Lunedì 21 agosto

Settimana della 12 domenica dopo Pentecoste – lunedì 

La spiritualità di questo giorno

San Pio X, la beata Vergine Maria Regina, San Bartolomeo sono i grandi santi di questa settimana che ci porta verso la fine di questo tempo estivo e che ci immetterà nella settimana prima del martirio di San Giovanni Battista. Viviamo questi giorni con quello spirito di fede di chi si appresta a ricevere dalla Parola di Dio luce e conforto.

La Parola di questo giorno

LETTURA Esd 2, 1-2. 61-65. 68-70
Lettura del libro di Esdra

Questi sono gli abitanti della provincia che ritornarono dall’esilio, quelli che Nabucodònosor, re di Babilonia, aveva deportato a Babilonia e che tornarono a Gerusalemme e in Giudea, ognuno alla sua città; essi vennero con Zorobabele, Giosuè, Neemia, Seraià, Reelaià, Mardocheo, Bilsan, Mispar, Bigvài, Recum, Baanà. Tra i sacerdoti, i figli di Cobaià, i figli di Akkos, i figli di Barzillài, il quale aveva preso in moglie una delle figlie di Barzillài, il Galaadita, e veniva chiamato con il loro nome. Costoro cercarono il loro registro genealogico, ma non lo trovarono e furono allora esclusi dal sacerdozio. Il governatore disse loro che non potevano mangiare le cose santissime, finché non si presentasse un sacerdote con urìm e tummìm. Tutta la comunità nel suo insieme era di quarantaduemilatrecentosessanta persone, oltre i loro schiavi e le loro schiave in numero di settemilatrecentotrentasette; avevano anche duecento cantori e cantatrici. Alcuni capi di casato, al loro arrivo al tempio del Signore che è a Gerusalemme, fecero offerte spontanee al tempio di Dio per edificarlo al suo posto. Secondo le loro possibilità diedero al tesoro della fabbrica sessantunmila dracme d’oro, cinquemila mine d’argento e cento tuniche sacerdotali. Poi i sacerdoti, i leviti, alcuni del popolo, i cantori, i portieri e gli oblati si stabilirono nelle loro città e tutti gli Israeliti nelle loro città

SALMO Sal 125 (126)

Rallegrati Gerusalemme,
accogli i tuoi figli nelle tue mura.

Quando il Signore ristabilì la sorte di Sion,
ci sembrava di sognare.
Allora la nostra bocca si riempì di sorriso,
la nostra lingua di gioia. R

Allora si diceva tra le genti:
«Il Signore ha fatto grandi cose per loro».
Grandi cose ha fatto il Signore per noi:
eravamo pieni di gioia. R

Ristabilisci, Signore, la nostra sorte,
come i torrenti del Negheb.
Chi semina nelle lacrime
mieterà nella gioia. R

Nell’andare, se ne va piangendo,
portando la semente da gettare,
ma nel tornare, viene con gioia,
portando i suoi covoni. R

VANGELO Lc 12, 42b-48
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi. Ma se quel servo dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire” e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli. Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche. A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più».

La scrittura

Mi ha sempre fatto e mi fa impressione leggere questa frase del Vangelo: “a chi fu dato molto, sarà richiesto molto di più”, perché, come penso tutti voi, la leggo mettendomi dal punto di vista di chi ha ricevuto molto e che, quindi, si vedrà chiedere molto di più. Detto così il riferimento ad un’attenzione grande è chiarissimo e spaventa. Come allora vivere in maniera serena anche il fatto di essere consapevoli che molto è stato dato e che molto verrà richiesto? Vigilando! Ed ecco il cuore del Vangelo: in che cosa consiste il “molto di più” che verrà richiesto? Appunto, nella vigilanza, ovvero nel non comportarsi da padroni, nel non spadroneggiare sulle cose, sulle persone, sulle coscienze. A noi è chiesto questo. È chiesto di passare tra le varie cose del mondo e tra le varie sue vicende non spadroneggiando e rimanendo vigili, facendo in modo che tutto sia percepito come qualcosa di donato e come qualcosa che deve tornare a Dio. Ecco chi darà molto al Signore. Chi vive di vigilanza fa questo, non si attacca alle cose, non si attacca alle persone, vive passando in mezzo alle cose del mondo e non trattenendo nulla per sé.

Questo è anche il cuore della prima lettura. Il libro di Esdra, che incominciamo a leggere, è poco noto. Tratta della vicenda del ritorno degli Ebrei dopo la deportazione, a Gerusalemme. Così abbiamo percepito la gioia di chi torna, il desiderio di mettersi a servire il Signore. Dopo un tempo di lontananza dalla città santa, dopo un tempo di lontananza dal tempio, ecco la gioia del ritorno, ecco la gioia per poter finalmente lodare il Signore in patria, in tranquillità e anche nella gioia per la presenza di Dio in mezzo al suo popolo. Era la gioia che cantava anche il salmo: “Rallegrati, Gerusalemme, accogli i tuoi figli nelle tue mura”. Gerusalemme, la città santa, tornerà molto spesso come tema caro ad Esdra e ci insegna che la vigilanza risulta essere anche una virtù importante e preziosa, legata ad alcuni luoghi, intrisa di segni che rendono più possibile il cammino. Anche noi, che pure leggiamo queste cose come se fossero solo notizie storiche, abbiamo bisogno di queste cose. Anche la nostra vigilanza si nutre di memorie, di luoghi cari nei quali riprendere forza, di occasioni nelle quali ricostruire quello che è davvero importante per la nostra vita.

Un ringraziamento

Credo che tutti noi, questa mattina, dovremmo ringraziare perché ci viene dato di riflettere ancora su questa virtù e ci viene proposto di sostare, anche in estate, su una dimensione della vita cristiana che noi mettiamo normalmente a fuoco in Avvento. Eppure, ogni tempo è tempo di vigilanza per il cristiano. Non esiste giorno nel quale il credente non sia invitato a vigilare. Vigilare significa prepararsi ad attendere il Signore che viene. Se è vero che questa è la spiritualità propria del Natale, è altrettanto vero che tutti i giorni sono giorni buoni per accogliere il Signore. Ecco perché, accanto a tempi che dedichiamo propriamente al Signore e al suo ritorno, tutti i giorni siamo invitati a chiederci come il Signore si manifesta nelle nostre vite. Anche oggi, quindi, ringraziamo il Signore perché, richiamandoci alla vigilanza, ci insegna che Egli veglia su di noi e ci chiama alla comunione con Lui.

Una richiesta

Chiediamo, allora, di essere vigilanti. Impariamo a vivere tutta la nostra vita come un’attesa. Anche quando ci viene donato di vivere giorni felici, anche quando ci viene donato di vivere giorni spensierati, cerchiamo di metterci nella dimensione spirituale di chi vigila su sé stesso per incontrare il Signore. Iniziando questa settimana chiediamo questa grazia, chiedendo anche già fin d’ora al Signore che i momenti spirituali di questi prossimi giorni possano essere occasioni per crescere in questa virtù che ci edifica e che ci fa bene.

Invito alla preghiera

Vi invito oggi a pensare alla vigilanza e a fare esperienza di Dio in qualche luogo a noi caro. Può essere anche questa nostra chiesa. Anche noi, come gli antichi pellegrini del tempio, come gli antichi pellegrini a Gerusalemme proviamo a metterci nelle mani di chi veglia su di noi, ci conduce alla gioia dell’incontro finale, ci dona di vivere pienamente il tempo presente. Mettiamoci con fiducia nelle mani di Dio: scopriremo la bellezza dell’arte del vigilare.

2023-08-21T09:10:21+02:00