Domenica 21 settembre

Esaltazione della Santa Croce

Introduzione

  • Perché festeggiare il Patrono?
  • Cosa chiedere poi al Patrono?

Lasciamo che siano le Scritture ad introdurci pian piano in questo tema.

La Parola di Dio 

LETTURA Pr 9, 1-6
Lettura del libro dei Proverbi

La sapienza si è costruita la sua casa, ha intagliato le sue sette colonne. Ha ucciso il suo bestiame, ha preparato il suo vino e ha imbandito la sua tavola. Ha mandato le sue ancelle a proclamare sui punti più alti della città: «Chi è inesperto venga qui!». A chi è privo di senno ella dice: «Venite, mangiate il mio pane, bevete il vino che io ho preparato. Abbandonate l’inesperienza e vivrete, andate diritti per la via dell’intelligenza».

SALMO Sal 33 (34)

Gustate e vedete com’è buono il Signore.

Benedirò il Signore in ogni tempo,
sulla mia bocca sempre la sua lode.
Io mi glorio nel Signore:
i poveri ascoltino e si rallegrino. R

Guardate a lui e sarete raggianti,
i vostri volti non dovranno arrossire.
Questo povero grida e il Signore lo ascolta,
lo salva da tutte le sue angosce. R

L’angelo del Signore si accampa
attorno a quelli che lo temono, e li libera.
Gustate e vedete com’è buono il Signore;
beato l’uomo che in lui si rifugia. R

EPISTOLA 1Cor 10, 14-21
Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi

Miei cari, state lontani dall’idolatria. Parlo come a persone intelligenti. Giudicate voi stessi quello che dico: il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo? Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane. Guardate l’Israele secondo la carne: quelli che mangiano le vittime sacrificali non sono forse in comunione con l’altare? Che cosa dunque intendo dire? Che la carne sacrificata agli idoli vale qualcosa? O che un idolo vale qualcosa? No, ma dico che quei sacrifici sono offerti ai demòni e non a Dio. Ora, io non voglio che voi entriate in comunione con i demòni; non potete bere il calice del Signore e il calice dei demòni; non potete partecipare alla mensa del Signore e alla mensa dei demòni.

VANGELO Gv 6, 51-59
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno». Gesù disse queste cose, insegnando nella sinagoga a Cafàrnao.

Vangelo

Sostiamo, anzitutto, sul Vangelo.

Dice Gesù: “Io sono il pane vivo disceso dal cielo, se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”. Un’affermazione. Semplice. Chiara. Concisa. Gesù dice chiaramente che Lui stesso, la sua persona, il suo corpo, si identificano con il pane del cielo che il miracolo a cui si fa riferimento ha fatto gustare ai presenti ma che, un giorno, sarà istituito nel Sacramento per tutti. Afferma poi che quel pane è per la vita eterna. Infine insegna che quel medesimo pane è ciò che permette di vivere bene la vita ora, nel tempo. Tre affermazioni chiare, di per sé.

Ma ecco la reazione. “Allora i Giudei si misero a discutere aspramente tra di loro: come può costui darci la sua carne da mangiare?”. Alla dinamica della presenza, alla dinamica del dono, alla dinamica della gratuità che il Signore inserisce nel suo insegnamento, ecco che si oppone un’altra dinamica: quella della discussione, quella della domanda che vuole gettare un dubbio, quella dell’interrogazione che vuole essere, però, anche un modo per creare polemica. È detto, infatti, che la discussione assunse, fin da subito, un tono molto aspro. Si dubita del fatto che il pane dato possa essere la sua carne. Si dubita del fatto che quel pane che è la sua carne serva per la vita. Si dubita del fatto che quel pane che è carne apra le porte per la vita eterna. Alla dinamica dell’insegnamento, alla dinamica del dono gratuito corrisponde non l’accoglienza, come sarebbe logico e come ci sarebbe da aspettarsi, ma quella del discredito. C’è chi opera per gettare discredito sulla parola che il Signore ha detto.

