responsabilità della fede?

Il tema che ci viene dato oggi dalla Parola di Dio è quanto mai bello, profondo e anche scomodo. La Parola che riceviamo, in fondo, ci mette di fronte alle nostre responsabilità di credenti e di uomini. Come è stato e sarà in ogni tempo.

La Parola di Dio 

LETTURA 2Cr 36, 11-21
Lettura del secondo libro delle Cronache

In quei giorni. Quando divenne re, Sedecìa aveva ventun anni; regnò undici anni a Gerusalemme. Fece ciò che è male agli occhi del Signore, suo Dio. Non si umiliò davanti al profeta Geremia, che gli parlava in nome del Signore. Si ribellò anche al re Nabucodònosor, che gli aveva fatto giurare fedeltà in nome di Dio. Egli indurì la sua cervice e si ostinò in cuor suo a non far ritorno al Signore, Dio d’Israele. Anche tutti i capi di Giuda, i sacerdoti e il popolo moltiplicarono le loro infedeltà, imitando in tutto gli abomini degli altri popoli, e contaminarono il tempio, che il Signore si era consacrato a Gerusalemme. Il Signore, Dio dei loro padri, mandò premurosamente e incessantemente i suoi messaggeri ad ammonirli, perché aveva compassione del suo popolo e della sua dimora. Ma essi si beffarono dei messaggeri di Dio, disprezzarono le sue parole e schernirono i suoi profeti al punto che l’ira del Signore contro il suo popolo raggiunse il culmine, senza più rimedio. Allora il Signore fece salire contro di loro il re dei Caldei, che uccise di spada i loro uomini migliori nel santuario, senza pietà per i giovani, per le fanciulle, per i vecchi e i decrepiti. Il Signore consegnò ogni cosa nelle sue mani. Portò a Babilonia tutti gli oggetti del tempio di Dio, grandi e piccoli, i tesori del tempio del Signore e i tesori del re e dei suoi ufficiali. Quindi incendiarono il tempio del Signore, demolirono le mura di Gerusalemme e diedero alle fiamme tutti i suoi palazzi e distrussero tutti i suoi oggetti preziosi. Il re deportò a Babilonia gli scampati alla spada, che divennero schiavi suoi e dei suoi figli fino all’avvento del regno persiano, attuandosi così la parola del Signore per bocca di Geremia: «Finché la terra non abbia scontato i suoi sabati, essa riposerà per tutto il tempo della desolazione fino al compiersi di settanta anni».

SALMO Sal 105 (106)

Salvaci, Signore, nostro Dio.

Si mescolarono con le genti
e impararono ad agire come loro.
Servirono i loro idoli
e questi furono per loro un tranello. R

Immolarono i loro figli e le loro figlie a falsi dèi.
L’ira del Signore
si accese contro il suo popolo
ed egli ebbe in orrore la sua eredità. R

Molte volte li aveva liberati,
eppure si ostinarono nei loro progetti
e furono abbattuti per le loro colpe.
Salvaci, Signore Dio nostro.
Benedetto il Signore, Dio d’Israele,
da sempre e per sempre. R

