Lunedì 20 novembre

Settimana della 2 domenica di Avvento – lunedì

La spiritualità di questa settimana

In questa seconda settimana di Avvento vogliamo riflettere su un altro aspetto dell’identità del cristiano che attende, ovvero quello della conversione continua e quello della sobrietà che ieri ci sono stati richiamati dalla figura e dal ministero di San Giovanni il Precursore. Anche questa settimana non interromperemo mai la lettura continua del lezionario previsto per questa settimana di Avvento, che ci farà leggere, accanto al profeta Ezechiele, quattro profeti minori: Gioele, Abdia, Malachia, Aggeo e, sabato, come al solito, la lettera agli Ebrei.

La Parola di questo giorno

EZECHIELE 4, 4-17
Lettura del profeta Ezechiele

In quei giorni. Il Signore mi parlò, dicendo: «Mettiti a giacere sul fianco sinistro e io ti carico delle iniquità d’Israele. Per il numero di giorni in cui giacerai su di esso, espierai le sue iniquità: io ho computato per te gli anni della sua espiazione come un numero di giorni. Espierai le iniquità della casa d’Israele per trecentonovanta giorni. Terminati questi, giacerai sul fianco destro ed espierai le iniquità di Giuda per quaranta giorni, computando un giorno per ogni anno. Terrai fisso lo sguardo contro il muro di Gerusalemme, terrai il braccio disteso e profeterai contro di essa. Ecco, ti ho cinto di funi, in modo che tu non potrai voltarti né da una parte né dall’altra, finché tu non abbia ultimato i giorni della tua reclusione. [Prendi intanto grano, orzo, fave, lenticchie, miglio e spelta, mettili in un recipiente e fattene del pane: ne mangerai durante tutti i giorni in cui tu rimarrai disteso sul fianco, cioè per trecentonovanta giorni. La razione che assumerai sarà del peso di venti sicli al giorno: la consumerai a ore stabilite. Anche l’acqua che berrai sarà razionata: un sesto di hin, a ore stabilite. Mangerai questo cibo fatto in forma di schiacciata d’orzo: la cuocerai sopra escrementi umani davanti ai loro occhi». Il Signore mi disse: «In tale maniera mangeranno i figli d’Israele il loro pane impuro in mezzo alle nazioni fra le quali li disperderò». Io esclamai: «Signore Dio, mai mi sono contaminato! Dall’infanzia fino ad ora mai ho mangiato carne di bestia morta o sbranata, né mai è entrato nella mia bocca cibo impuro». Egli mi rispose: «Ebbene, invece di escrementi umani ti concedo sterco di bue; lì sopra cuocerai il tuo pane».] Poi soggiunse: «Figlio dell’uomo, ecco io tolgo a Gerusalemme la riserva del pane; mangeranno con angoscia il pane razionato e berranno in preda all’affanno l’acqua misurata. Mancando pane e acqua, languiranno tutti insieme e si consumeranno nelle loro iniquità».

SALMO Sal 76 (77)

La mia voce sale a Dio finché mi ascolti.

Forse il Signore ci respingerà per sempre,
non sarà mai più benevolo con noi?
È forse cessato per sempre il suo amore,
è finita la sua promessa per sempre? R

Può Dio aver dimenticato la pietà,
aver chiuso nell’ira la sua misericordia?
Ricordo i prodigi del Signore,
sì, ricordo le tue meraviglie di un tempo. R

Vado considerando le tue opere,
medito tutte le tue prodezze.
Hai riscattato il tuo popolo con il tuo braccio,
i figli di Giacobbe e di Giuseppe. R

PROFETI Gl 3, 5 – 4, 2
Lettura del profeta Gioele

Così dice il Signore Dio: «Chiunque invocherà il nome del Signore, sarà salvato, poiché sul monte Sion e in Gerusalemme vi sarà la salvezza, come ha detto il Signore, anche per i superstiti che il Signore avrà chiamato. Poiché, ecco, in quei giorni e in quel tempo, quando ristabilirò le sorti di Giuda e Gerusalemme, riunirò tutte le genti e le farò scendere nella valle di Giòsafat, e là verrò a giudizio con loro per il mio popolo Israele, mia eredità, che essi hanno disperso fra le nazioni dividendosi poi la mia terra».

VANGELO Mt 11, 16-24
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo. Il Signore Gesù diceva alle folle: «A chi posso paragonare questa generazione? È simile a bambini che stanno seduti in piazza e, rivolti ai compagni, gridano: “Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non vi siete battuti il petto!”. È venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e dicono: “È indemoniato”. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e dicono: “Ecco, è un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori”. Ma la sapienza è stata riconosciuta giusta per le opere che essa compie». Allora si mise a rimproverare le città nelle quali era avvenuta la maggior parte dei suoi prodigi, perché non si erano convertite: «Guai a te, Corazìn! Guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidone fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a voi, già da tempo esse, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, Tiro e Sidone saranno trattate meno duramente di voi. E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Perché, se a Sòdoma fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a te, oggi essa esisterebbe ancora! Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, la terra di Sòdoma sarà trattata meno duramente di te!».