È Gesù che riprende il nodo centrale della discussione: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui.. colui che mangia me vivrà per me”. Il nodo centrale della discussione è la comunione. Il pane donato crea comunione. Il sangue sparso per la vita del mondo, crea comunione. Come Gesù è in comunione costante, unica, irripetibile con il Padre, è però possibile che quella comunione generi altra comunione. Non così profonda, dal momento che quella di Cristo con il Padre è unica e tuttavia non meno vera. La comunione che si genera con Cristo ogni volta che si riceve il pane della vita è intensa, vera, profonda, bella solo se la si conserva, solo se la si custodisce. Chi non custodisce il pane della vita, chi non riceve il pane della vita, passa inevitabilmente dalla parte di coloro che sanno intavolare grandi ed aspre discussioni ma perdono il vero bene che quella comunione genera. Ecco il cuore del discorso. La comunione con Cristo apre ad una relazione. Una relazione con Lui, anzitutto, perché Cristo entra nella mente, nel cuore, nella coscienza di coloro che lo ricevono con attenzione e con desiderio. Questa comunione mette in relazione anche con il Padre, dal momento che Cristo è in comunione con il Padre e desidera che tutti gli uomini siano in comunione con Lui. Questa comunione che si realizza in Lui trasforma la vita. Intanto perché, come abbiamo anche sentito nella prima lettura, si entra in comunione con la sapienza di Dio che si è espressa nella sua parola. Ma poi anche perché questa comunione verticale, potremmo dire, si trasforma in comunione orizzontale e genera comunione con tutti coloro che si dispongono a credere. È la comunione nella fede, è la comunione fraterna. Non solo questo però. La comunione con Dio apre anche orizzonti non comprensibili altrimenti con altri uomini. Dal momento che Dio è il Padre di tutti, la comunione con Cristo in Dio Padre apre alla comprensione di ogni uomo, alla vicinanza ad ogni uomo, al dialogo con ogni uomo, anche chi è lontano da questa stessa comunione. È il miracolo dell’Eucarestia che trasforma le relazioni umane perché le inserisce, le immette nell’unica vera relazione che illumina tutto: quella con Cristo e, attraverso di Lui, con il Padre.

Infine questa stessa comunione che opera queste dimensioni e questi cambiamenti nella vita dell’uomo, introduce anche nella coscienza degli uomini il desiderio della vita eterna. Chi riceve Cristo e vive per Cristo comprende che la sua vita, fatta dono di amore, diventa partecipe della stessa dimensione di amore di Dio oltre il tempo, oltre la vita. L’Eucarestia diventa pegno di vita eterna per chi se ne nutre. Più uno si nutre di Cristo, più il suo essere in Cristo lo proietta verso la dimensione di amore eterno che rimane per l’eternità. L’amore di Dio che è in noi e che possiamo sempre rinnovare nella comunione con il mistero eucaristico ci dischiude all’orizzonte dell’eternità.

Infine la precisazione. C’è un luogo dell’insegnamento che è la sinagoga di Cafarnao. Un luogo preciso che diventa il luogo dove si custodisce questa verità. Essere partecipi di questo luogo diventa condizione fondamentale per essere dentro questo orizzonte di amore che apre all’eternità. Non essere in questo luogo significa anche precludersi l’insegnamento che in esso viene dato.

Per noi e per il nostro cammino di fede

Tutte queste verità si sommano insieme e diventano “pane” anche per noi, pane di sapienza, come abbiamo sentito nella prima lettura. Può darsi che anche noi che siamo qui in chiesa ad ascoltare e a ricevere queste verità rimaniamo per lo più ai margini di esse. Così come è vero che gli uomini, anche gli uomini di oggi, rimangono molto perplessi di fronte a queste parole e danno origine, anche oggi, a vere e proprie discussioni anche aspre, molto aspre su questo tema. Così capita che anche molti di noi si domandino le stesse cose che venivano domandate a Gesù nei giorni di questo insegnamento. Molti domandano come può darci Gesù da mangiare la sua carne. Molti domandano come Cristo si renda presente nel Sacramento. Molti domandano come sia possibile che questo piccolo frammento di pane quasi insapore che entra dentro il cuore degli uomini possa, di fatto, anche essere pegno di vita eterna. Le domande sono, appunto, molteplici. Cosa rispondere? A tutte queste obiezioni si risponde solo con il Vangelo e cioè si risponde dicendo che occorre rimanere nell’insegnamento del Signore per capirlo e per approfondirlo. Come chi venne alla sinagoga di Cafarnao quel giorno, così è nella Chiesa. Solo chi rimane in essa, solo chi è in comunione con essa, solo chi viene continuamente a rinnovare l’insegnamento del Signore può capire, comprendere, approfondire, vivere. Senza questa dinamica non c’è alcuna possibilità di comprensione, approfondimento, appropriazione di quello che il Signore dice e insegna. È solo nella continua comunione con Dio che si realizza in Cristo che si può capire sempre più qualcosa del mistero di Dio, del mistero eucaristico, del mistero della vita eterna, verso la quale tutti siamo diretti.