EPISTOLA Rm 2, 12-29
Lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, tutti quelli che hanno peccato senza la Legge, senza la Legge periranno; quelli invece che hanno peccato sotto la Legge, con la Legge saranno giudicati. Infatti, non quelli che ascoltano la Legge sono giusti davanti a Dio, ma quelli che mettono in pratica la Legge saranno giustificati. Quando i pagani, che non hanno la Legge, per natura agiscono secondo la Legge, essi, pur non avendo Legge, sono legge a se stessi. Essi dimostrano che quanto la Legge esige è scritto nei loro cuori, come risulta dalla testimonianza della loro coscienza e dai loro stessi ragionamenti, che ora li accusano ora li difendono. Così avverrà nel giorno in cui Dio giudicherà i segreti degli uomini, secondo il mio Vangelo, per mezzo di Cristo Gesù. Ma se tu ti chiami Giudeo e ti riposi sicuro sulla Legge e metti il tuo vanto in Dio, ne conosci la volontà e, istruito dalla Legge, sai discernere ciò che è meglio, e sei convinto di essere guida dei ciechi, luce di coloro che sono nelle tenebre, educatore degli ignoranti, maestro dei semplici, perché nella Legge possiedi l’espressione della conoscenza e della verità… Ebbene, come mai tu, che insegni agli altri, non insegni a te stesso? Tu che predichi di non rubare, rubi? Tu che dici di non commettere adulterio, commetti adulterio? Tu che detesti gli idoli, ne derubi i templi? Tu che ti vanti della Legge, offendi Dio trasgredendo la Legge! Infatti sta scritto: «Il nome di Dio è bestemmiato per causa vostra tra le genti». Certo, la circoncisione è utile se osservi la Legge; ma, se trasgredisci la Legge, con la tua circoncisione sei un non circonciso. Se dunque chi non è circonciso osserva le prescrizioni della Legge, la sua incirconcisione non sarà forse considerata come circoncisione? E così, chi non è circonciso fisicamente, ma osserva la Legge, giudicherà te che, nonostante la lettera della Legge e la circoncisione, sei trasgressore della Legge. Giudeo, infatti, non è chi appare tale all’esterno, e la circoncisione non è quella visibile nella carne; ma Giudeo è colui che lo è interiormente e la circoncisione è quella del cuore, nello spirito, non nella lettera; la sua lode non viene dagli uomini, ma da Dio.

VANGELO Mt 11, 16-24
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo. Il Signore Gesù diceva alle folle: «A chi posso paragonare questa generazione? È simile a bambini che stanno seduti in piazza e, rivolti ai compagni, gridano: “Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non vi siete battuti il petto!”. È venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e dicono: “È indemoniato”. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e dicono: “Ecco, è un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori”. Ma la sapienza è stata riconosciuta giusta per le opere che essa compie». Allora si mise a rimproverare le città nelle quali era avvenuta la maggior parte dei suoi prodigi, perché non si erano convertite: «Guai a te, Corazìn! Guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidone fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a voi, già da tempo esse, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, Tiro e Sidone saranno trattate meno duramente di voi. E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Perché, se a Sòdoma fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a te, oggi essa esisterebbe ancora! Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, la terra di Sòdoma sarà trattata meno duramente di te!».

Cronache

La lettura fondamentale è come sempre la prima, il libro delle Cronache. Abbiamo ascoltato ciò che avvenne al tempo del re Sedecia. Egli fu il primo ad allontanarsi dalla fede, ad allontanarsi dal Signore, come, del resto, molti nel popolo. “Egli indurì la sua cervice”, che è un modo per dire che egli si rese ostinato nei confronti di Dio, ovvero perse la fede. Questa infedeltà è comune ai capi del popolo, persino ad alcuni uomini di fede che hanno contaminato il tempio del Signore. Come reagisce Dio di fronte a tutto questo? La Scrittura mette in luce, prima di tutto e sopra ogni cosa, la grande misericordia di Dio: “il Dio dei loro padri mandò loro premurosamente e incessantemente messaggeri ad ammonirli”. Premurosamente ed incessantemente, due avverbi che dicono tutta la premura di Dio, tutta la sua vicinanza, tutta la sua comprensione e tutto il suo amore per il popolo che si è scelto. Potremmo dire che Dio non si rassegna di fronte a chi lo abbandona, a chi non prende con responsabilità l’invito alla fede e manda i suoi uomini perché tutti siano richiamati. Ma né il profeta né gli altri uomini che richiamano il dovere della fedeltà a Dio vengono ascoltati, come abbiamo sentito. È per questo che le cose cominciano ad andare di male in peggio. L’autore sacro ci sta dicendo che, quando si perde la visione del volto di Dio, quando si perde la fede, ci si allontana da quella sorgente di bene che rende possibile ogni esperienza bella. Si perde, così, tutto. Israele perde la sua autonomia, perde la sua identità e richiama su di sé ogni sventura, i Caldei invadono il paese, perché nessuno si prende cura di nessun altro. I nemici arrivano con una furia travolgente, che non risparmia “i giovani, i vecchi e i decrepiti”. Tutto si compie a suo tempo, come aveva detto il profeta Geremia: “finché la terra non abbia scontato i suoi sabati, essa riposerà per tutto il tempo della desolazione fino al compiersi dei 70 anni”. L’autore sacro rilegge la storia, che è segnata da questa invasione caldea e da 70 anni di dominazione straniera, con gli occhi della fede. Un popolo che non ha preso sul serio la fede, un popolo sordo ai richiami di Dio va in malora perché ha pensato che fosse salvo solo per le tradizioni e non per la responsabilità personale.

