4 dopo Pentecoste
Introduzione
- Come vive l’uomo oggi?
- Come viviamo noi, oggi? Con quale progetto di vita?
Perché – ed è chiaro – ci possono essere diversi progetti di vita, diversi modi di intendere l’esistenza e quanto è possibile fare.
La Parola di Dio
LETTURA Gen 6, 1-22
Lettura del libro della Genesi
In quei giorni. [Quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sulla terra e nacquero loro delle figlie, i figli di Dio videro che le figlie degli uomini erano belle e ne presero per mogli a loro scelta. Allora il Signore disse: «Il mio spirito non resterà sempre nell’uomo, perché egli è carne e la sua vita sarà di centoventi anni». C’erano sulla terra i giganti a quei tempi – e anche dopo –, quando i figli di Dio si univano alle figlie degli uomini e queste partorivano loro dei figli: sono questi gli eroi dell’antichità, uomini famosi. ] Il Signore vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che ogni intimo intento del loro cuore non era altro che male, sempre. E il Signore si pentì di aver fatto l’uomo sulla terra e se ne addolorò in cuor suo. Il Signore disse: «Cancellerò dalla faccia della terra l’uomo che ho creato e, con l’uomo, anche il bestiame e i rettili e gli uccelli del cielo, perché sono pentito di averli fatti». Ma Noè trovò grazia agli occhi del Signore. Questa è la discendenza di Noè. Noè era uomo giusto e integro tra i suoi contemporanei e camminava con Dio. Noè generò tre figli: Sem, Cam e Iafet. Ma la terra era corrotta davanti a Dio e piena di violenza. Dio guardò la terra ed ecco, essa era corrotta, perché ogni uomo aveva pervertito la sua condotta sulla terra. Allora Dio disse a Noè: «È venuta per me la fine di ogni uomo, perché la terra, per causa loro, è piena di violenza; ecco, io li distruggerò insieme con la terra. Fatti un’arca di legno di cipresso; dividerai l’arca in scompartimenti e la spalmerai di bitume dentro e fuori. Ecco come devi farla: l’arca avrà trecento cubiti di lunghezza, cinquanta di larghezza e trenta di altezza. Farai nell’arca un tetto e, a un cubito più sopra, la terminerai; da un lato metterai la porta dell’arca. La farai a piani: inferiore, medio e superiore. Ecco, io sto per mandare il diluvio, cioè le acque, sulla terra, per distruggere sotto il cielo ogni carne in cui c’è soffio di vita; quanto è sulla terra perirà. Ma con te io stabilisco la mia alleanza. Entrerai nell’arca tu e con te i tuoi figli, tua moglie e le mogli dei tuoi figli. Di quanto vive, di ogni carne, introdurrai nell’arca due di ogni specie, per conservarli in vita con te: siano maschio e femmina. Degli uccelli, secondo la loro specie, del bestiame, secondo la propria specie, e di tutti i rettili del suolo, secondo la loro specie, due di ognuna verranno con te, per essere conservati in vita. Quanto a te, prenditi ogni sorta di cibo da mangiare e fanne provvista: sarà di nutrimento per te e per loro». Noè eseguì ogni cosa come Dio gli aveva comandato: così fece.
SALMO Sal 13 (14)
L’alleanza di Dio è con la stirpe del giusto.
Lo stolto pensa: «Dio non c’è».
Sono corrotti, fanno cose abominevoli:
non c’è chi agisca bene.
Il Signore dal cielo si china sui figli dell’uomo
per vedere se c’è un uomo saggio,
uno che cerchi Dio. R
Sono tutti traviati, tutti corrotti;
non c’è chi agisca bene, neppure uno.
Non impareranno dunque tutti i malfattori,
che divorano il mio popolo come il pane
e non invocano il Signore? R
Ecco, hanno tremato di spavento,
perché Dio è con la stirpe del giusto.
Voi volete umiliare le speranze del povero,
ma il Signore è il suo rifugio. R
EPISTOLA Gal 5, 16-25
Lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati
Fratelli, vi dico: camminate secondo lo Spirito e non sarete portati a soddisfare il desiderio della carne. La carne infatti ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; queste cose si oppongono a vicenda, sicché voi non fate quello che vorreste. Ma se vi lasciate guidare dallo Spirito, non siete sotto la Legge. Del resto sono ben note le opere della carne: fornicazione, impurità, dissolutezza, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere. Riguardo a queste cose vi preavviso, come già ho detto: chi le compie non erediterà il regno di Dio. Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé; contro queste cose non c’è Legge. Quelli che sono di Cristo Gesù hanno crocifisso la carne con le sue passioni e i suoi desideri. Perciò se viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito.
