Mercoledì 20 novembre

Settimana della 1 domenica di Avvento – Mercoledì

La spiritualità di questa settimana

Coltivare la speranza significa darsi da fare per essa e resistere nelle cose della vita. Queste le prime due realtà che la Parola di Dio ci ha indicato. Il nostro viaggio spirituale tra le pagine bibliche dell’Avvento si compone, oggi, di una terza risposta, che ci aiuterà a capire che, per coltivare la speranza, occorre far nascere in noi quei ricordi che ci aprono alla conversione.

La Parola di questo giorno

GEREMIA 2, 1-9
Lettura del profeta Geremia

In quei giorni. Mi fu rivolta questa parola del Signore: «Va’ e grida agli orecchi di Gerusalemme: Così dice il Signore: Mi ricordo di te, dell’affetto della tua giovinezza, dell’amore al tempo del tuo fidanzamento, quando mi seguivi nel deserto, in terra non seminata. Israele era sacro al Signore, la primizia del suo raccolto; quanti osavano mangiarne, si rendevano colpevoli, la sventura si abbatteva su di loro. Oracolo del Signore. Udite la parola del Signore, casa di Giacobbe, voi, famiglie tutte d’Israele! Così dice il Signore: Quale ingiustizia trovarono in me i vostri padri per allontanarsi da me e correre dietro al nulla, diventando loro stessi nullità? E non si domandarono: “Dov’è il Signore che ci fece uscire dall’Egitto, e ci guidò nel deserto, terra di steppe e di frane, terra arida e tenebrosa, terra che nessuno attraversa e dove nessuno dimora?”. Io vi ho condotti in una terra che è un giardino, perché ne mangiaste i frutti e i prodotti, ma voi, appena entrati, avete contaminato la mia terra e avete reso una vergogna la mia eredità. Neppure i sacerdoti si domandarono: “Dov’è il Signore?”. Gli esperti nella Legge non mi hanno conosciuto, i pastori si sono ribellati contro di me, i profeti hanno profetato in nome di Baal e hanno seguito idoli che non aiutano. Per questo intenterò ancora un processo contro di voi – oracolo del Signore – e farò causa ai figli dei vostri figli».

SALMO Sal 13 (14)

Signore, abbi pietà di Sion,
perché è tempo di usarle misericordia.

Lo stolto pensa: «Dio non c’è».
Sono corrotti, fanno cose abominevoli:
non c’è chi agisca bene.
Il Signore dal cielo si china sui figli dell’uomo
per vedere se c’è un uomo saggio,
uno che cerchi Dio. R

Sono tutti traviati, tutti corrotti;
non c’è chi agisca bene, neppure uno.
Non impareranno dunque tutti i malfattori,
che divorano il mio popolo come il pane
e non invocano il Signore? R

Ecco, hanno tremato di spavento,
perché Dio è con la stirpe del giusto.
Voi volete umiliare le speranze del povero,
ma il Signore è il suo rifugio. R

Chi manderà da Sion la salvezza d’Israele?
Quando il Signore ristabilirà la sorte del suo popolo,
esulterà Giacobbe e gioirà Israele. R

PROFETI Am 5, 10-15
Lettura del profeta Amos

Così dice il Signore Dio: «Essi odiano chi fa giuste accuse in tribunale e detestano chi testimonia secondo verità. Poiché voi schiacciate l’indigente e gli estorcete una parte del grano, voi che avete costruito case in pietra squadrata, non le abiterete; voi che avete innalzato vigne deliziose, non ne berrete il vino. So infatti quanto numerosi sono i vostri misfatti, quanto enormi i vostri peccati. Essi sono ostili verso il giusto, prendono compensi illeciti e respingono i poveri nel tribunale. Perciò il prudente in questo tempo tacerà, perché sarà un tempo di calamità. Cercate il bene e non il male, se volete vivere, e solo così il Signore, Dio degli eserciti, sarà con voi, come voi dite. Odiate il male e amate il bene e ristabilite nei tribunali il diritto; forse il Signore, Dio degli eserciti, avrà pietà del resto di Giuseppe».

VANGELO Mt 9, 9-13
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo. Andando via di là, il Signore Gesù vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì. Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: “Misericordia io voglio e non sacrifici”. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori».