Vangelo

Così è nel Vangelo. Gesù prende esempio dal suo stesso ministero. Vede che la sua persona, il suo annuncio non sono ascoltati. Si dice di lui che è un “mangione e un beone, un amico dei peccatori”. Chi dice così è anche chi aveva detto di San Giovanni Battista che era un indemoniato, uno che non mangiava e non beveva per troppa ascesi, uno non a posto! Così Gesù parla di chi lo ascolta, facendo il paragone con gli adolescenti che non si decidono mai per niente e che non sono mai contenti di niente, così che non suonano il flauto e non prendono parte al ballo quando c’è da gioire, ma nemmeno si disperano quando c’è una morte da piangere o da disperarsi. Gesù fa questo discorso apertamente, nelle città dove è conosciuta la sua famiglia e dove il suo ministero è stato vissuto maggiormente. Così Gesù prende anche le difese di quelle città dove è andato poco, dove non ha speso molto tempo e si domanda cosa sarebbe potuto avvenire lì, dove non c’è tradizione, dove la gente non ha vanti di fede da proporre, ma è più disponibile all’ascolto e alla conversione che non le città di Israele dove Gesù ha passato la maggior parte del suo tempo, ma non è stato troppo ascoltato. Anche Gesù richiama la decisione personale e la responsabilità personale di fronte a Dio che ciascuno è chiamato ad esprimere.

Romani

Chi ha capito questo intervento del Signore è San Paolo. Anche lui era forte delle proprie tradizioni. Anche Paolo si vantava della sua origine e della sua fede, alla quale aveva sacrificato ogni cosa. Eppure Paolo comprende che la fede non è mai questione di vanti, non è mai questione di appartenenza “automatica”, ma è sempre responsabilità, è sempre decisione personale, è sempre appello interiore. Così Paolo polemizza proprio con il mondo da cui proviene, il mondo ebraico. Domanda a tutti come sia possibile avere la consapevolezza di essere parte del popolo alleato di Dio ma, poi, comportarsi peggio che i pagani. “Come mai tu che insegni agli altri non insegni a te stesso? Tu che predichi di non rubare, rubi? Tu che dici di non commettere adulterio, sei adultero? Tu che ti vanti della legge offendi Dio trasgredendo la legge?”. Sono domande che vorrei rileggessimo nel profondo perché San Paolo non le ha scritte solo per i giudei, ma anche per i cristiani, comprendendo che, prima o poi, sarebbe successa la stessa cosa. Anche i cristiani si sarebbero seduti, sarebbero venuti meno nella loro fede, avrebbero pensato che la salvezza è questione di appartenenza, di tradizione e non di scelta personale sempre rinnovata. Con un’aggiunta terribile a parole così pesanti, San Paolo aggiungeva poi che, “il nome di Dio è bestemmiato a causa vostra tra le genti”. Ovvero, quando i credenti non cercano più Dio, quando i credenti non sono coerenti, invece di dare testimonianza a Dio, trasformano la loro appartenenza al mondo della fede in una contro-testimonianza. Così che San Paolo poteva concludere: “giudeo è chi lo è interiormente e la vera circoncisione è quella del cuore, nello Spirito e non nella lettera”. Ovvero, ancora una volta la Parola di Dio afferma che la vera fede è quella che nasce dalla responsabilità personale e non quella che viene da un’appartenenza formale, senza decisione, soprattutto senza cuore.