VANGELO Lc 17, 26-30. 33
Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai discepoli: «Come avvenne nei giorni di Noè, così sarà nei giorni del Figlio dell’uomo: mangiavano, bevevano, prendevano moglie, prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca e venne il diluvio e li fece morire tutti. Come avvenne anche nei giorni di Lot: mangiavano, bevevano, compravano, vendevano, piantavano, costruivano; ma, nel giorno in cui Lot uscì da Sòdoma, piovve fuoco e zolfo dal cielo e li fece morire tutti. Così accadrà nel giorno in cui il Figlio dell’uomo si manifesterà. Chi cercherà di salvare la propria vita, la perderà; ma chi la perderà, la manterrà viva».
Genesi
C’è, anzitutto il modo di Noè. È chiaro, siamo fuori dalla storia. Quello del diluvio è un racconto, per altro molto presente nella lettura dell’Antico Vicino oriente, che anche la bibbia ha accolto al suo interno. Un racconto, quindi, non una storia reale. Eppur possiamo chiedere anche a questo testo quale fosse il progetto di vita di Noè perché è descritto ampiamente e bene.
Noè, anzitutto, è un uomo di fede. Un uomo che sa che la sua vita è dono di Dio, così come quella della famiglia che ha formato, dei suoi tre figli, della piccola tribù che da lui sta nascendo. Noè sa bene che occorre ringraziare per questo dono, occorre ringraziare per queste vite che sono state generate. Soprattutto, poi, Noè è uomo di preghiera. È uomo che sa cercare la relazione con Dio, è uomo che sa dialogare con Dio, è uomo che sa trovare momenti ampi in cui mettersi alla presenza di Dio. Noè fa questo.
Da qui la sua giustizia. È un uomo che non vive con gli altri uomini, è un uomo che conserva la sua identità perché ha il gusto di Dio, della sua presenza, del suo accompagnamento, della sua vicinanza. Noè, uomo giusto, è anche il grande collaboratore di Dio. Ecco la scena più puntuale del diluvio: Noè costruisce l’arca come simbolo di salvezza, accoglie ogni forma di vita nell’arca, perché la vita deve sempre essere preservata e salvata. Noè è il grande uomo che partecipa alla purificazione del mondo, perché il racconto del diluvio vuol essere segno del Battesimo. Come il Battesimo rinnova l’anima di coloro che lo ricevono, così Noè, uomo giusto, ha saputo rinnovare il suo mondo. Ovviamente sono tutte metafore quelle della Parola di Dio, che intendono insegnare questo: in un mondo che sempre si allontana da Dio, in un mondo che, sempre è immerso nell’iniquità, Dio rinnova l’esistenza di tutti partendo da uomini giusti, da uomini che sanno seguirlo e sanno anche essere suo richiamo per tutti coloro che ne condividono l’esistenza.
Vangelo
Così, ci dice il Vangelo, è sempre. Ci sono uomini che vivono per mangiare, bere, vendere, comprare, costruire, sposarsi. Sembrano tutte cose buone ed in effetti lo sono. Sono tutte le opere che contraddistinguono la vita degli uomini da quella degli altri esseri del creato. È il come si vive queste opere a fare la differenza. C’è, evidentemente, chi ritiene queste opere necessarie per collaborare alla storia della salvezza, alla storia del mondo, alla storia degli uomini. Costoro sono tutti gli uomini che fanno queste cose, partecipano a queste opere, ma senza attaccare ad esse il cuore. Sono gli uomini che partecipano all’opera di Dio, per il poco che possono, cercando di esprimere in questa partecipazione il senso della loro stessa vita, sono gli uomini e le donne di Dio, che agiscono con lui ma senza avere il cuore attaccato alle cose che compiono.
Ci sono altri uomini, che rendono queste stesse opere il fine della loro stessa vita, ci sono, in ogni tempo, in ogni luogo, uomini e donne che puntano tutto e decisamente solo sulle opere, senza accorgersi del mistero di Dio che le rende possibili e le accompagna. Costoro sono tutti presi da quello che devono fare da non vedere altro. Per tutti questi uomini Dio non c’è, Dio non esiste, Dio non si cura delle cose degli uomini. È il progetto di vita di chi pensa solo a sé, di chi ritiene che la sua vita sia proprietà e non dono; data per creare opere e non per partecipare ad un progetto universale. Sono gli uomini ripiegati su sé stessi. Sono gli uomini che non sanno vedere la grazia di Dio lì dove essa si dona.