Ezechiele

La visione del profeta è davvero terrificante. Come abbiamo sentito il profeta deve rimanere per un tempo lunghissimo, 390 giorni, quasi come recluso, mangiando pane, cioè cibo povero cotto su escrementi, e bevendo acqua. Pane ed acqua sono il richiamo all’essenzialità del cibo, tanto più che, diceva il testo, essi sono da assumersi ad ore stabilite e in quantità fissate. Perché tutto questo? Perché questa durezza? Perché il profeta deve essere un richiamo con la sua stessa vita. Il suo stare recluso per tutto questo tempo e il suo cibarsi di cose essenziali, razionate e secondo una regola, è un richiamo all’atteggiamento spirituale che Israele ha perduto, ovvero quello della costante emendazione, della perpetua penitenza, della conversione continua. Dio contesta al suo popolo di aver perso questo richiamo essenziale della vita spirituale e, per questo, il profeta è chiamato a due cose: essere segno, perché tutti possano riscoprire la via della mortificazione, dell’essenzialità, della penitenza come via di santificazione; essere un soggetto di “espiazione vicaria”. Il suo dolore, la sua penitenza espieranno i peccati di tutto il popolo. Una lettura difficilissima, che insegna che anche noi credenti in Cristo abbiamo lo stesso compito: essere segno, con la nostra vita sobria e incentrata sulla continua conversione, del valore della penitenza in ogni itinerario spirituale ed anche offrire qualcosa di ciò che siamo capaci di fare per l’emendazione dei grandi peccatori.

Gioele

La profezia di Gioele ci aiuta a continuare questa meditazione. Perché il credente deve avere un atteggiamento di conversione continua? Perché il credente deve avere una vita sobria? Perché in questo modo egli continua ad avvicinarsi al Signore, continua a chiamare il suo nome come presenza amica nella sua storia. Il Signore, quando è invocato, risponde. Lo diceva con estrema chiarezza il testo che abbiamo letto. Dio non rimane mai sordo e risponde anche all’uomo che ha abbandonato la fede, se decide di ritornare sui suoi passi. Quando l’uomo chiama in causa Dio, Dio non rimane sordo, non rimane indifferente al bisogno che l’uomo esprime. Addirittura il profeta diceva che Dio chiamerà in giudizio coloro che si sono opposti al suo popolo, coloro che lo hanno fatto deviare da un cammino di rettitudine e di fede. Nessuno deve mai disperare: quando si chiama Dio in causa, Egli interviene sempre!

Vangelo

Come sappiamo il ministero di Gesù è spesso invito alla conversione. Il richiamo che leggiamo oggi è a tutti noto. Sappiamo bene che le città più visitate dal Signore sono state quelle che hanno fatto più fatica ad accedere alla conversione, mentre quelle meno note, meno vicine al mondo della fede sono quelle che hanno risposto maggiormente. È una legge spirituale che travalica i confini di quel tempo e di quella terra. Tutti sappiamo bene che spesso sono proprio i credenti a fare più fatica ad aderire ai richiami di fede, mentre i cosiddetti “lontani” sono più disponibili e più solleciti ad aderire a qualche richiamo spirituale o a qualche itinerario di conversione. È così che il Signore insegna che la conversione deve essere un atteggiamento continuo, che non finisce mai, che sempre apre porte nuove e progetta sentieri di santità sempre maggiori. Eppure proprio noi, che ascoltiamo spesso richiami di questo genere, finiamo per non crederci e per non convertirci…

Marana Thà, Vieni Signore Gesù!

Così anche noi possiamo dire:

Marana Tha, vieni Signore Gesù e insegnaci che proprio noi siamo quelli che hanno maggior bisogno di conversione!

Marana Tha, vieni Signore Gesù nella nostra vita e insegna a ciascuno di noi che siamo chiamati ad essere di esempio ed anche a espiare i peccati di qualche grande peccatore con la nostra disponibilità ad offrire qualcosa per chi non ti conosce, per chi ti ha perso, per chi si è allontanato dalla fede.

Marana Tha, vieni Signore Gesù e ricordaci che tu non smetti mai di rispondere alle nostre voci che invocano il tuo perdono e la tua misericordia non solo per noi ma anche per tutti gli uomini che con noi vivono, lottano, soffrono, sperano!

Marana Tha, vieni Signore Gesù!

Provocazioni dalla Parola

  • Sono certo che il Signore sempre mi ascolta?
  • In questa settimana di Avvento che scelta di sobrietà sono chiamato a fare?
  • In che modo potrei intercedere e offrire qualcosa per i peccatori che non vivono più il richiamo alla penitenza?
2023-11-18T09:22:13+01:00