Per il nostro cammino

Così anche questa domenica riceviamo provocazioni fortissime e bellissime per il nostro cammino di fede. Anzitutto a proposito del cosiddetto “castigo di Dio”. Ringraziamo il Signore che, ancora una volta, ci ha ribadito che, di fronte ai peccatori, Dio sceglie la via della ricerca, della vicinanza, della presenza, del richiamo. Dio richiama “premurosamente ed incessantemente”. Credo che tutti, oggi, dovremmo uscire di chiesa con queste parole stampate nel cuore. Dovremmo portarle con noi, per capire che Dio fa così con ciascuno di noi, specie quando noi ci rendiamo in qualche modo ostinati. Ecco la prima verità da contemplare. Potremmo allora chiederci:

  • Avverto questa premurosa insistenza di Dio? Sento rivolta a me questa ricerca affannosa che Dio compie?

In secondo luogo credo che la Parola di Dio voglia farci sostituire definitivamente l’idea di un Dio castigatore con un richiamo alla responsabilità personale del cammino di fede. La Scrittura non solo con questi brani, ma pressoché costantemente, continua a dirci che siamo responsabili noi per primi e con la nostra condotta di quello che facciamo, di quello che diciamo, di quello che sosteniamo a proposito della fede. È un richiamo molto forte, molto serio e molto toccante. La Scrittura ci ricorda che, quando noi ci allontaniamo dalla fede, perdiamo quel gusto del Bene che è anzitutto Dio e poi i tanti beni intermedi, che rendono bella la vita dell’uomo. C’è una sorta di ostinazione nel cuore dell’uomo di ogni tempo nel lasciarsi andare e nel chiudersi ad ogni richiamo che Dio manda, che è il richiamo degli uomini di fede, ma che è anche il richiamo che viene dagli eventi che capitano. Noi per primi siamo richiamati a questa responsabilità personale. Anzitutto nell’interpretare il tempo nel quale viviamo. È proprio di questi giorni il risultato di un’indagine che vede crollare a picco la pratica religiosa. Si sa, le indagini valgono sempre quello che valgono e, poi, basta l’occhio per vedere queste realtà diffondersi anche tra noi. Così come basta l’esperienza per dire che guerre, divisioni, migrazioni incontrollate, dilagare della droga, della violenza gratuita e si potrebbe continuare con una lista infinita di mali che ci affliggono, derivano solo dal nostro non essere più attenti al mistero di Dio. Tutti questi mali nascono perché non cerchiamo più il Signore! Non mancano uomini e donne di Dio che richiamano l’uomo a queste verità e nemmeno fatti storici che ci stanno dicendo, se noi li rileggessimo con la luce della fede, che tutto quello che accade, avviene proprio per questo motivo. Siamo noi, cristiani di vecchia tradizione, che rendiamo ostinato il cuore. Rileggendo San Paolo potremmo dire che sono proprio i cristiani battezzati che sono diventati ladri, adulteri, infedeli, che hanno fatto e fanno bestemmiare il nome di Dio nel mondo, ovvero anche presso di noi. Come si esce da tutto questo? Solo tornando alla fede. Ecco il richiamo che viene a noi tutti. Solo quando la fede non è formale, solo quando c’è una “circoncisione del cuore”, ci si avvia a quel ritorno a Dio che rende possibile tornare a quel gusto del bene che illumina poi ogni cosa, ogni realtà della vita.

  • Come reagiamo a questa lectio biblica?
  • Cosa diciamo della nostra responsabilità personale nei confronti della fede?

Chiediamo al Signore la grazia di saper rispondere con quella adesione del cuore che mai dobbiamo dare per scontata e che sempre dobbiamo costruire, pur nelle difficoltà del tempo presente. Iniziamo noi per primi ad essere più vicini al Signore. Altri prenderanno il nostro esempio.

2023-08-18T08:14:02+02:00