Galati
C’è anche il progetto di chi desidera le “cose della carne”. Quelle che San Paolo ha ben codificato ed esemplificato nella lettera ai Galati: “fornicazione, impurità, dissolutezza, ubriachezze, orge” che, evidentemente, fanno riferimento all’universo della morale; “inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie” che fanno riferimento all’universo delle relazioni; “stregonerie e cose del genere” che, evidentemente, fanno riferimento al mondo dell’idolatria, dell’occulto, di tutto ciò che si oppone al mistero di Dio. San Paolo ci dice che nell’attenzione alle relazioni, alla morale e alla fede si gioca il progetto di vita di ogni uomo. È qui che si può essere morali o immorali, per Dio o contro Dio; collaboratori del suo progetto o uomini e donne che lo ostacolano, lo bloccano, lo sminuiscono. Si tratta di scegliere, per San Paolo. Tutte queste cose sono sempre alla portata di tutti. Il battezzato dovrebbe sapere bene cosa scegliere, perché l’aver ricevuto la grazia nel nome di Cristo dovrebbe essere già principio di scelta per tutte quelle cose che portano a Dio; il dramma è per il battezzato che, invece, sceglie quelle opere della carne che, progressivamente, pian piano, lo tolgono dalla sfera di Dio e lo immettono solo nella sfera delle cose dell’uomo.
Perchè la Parola dimori in noi
Noi, dunque, chi vogliamo essere? Quale progetto di vita seguiamo? Cosa dicono le nostre opere di noi? perché è vero, anche noi possiamo svolgere le opere dell’uomo perché le riteniamo il fine di tutto. Anche noi possiamo mangiare, bere, sposarci, costruire e fare mille altre cose mettendo in esse tutta la ragione d’essere della nostra vita. anche noi possiamo così scivolare nell’immoralità più profonda, nell’assoluta incapacità di vivere relazioni belle, sincere, significative, nell’orizzonte che porta contro Dio. Quanti ricorrono a tutte quelle pratiche idolatriche che spingono in questa direzione, magi, carte, fatture… è possibile davvero anche per noi vivere tutte queste cose con l’animo di chi mette in esse tutta la sua vita, senza nessuna possibilità di alzare gli occhi al cielo, a Dio.
Oppure è possibile vivere tutte queste cose ma guardando a Dio, così che il mangiare, il bere, lo sposarsi, il costruire e il fare qualsiasi altra cosa abbia un’origine e un fine. Anche noi possiamo partecipare a quell’ordine interiore che Dio permette di avere a coloro che si fidano di lui, a coloro che non si ritengono gli artefici di tutto, a coloro che considerano la propria vita come un dono. Un dono, certo, da trafficare, da promuovere, da far crescere. Eppure, un dono da custodire, un dono da rimettere nelle mani di Dio, un dono da far tornare a lui dopo aver partecipato a quell’opera di trasformazione del creato che tutti siamo chiamati a edificare.
È questione di visione. Dalla visione che abbiamo del mistero di Dio, discende anche quella visione di vita che è necessario avere e promuovere.
Quale visione abbiamo? A quale visione apparteniamo?
Consideriamo, poi, il progetto di Noè. In mezzo ad un’umanità che cerca altro, egli è integro. In mezzo ad una umanità che ha abbandonato Dio, egli cerca la presenza del Signore, in mezzo ad un mondo nel quale tutti cercano di salvare sé stessi e le proprie cose, Noè cerca di salvare non solo la sua vita ma quella degli altri. Quella della moglie, dei figli, delle nuore e di tutti gli animali terrestri. Noè ha quel progetto di vita che il Vangelo sintetizza nell’espressione: “perdere la vita” per poi ritrovarla in altra forma. Vive la medesima spiritualità chi, oggi, cerca di fare la stessa cosa, chi, in un mondo nel quale la maggior parte delle persone pensano solo a sé stesse, alla propria realizzazione, alla propria ricchezza e al proprio potere, va controcorrente e pensa ad altri, alla loro stessa realizzazione, al loro stare bene, alla loro salvezza.
Noi per chi stiamo perdendo la vita? come impariamo a staccarci da tutto quello che è solo per la nostra persona, per imparare a referire ciò che sottolinea la comunione, la concordia, la risoluzione delle contese? Noi cosa facciamo per partecipare a questo? Oppure siamo gente che alimenta tutto questo, che prova piacere in tutte queste cose che allontanano da Dio? proviamo a chiedercelo, cercando di vivere bene quanto il Signore ci chiede.
Maria Santissima ci guidi a fare memoria del nostro battesimo, evento nel quale anche noi siamo stati purificati perché potessimo aderire alla proposta di vita di Dio.
Chiediamo questa grazia, per scegliere secondo il Signore.
Dunque tu, quale progetto di vita vivi e coltivi per i tuoi giorni?