Sabato 21 maggio

Settimana della 5 domenica di Pasqua – sabato 

Introduzione

Lo Spirito Santo, il grande protagonista nella vita di tutti e nella vita della Chiesa! Potrebbe essere questo uno dei fili rossi da rintracciare in queste Scritture.

La Parola di Dio per questo giorno

LETTURA At 27, 1-11. 14-15. 21-26. 35-39. 41-44
Lettura degli Atti degli Apostoli

In quei giorni. Quando fu deciso che ci imbarcassimo per l’Italia, consegnarono Paolo, insieme ad alcuni altri prigionieri, a un centurione di nome Giulio, della coorte Augusta. Salimmo su una nave della città di Adramitto, che stava per partire verso i porti della provincia d’Asia, e salpammo, avendo con noi Aristarco, un Macèdone di Tessalònica. Il giorno dopo facemmo scalo a Sidone, e Giulio, trattando Paolo con benevolenza, gli permise di recarsi dagli amici e di riceverne le cure. Salpati di là, navigammo al riparo di Cipro a motivo dei venti contrari e, attraversato il mare della Cilìcia e della Panfìlia, giungemmo a Mira di Licia. Qui il centurione trovò una nave di Alessandria diretta in Italia e ci fece salire a bordo. Navigammo lentamente parecchi giorni, giungendo a fatica all’altezza di Cnido. Poi, siccome il vento non ci permetteva di approdare, prendemmo a navigare al riparo di Creta, dalle parti di salmone; la costeggiammo a fatica e giungemmo in una località chiamata Buoni Porti, vicino alla quale si trova la città di Lasèa. Era trascorso molto tempo e la navigazione era ormai pericolosa, perché era già passata anche la festa dell’Espiazione; Paolo perciò raccomandava loro: «Uomini, vedo che la navigazione sta per diventare pericolosa e molto dannosa, non solo per il carico e per la nave, ma anche per le nostre vite». Il centurione dava però ascolto al pilota e al capitano della nave più che alle parole di Paolo. Ma non molto tempo dopo si scatenò dall’isola un vento di uragano, detto Euroaquilone. La nave fu travolta e non riusciva a resistere al vento: abbandonati in sua balìa, andavamo alla deriva. Da molto tempo non si mangiava; Paolo allora, alzatosi in mezzo a loro, disse: «Uomini, avreste dovuto dar retta a me e non salpare da Creta; avremmo evitato questo pericolo e questo danno. Ma ora vi invito a farvi coraggio, perché non ci sarà alcuna perdita di vite umane in mezzo a voi, ma solo della nave. Mi si è presentato infatti questa notte un angelo di quel Dio al quale io appartengo e che servo, e mi ha detto: “Non temere, Paolo; tu devi comparire davanti a Cesare, ed ecco, Dio ha voluto conservarti tutti i tuoi compagni di navigazione”. Perciò, uomini, non perdetevi di coraggio; ho fiducia in Dio che avverrà come mi è stato detto. Dovremo però andare a finire su qualche isola». Detto questo, prese un pane, rese grazie a Dio davanti a tutti, lo spezzò e cominciò a mangiare. Tutti si fecero coraggio e anch’essi presero cibo. Sulla nave eravamo complessivamente duecentosettantasei persone. Quando si furono rifocillati, alleggerirono la nave gettando il frumento in mare. Quando si fece giorno, non riuscivano a riconoscere la terra; notarono però un’insenatura con una spiaggia e decisero, se possibile, di spingervi la nave. Ma incapparono in una secca e la nave si incagliò: mentre la prua, arenata, rimaneva immobile, la poppa si sfasciava sotto la violenza delle onde. I soldati presero la decisione di uccidere i prigionieri, per evitare che qualcuno fuggisse a nuoto; ma il centurione, volendo salvare Paolo, impedì loro di attuare questo proposito. Diede ordine che si gettassero per primi quelli che sapevano nuotare e raggiungessero terra; poi gli altri, chi su tavole, chi su altri rottami della nave. E così tutti poterono mettersi in salvo a terra.

SALMO Sal 46 (47)

A te la gloria, o Dio, re dell’universo.
Oppure Alleluia, alleluia, alleluia.

Popoli tutti, battete le mani!
Acclamate Dio con grida di gioia,
perché terribile è il Signore, l’Altissimo,
grande re su tutta la terra. R

Cantate inni a Dio, cantate inni,
cantate inni al nostro re, cantate inni;
perché Dio è re di tutta la terra,
cantate inni con arte. R

I capi dei popoli si sono raccolti
come popolo del Dio di Abramo.
Sì, a Dio appartengono i poteri della terra:
egli è eccelso. R

EPISTOLA 1Cor 13, 1-13
Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi

Fratelli, se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sarei come bronzo che rimbomba o come cimbalo che strepita. E se avessi il dono della profezia, se conoscessi tutti i misteri e avessi tutta la conoscenza, se possedessi tanta fede da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sarei nulla. E se anche dessi in cibo tutti i miei beni e consegnassi il mio corpo per averne vanto, ma non avessi la carità, a nulla mi servirebbe. La carità è magnanima, benevola è la carità; non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia d’orgoglio, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia ma si rallegra della verità. Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno, il dono delle lingue cesserà e la conoscenza svanirà. Infatti, in modo imperfetto noi conosciamo e in modo imperfetto profetizziamo. Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà. Quand’ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Divenuto uomo, ho eliminato ciò che è da bambino. Adesso noi vediamo in modo confuso, come in uno specchio; allora invece vedremo faccia a faccia. Adesso conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch’io sono conosciuto. Ora dunque rimangono queste tre cose: la fede, la speranza e la carità. Ma la più grande di tutte è la carità!