Non solo. Vale ancora per noi l’insegnamento del Signore. Solo se noi entriamo in comunione con Lui, possiamo anche metterci in comunione tra di noi. Solo se noi entriamo in comunione con il suo mistero, possiamo essere anche in comunione con gli altri uomini. Una comunione che non sia superficiale, data dai legami che si possono instaurare tra noi. Una comunione che ha radici più profonde e che, per questo, è più vera. Una comunione che non ha confini, perché la fratellanza che si stabilisce in Cristo tra tutti i credenti è veramente universale. Una comunione che pure va custodita, rinnovata, approfondita, amata, cercata. Senza questa continua ricerca di comunione anche i rapporti, le relazioni, si affievoliscono, si sfilacciano, perdono la loro consistenza e il loro significato. Ecco cosa dice anche a noi il Signore. Senza dimenticare, poi, l’ultimo insegnamento, quello sulla vita eterna che è il cuore di tutto l’insegnamento evangelico. Insegnamento che è il cuore della nostra vita di fede. Molte volte abbiamo già riflettuto su questo tema, perché tutto l’anno del Giubileo ci ha aperto alla dimensione della speranza e la speranza cristiana è la speranza della vita eterna. Ecco cosa dobbiamo tutti fare: lasciare che l’Eucarestia ci permetta di arrivare a quelle vette di contemplazione che il Vangelo solo può aprire. La vita eterna è una promessa di Cristo. Una promessa che nasce dalla sua Pasqua. Una promessa che diventa sempre più radicata in noi man mano che noi sappiamo essere presenti nel suo mistero e inseriti nella sua grazia.

Tutte queste cose sono state nel cuore del Patrono San Maurizio. Che cosa ha permesso a San Maurizio di essere così promotore di comunione? Che cosa ha permesso a San Maurizio e ai suoi compagni di sentirsi così legati tra di loro da non venire meno nemmeno di fronte al martirio? Che cosa ha poi permesso loro di essere determinati anche nell’affrontare questa ultima lotta, quella, appunto, del martirio? La forza che veniva infusa in loro dal Sacramento dell’Eucarestia. Sacramento amato, celebrato, vissuto, ricevuto, condiviso. Proprio questa fu l’origine di quella forza che permise loro di capire che chi ama come Cristo, chi vive come Cristo, entra nel mistero di Cristo stesso. Ama come ama Cristo, si spende come Cristo si è speso, desidera la comunione con il Padre come Cristo l’ha desiderata, cercata, vissuta.

Ecco perché credo sia non solo utile ma anche del tutto determinante che noi, oggi, chiediamo al nostro Patrono di vivere come Lui, nel costante riferimento a Cristo, nel costante amore di Cristo. Solo così, solo con la forza dell’Eucarestia che è dentro di noi, potremo rendere la nostra vita dono di amore adesso, nel tempo, verso altri uomini, per ricevere poi quel dono di amore che ci aprirà all’eternità.

Facciamo come San Maurizio e, nell’anno pastorale che si apre, cerchiamo di essere pronti a vivere più spesso la comunione. Perché non accogliere l’invito a vivere una S. Messa infrasettimanale, per essere sempre più profondamente inseriti in Cristo?

2025-09-20T09:07:49+02:00