Venerdì 21 marzo

Settimana della seconda domenica di quaresima – Venerdì

Introduzione

Come già venerdì scorso non commento le singole Scritture, ma cerco una chiave sintetica attorno alla quale rileggere i quattro testi sacri che ascoltiamo nel vespero. Anche questa settimana ci concentriamo su uno slogan che ci può guidare ed illuminare

La Parola di questo giorno

Le letture sono disponibili sul libretto del vespero

Meditazione

Osservare i comandamenti per avere benedizione

Perché Mosè ebbe così a cuore i comandamenti? Perché, da quando li ricevette sul Sinai, continuò a predicarli in ogni modo? Perché insistette tanto sulla loro osservanza, così da essere durissimo con chi non li osservava? Come, del resto, secoli dopo fece Elia, che, con un’azione profetica strabiliante ma anche dolorosissima, spazzò via tutti coloro che non ritenevano i comandamenti degni di fede. Come, del resto, fece anche Dio con Eli, rimproverato perché i suoi figli non erano retti come lui. Perché i comandi del Signore sono così importanti?

Potremmo trovare diverse risposte nelle Scritture che, come dico, lascio sullo sfondo.

Perché sono una via di libertà e chi si ribella al comandamento sembra vivere una libertà maggiore, ma poi finisce per vivere le peggiori schiavitù della mente, del cuore, del corpo. Chi non vive la fedeltà al comandamento, disperde la sua vita seguendo diversi idoli, consciamente o inconsciamente, scelti appositamente o semplicemente capitati nel cuore perché reso libero da qualsiasi punto di riferimento solido, resistente alle diverse intemperie della vita. Chi vive in modo fedele al comandamento costruisce la libertà, perché la libertà non è una condizione che c’è o non c’è, che dipende da altri, che dipende da circostanze esterne. La libertà nasce da un cuore che si consegna alla Verità. Ecco perché i comandamenti sono segno di libertà. Ecco perché il loro attestato è via di liberazione. Ad un cuore che cerca l’infinito, ad un cuore che ama l’infinito, il Signore propone una via difficile ma possibile, per non rendersi schiavo delle passioni.

Perché sono una via di umiltà. Chi ama i comandamenti cerca nel cuore di Dio il rifugio sicuro per i suoi giorni. Chi ama i comandamenti cerca di stare vicino al Signore così come può, ma anche desideroso di educarsi, di emendarsi continuamente, di ritrovare strade che, magari, in determinati tempi della vita, vanno perdute. Chi ama i comandamenti torna ad essi, si “sottomette” con umiltà. Non la sottomissione cieca di chi rinuncia a pensare, ma la sottomissione umile di chi si lascia illuminare, di chi chiede perché si sente povero, semplice. Il comandamento educa all’umiltà, l’umiltà di chi sa di non essere al centro di ogni cosa, l’umiltà di chi sa di essere relativo a Dio.

Perché sono una via di speranza. Chi vive il comandamento, il credente che si “sottomette” alla logica dei comandamenti, lo fa perché ha una grande speranza nel cuore, la speranza di vedere Dio, la speranza di non rimanere privo di quella consolazione che deve essere il vero fine per il quale si muove l’esistenza. Il comandamento che schiude una promessa, porta a Dio. Il credente è uomo di speranza. È uomo di infinito. È uomo che porta in sé il desiderio di vivere qualcosa di unico, grande, entusiasmante, capace di dare senso ai giorni singoli.

Perché sono una via di pace con gli uomini. Il credente sa anche bene che i comandamenti sono tutti da rileggere alla luce del comandamento di Gesù, il comandamento dell’amore. Così impara che chi ama Dio, ama anche il prossimo. Chi ama Dio che non si vede ma che si percepisce all’interno della propria storia, ama anche i fratelli che si vedono, gli uomini e le donne che condividono un’esperienza, che sono al nostro fianco tutti i giorni, che con noi lottano, vivono, soffrono, sperano. Il comandamento apre alla ricerca del bene comune, del rispetto per tutti, della stima della vita degli altri.

Il comandamento genera benedizione: la benedizione che Dio dona a chi si impegna, la benedizione che Dio lascia piovere su chi tenta di operare nel suo nome, la benedizione dei figli che spetta proprio a chi si riconosce figlio di Dio e a chi riconosce, negli altri, altri figli amati, attesi, importanti per quel Padre di tutti che veglia sul cammino di ciascuno.  Il comandamento è sempre fonte di benedizione per chi lo osserva: per chi lo osserva con amore, con passione, non certo per chi ne fa una legge dura, da osservare sotto timore di una pena.

Per noi e per il nostro cammino di fede

  • Qual è la mia osservanza dei comandamenti? Che benedizione vorrei ricevere?

Siamo credenti distratti. È curioso che molti, forse anche noi, come tanti altri del popolo cristiano, non sappiano nemmeno bene cosa dicono i comandamenti. Forse non li sapremmo nemmeno bene dire in fila. Forse sono così lontani da noi che ci pare che siano una realtà astratta, inutile, vecchia, superata. Non è raro il caso di chi dice che i comandamenti sono stati riassunti nel comandamento dell’amore. Frase, per lo meno, inesatta, imprecisa. Il Signore non ha inteso “riassumere” ma dire la ragione, dire il motivo, dire lo spirito per cui si dovrebbero conoscere, approfondire, vivere i comandamenti: per amore. Anche noi, quest’anno, con chi ha voluto, con chi ha aderito, abbiamo vissuto una scuola dei comandamenti, per capire cosa dicono, per capire come attualizzarli, per capire come possono essere una via di pace, umiltà, speranza e libertà.

Se osservi il comandamento come espressione del tuo amore per Dio e per gli altri, questa osservanza ti benedice. Se ti fai piccolo per conoscere, per vivere con impegno i comandamenti, questa osservanza ti renderà umile. Se osserverai i comandamenti perché via di libertà per tornare a Dio, questa osservanza ti donerà pace. Ecco perché anche noi così lontani nel tempo da Mosè che diede i comandamenti, possiamo ritrovare in essi una ragione per credere.

Se vivi il comandamento, il comandamento ti benedice. Dalla Croce, che anche oggi tutti noi credenti siamo chiamati a contemplare in modo specifico e nuovo, possiamo ottenere quella benedizione che rigenera la vita, che rende santi, che permette di affrontare tutte le cose con uno spirito nuovo, lo spirito del Risorto che anche noi riceviamo se percorreremo la medesima via di libertà proposta ad ogni uomo.

Esercizio per questa settimana di quaresima giubilare

Nel silenzio contemplo la croce di Cristo da cui viene la salvezza dell’uomo.

2025-03-14T16:15:57+01:00