Geremia

È sempre il profeta Geremia a suggerirmi questa meditazione. Il profeta sta accusando la città di Gerusalemme, ma in realtà tutto il popolo di Israele, di aver abbandonato la vita della fede. Per questo, proprio per la totale mancanza di riferimento a Dio, ora l’uomo vive male, si lascia abbattere dalle negatività del tempo, rimane oppresso dalle molte cose negative che ci sono. Cosa fare? Il profeta ha una ricetta chiarissima. Occorre che ciascuno torni indietro nel tempo, ricordi il bene che ha sperimentato da un Dio amico, torni sui propri passi per ritornare ad una vita dove Dio abbia un posto importante. Il profeta ricorda poi la storia della salvezza. Cosa ha sostenuto il cammino dell’Esodo? Cos’ha sostenuto il cammino non facile di tutto un popolo mentre si usciva dall’Egitto e si iniziava il lungo e difficile cammino verso la terra dei padri? La speranza, quella che nasceva dalla fede. La fede in Dio che guidava i passi di tutti attraverso Mosè, la speranza di un luogo da abitare, la speranza di una terra nella quale, finalmente, vivere da uomini liberi e non più da schiavi. Senza questa speranza non avrebbero fatto un passo. Ecco perché ora, ricordare ciò che mosse i padri, diventa paradigma di salvezza. Se ciascuno ricorderà l’amore di Dio di un tempo, se ciascuno ricorderà momenti di fede significativi e forti, tornerà in ciascuno la speranza. Questo ritorno metterà tutti in un atteggiamento differente di fronte a Dio. Il ricordo della fede intensa, ci dice questa Scrittura, accende la speranza.

Amos

Anche il profeta Amos va in questa linea e ricorda in che cosa consiste l’amore di un tempo per Dio. L’amore di un tempo consiste nella giustizia, ovvero nella capacità di guardare all’uomo così come lo guarda Dio. È per questo che occorre rifiutare qualsiasi compromesso, qualsiasi cosa che porti lontano dalla giustizia che il credente è sempre chiamato a testimoniare. Quando, invece, si abbandona questa capacità di attenzione, quando si cede all’ingiustizia, quando si entra in uno schema di preferenze che nulla hanno a che vedere con la fede, allora non solo si abbandona Dio, ma si ferisce anche l’uomo. Tornare all’amore di un tempo significa, quindi, rigettare queste cose e tornare ad una alta visione della morale che deriva dalla fede. Senza questa visione sarà impossibile una testimonianza di fede e di speranza, come chiede, invece, l’uomo di ogni tempo a chi ha fede.

Vangelo

Il ritorno all’amore di un tempo e il richiamo alla giustizia trovano perfetta attuazione nella vita di San Matteo. Anch’egli, come uomo di Israele, era un figlio di Dio. Anche Matteo era stato educato nella fede, solo che aveva perso il riferimento ad essa, aveva perso il riferimento a ciò che è buono, giusto, vero, santo. Ecco il richiamo del Signore che prende per mano Matteo, lo chiama nonostante la condizione attuale che sta vivendo. È il Signore che guardandolo con misericordia, lo solleva, perché gli ricorda l’amore di un tempo, le origini della fede dentro di lui e, con questo pensiero, lo riscatta ad una vita migliore, ad una vita nella quale non trovi più spazio la frode, l’oppressione del debole, l’accanimento sul povero. Il ricordo della fede di un tempo trae fuori dal male un uomo come Matteo.

Meditazione

Credo che questo pensiero faccia bene a ciascuno di noi. Per coltivare la speranza occorre coltivare anche la fede di un tempo! Tutti noi, credo, possiamo dire di avere avuto dei momenti della vita nei quali la fede ha avuto una forza, un rilievo, una centralità molto maggiore di quella che magari viviamo oggi. Così possiamo anche dire, in generale, del nostro tempo. Siamo in un mondo nel quale sarebbe bene, io credo, ricordare tutti che la fede ha i suoi tempi, ha le sue stagioni. Ritornare ad una stagione di intensità della fede, ritornare ad un pensiero più forte, può essere un richiamo per alimentare la speranza che è dentro di noi. Così credo che oggi sia opportuno tornare a pensare a qual è stata questa stagione della nostra vita, tornare indietro nel tempo con gli occhi del cuore, per capire quale stagione di vita ci ha visti anche protagonisti di una fede forte, sincera, limpida, tenace. Questo messaggio spirituale viene anche dal libro dell’Apocalisse che abbiamo letto poche settimane fa. Per coltivare la speranza abbiamo tutti bisogno di un momento di sosta nel quale coltivare l’amore di un tempo, l’amore di una giovinezza non tanto di età ma del cuore, l’amore di una freschezza spirituale che ci deve richiamare ad un momento di particolare intensità della vita di fede.

Rifletti

·       Qual è il mio amore di un tempo?

·       Cosa ho perduto di esso?

·       Come tornare a questo amore di un tempo capace di alimentare la speranza?

2024-11-16T08:58:43+01:00