VANGELO Gv 13, 12a. 16-20
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo. Quando ebbe lavato i piedi ai discepoli, il Signore Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un inviato è più grande di chi lo ha mandato. Sapendo queste cose, siete beati se le mettete in pratica. Non parlo di tutti voi; io conosco quelli che ho scelto, ma deve compiersi la Scrittura: “Colui che mangia il mio pane ha alzato contro di me il suo calcagno”. Ve lo dico fin d’ora, prima che accada, perché, quando sarà avvenuto, crediate che Io Sono. In verità, in verità io vi dico: chi accoglie colui che io manderò, accoglie me; chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato».

Vangelo

Anzitutto il Vangelo, dove è Gesù che promette lo Spirito Santo. Nel contesto della passione, nel contesto dell’ultima cena, dopo la lavanda dei piedi, che è un gesto di servizio, di vicinanza, di attenzione, di presenza, di desiderio di mettersi a servizio degli altri, Gesù parla dello Spirito, che è la forza di amore che lo ha sostenuto anche in questo dono di amore e che sosterrà il discepolo nelle proprie donazioni di amore. “Chi accoglie colui che io manderò accoglie me e chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato”: lo Spirito Santo rende presente tutta la potenza e la forza della Trinità in chi lo accoglie. Poiché la potenza della Trinità è l’amore, chi accoglie il Signore Gesù, ottiene lo Spirito di Dio, per tornare al Padre, sorgente di ogni amore.

Corinti

Lo aveva capito molto bene San Paolo, che ha scritto, per tutti i cristiani ma anche per ogni uomo, queste parole bellissime che rimangono uno dei punti fondamentali del pensiero cristiano: l’inno all’amore. L’amore è paziente, benigno, magnanimo… tutto crede, tutto spera, tutto sopporta… Parole eterne che ricordano a tutti noi che il cristiano che invoca il Padre, ottiene la forza dello Spirito di Dio, che è forza di amore, perché il proprio cammino possa procedere nella direzione dell’amore di Dio, meta, fine di ogni cammino di fede autentico e vero.

Atti

Il linguaggio degli Atti degli Apostoli, con la narrazione della vita di Paolo che stiamo leggendo in questi giorni, ci mostra lo Spirito in atto proprio nella vita di Paolo ma anche nella vita delle persone che stanno attraversando il mare con lui. Tutti vivono le stesse cose, tutti vivono gli stessi pericoli, tutti sopportano le stesse fatiche. Paolo, che è credente, illumina non solo la sua vita, ma anche quella degli altri con la sua fede. Con le parole di amore che lo Spirito gli suggerisce, riesce a far capire a tutti cosa occorre fare e soprattutto infonde coraggio a chi sta incappando nella medesima sventura. Paolo fa questo con la forza di quel pane spezzato che è rimando all’Eucarestia. Paolo rende grazie per quello che è, per quello che fa e, per tutti, invoca quella benedizione del Signore che diventa, per tutti, salvezza. Abbiamo infatti sentito come tutti giungano sani e salvi alla fine di quella traversata sfortunata che Paolo stesso aveva sconsigliato. È la forza dell’Amore che parla in San Paolo. Paolo ne è ben conscio e sa bene che, senza guardare alla forza di amore che sostiene lui e tutti, non approderanno da nessuna parte. Il discorso è così persuasivo che nemmeno i prigionieri vengono uccisi. La forza di amore che Paolo richiama invade proprio tutti! Anche se non tutti hanno la medesima fede, il linguaggio di amore che Paolo richiama diventa universale.

Per noi

Vorrei che guardassimo a questo giorno che si apre, a questo nuovo giorno che ci viene donato, proprio con questo sguardo di amore, con questa luce di amore, con questa forza di amore. Credo che questo sia proprio determinante. Noi siamo chiamati a guardare al mondo, agli uomini, agli eventi della storia, belli o brutti che siano, con questa forza di amore nel cuore. Nel nome di questa medesima forza di amore che lo Spirito accende dentro di noi, siamo anche chiamati a guardare agli uomini. Buoni o cattivi, giusti o ingiusti, noi siamo chiamati a fare questo. Questa è la cosa più difficile che siamo chiamati a fare! A volte noi guardiamo solo a noi stessi, oppure solo a quelli che amiamo, o solo a quelli che condividono con noi cammino di fede e presenze ecclesiali… tutti piccoli gruppetti. Il cristiano non è l’uomo dei piccoli gruppetti, ma l’uomo che cerca di affidare tutti a Cristo perché la forza del suo amore gli brucia il cuore. Il tempo di Pasqua dovrebbe essere, per eccellenza, il tempo nel quale tutti noi siamo chiamati a vivere così.

Con Maria

Maria ha fatto questo e il Magnificat ne è una testimonianza chiarissima. Lei ha guardato con amore al mondo, alla storia, agli uomini. Con questo amore nel cuore ha portato il Figlio di Dio nel mondo. A lei, oggi, insieme, chiediamo la forza, la capacità di amare allo stesso modo, per essere, sempre e comunque, uomini, donne che sanno testimoniare questa capacità di amare tutto e tutti, in nome di Dio. In un mondo che spesso è lontano da Dio, chiediamo di essere noi per primi i testimoni di quell’amore che illumina la vita di chi si lascia attrarre dalla sua inesauribile forza.

2022-05-13T19:18:44+02:00