Lunedì 21 dicembre

Feria prenatalizia 4

La sapienza delle donne.

C’è una sapienza che viene dal genio femminile. C’ è una sapienza che possono esprimere solo loro. C’è una sapienza che è tipica di chi ama come solo il cuore di una donna sa amare.

Rut

2, 19 – 3, 4a
Lettura del libro di Rut

In quei giorni. La suocera chiese a Rut: «Dove hai spigolato oggi? Dove hai lavorato? Benedetto colui che si è interessato di te!». Rut raccontò alla suocera con chi aveva lavorato e disse: «L’uomo con cui ho lavorato oggi si chiama Booz». Noemi disse alla nuora: «Sia benedetto dal Signore, che non ha rinunciato alla sua bontà verso i vivi e verso i morti!». E aggiunse: «Quest’uomo è un nostro parente stretto, uno di quelli che hanno su di noi il diritto di riscatto». Rut, la moabita, disse: «Mi ha anche detto di rimanere insieme ai suoi servi, finché abbiano finito tutta la mietitura». Noemi disse a Rut, sua nuora: «Figlia mia, è bene che tu vada con le sue serve e non ti molestino in un altro campo». Ella rimase dunque con le serve di Booz a spigolare, sino alla fine della mietitura dell’orzo e del frumento, e abitava con la suocera. Un giorno Noemi, sua suocera, le disse: «Figlia mia, non devo forse cercarti una sistemazione, perché tu sia felice? Ora, tu sei stata con le serve di Booz: egli è nostro parente e proprio questa sera deve ventilare l’orzo sull’aia. Làvati, profùmati, mettiti il mantello e scendi all’aia. Ma non ti far riconoscere da lui prima che egli abbia finito di mangiare e di bere. Quando si sarà coricato, tu dovrai sapere dove si è coricato».

È la sapienza di Noemi che parla per prima. Lei che sa bene come vanno le cose della vita. Lei che conosce il diritto di Israele e che sa che l’uomo che “si è interessato a Rut” potrà essere anche colui che riscatterà la sua posizione. È Noemi, ancora, che agisce con sapienza e che rivela alla nuora cosa dovrà fare per fare in modo che quell’uomo si interessi a lei. È la sapienza di Noemi che suggerisce un susseguirsi di approcci del tutto rispettosi ma anche volti a far accadere qualcosa, ovvero a far interessare quell’uomo a quella donna bella e ancora giovane che può ancora attendere qualcosa dalla propria vita. È la sapienza delle donne, che sa ordire trame sulle quali poi si ricama la storia. La storia bella di Rut, di Booz e della genealogia che ne discenderà.

Ester

È la sapienza di Noemi che parla per prima. Lei che sa bene come vanno le cose della vita. Lei che conosce il diritto di Israele e che sa che l’uomo che “si è interessato a Rut” potrà essere anche colui che riscatterà la sua posizione. È Noemi, ancora, che agisce con sapienza e che rivela alla nuora cosa dovrà fare per fare in modo che quell’uomo si interessi a lei. È la sapienza di Noemi che suggerisce un susseguirsi di approcci del tutto rispettosi ma anche volti a far accadere qualcosa, ovvero a far interessare quell’uomo a quella donna bella e ancora giovane che può ancora attendere qualcosa dalla propria vita. È la sapienza delle donne, che sa ordire trame sulle quali poi si ricama la storia. La storia bella di Rut, di Booz e della genealogia che ne discenderà.

È la sapienza di Ester che ha saputo andare pian piano fino al punto in cui voleva arrivare. È lei che ha invitato Aman come un ospite al banchetto che ha ripetuto per tre giorni. È lei che, al culmine del banchetto, ha rivelato al marito che genere di uomo sia il suo collaboratore. È lei, con la sua sapienza, la sua intraprendenza, il suo coraggio che rivela al marito chi è colui che governa un impero. È lei che, con arte e sapienza, svela il piano di un oppositore di popoli, di uno sterminatore di genti, di un uomo senza cuore, senza pietà, senza affetti, senza scrupoli, senza amore. È la sapienza di Ester che “muta la sorte”, come dice la festa di “Purim” che prende origine proprio da questa vicenda bellissima dove è il genio di una donna a trionfare. È la regina Ester che apre gli occhi del marito e che lo porta a riflettere su quello che potrebbe accadere se non interverrà. Ester ottiene ciò che vuole per il suo popolo perché agisce con sapienza e con “timor di Dio”, con fede. Fede in quel Dio che l’ha voluta regina e che ora le dona di intervenire per il bene del suo popolo.

Vangelo

Lc 1, 57-66
✠ Lettura del vangelo secondo Luca

In quel tempo. Per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei. Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccaria. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome». Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All’istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio. Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui.

È la sapienza di Elisabetta. Non era cosa normale che una donna prendesse la parola in un contesto ufficiale di famiglia. Non era cosa normale che una donna esprimesse con la propria voce il nome del figlio. Tantomeno del primo! Era affare di uomini, era compito maschile, era attestazione di una sapienza che proveniva dalla tradizione. Al bimbo appena nato si dava il nome del nonno, il nome di uno del clan, il nome della tradizione. Che una donna dicesse la sua era proprio cosa fuori luogo. È il tentativo che registriamo anche nel Vangelo di oggi. Quando Elisabetta esprime il desiderio di chiamarlo Giovanni, tutti si rivoltano contro di lei e cercano di imporre il nome del padre, Zaccaria. È proprio Zaccaria a salvare la situazione in modo del tutto nuovo. È lui ad indicare, nel nome scelto dalla moglie, il nome che deve essere dato al bambino. Pazienza se non appartiene alla tradizione. Quello deve essere il suo nome, il nome che Dio custodisce, il nome che Dio ha nel suo palmo, il nome che Dio dona a quel figlio che sarà unico: sarà il precursore. È la sapienza delle donne che arriva a questa finezza. È solo la sapienza di Elisabetta che anticipa il nome che verrà imposto. È solo la sapienza di una madre che intuisce quello che avverrà.

La Sapienza ci invita a:

a comprendere che c’è molta sapienza nel modo di fare delle donne, che c’è un genio del tutto femminile che è presente nella storia e che la guida, che la dirige, che fa prendere quella piega che Dio vuole che le vicende degli uomini prendano. Forse è bene che gli uomini stiano ad ascoltare il genio femminile. Forse è bene che le donne siano consce di quel genio che abita in loro. Forse è bene che si ringrazi Dio per tutto quel bene che può nascere quando si dà adito al genio femminile. Anche questa è sapienza che si rivela.

Provocazioni di sapienza

  • Come valutiamo il genio femminile?
  • Che rispetto tributiamo a questo manifestarsi della sapienza di Dio?
  • Come accogliamo ciò che Dio ci rivela anche attraverso questo genio femminile?

Preghiera alla Sapienza

Signore Gesù che stai per venire, la sapienza del Padre si è rivelata molte volte attraverso il genio femminile che ha preparato la Tua venuta, che ha presieduto al tempo della Tua presenza, che si è mostrata nella storia della Chiesa.  Aiutaci a riconoscere quel genio che si rivela attraverso le donne, perché sia sempre più accolta la Tua Sapienza che si rivela agli uomini. Così sia.

2020-12-11T22:58:41+01:00